venerdì 28 gennaio 2011

ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 3

IL CONTRIBUTO DELLA CIVILTA' EGIZIANA

1) LA VISIONE OTTIMISTICA DELLA VITA
Gli Egiziani, al contrario delle popolazioni della Mesopotamia, avevano una visione ottimistica della vita. La natura era stata benigna con loro. Avevano un fiume che portava le sue fertilissime piene nei mesi estivi. In autunno, al tempo della semina, le acque si ritiravano e lasciavano il terreno fertilizzato pronto per la semina.

Per sapere le stagioni dei lavori dei campi, essi non avevano bisogno di scrutare il cielo. Il ritiro delle acque del fiume era il segnale che il tempo della semina era arrivato ed erano sicuri che il raccolto sarebbe maturato prima della prossima piena.

I loro dèi erano benigni. Erano dèi di giustizia. Essi avevano costituito per loro un ordine sociale immutabile nel tempo perchè giusto. Tutto era stato predisposto per rendere la loro vita più facile.

A reggere quest'ordine di giustizia c'era il faraone, che era il garante della continuità voluta dagli dèi. Il faraone stesso era figlio degli dèi e, alla sua morte, li avrebbe raggiunti.

2) LE TECNICHE DELLA MUMMIFICAZIONE COME ESIGENZA SPIRITUALE
La morte era un elemento molto importante per gli Egiziani. La vita non finiva con la morte. Essa continuava, così come era stata vissuta in terra, in qualche luogo nell'al di là.

Nel momento della morte, l'anima immortale del defunto lo lasciava per andare a fare il suo viaggio celeste, ma essa sarebbe ritornata per abitarlo per sempre se esso veniva conservato. Se non lo trovava, essa si sarebbe persa per sempre.

La conservazione dei corpi nacque per soddisfare questa esigenza di natura spirituale: dopo la morte, l'anima immortale doveva abitare in un corpo reso immortale dalle tecniche dell'uomo.

3) LA MEDICINA E LA CHIRURGIA
Gli Egiziani avevano raggiunto una grande perfezione nell' arte della medicina. Essi erano conosciuti in tutto il mondo antico per la loro bravura nella preparazione dei farmaci (farmacopea). Avevano una perfetta conoscenza dell'anatomia ed erano molto esperti in quella che oggi definiamo medicina specialistica.

Ginecologia, chirurgia e neurochirurgia erano le tre branche in cui eccellevano. La loro opera era richiestissima anche al di fuori dei confini dello Stato.

Una delle più famose scuole di medicina del medioevo europeo, quella di Salerno, fondava il suo insegnamento, in buona parte, sulla medicina egiziana.

4) LA GEOMETRIA
Il fiume Nilo, con le sue piene annuali, era fonte di vita e di ricchezza. Ma creava anche dei problemi. Le sue piene non potevano essere contenute nel suo alveo naturale. Esse straripavano ed invadevano tutto, o quasi, il territorio agricolo circostante cancellando i limiti ed i confini dei campi.

La geometria è nata per rispondere a questa sfida della natura. Dopo ogni piena, i campi dovevano essere rimisurati per riportare i limiti ed i confini al loro vecchio posto.

Ma la geometria degli Egiziani era un'attività esclusivamente pratica che esauriva il suo compito con la misurazione dei campi. Essa non raggiunse mai il livello di scienza.

Chi le darà un rigore logico e la eleverà al rango di scienza saranno i Greci, che, con Euclide, forniranno alle generazioni future un potente mezzo per la loro formazione intellettuale.

5) LA CARTA-PAPIRO
Le prime scritture della storia furono vergate, con uno stiletto, su delle tavolette di argilla 4x4 che poi venivano essiccate al sole.

Gli Egiziani avevano un arbusto milleusi che cresceva sulle rive del fiume Nilo. Data la sua forte resistenza, gli Egiziani avevano imparato ad utilizzarlo in tanti modi diversi.

Lo utilizzavano anche nella costruzione delle imbarcazioni. Ma avevano anche imparato a lavorare la sua polpa per ricavarne una pasta che, stesa ed essiccata, forniva dei rotoli-carta su cui si poteva scrivere.

Questa fu la carta che fu utilizzata in Europa per tutto il medioevo e fino a quando non fu introdotta la carta "cinese" nel XV secolo della nostra era.

sabato 15 gennaio 2011

ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 2

IL CONTRIBUTO DELLE CIVILTA' MESOPOTAMICHE ALLA STORIA DELL'UOMO

1) IL DONO DELL'AGRICOLTURA
L'agricoltura è stata la grande scoperta dell'uomo del neolitico. Una scoperta che cambiò i destini dell'uomo e lo avviò verso la formazione delle prime grandi civiltà.

La prima forma di agricoltura organizzata che conosciamo è quella sorta nella bassa pianura della Mesopotamia, terra dei Sumeri. Essa fu un'agricoltura irrigua ottenuta attraverso uno sforzo titanico da parte dell'uomo, che imbrigliò le acque dei fiumi Tigri ed Eufrate mediante un'opera di canalizzazione, che sfidò e vinse la loro forza distruttrice.

Il Tigri e l'Eufrate portavano le loro fertilissime piene in primavera e creavano, con i loro straripamenti, una pianura paludosa dove le condizioni di vita erano difficili, se non impossibili.

L'ingegno dell'uomo fu quello di vincere la sfida della natura e rendere questa pianura paludosa, ma ricca di humus fertilizzante, la culla della civiltà.

2) I PRIMI CENTRI URBANI
La città è stata il crogiolo della civiltà. Quando il villaggio neolitico si sia trasformato in un centro urbano organizzato politicamente non lo sappiamo. Sappiamo che nel IV millennio a.C., nella bassa pianura della Mesopotamia, esisteva una serie di città con un'organizzazione complessa a cui noi abbiamo dato il nome di Stato.

Queste città fissarono il modello di organizzazione politica e sociale che poi sarà caratteristica, con le opportune varianti, di tutte le civiltà successive.
Al vertice della città-stato c'era un re-sacerdote, che aveva poteri assoluti che gli derivavano non dal popolo che amministrava, ma dal dio di cui era sacerdote e che era il vero ed unico signore di tutto: uomini e cose.

L'uomo, in questi centri urbani, era solo un essere vivente indistinto. Non aveva diritti. Nemmeno quello all'esistenza. La sua vita era al servizio del tempio ed apparteneva al dio della città, che lo aveva creato per svolgere questa funzione.

3) LA SCRITTURA
Con l'invenzione della scrittura l'uomo fece un grande balzo in avanti sulla strada della sua evoluzione come animale sociale. Lasciava la preistoria ed entrava nella storia. La sua memoria del passato non doveva più essere affidata al ricordo delle generazioni, che la trasmettevano oralmente da padre in figlio e da nonno a nipote, ma veniva affidata allo scritto che era più attendibile e più duraturo nel tempo e, soprattutto, garantiva l'effetto cumulo delle conoscenze.

Questo effetto ha consentito e garantito la tremenda evoluzione culturale dell'uomo che lo ha reso dominatore assoluto della natura e lo sta proiettando negli spazi celesti alla ricerca di quella verità sui suoi destini e di quelli del cosmo, che, inutilmente, ricercò attraverso l'intuizione e il mito quando si affacciò per la prima volta alla civiltà.

4) LA RUOTA
La caratteristica fondamentale dell' uomo è la sua capacità-abilità di risolvere problemi per rendere più agevole la sua esistenza. Questo è stato vero quando ha levigato la prima pietra ed è vero oggi quando inventa il forno a microonde. La soluzione di un problema è stata sempre la premessa per la soluzione di quello successivo.

Quando si organizzò in comunità stabili, l'uomo incominciò a fabbricare delle terracotte per la cottura dei cibi, per la conservazione dell'acqua, ecc. Le prime terracotte furono modellate a mano, ma ben presto egli si rese conto che se utilizzava, come supporto, un pezzo di legno rotondo, e lo faceva ruotare mentre modellava la terracotta, questa assumeva una forma più perfetta e più omogenea. Fu cosi che fu inventata la ruota del vasaio.

E questa fu la premessa all'invenzione della ruota del carro. Questa invenzione maturò quando nella mente dell'uomo si affacciò l'idea dell'asse che reggeva le due ruote. La ruota creò le condizioni non solo per rivoluzionare il trasporto, ma anche per sconvolgere l'arte della guerra.

5) L'OSSERVAZIONE DEGLI ASTRI
L'osservazione degli astri celesti fu una delle prime attività dell'uomo "colto". Egli osservava gli astri non solo e non tanto per ammirarne la straordinaria bellezza e porsi le prime domande sul perchè della sua esistenza e quella del cosmo.

Egli li osservava perchè aveva capito che le attività agricole erano legate a dei tempi fissi che non potevano essere elusi o rivoluzionati ed egli non aveva nessuna cognizione del trascorrere del tempo.

Sapeva e vedeva che i giorni si alternavano. Sapeva e vedeva che la luna appariva e scompariva per lunghi periodi. Sapeva e vedeva che i periodi caldi e quelli freddi si alternavano. Sapeva e vedeva che se il seme veniva piantato in un certo periodo la resa era più copiosa, ma non sapeva come determinare con certezza questo periodo perchè non aveva alcun punto di riferimento.

L'osservazione degli astri nacque per soddisfare l'esigenza di trovare un punto di riferimento certo ed immutabile e dare un ordine al trascorrere del tempo fissando le stagioni delle varie attività agricole: il tempo della semina, il tempo del raccolto, il tempo della lavorazione dei campi, ecc.

6) L'INVENZIONE DELLA MATEMATICA
La matematica nacque come esigenza pratica di una società che diventava produttrice di ricchezze sempre più vaste e di cui si doveva tenere conto. Le prime operazioni furono semplici addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.
Ma la curiosità della mente dell'uomo fece superare ben presto questo livello e si incominciarono ad elaborare operazioni molto complesse (anche per i nostri giorni) come il teorema di Pitagora, le equazioni di terzo grado, ecc.

Nello loro storia plurimillenaria, le civiltà mesopotamiche svilupparono una matematica molto avanzata, ma non seppero arrivare allo sviluppo di una scienza matematica. Dare un ordine a tutte le conoscenze che avevano sviluppato ed accumulato in questo campo era un'operazione mentale che andava al di là della loro capacità di pensiero, che era, e rimase per millenni, pre-logico.

7) LA VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA
L'uomo mesopotamico aveva una visione pessimistica della vita. Credeva di essere stato creato per servire gli dèi e i loro rappresentanti in terra: i re-sacerdoti.
Era l'ambiente stesso che lo portava a queste conclusioni. Da solo era impotente contro una natura che non era stata benigna. Ogni pezzo di suolo coltivabile era stato strappato agli straripamenti primaverili dei fiumi Tigri ed Eufrate con enormi sforzi collettivi che venivano attribuiti alla volontà degli dèi.

Gli dèi avevano creato tutto sin dalle origini. Ogni oggetto, ogni attrezzo era stato creato dagli dèi. La funzione dell'uomo era quella di produrre per il tempio. Tranne i piccoli piaceri, egli non doveva aspettarsi nulla dalla vita.

Nè aveva speranza di migliorare la sua situazione nell'al di là. La visione che gli si prospettava era un'eternità di sofferenze ancora maggiori. Gli dèi non erano benigni. Erano terribili e spietati ed avevano il più totale predominio su di lui.

lunedì 3 gennaio 2011

ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI

IL CONTRIBUTO DELLE CIVILTA' MESOPOTAMICHE ALLA STORIA DELL'UOMO

1) IL DONO DELL'AGRICOLTURA
L'agricoltura è stata la grande scoperta dell'uomo del neolitico. Una scoperta che cambiò i destini dell'uomo e lo avviò verso la formazione delle prime grandi civiltà.

La prima forma di agricoltura organizzata che conosciamo è quella sorta nella bassa pianura della Mesopotamia, terra dei Sumeri. Essa fu un'agricoltura irrigua ottenuta attraverso uno sforzo titanico da parte dell'uomo, che imbrigliò le acque dei fiumi Tigri ed Eufrate mediante un'opera di canalizzazione, che sfidò e vinse la loro forza distruttrice.

Il Tigri e l'Eufrate portavano le loro fertilissime piene in primavera e creavano, con i loro straripamenti, una pianura paludosa dove le condizioni di vita erano difficili, se non impossibili.

L'ingegno dell'uomo fu quello di vincere la sfida della natura e rendere questa pianura paludosa, ma ricca di humus fertilizzante, la culla della civiltà.

2) I PRIMI CENTRI URBANI
La città è stata il crogiolo della civiltà. Quando il villaggio neolitico si sia trasformato in un centro urbano organizzato politicamente non lo sappiamo. Sappiamo che nel IV millennio a.C., nella bassa pianura della Mesopotamia, esisteva una serie di città con un'organizzazione complessa a cui noi abbiamo dato il nome di Stato.

Queste città fissarono il modello di organizzazione politica e sociale che poi sarà caratteristica, con le opportune varianti, di tutte le civiltà successive.

Al vertice della città-stato c'era un re-sacerdote, che aveva poteri assoluti che gli derivavano non dal popolo che amministrava, ma dal dio di cui era sacerdote e che era il vero ed unico signore di tutto: uomini e cose.

L'uomo, in questi centri urbani, era solo un essere vivente indistinto. Non aveva diritti. Nemmeno quello all'esistenza. La sua vita era al servizio del tempio ed apparteneva al dio della città, che lo aveva creato per svolgere questa funzione.

3) LA SCRITTURA
Con l'invenzione della scrittura l'uomo fece un grande balzo in avanti sulla strada della sua evoluzione come animale sociale. Lasciava la preistoria ed entrava nella storia. La sua memoria del passato non doveva più essere affidata al ricordo delle generazioni, che la trasmettevano oralmente da padre in figlio e da nonno a nipote, ma veniva affidata allo scritto che era più attendibile e più duraturo nel tempo e, soprattutto, garantiva l'effetto cumulo delle conoscenze.

Questo effetto ha consentito e garantito la tremenda evoluzione culturale dell'uomo che lo ha reso dominatore assoluto della natura e lo sta proiettando negli spazi celesti alla ricerca di quella verità sui suoi destini e di quelli del cosmo, che, inutilmente, ricercò attraverso l'intuizione e il mito quando si affacciò per la prima volta alla civiltà.

4) LA RUOTA
La caratteristica fondamentale dell' uomo è la sua capacità-abilità di risolvere problemi per rendere più agevole la sua esistenza. Questo è stato vero quando ha levigato la prima pietra ed è vero oggi quando inventa il forno a microonde. La soluzione di un problema è stata sempre la premessa per la soluzione di quello successivo.

Quando si organizzò in comunità stabili, l'uomo incominciò a fabbricare delle terracotte per la cottura dei cibi, per la conservazione dell'acqua, ecc. Le prime terracotte furono modellate a mano, ma ben presto egli si rese conto che se utilizzava, come supporto, un pezzo di legno rotondo, e lo faceva ruotare mentre modellava la terracotta, questa assumeva una forma più perfetta e più omogenea. Fu cosi che fu inventata la ruota del vasaio.

E questa fu la premessa all'invenzione della ruota del carro. Questa invenzione maturò quando nella mente dell'uomo si affacciò l'idea dell'asse che reggeva le due ruote. La ruota creò le condizioni non solo per rivoluzionare il trasporto, ma anche per sconvolgere l'arte della guerra.

5) L'OSSERVAZIONE DEGLI ASTRI
L'osservazione degli astri celesti fu una delle prime attività dell'uomo "colto". Egli osservava gli astri non solo e non tanto per ammirarne la straordinaria bellezza e porsi le prime domande sul perchè della sua esistenza e quella del cosmo.

Egli li osservava perchè aveva capito che le attività agricole erano legate a dei tempi fissi che non potevano essere elusi o rivoluzionati ed egli non aveva nessuna cognizione del trascorrere del tempo.

Sapeva e vedeva che i giorni si alternavano. Sapeva e vedeva che la luna appariva e scompariva per lunghi periodi. Sapeva e vedeva che i periodi caldi e quelli freddi si alternavano. Sapeva e vedeva che se il seme veniva piantato in un certo periodo la resa era più copiosa, ma non sapeva come determinare con certezza questo periodo perchè non aveva alcun punto di riferimento.

L'osservazione degli astri nacque per soddisfare l'esigenza di trovare un punto di riferimento certo ed immutabile e dare un ordine al trascorrere del tempo fissando le stagioni delle varie attività agricole: il tempo della semina, il tempo del raccolto, il tempo della lavorazione dei campi, ecc.

6) L'INVENZIONE DELLA MATEMATICA
La matematica nacque come esigenza pratica di una società che diventava produttrice di ricchezze sempre più vaste e di cui si doveva tenere conto. Le prime operazioni furono semplici addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.

Ma la curiosità della mente dell'uomo fece superare ben presto questo livello e si incominciarono ad elaborare operazioni molto complesse (anche per i nostri giorni) come il teorema di Pitagora, le equazioni di terzo grado, ecc.

Nello loro storia plurimillenaria, le civiltà mesopotamiche svilupparono una matematica molto avanzata, ma non seppero arrivare allo sviluppo di una scienza matematica. Dare un ordine a tutte le conoscenze che avevano sviluppato ed accumulato in questo campo era un'operazione mentale che andava al di là della loro capacità di pensiero, che era, e rimase per millenni, pre-logico.

7) LA VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA
L'uomo mesopotamico aveva una visione pessimistica della vita. Credeva di essere stato creato per servire gli dèi e i loro rappresentanti in terra: i re-sacerdoti.
Era l'ambiente stesso che lo portava a queste conclusioni. Da solo era impotente contro una natura che non era stata benigna. Ogni pezzo di suolo coltivabile era stato strappato agli straripamenti primaverili dei fiumi Tigri ed Eufrate con enormi sforzi collettivi che venivano attribuiti alla volontà degli dèi.

Gli dèi avevano creato tutto sin dalle origini. Ogni oggetto, ogni attrezzo era stato creato dagli dèi. La funzione dell'uomo era quella di produrre per il tempio. Tranne i piccoli piaceri, egli non doveva aspettarsi nulla dalla vita.

Nè aveva speranza di migliorare la sua situazione nell'al di là. La visione che gli si prospettava era un'eternità di sofferenze ancora maggiori. Gli dèi non erano benigni. Erano terribili e spietati ed avevano il più totale predominio su di lui.

venerdì 31 dicembre 2010

L'UOMO E IL TEMPO

IL TEMPO
Il tempo è un concetto relativo. Per noi terrestri, il tempo è iniziato con la formazione del nostro sistema solare. Esso si misura in anni, mesi, settimane e giorni. L'anno non è una misura arbitraria stabilita dall'uomo. E' una misura astronomica ricavata dall'attenta osservazione delle stelle. L'anno astronomico è il tempo occorrente affinchè la terra compia un giro completo intorno al sole e si trovi nell'esatta posizione iniziale.

Questo tempo è stato misurato in 365 giorni e sei ore. Per questo motivo, ogni quattro anni si ha un anno bisestile di 366 giorni. Il mese è la dodicesima parte dell'anno. La settimana, la quarta parte del mese, e il giorno, di 24 ore, rappresenta il tempo occorrente affinchè la terra faccia un giro su se stessa.

9) L'UOMO E IL TEMPO
Da quando ha scoperto l'agricoltura, l'uomo ha dovuto prendere coscienza dell'importanza del tempo. Da esso, infatti, dipendeva tutta la sua vita sociale: il tempo della semina e il tempo del raccolto; il tempo delle inondazioni e il tempo delle piogge. Egli aveva bisogno di conoscere quando questi eventi si sarebbero verificati per meglio programmare le sue attività.

Per sua comodità, l'uomo ha diviso il tempo in:
passato (il tempo che non c'è più),
presente (quello che c'è attualmente) e
futuro (quello che ci sarà).

L'uomo delle prime grandi civiltà (Mesopotamia ed Egitto) aveva imparato a misurare il tempo, ma non aveva imparato a dare un ordine cronologico agli eventi.

10) IL TEMPO CRONOLOGICO
L'idea di dare un ordine progressivo alle cose avvenute nel tempo (cronologia, dal greco chrònos = tempo) venne ai Greci del V secolo a.C. Essi stabilirono di prendere un punto di partenza per datare tutti gli eventi in ordine successivo (cronologia). Questo punto di partenza fu la prima edizione dei Giochi Olimpici, avvenuta nel 776 a.C.

Gli ebrei scelsero la data della creazione del mondo che, secondo la bibbia, avvenne nel 3760 a. C. I Romani partirono dal 753 a.C., quando, secondo loro, fu fondata Roma. I Mussulmani, invece, scelsero l'anno dell'Egira (662 d.C.), quando Maometto, il loro profeta, dalla Mecca fuggì a Medina.

Il mondo cristiano, infine, fa partire tutto dalla nascita di Gesù Cristo, che viene fissato come l'anno uno. Tutto quello che si trova prima viene indicato con 'avanti cristo' (abbreviato in a.C.). Tutto quello che si trova dopo viene indicato con 'dopo Cristo' (abbreviato in d.C.), ma si usa anche 'Anno Domine' (abbreviato in A.D.).

lunedì 27 dicembre 2010

PARLIAMONE: LA COMPARSA DELL'UOMO

3) UNA STRUTTURA BIOLOGICA RIVOLUZIONARIA: IL CERVELLO
La massa grigia che i primi rettili avevano nella loro scatola cranica
aveva la funzione di stabilizzatrice dell' equilibrio corporeo.
Nell'ominide, questa massa grigia era quantitativamente superiore alle sue
necessità biologiche ed era ancora in evoluzione. Essa era stata in continua
evoluzione sin da quando il primo rettile era comparso sulla terra.
Oggi sappiamo che il cervello dell'uomo è composto da tre strati: il
paleocervello, il primo strato, che rappresenta il cervello dei primi rettili, a
cui sono legati gli impulsi primordiali della paura e dell'aggressività; il
cervello- mammifero, il secondo strato, a cui sono legati gli impulsi del
sentimento, e la neocorteccia, il terzo strato, proprio dell'uomo, a cui sono
legati gli impulsi della razionalità (fig. 46, I tre strati del cervello
dell'uomo, da trovare).
4) L'EVOLUZIONE BIOLOGICA DEL CERVELLO
Quando l'uomo uscì dalla sua condizione animale aveva soltanto i primi due
strati: il paleocervello e il cervello-mammifero. Il terzo strato, la
neocorteccia, l'ha imcominciato a sviluppare quando ha iniziato il suo cammino
verso la completa umanizzazione.
Il peso del suo cervello, infatti, non è stato sempre uguale nel tempo. Il
primo esemplare della specie Homo, l'homo abilis, di cui parleremo più avanti,
aveva un cervello che oscillava tra i 650 e gli 800 centimetri cubici. Il
successivo homo erectus aveva una capacità cranica di 800-1300 centimetri
cubici.
Solo con l'uomo di Neanderthal si raggiungono le dimensioni attuali del
cervello, 1200-1600 cm cubici (fig. 47 Dalla figura puoi vedere l'evoluzione
della scatola cranica del'uomo. Quella dell'homo erectus è bassa e lunga. La
fronte poco spaziosa e le arcate sopracciliare molto massicce. In quella
dell'uomo di Neanderthal queste caratteristiche si affinano per raggiungere la
forma attuale con l'homo sapiens sapiens la cui calotta cranica è più alta ed
arrotondata, l'arcata sopracciliare meno massiccia e la fronte molto più
spaziosa).
5) LE FUNZIONI DEL CERVELLO
Ma a cosa serviva questa massa di materia grigia di cui la natura aveva
dotato l'uomo? A nulla, per i suoi bisogni immediati, che erano quelli della
ricerca del cibo, della ricerca di un riparo e della difesa dalle bestie feroci.
Ma essa era la sede dove venivano registrate le azioni che compiva giorno dopo
giorno e, quando ne prenderà coscienza, ne conserverà la memoria. Questo lo
renderà capace di sviluppare la sua intelligenza e, con questo nuovo potente
strumento, diventerà il dominatore assoluto della Terra.
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Da questo momento, cioè dal momento in cui prenderà coscienza di questa
capacità del cervello, nell'evoluzione dell'uomo si avrà una biforcazione:
terminata la sua evoluzione biologica, con la formazione di tutti gli organi che
ha oggi, incominciò la sua evoluzione sociale e culturale.

giovedì 19 agosto 2010

L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (13)

L’EVOLUZIONE MENTALE DELL’UOMO
"Tutta la storia passata dell'uomo è un preludio alla sua capacità odierna di un pensiero logico [formale]" (Copeland, 1974: 35).

Pensiero logico che, tuttavia, l'uomo ha incominciato ad acquisire con le prime civiltà urbane, ma a livello diverso, o -se vogliamo- ad una maturità diversa.

La storia dell'uomo è stata una successione di stati di maturità. In ogni epoca, l'uomo storico ha raggiunto la sua maturità, ma ad un livello diverso. Generalmente superiore a quello precedente. Tranne nell'epoca medievale occidentale, quando si ebbe un REGRESSO.
In termini piagetiani, ogni maturità raggiunta (forma), o massimo livello di struttura mentale per quell'epoca, costituiva il contenuto della forma successiva.

E questo è il principio che ha guidato l'evoluzione mentale dell'uomo nella storia. Quando un popolo, una civiltà, o uno Stato, aveva raggiunto la sua maturità (forma), aveva preparato, per ciò stesso, il contenuto per l'uomo della civiltà successiva.

"Attraverso questo processo, gli stadi dello sviluppo cognitivo dimostrano un'essenziale relatività di FORMA E CONTENUTO, poichè ciò che è forma ad un livello diventa contenuto al successivo.

“Così le strutture operative concrete sono forma rispetta al livello senso-motorio che esse soppiantano, ma sono contenuto rispetto all'operatività ipotetica-deduttiva che ancora deve venire " (Rotman, 1977: 83).

La forma delle civiltà dell'Antico Oriente (pensiero transduttivo) costituì il contenuto della forma della civiltà greca (pensiero operatorio concreto), come quest'ultima costituì il contenuto della forma della civiltà europea (pensiero operatorio formale).

Per riassumere, il concetto di maturità è relativo. Non assoluto. E questo è vero sia per l'uomo come specie, sia per l'individuo. La maturità assoluta, per l'uomo, se esiste, si avrà solo quando egli avrà imparato ad utilizzare tutte le capacità-possibilità del suo organo cervello, che ora, come abbiamo visto, utilizza solo al tre per cento.

Ma anche allora, non è certo che non ci sarà un livello successivo. Se le capacità del cervello sono quelle di assimilare, organizzare, connettere, inventare, ecc., è probabile che egli troverà un modo nuovo di utilizzare questa capacità-abilità, per cui la fine potrebbe significare un nuovo cominciamento.

Già altre volte, l'uomo ha dimostrato di avere questa possibilità. Quando si credeva che ormai avesse raggiunto il massimo delle sue possibilità nel campo della conoscenza, c'è stato sempre qualcuno, individuo, nazione o civiltà, che ha fornito un nuovo paradigma ed il cammino è ripreso, ma su un altro binario. Non sarà questo il caso prossimo venturo?

La civiltà europea, di cui l'Inghilterra fa parte, è figlia dell'eredità sociale dell'uomo come specie che ha realizzato se stesso nella storia.

Nel XVI secolo dell'era moderna, in Inghilterra si erano create le condizioni per la nascita di un uomo nuovo, ma vecchio quanto la storia, che era destinato a prendere in mano i destini dell'umanità per condurla verso un nuovo ed impensabile traguardo: quello del sovvertimento totale dell'organizzazione sociale e produttiva, che era esistita sin dalla notte dei tempi (CIVLTA’ AGRICOLA), e dell'instaurazione di un nuovo sistema di produzione (CIVILTA’ INDUSTRIALE)che avrebbe cambiato il volto del mondo.

FINE

venerdì 13 agosto 2010

L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (12)

IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE

Il passaggio da un livello di struttura mentale (o intelligenza) all'altro era " molto più complesso di una pura e semplice identificazione " (Piaget, 1967: 51). Il popolo, che aveva raggiunto l'ultimo livello, era incapace di raggiungere il successivo.
Per poterlo fare, esso avrebbe avuto bisogno di una maggiore capacità di rielaborazione delle conoscenze che esso stesso aveva prodotto. Questa incapacità lo rendeva non suscettibile di ulteriore sviluppo e lo faceva entrare in una fase di stagnazione indefinita..
Il processo si bloccava finchè non si iniziava di nuovo con un altro popolo o civiltà esterna, dotata di una grande capacità ricettiva e della duttilità mentale necessaria per compiere la nuova sintesi.
Nel mondo classico, questo popolo era un popolo barbaro (il proletariato esterno di Toynbee), che premeva sulle frontiere della civiltà. Nel mondo moderno, invece, era un popolo, che, pur partecipando della stessa civiltà, era rimasta indietro nello sviluppo, ma conservava intatte le sue potenzialità per fare un nuovo balzo in avanti, come è stato il caso dell'Inghilterra nell'ambito della civiltà europea.
Nel mondo classico, questo processo avveniva a livello di psicologia collettiva (civiltà, nazione, stato). Nel mondo moderno, sotto i colpi incalzanti della nuova massa di conoscenze accumulate in tutti i campi e la sua organizzazione attraverso il metodo scientifico, questo processo si verifica a livello di psicologia di gruppo (branca del sapere).
Nel campo della scienza moderna, per fare un esempio, quando una teoria scientifica, o paradigma, non risponde più alle esigenze della ricerca, la scienza, a cui quella teoria si riferisce, entra in crisi finchè non viene fornito un nuovo paradigma.
Tuttavia, questo nuovo paradigma, anche se anticipato da molto tempo, viene riconosciuto ed accettato solo quando il vecchio viene manifestamente ed universalmente dichiarato in crisi.
Di solito, il nuovo paradigma non sorge fintanto che il vecchio è ancora valido in qualche modo. "Quale sia la natura dello stadio finale - come avvenga che un individuo inventi (o trovi di aver inventato) un modo nuovo di dare ordine ai dati ora raccolti tutti insieme - rimane per ora inscrutabile e può darsi che lo rimanga per sempre.
“Possiamo notare soltanto una cosa in proposito: coloro che riescono a fare questa fondamentale invenzione di un nuovo paradigma sono quasi sempre o molto giovani oppure sono nuovi arrivati nel campo governato da quel paradigma che essi modificano.
“Forse non c'era bisogno di rendere esplicito questo: è ovvio, infatti, che sono quelli gli uomini, i quali, proprio perchè sono solo scarsamente condizionati dalle regole tradizionali della scienza normale da parte della precedente attività, hanno una maggiore probabilità di vedere che quelle regole non servono più a definire problemi risolvibili e di concepire un altro insieme di regole che possano sostituirle "(Kuhn, 1969: 117).
CONTINUA