mercoledì 15 ottobre 2008

I CONCETTI CHE CONTANO: NAZIONE E NAZIONALISMO

Il concetto di nazione e quello di nazionalismo hanno giocato un grande ruolo nella storia d'Italia. Il primo ci ha fatto sentire, nel XIX secolo, di appartenere ad un unico gruppo culturale, linguistico, storico, etnico e ci ha condotto alla costituzione di uno Stato unitario.

Il secondo, che è una esasperazione del primo, nel XX secolo ci ha fatto ubriacare di potenza (FASCISMO) e ci ha condotto alla totale distruzione della Seconda Guerra Mondiale, facendoci odiare il termine stesso dì "patria" e di "nazione", che abbiamo sostituito nel dizionario politico col termine "paese" e abbiamo coniato l'espressione ’ALL’ITALIANA’, “per indicare una cosa mal fatta, in modo approssimativo, raffazzonata alla meglio, da pasticcioni che vogliono fare i furbi o da furbi tanto pasticcioni che anche un ingenuo si accorge dell'inganno...

“In Italia, il sentimento nazionale, se non proprio spento, è assopito, estenuato. Ha dato un soprassalto. Ma non bisogna confondere una convulsione con un moto dì lunga durata. Ciò che ha costituito il cemento che ha tenuto insieme la nostra Repubblica, non è l'idea di nazione, ma la lotta per la libertà, per la giustizia sociale, per un Paese civile.

“Una battaglia non vinta, che deve continuare. Vincere questa battaglia è forse l'unica via attraverso la quale il sentimento nazionale potrà riprendere nuovo vigore» (Noberto Bobbio, in La Stampa; Anno 119, n. 265, 30 Novembre 1985. 10)

venerdì 10 ottobre 2008

LA CRISI FINANZIARIA IN BORSA

Entro in un campo non mio. Ma, per quello che so di economia, e non è poco, sento il dovere di dire anche la mia. Sto seguendo questa crisi in borsa da parecchio tempo e penso che gli “esperti”, in questo momento, non diano il MESSAGGIO giusto a chi ha investito i propri risparmi in azioni di aziende quotate in borsa.

Quando si dà il consiglio di non lasciarsi prendere dal panico si sta giocando in difesa. E chi gioca in difesa è sempre un perdente. E il panico prima o poi subentrerà se le vendite continuano così massicce.

Gli “esperti” dovrebbero fare un’altra lettura della situazione in borsa in questi giorni. Con i prezzi delle azioni così basse, E’ UNA GRANDE OPPORTUNITA’ PER INVESTIRE TUTTO IL DENARO DI CUI SI DISPONE.

I prezzi delle azioni in questi giorni non rispecchiano assolutamente il valore reale delle aziende. Comprare oggi a questi prezzi significa fare un grossissimo affare da qui 4/6 mesi. Ma anche prima di 4/6mesi.

Appena il mercato si calmerà i prezzi schizzeranno verso l’alto con una velocità supersonica.

E’ un peccato che io non abbia soldi da investire. Ma il consiglio che do a chi ne ha è: COMPRARE… COMPRARE … COMPRARE
E non ve ne pentirete.

mercoledì 8 ottobre 2008

IL SENSO DELLO STATO

Il senso dello Stato è una merce che non ha molto successo in Italia. L'esperienza storica ci ha sempre portato a diffidare di uno Stato che era, di volta in volta, gendarme, classista o totalitario.

La breve esperienza in corso di Stato democratico non è ancora riuscita a cancellare l'immagine storica di uno Stato avulso e distante che imponeva solo doveri, per sostituirla con l'immagine dello Stato-amico, democratico e repubblicano, che si è impegnato «a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (ART. 3 DELLA COSTITUZIONE ITALIANA).

IL SISTEMA ELETTORALE E LA PRATICA SPARTITORIA DEL POTERE POLITICO

Il sistema elettorale proporzionale senza sbarramento, come l’abbiamo vissuto in Italia, ha sempre provocato la polverizzazione delle forze politiche organizzate (partiti).

Tranne che in un’unica, lodevole eccezione, questo sistema elettorale non ha quasi mai consentito la creazione di un Governo monocolore che avesse la possibilità di governare per l'intera durata del mandato.

I governi di coalizione sono stati sempre una necessità. Ma questo non era il male. In molti Stati, molto più maturi di noi politicamente, i governi di coalizione sono stati forti e stabili. Ma in questi Stati, come nella Germania, le coalizioni erano formati da due/tre partiti al massimo.

In Italia, invece, le coalizioni erano multipartitiche. Un partito molto corposo, sempre lo stesso, che per poter governare si circondava di una serie di partiti lillipuziani, i quali, per acquistare più forza, usavano l’arma del ricatto. Se non ottenevano quello che volevano mettevano in crisi la coalizione.

Questo situazione di debolezza delle coalizioni ha generato l'aberrante pratica SPARTITORIA del potere politico, che si diffuse anche all’interno dei partiti stessi.

Inoltre, la mancata possibilità di controllo, attraverso l'alternanza al potere tra opposizione e maggioranza, ha scatenato gli appetiti insaziabili dei singoli e dei gruppi all'interno dei partiti stessi, che vedevano nel denaro un mezzo necessario per acquisire un sempre maggiore potere di condizionamento politico.

In queste condizioni si è creata una nuova etica politica: l'illecito diventava lecito e i problemi reali della cosa pubblica passavano in seconda linea.

Perpetuarsi al potere diventava, di fatto, l'esigenza predominante.

domenica 28 settembre 2008

IL CENTRO STORICO DI COSENZA NON LO FAREMO MORIRE

L'idea di Franco Felicetti di rivitalizzare il centro storico di Cosenza attraverso la creazione di piccole “isole storiche” situate dentro ed attorno ai lati di Corso Telesio è – come al solito – particolarmente acuta e rispecchia un'intero filone culturale, quello che – ad esempio – ha portato la regione della Vandea francese a riscoprire il proprio passato e a dar vita a vere e proprie kermesse in costume ad uso turistico.La Francia ha probabilmente la maggiore tradizione storiografica del mondo: può permettersi di riscoprire le proprie radici e di mettere in piazza il suo passato, facendolo rivivere da attori in costume che poi null'altro sono se non i diretti discendenti di coloro le cui gesta fanno ora parte del tessuto della memoria collettiva.Ritrovarsi in ambientazioni antiche – sopratutto se l'intera operazione avrà l'avallo ed il sostegno autorevole della nostra Università – consentirà a studenti, appassionati, turisti e semplici curiosi di compiere – al tempo stesso – un percorso ludico e culturale ad un tempo, che potrebbe essere imitato in molte altre parti del nostro asfittico Mezzogiorno.Se poi – addirittura – la stessa operazione fosse fatta a costo zero, e conoscendo Franco Felicetti mi pare che l'ipotesi sia tutt'altro che irrealistica - viene da chiedersi come mai la cosa non si sia ancora realizzata.Non si può sottacere che fra amministratori intelligenti, come qualcuno fra quelli citati nell'articolo, il Comune di Cosenza annoveri anche cariatidi campioni di immobilismo.Ma non c'é problema: caro Franco, posso garantirti che la questione potrebbe essere soltanto rimandata. Sarà mia cura, sia pure come modesto esponente di uno dei più autorevoli partiti attualmente in campo, porre il problema dei mezzi per la rivalutazione di Cosenza vecchia al centro del dibattito politico prossimo venturo.Alla faccia dei vari Gattopardi, storici anche loro, ma che starebbero meglio metaforicamente impagliati nel museo all'aperto che vuoi creare.
Antonio Chiappetta
Componente esecutivo regionale di Italia dei Valorie responsabile del dipartimento Mezzogiorno del partito.

giovedì 25 settembre 2008

IL CENTRO STORICO DI COSENZA MUORE PER CONDANNA DELL’UOMO

I MURI DEL CENTRO STORICO NON SI TOCCANO!. Questo è il refrain che si sussurra negli ambienti che si ammantano di sigle prestigiose (UNESCO, ITALIA NOSTRA, etc… etc.) per nascondere la forte miopia da cui sono affetti.

Forse sarebbe il caso di ripetere le parole di Cristo sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.”

Come ha bene scritto Rosita Gangi su “IL QUOTIDIANO”, con il progetto “il centro storico come città del tempo libero”, i muri del centro storico perderebbe solo la muffa. I murales, di cui parla il progetto, non sono di FANTASIA, ma sono MURALES TEMATICI.

Il loro tema è la storia. Quella storia di cui quei muri sono stati testimoni e i cui abitanti del tempo hanno vissuto sulla propria pelle.

E’ la storia dei Bruzi-romani. E’ la storia dei Normanni (Francia, Inghilterra). E’ la storia degli Svevi (Germania). E’ la storia degli Aragonesi (spagna). E’ la storia degli Angioini (Francia).
Tutti popoli che hanno contribuito, nel bene e nel male, a fare la storia di Cosenza antica e hanno aggiunto “viuzza” a “viuzza”.

I muri di oggi sono impregnati di questa storia che ha fatto di Cosenza l’Atena della Calabria. E su questi muri, che alcuni vogliono intoccabili, si vuole scrivere-raccontare questa storia trasfigurata in espressione artistica per farne un RICHIAMO turistico a livello europeo. Ma non solo questo. Hanno anche un funzione pedagogica: far prendere coscienza a noi posteri delle nostre radici.

Quanti di noi sanno che la Rocca Bretica, di cui ha parlato Rosita Gangi su “IL QUOTIDANO”, rappresenta lo SPARTIACQUE nella storia dei BRUZI? Da SERVI dei Lucani, dopo la strepitosa vittoria, diventano UOMINI LIBERI e incominciano a costruire il loro futuro. Un futuro brillante a cui i romani hanno messo fine prematuramente.

Quanti di noi sanno che la battaglia della Rocca Eretica fu condotta da UNA RAGAZZA BRUZIA? Con ben QUATTRO SECOLI DI ANTICIPO sulla più famosa BOADICEA, la ragazza britannica che, nel 60 d.C., capeggiò la rivolta contro gli odiati Romani che occupavano l’odierna Inghilterra.

Boadicea non fu fortunata come la ragazza bruzia, ma gli inglesi ne hanno fatto il CAMPIONE DELLA LORO LIBERTA’ e la sua statua si trova davanti al parlamento inglese ad imperitura memoria.

Ecco questa è la storia che i murales del progetto vogliono raccontare. Innalzeremo anche noi una statua alla più fortunata ragazza bruzia a simbolo della determinazione e del coraggio di Bruzi, di cui noi siamo figli? Perché gli storici dell’università della calabria non fanno una ricerca per dare un nome a questa ragazza?

Perché la sua statua non metterla sul ponte Mario Martire rivolta verso la “sua” Rocca Bretica (quartiere di Santa Lucia)?.

sabato 20 settembre 2008

IL DEFICIT DEGLI ENTI LOCALI: PRIVILEGI E PREZZO POLITICO

L’Italia era, ed è ancora, il paese dei privilegi e del prezzo politico dei servizi.

Il privilegio era un segno di distinzione delle classi protette, le quali venivano esentate dal pagamento di alcuni tributi e tasse.

Il prezzo politico era il segno della povertà del paese. I bassi salari

Nello Stato democratico moderno sono un assurdo.

Il concetto di privilegio è superato dal concetto di uguaglianza.

Lo svilluppo economico ha fatto superare il concetto del prezzo politico dei servizi per introdurre il concetto di prezzo economico. Per cui ciascuno paga per quello che riceve e le aziende che forniscono servizi hanno i conti in pareggio.

Perchè l’Italia stenta a liberarsi di questi due retaggi storici?