L’ITALIA ESCLUSA DALLO SVILUPPO
Che l'Italia fosse esclusa dall'ulteriore sviluppo della sua civiltà dalla scoperta del continente americano, che spostò il baricentro delle attività economiche e commerciali, è una grande favola a cui si è creduto per troppo tempo (cipolla, 1974: 288).
Nel XVII secolo, l'Italia perse i suoi tradizionali mercati a favore degli inglesi, dei francesi e degli olandesi, non perchè si era spostato il baricentro economico e commerciale, ma perchè le citate nazioni producevano, a prezzi inferiori, " un nuovo tipo di tessuto, più leggero, meno durevole, ma più vivace e più bello (Cipolla, 1952: 182).
I reali motivi dell'esclusione dell'Italia non furono i fatti geografici (che d'altronde aveva sempre superato brillantemente nel passato, raggiungendo ogni angolo della terra con i suoi traffici), ma fu il sistema politico, che non garantiva più all'individuo quel clima di libertà e di autorealizzazione, di cui aveva goduto nel periodo comunale, e che aveva promosso il suo spirito di iniziativa.
Questo provocò un inaridimento delle sue capacità di intrapresa, che avevano perso quello slancio inventivo e creativo, che avevano avuto nella fase di crescita, e si limitarono a gestire il presente e l'esistente. I fatti veri sono che " l'Italia ... era ricca - ne era certo Braudel almeno per la prima parte del Seicento - ma non era più pronta a rischiare i suoi capitali e, per così dire, giocava in difesa " (Pagano de Divitiis, 1986: 120).
Non fu lo stretto di Gibilterra il vero ostacolo. In quello stesso periodo gli inglesi, e gli olandesi, si spingevano a Sud fino in Italia e il suo tradizionale mercato del Levante, oltrepassando lo stretto di Gibilterra (Wilson, 1957: 4).
L'ostacolo vero fu nella decadenza di quello spirito di intraprendenza e di apertura mentale che avevano fatto la sua fortuna. Già a partire dal XVI secolo, l'Italia aveva perduto la sua tradizionale apertura mentale ed aveva sviluppato quello spirito di arroganza che è stato, nella storia, una caratteristica di tutte le civiltà mature, per cui si sono sempre chiuse a qualsiasi contributo di idee e di conoscenze provenienti dal mondo esterno, ritenendolo inferiore (barbaro).
Cioè, quando l'Italia divenne Maestra non seppe essere anche, e contemporaneamente, alunna (come vedremo in seguito) per conservare quella duttilità mentale che consente all'individuo, come alla nazione, di essere sempre aperto all'apprendimento di nuove idee, di nuove tecniche, che sono la premessa indispensabile per la continua crescita.
CONTINUA
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giovedì 19 maggio 2011
sabato 14 maggio 2011
UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (3)
L’EUROPA CROGIOLO DI TUTTE LE IDEE PRODOTTE NEL MONDO
La forma di governo parlamentare rappresentativo è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con le invasioni barbariche dell'Europa del V secolo ed è il frutto di una plurisecolare lotta per il potere all'interno dello stato tra corona, nobiltà e borghesia.
Questa lotta, in un primo tempo, era comune a tutti gli stati europei (Felicetti, 1983), ma, nel XVI secolo, nell' Europa continentale essa si risolse a favore della corona che si affermò come potere assoluto, che governa attraverso atti della propria volontà, mentre in Inghilterra essa si risolse, nel secolo successivo, a favore della borghesia e di quella parte della nobiltà che l'aveva seguita sui campi di battaglia nello scontro frontale che essa ebbe con la corona per l'affermazione dei poteri del parlamento.
La Rivoluzione Industriale è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con la civiltà sumerica (Usher, 1921) e che, attraverso alterne vicende ed alterne fortune, con periodi bui -quando tutto sembrava ritornare al punto di partenza- e con periodi luminosi -quando l'umanità ripercorreva a tappe forzate e frenetiche tutta la strada percorsa dalle generazioni precedenti- raggiunse la sua maturità in Europa e, precisamente, nell'Inghilterra del XVII-XVIII secolo.
L'Europa è stato il crogiolo di tutte le idee, di tutte le tecniche e di tutte le invenzioni prodotte dalle civiltà precedenti e contemporanee e il suo prodotto finale fu superiore alle singole parti e qualitativamente diverso: un uomo con abiti mentali più sofisticati e meglio strutturati che gli hanno consentito di raggiungere traguardi mai sognati prima.
Non furono i fattori geografici e politici da soli che determinarono il sorgere della Rivoluzione Industriale e la forma di governo parlamentare rappresentativo.
Essi furono il prodotto di quest'uomo nuovo europeo, pervaso da una grande sete di apprendere, desideroso di andare alla scuola del mondo per imparare tutto quello che si era prodotto nel passato recente e lontano e su di esso costruire il futuro, quello proprio e quello dell'umanità intera.
E questo atteggiamento mentale, comune a tutti i popoli che hanno creato una civiltà (Greci, Rinascimento, ecc.), era una prerogativa, quasi esclusiva -come dimostreremo- dell'uomo inglese a partire dal XVI secolo, che -lottando sui campi di battaglia- seppe conservare, innalzandole a vette mai raggiunte prima, e le istituzioni parlamentari -scomparse nel resto d'Europa- e la libertà di autodeterminazione,del singolo individuo e dei gruppi,che quelle istituzioni garantivano.
Solo in questo senso le condizioni geografiche e politiche giocarono un ruolo decisivo.
CONTINUA
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La forma di governo parlamentare rappresentativo è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con le invasioni barbariche dell'Europa del V secolo ed è il frutto di una plurisecolare lotta per il potere all'interno dello stato tra corona, nobiltà e borghesia.
Questa lotta, in un primo tempo, era comune a tutti gli stati europei (Felicetti, 1983), ma, nel XVI secolo, nell' Europa continentale essa si risolse a favore della corona che si affermò come potere assoluto, che governa attraverso atti della propria volontà, mentre in Inghilterra essa si risolse, nel secolo successivo, a favore della borghesia e di quella parte della nobiltà che l'aveva seguita sui campi di battaglia nello scontro frontale che essa ebbe con la corona per l'affermazione dei poteri del parlamento.
La Rivoluzione Industriale è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con la civiltà sumerica (Usher, 1921) e che, attraverso alterne vicende ed alterne fortune, con periodi bui -quando tutto sembrava ritornare al punto di partenza- e con periodi luminosi -quando l'umanità ripercorreva a tappe forzate e frenetiche tutta la strada percorsa dalle generazioni precedenti- raggiunse la sua maturità in Europa e, precisamente, nell'Inghilterra del XVII-XVIII secolo.
L'Europa è stato il crogiolo di tutte le idee, di tutte le tecniche e di tutte le invenzioni prodotte dalle civiltà precedenti e contemporanee e il suo prodotto finale fu superiore alle singole parti e qualitativamente diverso: un uomo con abiti mentali più sofisticati e meglio strutturati che gli hanno consentito di raggiungere traguardi mai sognati prima.
Non furono i fattori geografici e politici da soli che determinarono il sorgere della Rivoluzione Industriale e la forma di governo parlamentare rappresentativo.
Essi furono il prodotto di quest'uomo nuovo europeo, pervaso da una grande sete di apprendere, desideroso di andare alla scuola del mondo per imparare tutto quello che si era prodotto nel passato recente e lontano e su di esso costruire il futuro, quello proprio e quello dell'umanità intera.
E questo atteggiamento mentale, comune a tutti i popoli che hanno creato una civiltà (Greci, Rinascimento, ecc.), era una prerogativa, quasi esclusiva -come dimostreremo- dell'uomo inglese a partire dal XVI secolo, che -lottando sui campi di battaglia- seppe conservare, innalzandole a vette mai raggiunte prima, e le istituzioni parlamentari -scomparse nel resto d'Europa- e la libertà di autodeterminazione,del singolo individuo e dei gruppi,che quelle istituzioni garantivano.
Solo in questo senso le condizioni geografiche e politiche giocarono un ruolo decisivo.
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giovedì 5 maggio 2011
UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (2)
L’EUROPA DEL XVIII SECOLO
Che cosa aveva l'Europa del XVIII secolo, della cui civiltà l'Inghilterra era la punta avanzata, che la rese capace di riuscire dove nessun'altra civiltà del passato o contemporanea era riuscita ?
Non basta dire, per rispondere alla prima domanda, che il parlamento era un istituto piuttosto diffuso nell'Europa medievale e che solo in Inghilterra trovò il terreno fertile per crescere e svilupparsi nella forma in cui lo conosciamo oggi (Toynbee, 1957, I: 237).
Bisogna dire perchè, al di là dei fattori fisici e politici, questo terreno fertile si trovasse solo in Inghilterra e non anche in Spagna, dove nacque il parlamento rappresentativo, o in Francia, dove nacque il moderno esecutivo.
Non basta dire, per rispondere alla seconda domanda, che la rivoluzione industriale si verificò in Inghilterra perchè questa aveva un sistema politico favorevole, una favorevole posizione geografica, una grande esperienza nel commercio internazionale, una favorevole politica di libera circolazione dei beni all'interno, una accentuata crescita demografica e una relativa abbondanza di fonti di energie.
Bisogna dire perchè queste condizioni, da sole, non dettero vita ad una società industriale in altre civiltà del passato remoto e recente e la crearono, invece, nell'Inghilterra del XVIII secolo
Nel mondo greco-romano si avevano le stesse condizioni politiche, la stessa posizione geografica favorevole (era al centro del mondo antico, dal ricco est al selvaggio ovest), la stessa grande esperienza nel commercio internazionale, la stessa libero circolazione dei beni all'interno, la stessa crescita demografica favorevole e le fonti di energia (De Martino, 1979: 735-36) potevano essere disponibili (Sambursky, 1963: 230), eppure non si ebbe alcuna Rivoluzione Industriale. Perchè? L'esistenza di una forma di economia schiavistica da sola non è una spiegazione sufficiente, come vedremo.
Nell'Italia del Rinascimento troviamo le stesse condizioni che abbiamo trovato nella Grecia antica, ma neanche questa civiltà produsse una società industriale. Perchè? Eppure questa civiltà era molto avanti sulla via di una produzione di massa. Aveva sviluppato al massimo il lavoro artigianale, aveva dato vita a tecniche di produzione avanzatissime ed aveva creato tutti gli strumenti del capitalismo finanziario.
In sostanza, "alla fine del medioevo, l'Europa possedeva risorse tecnologiche sufficienti per una Rivoluzione Industriale. Ci si può, quindi, chiedere come mai il mondo abbia dovuto attendere così a lungo Watt e Arkwright" (The Economist, 1967: 16).
CONTINUA
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Che cosa aveva l'Europa del XVIII secolo, della cui civiltà l'Inghilterra era la punta avanzata, che la rese capace di riuscire dove nessun'altra civiltà del passato o contemporanea era riuscita ?
Non basta dire, per rispondere alla prima domanda, che il parlamento era un istituto piuttosto diffuso nell'Europa medievale e che solo in Inghilterra trovò il terreno fertile per crescere e svilupparsi nella forma in cui lo conosciamo oggi (Toynbee, 1957, I: 237).
Bisogna dire perchè, al di là dei fattori fisici e politici, questo terreno fertile si trovasse solo in Inghilterra e non anche in Spagna, dove nacque il parlamento rappresentativo, o in Francia, dove nacque il moderno esecutivo.
Non basta dire, per rispondere alla seconda domanda, che la rivoluzione industriale si verificò in Inghilterra perchè questa aveva un sistema politico favorevole, una favorevole posizione geografica, una grande esperienza nel commercio internazionale, una favorevole politica di libera circolazione dei beni all'interno, una accentuata crescita demografica e una relativa abbondanza di fonti di energie.
Bisogna dire perchè queste condizioni, da sole, non dettero vita ad una società industriale in altre civiltà del passato remoto e recente e la crearono, invece, nell'Inghilterra del XVIII secolo
Nel mondo greco-romano si avevano le stesse condizioni politiche, la stessa posizione geografica favorevole (era al centro del mondo antico, dal ricco est al selvaggio ovest), la stessa grande esperienza nel commercio internazionale, la stessa libero circolazione dei beni all'interno, la stessa crescita demografica favorevole e le fonti di energia (De Martino, 1979: 735-36) potevano essere disponibili (Sambursky, 1963: 230), eppure non si ebbe alcuna Rivoluzione Industriale. Perchè? L'esistenza di una forma di economia schiavistica da sola non è una spiegazione sufficiente, come vedremo.
Nell'Italia del Rinascimento troviamo le stesse condizioni che abbiamo trovato nella Grecia antica, ma neanche questa civiltà produsse una società industriale. Perchè? Eppure questa civiltà era molto avanti sulla via di una produzione di massa. Aveva sviluppato al massimo il lavoro artigianale, aveva dato vita a tecniche di produzione avanzatissime ed aveva creato tutti gli strumenti del capitalismo finanziario.
In sostanza, "alla fine del medioevo, l'Europa possedeva risorse tecnologiche sufficienti per una Rivoluzione Industriale. Ci si può, quindi, chiedere come mai il mondo abbia dovuto attendere così a lungo Watt e Arkwright" (The Economist, 1967: 16).
CONTINUA
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sabato 30 aprile 2011
UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (1)
Chiedo scusa ai miei lettori. Per molto tempo non mi sono occupato del blog perchè impegnato in qualcosa di importante. Ma, da oggi,vorrei ritornare a pubblicare con regolarità settimanale.
LO STATO MODERNO
Tutti gli stati del mondo moderno sono fondati su due strutture fondamentali: la forma di governo parlamentare rappresentativo (o struttura politica), comune a tutte le società libere, e il sistema di produzione industriale (o struttura economica), nella sua duplice forma di capitalismo finanziario (Aron, 1961: 16), nelle società occidentali, e di Capitalismo di stato, nelle ormai decadute società del socialismo reale.
La forma di governo parlamentare rappresentativo è un affare interno europeo, nel senso che essa è il prodotto originale ed esclusivo della civiltà europea. Infatti, nessun'altra civiltà del passato conobbe nulla di simile. Non la conobbero neppure i Greci, che furono gli inventori della democrazia. Essa è il legato della formazione dei grandi Stati nazionali e della conseguente necessità di far partecipare alla gestione del potere tutta la nazione, che non poteva più farlo direttamente, come nell'antica Grecia o nelle tribù germaniche, ma poteva farlo solo indirettamente, attraverso suoi rappresentanti eletti.
Il sistema di produzione industriale è, invece, il legato della storia dell'uomo (Garraty-Gay, 1973, II: 791-92): delle lotte e delle conquiste che egli fece dal momento in cui comparve nudo sulla terra al momento sublime ed appassionante in cui si emancipò dai falsi idoli che lo tenevano in uno stato di soggezione per librarsi libero, intellettualmente libero, sul mondo della natura per imbrigliarlo e dominarlo, dopo averne scoperto le leggi che lo regolavano.
Entrambe queste strutture, che hanno rivoluzionato le condizioni di vita dell'uomo, furono il prodotto finale di un'unica nazione: l'Inghilterra. Perchè furono gli inglesi a dare al mondo moderno queste due strutture e non un altro popolo europeo a lei contemporaneo, che pur partecipava della stessa civiltà?
LO STATO MODERNO
Tutti gli stati del mondo moderno sono fondati su due strutture fondamentali: la forma di governo parlamentare rappresentativo (o struttura politica), comune a tutte le società libere, e il sistema di produzione industriale (o struttura economica), nella sua duplice forma di capitalismo finanziario (Aron, 1961: 16), nelle società occidentali, e di Capitalismo di stato, nelle ormai decadute società del socialismo reale.
La forma di governo parlamentare rappresentativo è un affare interno europeo, nel senso che essa è il prodotto originale ed esclusivo della civiltà europea. Infatti, nessun'altra civiltà del passato conobbe nulla di simile. Non la conobbero neppure i Greci, che furono gli inventori della democrazia. Essa è il legato della formazione dei grandi Stati nazionali e della conseguente necessità di far partecipare alla gestione del potere tutta la nazione, che non poteva più farlo direttamente, come nell'antica Grecia o nelle tribù germaniche, ma poteva farlo solo indirettamente, attraverso suoi rappresentanti eletti.
Il sistema di produzione industriale è, invece, il legato della storia dell'uomo (Garraty-Gay, 1973, II: 791-92): delle lotte e delle conquiste che egli fece dal momento in cui comparve nudo sulla terra al momento sublime ed appassionante in cui si emancipò dai falsi idoli che lo tenevano in uno stato di soggezione per librarsi libero, intellettualmente libero, sul mondo della natura per imbrigliarlo e dominarlo, dopo averne scoperto le leggi che lo regolavano.
Entrambe queste strutture, che hanno rivoluzionato le condizioni di vita dell'uomo, furono il prodotto finale di un'unica nazione: l'Inghilterra. Perchè furono gli inglesi a dare al mondo moderno queste due strutture e non un altro popolo europeo a lei contemporaneo, che pur partecipava della stessa civiltà?
venerdì 4 marzo 2011
ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 6
IL CONTRIBUTO DEL MONDO ROMANO
1) IL PRAGMATISMO
I Romani privilegiarono sempre l'aspetto pratico della vita e dell'organizzazione sociale. Essi non furono mai intellettuali, come i Greci.
Costruire sistemi o elaborare teorie era lontano dalla loro mentalità. Essi amavano cimentarsi con i grandi problemi dell'organizzazione strutturale della società. Costruire ponti, strade, edifici pubblici, acquedotti, che migliorassero la qualità della vita, erano i problemi che li attiravano.
Con i Romani possiamo dire che è iniziata l'urbanistica: la crescita dell'area urbana secondo un progetto globale d'insieme che tiene conto di ogni attività (culturale, sociale, ricreativa, funzionale) che la città è chiamata a svolgere sul territorio.
La speculazione filosofica fu assenta da Roma, ma fu presente l'ingegneria civile, di cui furono maestri. Essi inventarono la malta, il cemento e la soffiatura del vetro.
2) IL DIRITTO
Roma può essere considerata la madre del diritto. La sua preoccupazione di fare tutto secondo le regole, in ogni aspetto della vita, fosse esso familiare o pubblico, la portò a sviluppare il diritto più evoluto di tutto il mondo antico.
La mentalità dei Romani era una mentalità legalistica e le loro scuole di oratoria erano le fucine dove si apprendevano i distinguo, i cavilli e le sottigliezze che consentivano di andare a fondo nella interpretazione del diritto.
L'interpretazione del diritto e la procedura sono stati i due elementi che hanno contraddistinto la giustizia romana fin dalle origini.
La legge da sola non era sufficiente per giudicare un caso in tribunale. Essa doveva essere interpretata per la sua corretta applicazione. E questa interpretazione non era esclusivamente affidata al giudice. C'erano delle persone, i giureconsulti, la cui auctoritas nell'interpretazione delle leggi era universalmente riconosciuta e il loro parere era sollecitato dai giudici.
Questa pratica è all'origine della moderna giurisprudenza.
1) IL PRAGMATISMO
I Romani privilegiarono sempre l'aspetto pratico della vita e dell'organizzazione sociale. Essi non furono mai intellettuali, come i Greci.
Costruire sistemi o elaborare teorie era lontano dalla loro mentalità. Essi amavano cimentarsi con i grandi problemi dell'organizzazione strutturale della società. Costruire ponti, strade, edifici pubblici, acquedotti, che migliorassero la qualità della vita, erano i problemi che li attiravano.
Con i Romani possiamo dire che è iniziata l'urbanistica: la crescita dell'area urbana secondo un progetto globale d'insieme che tiene conto di ogni attività (culturale, sociale, ricreativa, funzionale) che la città è chiamata a svolgere sul territorio.
La speculazione filosofica fu assenta da Roma, ma fu presente l'ingegneria civile, di cui furono maestri. Essi inventarono la malta, il cemento e la soffiatura del vetro.
2) IL DIRITTO
Roma può essere considerata la madre del diritto. La sua preoccupazione di fare tutto secondo le regole, in ogni aspetto della vita, fosse esso familiare o pubblico, la portò a sviluppare il diritto più evoluto di tutto il mondo antico.
La mentalità dei Romani era una mentalità legalistica e le loro scuole di oratoria erano le fucine dove si apprendevano i distinguo, i cavilli e le sottigliezze che consentivano di andare a fondo nella interpretazione del diritto.
L'interpretazione del diritto e la procedura sono stati i due elementi che hanno contraddistinto la giustizia romana fin dalle origini.
La legge da sola non era sufficiente per giudicare un caso in tribunale. Essa doveva essere interpretata per la sua corretta applicazione. E questa interpretazione non era esclusivamente affidata al giudice. C'erano delle persone, i giureconsulti, la cui auctoritas nell'interpretazione delle leggi era universalmente riconosciuta e il loro parere era sollecitato dai giudici.
Questa pratica è all'origine della moderna giurisprudenza.
mercoledì 23 febbraio 2011
ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 5
IL CONTRIBUTO DELLA CIVILTA' GRECA
1) LA FORMULAZIONE DEL PENSIERO RAZIONALE
I Greci superarono il livello mentale delle civiltà dell' Antico Oriente. Mentre queste erano civiltà pre-logiche, i Greci raggiunsero la logica.
Dove le civiltà dell'Antico Oriente utilizzarono la fantasia (mito), i Greci misero la ragione. Essi costruirono gli strumenti del pensiero razionale uno per uno attraverso un'evoluzione costante durata all'incirca tre secoli.
2) IL METODO DELLA DISCUSSIONE E LA FILOSOFIA
L'uomo greco amava andare alla ricerca della conoscenza (filosofia = amore per la conoscenza) e, per farlo, si avvaleva di uno strumento che era caratteristico alla sua stirpe: la discussione.
La discussione stessa, come metodo, per i Greci era fonte di conoscenza e l'agorà era il luogo dove essa si svolgeva con il concorso di tutti gli uomini liberi.
Pericle disse che tutta la loro civiltà era fondata sulla discussione. Discutere, per Pericle, non significava perdere tempo e allontanare il momento dell'azione, ma significava prendere decisioni più coscienti perchè si sarebbero esaminati i pro ed i contro di ogni azione.
I Greci pensavano che la conoscenza poteva essere insegnata. Nelle civiltà dell'Antico Oriente erano esistite scuole dove si insegnava la tecnica della scrittura o della matematica, ma solo con i Greci troviamo scuole dove si insegna la conoscenza.
Che cos'è il bello, che cos'è la verità, che cos'è l'arte, che cos'è la giustizia, che cos'è l'amicizia, che cos'è la vita buona.
Sono domande a cui i Greci tentarono di dare una risposta attraverso il metodo della discussione.
3) IL CONCETTO DI SCIENZA
La scienza greca non è fondata sull'osservazione della natura, ma è fondata sul ragionamento deduttivo. I Greci avevano imparato a sviluppare un ragionamento rigorosamente logico. Date certe premesse si raggiungeva, attraverso una dimostrazione rigorosamente logica, sempre un risultato che era coerente e consequenziale a quelle premesse.
La premessa era una verità indimostrabile (assioma), ma data per certa. Attraverso un ragionamento logico-matematico si dimostrava un risultato che era vero e certo in riferimento alla premessa.
Oggi sappiamo che quella greca non era vera scienza. Tuttavia, il ragionamento deduttivo è uno strumento fondamentale nella ricerca scientifica odierna.
4) LA DEMOCRAZIA
La democrazia è la grande conquista della Grecia classica. Solo un popolo, che aveva maturato i principi di libertà ed eguaglianza tra i cittadini e che privilegiava il metodo della discussione, come ricerca della verità, poteva svilupparla come concetto.
Il principio fondamentale della democrazia è che il potere appartiene al popolo (il termine democrazia è composto da demos, popolo, e cratia, potere), che lo gestisce attraverso magistrati eletti, per un breve periodo, dall'assemblea di tutti i cittadini (Ecclesia).
Gli strumenti della democrazia sono: 1)la discussione, che consente di dibattere i problemi in modo da raggiungere la decisione più efficace con il concorso di tutti; 2)la regola della maggioranza, che garantisce ai più (la maggioranza) di affermare il proprio punto di vista e alla minoranza di aver contribuito in qualche modo, con il proprio dissenso, a migliorare la decisione ed, infine, 3) la più completa libertà di esprimere il proprio pensiero.
1) LA FORMULAZIONE DEL PENSIERO RAZIONALE
I Greci superarono il livello mentale delle civiltà dell' Antico Oriente. Mentre queste erano civiltà pre-logiche, i Greci raggiunsero la logica.
Dove le civiltà dell'Antico Oriente utilizzarono la fantasia (mito), i Greci misero la ragione. Essi costruirono gli strumenti del pensiero razionale uno per uno attraverso un'evoluzione costante durata all'incirca tre secoli.
2) IL METODO DELLA DISCUSSIONE E LA FILOSOFIA
L'uomo greco amava andare alla ricerca della conoscenza (filosofia = amore per la conoscenza) e, per farlo, si avvaleva di uno strumento che era caratteristico alla sua stirpe: la discussione.
La discussione stessa, come metodo, per i Greci era fonte di conoscenza e l'agorà era il luogo dove essa si svolgeva con il concorso di tutti gli uomini liberi.
Pericle disse che tutta la loro civiltà era fondata sulla discussione. Discutere, per Pericle, non significava perdere tempo e allontanare il momento dell'azione, ma significava prendere decisioni più coscienti perchè si sarebbero esaminati i pro ed i contro di ogni azione.
I Greci pensavano che la conoscenza poteva essere insegnata. Nelle civiltà dell'Antico Oriente erano esistite scuole dove si insegnava la tecnica della scrittura o della matematica, ma solo con i Greci troviamo scuole dove si insegna la conoscenza.
Che cos'è il bello, che cos'è la verità, che cos'è l'arte, che cos'è la giustizia, che cos'è l'amicizia, che cos'è la vita buona.
Sono domande a cui i Greci tentarono di dare una risposta attraverso il metodo della discussione.
3) IL CONCETTO DI SCIENZA
La scienza greca non è fondata sull'osservazione della natura, ma è fondata sul ragionamento deduttivo. I Greci avevano imparato a sviluppare un ragionamento rigorosamente logico. Date certe premesse si raggiungeva, attraverso una dimostrazione rigorosamente logica, sempre un risultato che era coerente e consequenziale a quelle premesse.
La premessa era una verità indimostrabile (assioma), ma data per certa. Attraverso un ragionamento logico-matematico si dimostrava un risultato che era vero e certo in riferimento alla premessa.
Oggi sappiamo che quella greca non era vera scienza. Tuttavia, il ragionamento deduttivo è uno strumento fondamentale nella ricerca scientifica odierna.
4) LA DEMOCRAZIA
La democrazia è la grande conquista della Grecia classica. Solo un popolo, che aveva maturato i principi di libertà ed eguaglianza tra i cittadini e che privilegiava il metodo della discussione, come ricerca della verità, poteva svilupparla come concetto.
Il principio fondamentale della democrazia è che il potere appartiene al popolo (il termine democrazia è composto da demos, popolo, e cratia, potere), che lo gestisce attraverso magistrati eletti, per un breve periodo, dall'assemblea di tutti i cittadini (Ecclesia).
Gli strumenti della democrazia sono: 1)la discussione, che consente di dibattere i problemi in modo da raggiungere la decisione più efficace con il concorso di tutti; 2)la regola della maggioranza, che garantisce ai più (la maggioranza) di affermare il proprio punto di vista e alla minoranza di aver contribuito in qualche modo, con il proprio dissenso, a migliorare la decisione ed, infine, 3) la più completa libertà di esprimere il proprio pensiero.
venerdì 4 febbraio 2011
ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 4
IL CONTRIBUTO DEGLI EBREI
1) L'IDEA DI UN DIO UNICO
Gli Ebrei erano un popolo nomade e senza pace. Un popolo errante nel corso dei millenni. Nel terzo millennio a.C. lasciò la Mesopotamia, sotto la guida di Abramo, per raggiungere la terra promessa.
Nel secondo millennio a.C. dall'Egitto, dove viveva come schiavo, fu riportato da Mosè di nuovo nella terra promessa. Verso la metà del primo millennio a.C. fu riportato, schiavo, nella Mesopotamia da Nabucodonosor (cattività babilonese). Infine, nel primo millennio d.C. sarà disperso (diaspora) dai Romani.
Gli Ebrei erano un popolo errante senza pace che, però, ha sempre avuto presente l'idea della terra promessa, ma, quando la raggiungeva conquistandola, non si è mai prodigato abbastanza per conservarla nel tempo. La terra, in effetti, per gli Ebrei, non era un elemento fondamentale. Contrariamente agli altri popoli che avevano dèi il cui culto era legato ad un territorio specifico, essi avevano maturato l'idea di un Dio unico, che non apparteneva a questo mondo terraqueo e, perciò, era presente in ogni luogo e, quindi, il territorio non era essenziale per il suo culto.
Fu questa idea di un Dio unico, eterno, creatore di ogni cosa ed immutabile, in quanto non appartenente al mondo terraqueo, che fece del popolo ebreo un popolo eletto.
1) L'IDEA DI UN DIO UNICO
Gli Ebrei erano un popolo nomade e senza pace. Un popolo errante nel corso dei millenni. Nel terzo millennio a.C. lasciò la Mesopotamia, sotto la guida di Abramo, per raggiungere la terra promessa.
Nel secondo millennio a.C. dall'Egitto, dove viveva come schiavo, fu riportato da Mosè di nuovo nella terra promessa. Verso la metà del primo millennio a.C. fu riportato, schiavo, nella Mesopotamia da Nabucodonosor (cattività babilonese). Infine, nel primo millennio d.C. sarà disperso (diaspora) dai Romani.
Gli Ebrei erano un popolo errante senza pace che, però, ha sempre avuto presente l'idea della terra promessa, ma, quando la raggiungeva conquistandola, non si è mai prodigato abbastanza per conservarla nel tempo. La terra, in effetti, per gli Ebrei, non era un elemento fondamentale. Contrariamente agli altri popoli che avevano dèi il cui culto era legato ad un territorio specifico, essi avevano maturato l'idea di un Dio unico, che non apparteneva a questo mondo terraqueo e, perciò, era presente in ogni luogo e, quindi, il territorio non era essenziale per il suo culto.
Fu questa idea di un Dio unico, eterno, creatore di ogni cosa ed immutabile, in quanto non appartenente al mondo terraqueo, che fece del popolo ebreo un popolo eletto.
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