lunedì 7 settembre 2009

18 GIUGNO 1948:L’ITALIA CHIAMATA A FARE UNA SCELTA DI CAMPO:COMUNISMO O DEMOCRAZIA?

Nelle elezioni politiche del 1948, IL PATTO DI UNITA’ D’AZIONE TRA SOCIALISTI E COMUNISTI, per un attimo, fece temere che l’Italia potesse crollare di fronte alla MAREA MONTANTE DELL’IDEOLOGIA COMUNISTA

Dall'elezione della CONSULTA di due anni prima, il partito socialista italiano (PSI) era uscito come il partito più forte della sinistra italiana. Il PARTITO COMUNISTA lo seguiva ad una certa distanza, ma il suo POTERE D’INFLUENZA era molto più forte di quello socialista.

Il SOCIALISMO era un’IDEA, un’idea di giustizia sociale, che aveva sempre albergato nel cuore e nelle menti degli italiani sin dalla fine del XIX secolo. Il COMUNISMO, invece, era sorto nel 1921 da una costola del socialismo ed era diventato un’organizzazione ferrea con una fede altrettanto ferrea.

Il suo iscritto aveva sviluppato una psicologia da VERO CREDENTE. Mentre nel partito socialista le decisioni politiche venivano prese per quelle che erano: decisioni che potevano ESSERE MESSE IN DISCUSSIONE da qualsiasi iscritto che la pensasse diversamente.

Nel partito comunista le DECISIONI POLITICHE, prese dagli organi statutari,attraverso il metodo del CENTRALISMO DEMOCRATICO, erano ARTICOLI DI FEDE a cui bisognava adeguarsi, PERINDE AC CADAVER, se non si voleva essere FUORI DALLA LINEA POLITICA DEL PARTITO.

Tra socialismo e comunismo c’era una incompatibilità di fondo che, nel secondo dopoguerra non venne percepita. Il socialismo era SINONIMO DI LIBERTA’, ecco perché la storia di questo partito è una storia di SCISSIONI.

Chi la pensava diversamente andava a fondare un “altro” PARTITO SOCIALISTA, come farà Saragat proprio in quel periodo. Per camuffarle, queste scissioni venivano definite di “DESTRA”, per salvare la “verginità” degli INDEFETTIBILI DI “SINISTRA”.

All’interno del partito comunista non c’era libertà. C’era FEDE, tanta fede nei confronti della CHIESA-PARTITO, che sollevava il singolo iscritto dal fastidio di pensare con la propria testa. Il PARTITO era sempre nel giusto.

Era il singolo che “DEVIAVA”. Ecco perché il singolo, prima di pensare con la propria testa, aspettava che il PENSIERO UNICO venisse RIVELATO dall’organo ufficiale del partito, così era sicuro di non essere FUORI DALLA LINEA POLITICA DEL PARTITO.
Per le elezioni del 1948, i comunisti proposero ai socialisti di ricostituire L’UNITA’ DELLA CLASSE LAVORATRICE per affrontare insieme il destino del Paese. Una parte dei socialisti non era insensibile a questo richiamo, ma la MAGGIORANZA decise per l'AUTONOMIA, anche se era pronta a formare un PATTO D’AZIONE con i comunisti.

PIETRO NENNI,imbevuto di idealità, ma di scarso acume politico,come leader indiscusso del socialismo italiano, disse che fu la divisione della sinistra che fece andare al potere il fascismo in Italia e il nazismo in Germania. Ora questo errore era da evitare pur conservando la propria autonomia.

Ma una parte dei socialisti, capeggiata da Giuseppe Saragat, non era d'accordo sul 'patto d'azione'. I socialisti di Saragat si richiamavano ai valori democratici della socialdemocrazia europea e rifiutavano qualsiasi legame con il PARTITO COMUNISTA ITALIANO, che si richiamava all'IDEOLOGIA COMUNISTA come si era realizzata nell’UNIONE SOVIETICA.

Nel gennaio del 1947, i SARAGATTIANI, come vennero anche chiamati, si riunirono a PALAZZO BARBERINI in Roma e decisero la creazione di un NUOVO PARTIVO SOCIALISTA che assunse il nome di PARTITO SOCIALISTA DEI LAVORATORI ITALIANI (PSLI).

Questa SCISSIONE dei socialisti contribuì a chiarire la GEOGRAFIA POLITICA italiana in senso FILOCCIDENTALE e DEMOCRATICA, che sarà sanzionata, a maggio dello stesso anno, quando DE GASPERI sbarcherà dal governo socialisti e comunisti e formerà il primo GOVERNO CENTRISTA del dopoguerra con dentro anche il PSLI.

IL ‘PATTO DI UNITA’ D’AZIONE' preoccupava le altre forze politiche italiane e gli ALLEATI, i vincitori della seconda guerra mondiale, che vedevano in esso la TATTICA, usata dai comunisti in tutti gli altri Paesi, per conquistare il potere e poi istituire il PARTITO UNICO DEL PROLETARIATO, dove la libertà c’era sulla carta, ma non nei fatti.

L'esempio più recente era stata la Cecoslovacchia, che, proprio in quell'anno, era stata assorbita nell'orbita dell'UNIONE SOVIETICA attraverso un PATTO D’AZIONE.

In Italia, i comunisti avevano già percorsa la prima tappa dell'itinerario per la conquista del potere. Avevano collaborato democraticamente nei governi di coalizione nazionale. Ora si preparavano a percorrere la seconda con il patto d'azione.

Una loro vittoria, a giudicare da quello che avveniva nell'Europa Orientale, avrebbe potuto segnare l'inizio della fine della libertà in Italia.

La campagna elettorale, la prima che si teneva, dopo il fascismo, per eleggere democraticamente il primo parlamento della Repubblica italiana, fu impostata, dalla Democrazia Cristiana ed i suoi alleati, come una campagna pro o contro la libertà.

Il campo era diviso in rossi (socialcomunisti ed alleati) e bianchi (democristiani ed alleati). La gerarchia ecclesiastica si impegnò a fondo nella campagna. Il 'VENTO DEL NORD' faceva temere una vittoria del FRONTE POPOLARE, come era chiamata l'alleanza di socialisti e comunisti.

Ma dalle urne uscì UN VOTO PER LA LIBERTA’. La Democrazia cristiana conquistò 307 seggi (49 per cento dei suffragi). Il Fronte popolare ne conquistò 182 (30,7 dei suffragi). La vittoria del bianco fiore (simbolo della Democrazia cristiana) fu netta, ma in Italia il clima era arroventato. Lo era stato per tutta la campagna elettorale.

Un attentato a PALMIRO TOGLIATTI, subito dopo le votazione, fece temere un possibile ricorso all'insurrezione armata, ma il capo del comunismo italiano dimostrò GRANDE SENSO DI RESPONSABILITA’ DEMOCRATICA e smentì queste paure. I comunisti accettavano il VERDETTO DELLE URNE.

Grazie a Togliatti,che conosceva bene il SISTEMA COMUNISTA DELL’URSS, per esserci vissuto durante il suo forzato esilio, l’Italia fu salvata dal fato che toccò alle nazioni dell’Europa Orientale, che furono inglobate nella sfera di influenza dell’URSS.

Dopo 80 anni di ideologia comunista, queste nazioni furono ridotte alla più nera miseria mentre i popoli del VITUPERATO SISTEMA CAPILISTICO OCCIDENTALE conobbero un PROGRESSIVO BENESSERE.

IL SOLE DELL’AVVENIRE, come LENIN aveva definito l’IDEOLOGIA COMUNISTA, non spuntò mai dall’altra parte della CORTINA DI FERRO e la sua gente (russi,cecoslovacchi, ungheresi, rumeni, polacchi,ucraini, bulgari, ecc.) fu costretta a disperdersi per le contrade del MONDO CAPITALISTICO OCCIDENTALE alla ricerca di un tozzo di pane.

giovedì 3 settembre 2009

FRANCO FELICETTI’S STORY (1)

UNA RAGAZZA MADRE

Il blog è un DIARIO personale dove si scrive la “CRONACA” della propria vita. Ecco perché STORY e non HISTORY. Un blog non può assurgere alla dignità di “storia”. E’ una cronaca. Anche se contiene tutti gli elementi per ricavare la “storia” di una persona. Come l’ho ricavata io nel mio sito.

Nel sito c’è la mia STORIA. In queste pagine, che appariranno ogni VENERDI’, ci sarà la “cronaca” della mia vita. Delle mie origini. Della mia crescita culturale e umana. Delle mie aspettative. Dei miei sogni. Delle mie ambizioni. Dei miei fallimenti. Ma, soprattutto, ci saranno le mie riflessioni sugli avvenimenti salienti di cui sono stato testimone o attore.

Ci saranno le mie riflessioni sulle persone che ho incontrato e sulle cose in cui mi sono imbattuto nel corso della mia non facile vita e che hanno contribuito, in un modo o nell’altro, a formare la mia personalità alquanto FORTE E COMPLESSA, CON PUNTI DI RIFERIMENTO SALDI E STABILI .

Si dice che il buon giorno si vede dal mattino. Mi è stato raccontato che il mio mattino è stato “RADIOSO”. Non ho imparato a camminare. Ho camminato e basta. Ho fatto tutto da solo. Ero stato lasciato seduto ai bordi di un campetto di calcio, dove mio fratello (di 7 anni più grande) giocava con altri compagni. Ad un tratto mio fratello mi vide camminare verso casa con l’aiuto di un bastone. Avevo fatto il grande passo. Da solo. Mio fratello, ancora oggi, racconta questo episodio con ammirazione.

Eravamo una famiglia poverissima. Mia madre oggi si sarebbe detta una “RAGAZZA MADRE”. Una delle tante “vittime” di una mentalità aberrante. Vittime di una società che non dava alcuna assistenza a queste povere disgraziate, che avevano creduto nell’amore e si erano abbandonate alla volontà predatrice dell’uomo “cacciatore”.

Ma anche vittime di uno Stato che colpevolizzava il debole (la donna) ed assolveva il forte (l’uomo), che pure era la causa di tutto. Mia madre ebbe la colpa grave di essere nata all’inizio del Novecento, quando il WELFARE STATE non era nemmeno nella mente di Dio. Se fosse nata verso la fine del secolo, quando lo STATO DEL BENESSERE divenne un patrimonio di tutti dalla CULLA ALLA TOMBA, le cose sarebbero andate diversamente.

Essere una “ragazza madre” in Inghilterra oggi è uno STATUS molto appetibile. Tanto appetibile che le ragazze cercano, di proposito, di diventare RAGAZZE MADRII per intascarsi il lauto sussidio che lo Stato eroga loro. È un fenomeno questo che sta dissanguando le casse dello Stato inglese, che sta studiando contromisure per bloccarlo.

Mia madre, invece, messa incinta dal suo fidanzato, fu cacciata di casa perché “AVEVA DISONORATO LA FAMIGLIA” (questo era il tremendo costume a quell’epoca),. E a noi figli la società impose il MARCHIO INDELEBILE della colpa. Su tutti i documenti dello Stato, noi figli eravamo definiti FIGLI DI NESSUNO. Di N.N., come recitava la formula.

Era un marchio che mi dava fastidio. Non eravamo figli di nessuno. Eravamo figli di una donna che non aveva un marito. Ma la società, a quel tempo, era tremendamente maschilista e voleva la paternità. La donna contava poco. Ecco perché eravamo FIGLI DI NESSUNO. Di N.N..

Fino alla morte di mia madre ho subito questa umiliazione che mi rendeva “DIVERSO” dai miei compagni ed amici. Per molti, noi figli di N:N: eravamo “FIGLI DI PUTTANA”, come termine ingiurioso verso la donna. Mia madre non fu mai una “puttana”. Fu una donna che aveva subito la violenza del maschio, che si era presentato in veste di agnello, ma che si dimostrò soltanto un lupo affamato..

Ma io sono diventato veramente “un figlio di puttana”, nel senso psicologico della frase. E ne ero orgoglioso. Inconsciamente, avevo talmente affinato il mio modo di vedere le cose che riuscivo a “vedere” (oggi direi “intuire”) prima e meglio degli altri. Ero diventato un eccellente “figlio di puttana”.

Ero intelligente e usavo questa mia intelligenza per essere “astuto”. Gli inglesi direbbero “canning”. Ma non facevo nulla consciamente. Era la mia natura che prendeva il sopravvento. Non volevo essere un PERDENTE. Ed avevo la presunzione di non essere inferiore a nessuno. Forse avevo meno scuola, ma supplivo con la mia riflessione sulle cose, sulle persone e sugli avvenimenti.


Morta mia madre, avevo 16/17 anni, mi sono ribellato a quel FIGLIO DI N.N. Quando mi si chiedeva la paternità , con molta sicurezza, rispondevo: FU MARIA. Questo mi restituiva quella dignità che una società ingiusta mi aveva tolto. E che, soprattutto, aveva tolto a mia madre. Lei, come donna, non poteva essere a capo di una famiglia.

Mia madre proveniva da un paese della presila cosentina, Spezzano Sila . Cacciata di casa, a Cosenza aveva trovato rifugio presso una donna che aveva altri figli. Di fronte a lei erano aperte due strade. O diventare una “puttana”, come avevano fatto altre prima di lei, o conservare la sua onestà facendo una vita che prometteva solo sacrifici. Lei si industriò facendo ogni tipo di lavoro. Dalla donna di servizio all’aiuto nel lavoro dei campi.
CONTINUA

mercoledì 26 agosto 2009

FRANCO FELICETTI’S STORY

Il blog è un DIARIO personale dove si scrive la “CRONACA” della propria vita. Ecco perché STORY e non HISTORY. Un blog non può assurgere alla dignità di “storia”. E’ una cronaca. Anche se contiene tutti gli elementi per ricavare la “storia” di una persona. Come l’ho ricavata io nel mio sito.

Nel sito c’è la mia STORIA. In queste pagine, che appariranno ogni VENERDI’, ci sarà la “cronaca” della mia vita. Delle mie origini. Della mia crescita culturale e umana. Delle mie aspettative. Dei miei sogni. Delle mie ambizioni. Dei miei fallimenti. Ma, soprattutto, ci saranno le mie riflessioni sugli avvenimenti salienti di cui sono stato testimone o attore.

Ci saranno le mie riflessioni sulle persone che ho incontrato e sulle cose in cui mi sono imbattuto nel corso della mia non facile vita e che hanno contribuito, in un modo o nell’altro, a formare la mia personalità alquanto FORTE E COMPLESSA, CON PUNTI DI RIFERIMENTO SALDI E STABILI

LA PRIMA PUNTATA APPARIRA’ VENERDI 4 SETTEMBRE.

CHI E’ RIMASTO ANCORA FERMO AL MODO DI PENSARE TRADIZIONALE, CHI NON E’ ANCORA ARRIVATO AL TERZO MILLENNIO, CHI E’ ANCORA ATTARDATO NEGLI ANNI PIU’ BUI DEL XX SECOLO, SI ASTENGA DAL LEGGERE QUESTE PAGINE. NON LE CAPIREBBE. O NE FAREBBE UNA LETTURA DISTORTA.

PER ME SONO UN INNO ALLA POTENZA DELLA VOLONTA’ DELL’UOMO. MA QUESTO CE LO AVEVA GIA’ DETTO VITTORIO ALFIERI: “VOLLI, VOLLI, FORTISSIMAMENTE VOLLI”.

giovedì 20 agosto 2009

LA MASSONERIA DA AGENTE DI LIBERTA’ AD AGENZIA DI MALAFFARE?

THE FREE MASONS, i liberi muratori, nacquero nella Scozia del Settecento come SCUDO contro il POTERE COSTITUITO che negava all’individuo ogni tipo di libertà. Anzi, lo arrestava e lo teneva in prigione a piacimento. Dalla scozia si è diffusa in tutto il mondo, anche se le sue origini possono essere fatte risalire alla costruzione del tempio di re SALOMONE.

Per lungo tempo la massoneria ha svolto un’opera meritoria e filantropica. I suoi aderenti erano persone di alta moralità che dedicavano le loro energie, i loro saperi e le loro influenze per migliorare la condizione dell’uomo.

I suoi iscritti venivano severamente selezionati. Non tutti erano idonei a farne parte. Non era il numero che contava, ma la qualità. Infatti, le logge massoniche erano costituite da un numero ristretto di persone. Non si entrava nella Massoneria per AVERE, ma per DARE.

Ma questo, purtroppo, non è più vero. Oggi si entra nella Massoneria per ACQUISIRE PRIVILEGI per se stessi o per i propri parenti o per i propri amici o per gli amici degli amici. Il reclutamento è inflazionato. Anche se tutte le logge applicano ancora la tradizionale regola della presentazione, è venuta meno la RIGOROSITA’ DEL PROCESSO DI AMMISSIONE, che scartava le persone non ritenute idonee.

Oggi sono ammessi personaggi di scarsa cultura e di scarsa moralità. Quello che conta è il numero. Si potrebbe dire, con MUSSOLINI, che “IL NUMERO E’ POTENZA”, ma l’antica funzione della Massoneria è diventata un ricordo sbiadito. Quello che conta ora per il massone è beneficiare della vasta ragnatela di iscritti per promuovere i propri COMMERCI o per SISTEMARE i propri figli in posti di prestigio e altamente lucrativi.

È immorale arricchirsi all’ombra di una istituzione che era nata per tutelare la identità dell’individuo di fronte ad ogni abuso o prevaricazione. E’ immorale che il figlio del massone trovi subito lavoro senza sottoporsi a concorso come gli altri comuni mortali. È immorale vedere che il figlio del massone fa una carriera più veloce pur non brillando per capacità.

È immorale che il figlio del massone, senza qualità o con scarse capacità, trovi il suo posto al sole in Italia mentre chi ha qualità da vendere è costretto ad ingrossare la fila della FUGA DEI CERVELLI. È immorale vedere che un avvocato, che non ha avuto successo nella professione, venga riciclato in un posto pubblico di prestigio senza concorso.

È immorale vedere che le sentenze dei giudici vengano “AGGIUSTATE” a beneficio del massone. È immorale che il massone non segua l’iter burocratico negli uffici pubblici, ma si trovi sempre in testa alla lista.

Questa Massoneria, che ha tralignato dalla sua funzione originaria, altamente morale, di difesa dei diritti dell’individuo, dovrebbe essere combattuta come un’istituzione perniciosa per l’individuo e per il bene pubblico in quanto nega il cardine della democrazia: il MERITO.

Questi POTERI FORTI, che agiscono nell’ombra a favore dei propri iscritti, minano la effettiva affermazione di una SOCIETA’ DEMOCRATICA, in quanto fanno venire meno uno dei suoi canoni fondamentali: l’UGUAGLIANZA DEI CITTADINI. Il massone, il figlio del massone, il parente del massone, l’amico del massone, l’amico dell’amico del massone diventa, IPSO FACTO, PIU’ UGUALE degli altri cittadini.

RIBELLIAMOCI. Anche se non siamo toccati direttamente. Non facciamo come lo STRUZZO, che, per non vedere, mette la testa sotto la sabbia.

sabato 6 giugno 2009

PESSIMISMO O OTTIMISMO? DILEMMA DI OGGI. DILEMMA DI SEMPRE

La crisi economica, che attanaglia tutti gli Stati del mondo, in Italia ha preso anche un risvolto psicologico. Il Governo, con in testa Berlusconi, ha invitato la popolazione ad avere un atteggiamento OTTIMISTICO. Non per negare la crisi, ma per renderla meno dura non lasciandosi trascinare dalle difficoltà che certamente ci saranno.

L’OPPOSIZIONE, invece, ha abbracciato l’esatto contrario: la crisi è gravissima. Diffondendo una visione PESSIMISTICA. Pensando di mettere in difficoltà il Governo agli occhi di una popolazione che vive sulla propria pelle i morsi delle difficoltà economiche.

Chi ha ragione, il governo di Berlusconi o l’Opposizione? Sono due atteggiamenti mentali molto diffusi nella psicologia individuale, ma anche nella psicologia collettiva dei popoli.

LA storia ci ha consegnato due esempi di popoli che si sono caratterizzati anche per la loro differente VISIONE DELLA VITA. Una visione PESSIMISTICA quella dei popoli MESOPOTAMICI. OTTIMISTICA quella degli Egiziani.

Ma queste erano società dove l’INDIVIDUO ancora non esisteva. Esisteva solo la MASSA INDISTINTA del popolo. Ecco perché la loro era una PSICOLOGIA COLLETTIVA. Oggi, nelle società democratiche, questo è impossibile. In queste società è l’individuo che fa la differenza. Egli è libero di autodeterminarsi.

Ma non è stato così nelle DITTATURE DEL XX SECOLO. Le dittature aborriscono l’INDIVIDUO. Esse hanno bisogno dell’UOMO-MASSA a cui impongono surrettiziamente una PSICOLOGIA COLLETTIVA che meglio consente loro di raggiungere i loro fini ed i loro obiettivi.

Ma nelle prime civiltà dell’uomo, la PSICOLOGIA COLLETTIVA era la norma.

L'uomo mesopotamico, per esempio, aveva una VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA. Credeva di essere stato creato per servire gli dèi e i loro rappresentanti in terra: i re-sacerdoti, i soli ad essere dotati di individualità (come il dittatore moderno).

Era l'ambiente stesso che portava l’uomo mesopotamico a queste conclusioni. Da solo era impotente contro una natura che non era stata benigna. Ogni pezzo di suolo coltivabile era stato strappato agli straripamenti primaverili dei fiumi Tigri ed Eufrate con enormi sforzi collettivi che venivano attribuiti alla volontà degli dèi.

Gli dèi avevano creato tutto sin dalle origini. Ogni oggetto, ogni attrezzo era stato creato dagli dèi. La funzione dell'uomo era quella di mettersi al servizio e produrre per il tempio. Tranne i piccoli piaceri, quest’uomo non doveva aspettarsi nulla dalla vita.

Nè aveva speranza di migliorare la sua situazione nell'al di là. La religione gli prospettava un'eternità di sofferenze ancora maggiori. Gli dèi mesopotamici non erano benigni. Erano terribili e spietati ed avevano il più totale predominio su di lui.

Gli Egiziani, al contrario, avevano una VISIONE OTTIMISTICA DELLA VITA. La natura era stata benigna con loro. Avevano un fiume, il NILO, che portava le sue fertilissime piene nei mesi estivi. In autunno, al tempo della semina, le sue acque si ritiravano e lasciavano sul terreno il LIMO, un efficacissimo fertilizzante che rendeva il terreno pronto per la semina.

Per conoscere le stagioni dei lavori dei campi, essi non avevano bisogno di scrutare il cielo, come l’uomo mesopotamico, per trovare una stella di riferimento.

Per gli egiziani, Il ritiro delle acque del fiume era il segnale che il tempo della semina era arrivato ed erano sicuri che il raccolto sarebbe maturato prima della prossima piena del Nilo.

Al contrario degli dèi mesopotamici, gli dèi egiziani erano benigni. Erano dèi di giustizia. Avevano costituito un ordine sociale immutabile nel tempo perchè ritenuto giusto. Tutto era stato predisposto per rendere vita del popolo più facile.

A reggere quest'ordine di giustizia c'era il faraone, che era il garante della continuità voluta dagli dèi. Il faraone stesso era figlio degli dèi e, alla sua morte, li avrebbe raggiunti.

L’individuo degli Stati democratici dei nostri giorni, nei suoi atteggiamenti psicologici, è libero di essere OTTIMISTA O PESSIMISTA. Ma fino ad un certo punto. C’è una COMPONENTE GENITICA che gioca un ruolo molto importante. Pessimista o ottimista si nasce.

Il pessimista, di solito, è anche un INSICURO. Ecco perché la scienza psicologica dei nostri giorni ha elaborato dei metodi per combattere gli aspetti più negativi di questo atteggiamento mentale.

Il mezzo bicchiere vuoto, di chi vede per prima gli aspetti negativi di ogni cosa (pessimista), può diventare il mezzo bicchiere pieno dell’ottimista.

Questi studi sul pessimismo ci fanno capire quale atteggiamento mentale è ritenuto più confacente ad una società in crescita. Le grandi aziende multinazionali del mondo moderno, prima di assumere un nuovo dirigente, a qualsiasi livello, stanno molto attente al suo atteggiamento psicologico. Gli ottimisti sono preferiti. Il pessimista difficilmente ottiene il posto.

Questo l’ho verificato sulla mia pelle. Per ragioni che non dico, da giovane, in America, sono stato costretto a sottopormi ad un TEST PSICOLOGICO per l’eventuale assunzione in una grossa compagnia di assicurazione. Io non volevo quel posto, ma non potevo dirlo a chi me lo proponeva.

Allora sono ricorso alla manipolazione del TEST. Ho delineato di me stesso una personalità pessimista a fosche tinte. Il posto mi è stato negato. Naturalmente, con motivazioni diverse dal mio (presunto) pessimismo.

Ma un ottimista NON PASTICCIONE sa che non può agire sulle ali dell’entusiasmo della propria visione positiva delle cose.

All’OTTIMISMO DELLA VOLONTA’ deve essere associato il PESSIMISTO DELLA RAGIONE. Cioè a dire, ogni azione, prima di essere messa in esecuzione, deve essere sottoposta al VAGLIO CRITICO DELLA RAGIONE.

mercoledì 27 maggio 2009

DIAMO A CESARE QUEL CHE E' DI CESARE: IL GENIO INGLESE

Gli inglesi non hanno mai brillato per l’originalità delle idee. Tutto quello che di tipicamente inglese c’e nel mondo è stato importato da qualche parte. Ma gli inglesi hanno avuto il genio di trasformarlo e renderlo unico.

Giustamente possono essere orgogliosi di questa loro capacità. Anche se l’idea di fondo, il prodotto di base, sia esso un congegno tecnico o un’attività sportiva (come il Polo o il Cricket, per esempio), sono stati presi da altri, è giusto considerare il prodotto finale come una tipica ed originalissima produzione del genio inglese, pronta per essere esportato.

Non c’è dubbio. La RIVOLUZIONE INDUSTRIALE prese forma in Inghilterra che ne seppe fare un sistema di produzione che esportò nel mondo.

La prima nazione che seguì l'esempio inglese, se si esclude il Belgio, fu la Francia. In questa nazione la via dell' industrializzazione era stata aperta già prima del XIX secolo, ma i fatti della Rivoluzione del 1789 le imposero un arresto e, per riaprirsi, dovette aspettare fino alla terza decade del XIX secolo.

Tuttavia, a livello di idee e di congegni meccanici, la Francia aveva contribuito molto al successo della Rivoluzionane Industriale in Inghilterra.

L'idea della macchina a vapore nacque in Francia, ma furono gli inglesi che la perfezionarono e la resero adattabile al sistema di fabbrica.

Il congegno meccanico della “navetta volante” di Kay era stato anticipato in Francia, ma i francesi l'abbandonarono perché, così come era stato congegnato, funzionava male.

Gli inglesi, invece, avranno la pazienza e il genio di vedere l'utilità del congegno e vi apporteranno tutte quelle modifiche che lo renderanno effettivamente funzionante e rivoluzionario.

E così sarà anche per la “filatrice del lino”. Fu messa a punto in Francia verso il 1810, ma non incontrò alcun successo in patria. Lo incontrò, invece, in Inghilterra, dopo essere stata modificata e perfezionata, tanto che, dopo venticinque anni, essa fu reintrodotta in Francia di frodo.

La Germania e l'Italia si avvieranno verso l'industrializzazione più tardi. Sul finire del XIX secolo. Questi due Paesi avevano una storia politica particolare (non erano Stati unitari) che non favoriva il processo di industrializzazione.
Il primo Stato italiano che si avviò verso l'industrializzazione fu quello delle Due Sicilie sotto i Borboni, ma il suo sviluppo fu stroncato con la formazione dell'unità italiana.

martedì 19 maggio 2009

IL LASCITO DEL MITO DELLA FRONTIERA AMERICANA: LA VIOLENZA COME PARTE DEL GIOCO

Il mito della frontiera non contributi soltanto a fare grande gli Stati Uniti d’ America (mi piace specificare “d’America” perché non mancherà molto ed avremo anche gli Stati Uniti d’Europa), ma, cosa che non si dice, è anche responsabile dell’endemico amore per l’uso delle armi che serpeggia nella società americana.

Nei TERRITORI liberi dell’Ovest (West), non esisteva nessuno Stato. I pellerossa hanno sempre vissuto in forma tribale, spostandosi continuamente su questi immensi territori. Essi consideravano la terra, non come una forma di ricchezza, ma come il dono del Grande Spirito per la sopravvivenza dell’uomo.

Il concetto di proprietà era assente nella loro cultura. È stato l’uomo bianco che lo ha introdotto. La corsa verso i territori liberi dell’immenso WEST si era scatenata proprio per la sete di terra dell’uomo bianco che cercava una opportunità di ricchezza.

In questi immensi territori, l’uomo bianco non poteva contare su nessuna autorità super partes che lo garantisse. La mancanza totale dello Stato aveva un significato preciso: ogni cittadino doveva provvedere alla propria difesa. Essere armati era una necessità imperativa, anche se questo non garantiva la propria sopravvivenza.

Insieme alla massa dei coloni, nei nuovi territori si spostavano anche i 'pistoleri', che venivano assoldati da persone senza scrupoli per scopi non legali (imporre la propria volontà alla comunità, illecito arricchimento, ingrandire il proprio territorio a spese dei vicini, ecc.).

Le strade erano 'infestate' da fuorilegge (i famosi outlaw dei film western), che derubavano i viaggiatori, assaltavano le “CARAVANE DEI COLONI” e, molto spesso, si spingevano fin dentro l’appena sorta cittadina per assaltarne la banca.

La violenza era intimamente legata allo spirito della Frontiera e fu questo spirito che colonizzò tutti i territori ad Ovest dei Monti Appalachi nell'arco di un secolo circa.

La normalizzazione avveniva quando il nuovo territorio diventava sufficientemente popolato per essere eretto a Stato ed essere aggregato, a pieno titolo, nell'Unione degli Stati Uniti.

Ma, purtroppo, la erezione del TERRITORIO a Stato non faceva sparire la psicologia del possesso delle armi come sicurezza personale. Questa psicologia, da palese e giustificata nel momento della CONQUISTA DEL WEST, divenne radicata ed endemica nella psicologia generale del cittadino americano di sempre.

Il cittadino conservò il diritto a possedere armi per la difesa personale. Un diritto di cui il cittadino in genere è geloso ancora oggi. Il Governo federale, nonostante abbia tentato molte volte, non riuscì mai a mettere un freno alla LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE ARMI perché è diventato un DIRITTO COSTITUZIONALMENTE GARANTITO.

Alla fine dell'ottocento, l’obiettivo della SPIRITO DELLA FRONTIERA era stato raggiunto. “From coast to coast” (dalla costa atlantica alla costa del pacifico), non c’erano più TERRITORI liberi da colonizzare. Gli Stati dell'Unione erano diventati 48. Diventeranno i 50 attuali nel secolo ventesimo, quando si aggiungeranno due Stati al di fuori della continuità territoriale, le isole Away e l'Alaska.