<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992</id><updated>2012-01-27T09:33:09.521-08:00</updated><title type='text'>franco-felicetti blog</title><subtitle type='html'>apri sito  www.franco-felicetti.it</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>195</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-8165801327375528894</id><published>2012-01-27T09:31:00.000-08:00</published><updated>2012-01-27T09:33:09.531-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (41)</title><content type='html'>LE PRIME ESPERIENZE DELL’UOMO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’uomo iniziò la sua esperienza come raccoglitore-cacciatore. La prima non presentava grosse difficoltà ed era una pratica che egli conosceva molto bene in quanto praticata anche nello stadio precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La seconda, invece, richiedeva una abilità ed una destrezza che presupponevano una diversa e più efficace utilizzazione e delle mani e del cervello (Lee-De Vore, 1968). Egli aveva a che fare con bestie che erano sempre più veloci e, molto spesso, anche più forti di lui.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Se voleva avere successo, doveva supplire alle deficienze naturali con arnesi inventati e creati da lui per essere utilizzati come ausilio  (Aitchison, 1960: 2). Da qui non ci volle molto per capire che una pietra aguzza su cui era caduto ferendosi, o in cui si era imbattuto, poteva diventare un arnese che poteva essere utilizzato a suo vantaggio, o che un pezzo di legno con cui, magari, aveva battuto i rami di un albero per far cadere dei frutti, poteva essere utilizzato diversamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Tutte le informazioni che egli aveva acquisito nello stadio preumano (Jones, 1941: 6), e che era riuscito ad organizzare in immagini mentali, venivano utilizzate per ricavarne una conoscenza diretta ad altri scopi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Era l'inizio dell'avventura intellettuale dell'uomo. Egli non poteva avvalersi di alcun sapere o conoscenza prodotta prima di lui. Egli rappresentava, in senso filogenetico, l'infanzia dell'umanità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo stato mentale era, in effetti, una tabula rasa. Tutto doveva essere creato, inventato, scoperto (Breasted, 1916: 2). E tutto fu creato, inventato e scoperto in forma semplice e rudimentale, come semplice e rudimentale è la produzione del bambino dei nostri giorni(Bruner, 1965: 71-80), in senso ontogenetico, prima che acquisisca e faccia proprio l'eredità sociale delle generazioni presenti e passate attraverso la comunicazione del processo educativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'australopiteco aveva iniziato questa sua attività      "creatrice" lavorando il primo utensile della storia: la pietra spezzata da una parte per renderla tagliente. Questo fu il suo massimo contributo alla storia dell'uomo, ma fu un contributo molto importante in quanto fissava l'inizio di un'attività sconosciuta al regno animale e tipica dell'uomo: la creazione di utensili da utilizzare in modo cosciente e "intelligente".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Anche le scimmie sono capaci di svolgere delle attività (Kurland-Beckerman, 1985: 73-93), che possono sembrare intelligenti, ma, in realtà, si tratta di azioni meccaniche, ripetitive, svolte in modo inconscio. Insomma, esse utilizzano degli utensili, ma non sanno fabbricarli (Grassi, 1978). "E, sebbene quest'ultima attività si sia sviluppata dalla prima, c'è un'abissale differenza tra l'uso e la fabbricazione di utensili " (Graham, 1962).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La tecnica della pietra spezzata fu successivamente perfezionata dal Pitecantropo, il quale moltiplicò le operazioni su una stessa scheggia fino ad ottenerne una specie di lama regolare. E questo fu il  massimo sforzo intellettuale che il Pitecantropo seppe fare: oltre non seppe andare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                              CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-8165801327375528894?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/8165801327375528894/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=8165801327375528894&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8165801327375528894'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8165801327375528894'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-41.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (41)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6374614545477109888</id><published>2012-01-21T14:11:00.000-08:00</published><updated>2012-01-21T14:13:40.654-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (40)</title><content type='html'>L'UOMO ARRIVA ALLA FORMULAZIONE DEL PENSIERO  &lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;   Con il successivo uomo di Neandertal (o Homo faber) si raggiunge il primo traguardo definitivo dell'evoluzione biologica: la capacità della scatola cranica raggiunge la sua massima espansione, 1450-1600 cm. cubici, ma le sembianze conservano tratti ancora molto primitivi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E' con l'uomo di Cro-Magnon che l'uomo raggiunge la stabilizzazione della sua morfologia attuale. Ma quale differenza tra i due! L'uomo di Neandertal, pur possedendo le stesse potenzialità biologiche e neurologiche dell'uomo di Cro-Magnon e pur avendo raggiunto per primo la stabilizzazione della capacità della scatola cranica, non aveva ancora maturato la capacità di pensare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'uomo di Cro-Magnon fu, per quello che ne sappiamo, la prima creatura capace di formulare il pensiero. Ci vollero 100.000 anni per raggiungere questa abilità, tanti quanti ne intercorsero, più o meno, tra la comparsa dell'uomo di Neandertal, che aveva una massa cerebrale identica alla sua, ma non sapeva utilizzarla per la formulazione del pensiero, e la sua comparsa che, invece, sapeva farlo. Come ci volle quasi un milione di anni perchè l'uomo sviluppasse la massa cerebrale della neocorteccia che, ai fini delle ordinarie funzioni corporee, non gli era necessaria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con l'uomo di Cro-Magnon, l'evoluzione biologica e morfologica si era conclusa completamente e iniziava quella straordinaria evoluzione culturale, che renderà l'uomo padrone assoluto del mondo fisico e lo spingerà a travalicarlo per indagare sui grandi segreti dell'universo alla ricerca della sua provenienza e del senso della sua esistenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Questa evoluzione culturale è strettamente connessa con la massa cerebrale della neocorteccia, che con i suoi 30 miliardi di neuroni, ha dato all'uomo il più formidabile strumento per superare tutti gli svantaggi della sua specie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sin dal suo primo sorgere, infatti, egli si presenta svantaggiato rispetto agli altri mammiferi. Ha qualche bisogno in più ed è molto più debole. A suo vantaggio aveva la versatilità delle sue mani, le potenzialità di un linguaggio e le sconosciute capacità del suo cervello.&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6374614545477109888?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6374614545477109888/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6374614545477109888&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6374614545477109888'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6374614545477109888'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-40.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (40)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4642672663390612399</id><published>2012-01-16T09:31:00.000-08:00</published><updated>2012-01-16T09:33:35.134-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (39)</title><content type='html'>L’EVOLUZIONE CULTURALE DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Prima dell'uomo di Cro-Magnon, la storia dell'uomo è stata la storia della sua evoluzione biologica. L'evoluzione culturale, anche se presente, era insignificante,  ma   essenziale per l'evoluzione successiva: in effetti, essa creò le basi su cui sarà edificata la futura capacità intellettiva dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'australopiteco (o grande scimmia antropomorfa del Sud), la prima creatura a camminare in posizione eretta, morfologicamente aveva le sembianze più dello scimpanzè che dell'uomo. La sua scatola cranica non superava i 700 cm cubici,   "cioè, poco più di quella del gorilla". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La deambulazione in posizione eretta era biologicamente svantaggiosa. L'apprendimento della coordinazione dei movimenti, nella nuova posizione, richiese un periodo molto lungo e la posizione quadrupede non scomparve mai del tutto. Essa ritornava ogni qual volta le necessità lo richiedevano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con il Pitecantropo (o uomo-scimmia), che troviamo subito dopo l'australopiteco nella catena dell'evoluzione dell'uomo, la posizione bipede è ormai stabilizzata e la sua morfologia presenta qualcosa di umano, ma i tratti fondamentali rimangono ancora scimmieschi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La sua scatola cranica subisce un'evoluzione piuttosto rilevante. Infatti, essa può contenere una massa di 1000 cm cubici, trecento in più dell'australopiteco. E questo è un dato molto significativo. "L'uomo non nasce come essere umano nel pieno senso culturale del termine... egli nasce come un organismo biologico grezzo con degli istinti e dei bisogni primari, come quelli del cibo, del riparo e del sesso" (Ratner, 1941: 97-98).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;La posizione eretta provoca in lui un doppio mutamento: nella morfologia, gli fa perdere le sembianze scimmiesche per assumere quelle che poi noi chiameremo umane; nella scatola cranica, provoca una crescita nella massa che essa contiene e questo costituisce una straordinaria e rivoluzionaria mutazione biologica, forse la più importante: quella che rese l'uomo capace di creare se stesso e le sue civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                 CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4642672663390612399?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4642672663390612399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4642672663390612399&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4642672663390612399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4642672663390612399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-39.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (39)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5398339928799066040</id><published>2012-01-11T13:20:00.000-08:00</published><updated>2012-01-11T13:21:57.598-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (38)</title><content type='html'>LA DICOTOMIA CERVELLO-MENTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Quando l'uomo esce dalla ferinità, con la sua posizione eretta, è in possesso solo di questi due stadi del cervello       (Hawkes-Wooley, 1963: 59), ma -da quel momento- incomincerà a svilupparne un terzo (Trivus, 1971: 35-37), la neocorteccia, che si dimostrerà la più rivoluzionaria delle strutture biologiche dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel tempo, la neocorteccia diverrà la sede dove si registreranno le azioni che egli compie nella vita quotidiana per affrontare e risolvere, a livello istintuale, i problemi che gli si pongono e ne conserverà la memoria (Oakley, 1954: 17).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando imparerà a coordinare questa memoria avrà acquisito l'abilità che lo rende   "diverso e superiore a tutti i mammiferi" (Burtt, 1946: 13), al cui ordine appartiene: il pensiero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il pensiero è una conquista relativamente tarda nella storia dell'uomo. L'uomo che usciva dalla ferinità non lo possedeva. Egli agiva sotto l'impulso degli istinti primordiali   (paleocervello)  o delle emozioni e del sentimento (cervello mammifero).&lt;br /&gt; Il pensiero sopraggiungerà quando egli avrà acquisito la capacità-abilità di organizzare le imitazioni e le azioni interiorizzate (informazioni) (Mumford, 1969: 90) in immagini mentali per creare dei messaggi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; cioè, quando svilupperà la capacità di organizzare  una lingua semplice di base, fatta di agenti, azioni, attributi, ecc., sviluppando, così, un'attività del cervello prima sconosciuta, a cui noi oggi diamo il nome di mente. E' da questo momento che nasce la dicotomia  cervello-mente, che sarà poi la sua caratteristica fondamentale (Prometeo, 1984).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella storia dell'uomo, quest'organizzazione delle informazioni si è avuta a diversi livelli: dalla più semplice, quella sensomotoria dell'uomo primitivo, alla più complessa, quella operatorio formale dell'uomo contemporaneo, per cui parliamo di livelli di struttura mentale o intelligenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia dell'uomo è stata la storia dell'evoluzione di questi livelli di struttura mentale. Tutte le conquiste fatte dall'uomo nella storia sono conquiste strettamente ed indissolubilmente legate alle sue capacità intellettive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La capacità di coordinare i suoi movimenti in posizione eretta, la lavorazione della prima pietra per farne un arnese, l'invenzione della lancia o dell'arco per la caccia grossa, l'invenzione dell'agricoltura e della terracotta, ecc., rappresentano tutti stadi dell'evoluzione delle sue capacità intellettive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Queste sono cresciute lentissimamente, per passi graduali e successivi, ma non consecutivi. Tra i diversi livelli non c'è mai stata, fino al XVII secolo, un'evoluzione costante. I regressi a livelli inferiori, fino ad un certo periodo storico, sono stati  la regola piuttosto che l'eccezione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per questo motivo, letture della storia, come quella di Vico, non sono arbitrarie, ma trovano una giustificazione nelle vicende dell'uomo. Il progresso costante, anche se lento - esasperatamente lento, almeno fino al primo quarto del XX secolo - si è avuto solo a partire dal secolo della rivoluzione scientifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Cioè, da quando Galileo - nel XVII secolo - consegnò ai suoi simili un metodo per la ricerca valido sotto tutti i climi e in ogni angolo della terra, e la cui diffusione fu facilitata dal fatto che la tribù umana era completamente civilizzata, tranne poche frange di nessuna rilevanza storica, e relativamente omogeneizzata, almeno per quello che riguarda l'Occidente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le orde barbariche, che nei tempi antichi premevano alla frontiera del mondo civile e che spesso erano la causa contingente della sua distruzione, secondo l'efficace lettura della storia fatta da Toynbee, erano completamente assorbite nel mondo civilizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                           CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5398339928799066040?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5398339928799066040/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5398339928799066040&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5398339928799066040'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5398339928799066040'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-38.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (38)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1065120504863126606</id><published>2012-01-06T13:18:00.000-08:00</published><updated>2012-01-06T13:19:58.871-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (37)</title><content type='html'>IL LUNGO CAMMINO DELL'UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La Storia dell'uomo inizia con le civiltà dell'Antico Oriente. Prima abbiamo la lunga notte della preistoria. Esse furono le prime, per quanto ne sappiamo, ad iniziare quel tipo di organizzazione politica (Carneiro, 1970: 733-38) e sociale      (Hawkes-Wooley, 1963) che poi sarà caratteristica di tutta l'umanità successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Comunque, esse costituiscono il punto di arrivo di un processo che era iniziato quando l'uomo si era staccato, in via definitiva, dalle scimmie antropoidi (Le Gros, 1967) per dar vita ad una specie mai vista prima sulla terra, nè immaginabile dal punto di vista biologico: la specie homo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         In effetti, il distacco dell'uomo dalle sue cugine scimmie non fu determinato da una mutazione genetica, ma avvenne per una mutazione culturale (Hewes, 1964: 416-18): la capacità, acquisita quattro milioni di anni avanti Cristo, di camminare in posizione eretta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questa fu la prima rivoluzione, forse la più grande, che l'uomo abbia mai compiuto. Egli sottraeva alla locomozione due dei suoi arti e li aveva li pronti per essere utilizzati in altre attività. Con questo atto, egli usciva dalla condizione animale strettamente intesa per iniziare il primo luminoso capitolo della storia dell'uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Quando sottraeva due dei suoi arti alla locomozione, egli era già in possesso di una struttura e di una capacità, che - assieme alle neo acquisite mani - dovevano costituire la triade della sua potenza futura come dominatore del mondo fisico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La capacità era quella di emettere suoni e rumori. Una capacità comune a tutto il regno animale ma - a differenza degli altri animali - l'uomo imparerà a dare ordine a questi suoni e rumori; imparerà ad articolarli e a renderli comprensibili ai suoi simili; cioè, li trasformerà in linguaggio ( MacDonald, 1960: 289-308 ) e questo lo metterà in grado di comunicare la propria esperienza non solo ai suoi contemporanei, ma anche ai posteri, attraverso il racconto orale prima e la scrittura poi, ponendo le basi, attraverso l'accumulo delle conoscenze, della sua ulteriore evoluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "L'uomo preistorico diede inizio alla specifica attività mentale...  e alla formazione della sua futura personalità attraverso l'evoluzione dei gesti e dei suoni in simboli. L'uso di questi simboli, per esprimere e comunicare le proprie esperienze, sarà la condizione necessaria per creare le prime comunità e per avere la prima netta distinzione tra l'uomo e il resto del mondo animale" (Ratner, 1941: 98).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La struttura era rappresentata da una massa di materia molliccia a due stadi, che risiedeva in quella che oggi chiamiamo scatola cranica: il cervello. Il primo stadio (il paleocervello) di questa massa di materia originariamente svolgeva la funzione di stabilizzatore dell'equilibrio corporeo nei movimenti ed era la sede degli impulsi o istinti primordiali: la paura e l'aggressività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il secondo stadio (il cervello mammifero), sovrapposto al primo, si sviluppò quando la primitiva condizione di rettile si evolse in quella di mammifero. In questo secondo stadio (cervello mammifero) risiedono gli impulsi dei sentimenti e l'emotività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                         CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1065120504863126606?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1065120504863126606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1065120504863126606&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1065120504863126606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1065120504863126606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-37.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (37)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-185222523396850932</id><published>2012-01-03T14:08:00.000-08:00</published><updated>2012-01-03T14:10:41.591-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (36)</title><content type='html'>L’UOMO CONQUISTA IL PENSIERO LOGICO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         "Tutta la storia passata dell'uomo è un preludio alla sua capacità odierna di un pensiero logico [formale]"  (Copeland, 1974: 35). Pensiero logico che, tuttavia, l'uomo ha incominciato ad acquisire con le prime civiltà urbane, ma a livello diverso, o - se vogliamo - ad una maturità diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La storia dell'uomo è stata una successione di stati di maturità. In ogni epoca, l'uomo storico ha raggiunto la sua maturità, ma ad un livello diverso, generalmente superiore a quello precedente, tranne nell'epoca medievale occidentale, quando si ebbe un regresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In termini piagetiani, ogni maturità raggiunta (forma), o massimo livello di struttura mentale per quell'epoca, costituiva il contenuto della forma successiva. E questo è il principio che ha guidato l'evoluzione mentale dell'uomo nella storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quando un popolo, una civiltà, o uno Stato, aveva raggiunto la sua maturità (forma), aveva preparato, per ciò stesso, il contenuto per l'uomo della civiltà successiva. "Attraverso questo processo, gli stadi dello sviluppo cognitivo dimostrano un'essenziale relatività di forma e contenuto, poichè ciò che è forma ad un livello diventa contenuto al successivo. Così le strutture operative concrete sono forma rispetta al livello senso-motorio che esse soppiantano, ma sono contenuto rispetto all'operatività ipotetica-deduttiva che ancora deve venire" (Rotman, 1977: 83). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La forma delle civiltà dell'Antico Oriente (pensiero transduttivo) costituì il contenuto della forma della civiltà greca (pensiero operatorio concreto), come quest'ultima costituì il contenuto della forma della civiltà europea (pensiero operatorio formale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per riassumere, il concetto di maturità è relativo, non assoluto. E questo è vero sia per l'uomo come specie, sia per l'individuo. La maturità assoluta, per l'uomo, se esiste, si avrà solo quando egli avrà imparato ad utilizzare tutte le capacità-possibilità del suo organo cervello, che ora, come abbiamo visto, utilizza solo al tre per cento.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Ma anche allora, non è certo che non ci sarà un livello successivo. Se le capacità del cervello sono quelle di assimilare, organizzare, connettere, inventare, ecc., è probabile che egli troverà un modo nuovo di utilizzare questa capacità-abilità, per cui la fine potrebbe significare un nuovo cominciamento.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Già altre volte, l'uomo ha dimostrato di avere questa possibilità. Quando si credeva che ormai avesse raggiunto il massimo delle sue possibilità nel campo della conoscenza, c'è stato sempre qualcuno, individuo, nazione o civiltà, che ha fornito un nuovo paradigma ed il cammino è ripreso, ma su un altro binario. Non sarà questo il caso prossimo venturo ?&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt;   La civiltà europea, di cui l'Inghilterra fa parte, è figlia dell'eredità sociale dell'uomo che ha realizzato se stesso nella storia. Nel XVI secolo dell'era moderna, in Inghilterra si erano create le condizioni per la nascita di un uomo nuovo, ma vecchio quanto la storia, che era destinato a prendere in mano i destini dell'umanità per condurla verso un nuovo ed impensabile traguardo: quello del sovvertimento totale dell'organizzazione sociale e produttiva, che era esistita sin dalla notte dei tempi, e dell'instaurazione di un nuovo sistema di produzione che avrebbe cambiato il volto del mondo.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;                                                            CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-185222523396850932?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/185222523396850932/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=185222523396850932&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/185222523396850932'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/185222523396850932'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2012/01/uno-studio-sulla-storia-delluomo-36.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (36)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2277301154867261645</id><published>2011-12-26T09:41:00.000-08:00</published><updated>2011-12-26T09:43:25.092-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (35)</title><content type='html'>L’IMPORTANZA DEL SISTEMA POLITICO NELLA CRESCITA DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il sistema politico ha giocato un grande ruolo nella realizzazione di questo processo. Esso era favorito in quelle società che garantivano all'individuo la libertà di essere e di agire (Popper, 1973: 19; Hume, 1963: 116)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non sorgeva, o si inaridiva, in quelle società che comprimevano (o negavano) la sua libertà di autorealizzazione. Il ruolo della potenza politica, invece, sembra sia stata irrilevante. Infatti "la cultura greca fiorì prima e dopo che le piccole città-stato ebbero la loro breve era di gloria militare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Gli italiani diedero il loro contributo quando le loro città erano lacerate dalla guerra civile ed erano in gran parte sotto il dominio di altre nazioni"(Muller,1952:70).&lt;br /&gt; L'Inghilterra lo diede quando ancora lottava per risolvere i suoi problemi istituzionali all'interno e cercava un proprio spazio all'esterno nella sua eterna lotta contro la potenza militare dominatrice dell'epoca: la Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il passaggio da un livello all'altro era "molto più complesso di una pura e semplice identificazione" (Piaget, 1967: 51). Il popolo, che aveva raggiunto l'ultimo livello, era incapace di raggiungere  il successivo. Per poterlo fare, esso avrebbe avuto bisogno di una maggiore capacità di rielaborazione delle conoscenze che esso stesso aveva prodotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questa incapacità lo rendeva non suscettibile di ulteriore sviluppo e lo faceva entrare in una fase di stagnazione indefinita. Il processo si bloccava finchè non si iniziava di nuovo con un altro popolo o civiltà esterna, dotata di una grande capacità ricettiva e della duttilità mentale necessaria per compiere la nuova sintesi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel mondo classico, questo popolo era un popolo barbaro  (il proletariato esterno di Toynbee), che premeva sulle frontiere della civiltà. Nel mondo moderno, invece, era un popolo, che -pur partecipando della stessa civiltà- era rimasta indietro nello sviluppo, ma conservava intatte le sue potenzialità per fare un nuovo balzo in avanti (Kroeber,a Roaster of civilazation: 234), come è stato il caso dell'Inghilterra nell'ambito della civiltà europea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel mondo classico, questo processo avveniva a livello di psicologia collettiva (civiltà, nazione, stato). Nel mondo moderno, sotto i colpi incalzanti della nuova massa di conoscenze accumulate in tutti i campi  e la sua organizzazione attraverso il metodo scientifico, questo processo si verifica a livello di psicologia di gruppo (branca del sapere).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel campo della scienza moderna, per fare un esempio, quando una teoria scientifica, o paradigma, non risponde più alle esigenze della ricerca, la scienza, a cui quella teoria si riferisce, entra in crisi finchè non viene fornito un nuovo paradigma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tuttavia, questo nuovo paradigma, anche se anticipato da molto tempo, viene riconosciuto ed accettato solo quando il vecchio viene manifestamente ed universalmente dichiarato in crisi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Di solito, il nuovo non sorge fintanto che il vecchio è ancora valido in qualche modo. "Quale sia la natura dello stadio finale - come avvenga che un individuo inventi (o trovi di aver inventato) un modo nuovo di dare ordine ai dati ora raccolti tutti insieme - rimane per ora inscrutabile e può darsi che lo rimanga per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Possiamo notare soltanto una cosa in proposito: coloro che riescono a fare questa fondamentale invenzione di un nuovo paradigma sono quasi sempre o molto giovani oppure sono nuovi arrivati nel campo governato da quel paradigma che essi modificano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Forse non c'era bisogno di rendere esplicito questo: è ovvio, infatti, che sono quelli gli uomini, i quali, proprio perchè sono solo scarsamente condizionati dalle regole tradizionali della scienza normale da parte della precedente attività, hanno una maggiore probabilità di vedere che quelle regole non servono più a definire problemi risolvibili e di concepire un altro insieme di regole che possano sostituirle "    (Kuhn, 1969: 117).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2277301154867261645?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2277301154867261645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2277301154867261645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2277301154867261645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2277301154867261645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/12/uno-studio-sulla-storia-delluomo-35.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (35)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4968431814583723573</id><published>2011-12-21T13:50:00.000-08:00</published><updated>2011-12-21T13:52:48.793-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (34)</title><content type='html'>PROGRESSI E REGRESSI DELL’UOMO NELLA STORIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Queste conquiste, tuttavia, non furono costanti nel tempo. Esse furono inframmezzate da lunghi periodi di stagnazione, di regressi a livelli inferiori  e di grandi balzi in avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Anche se finora abbiamo parlato dell'uomo, è chiaro che queste conquiste furono il prodotto finale di alcune popolazioni particolari che, per una serie di motivi, di cui parleremo più avanti, erano molto più avanzati nello sviluppo della struttura mentale.&lt;br /&gt;Basti pensare che l'età del ferro, tanto per fare un solo esempio, si ebbe nel 3000 a.C. in Mesopotamia, nel 500 a Roma e solo nel 50 d.C. nella Germania meridionale.  Ma, anche se avevano una velocità di circolazione piuttosto bassa, queste conquiste si propagavano dappertutto e diventavano il patrimonio di tutta l'umanità, man mano che tutti i popoli progredivano nel loro livello di struttura mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        "Idealmente la tradizione sociale è una: l'uomo odierno è teoricamente erede di tutte le età ed eredita l'esperienza accumulata da tutti i suoi predecessori. Questo ideale, tuttavia, è lungi dalla realizzazione. Oggi l'umanità non forma una società, ma è divisa in molte società distinte; tutte le prove disponibili suggeriscono che questa divisione non era minore, anzi era più grande, nel passato, per quanto lontano possa penetrare l'archeologia" (Childe, 1949: 21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         E' nella storia che l'uomo ha realizzato se stesso. Ed è nella storia che egli ha maturato i suoi livelli di struttura mentale: dal più basso, quello delle scimmie antropoidi, al più elevato, quello dell'uomo moderno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il raggiungimento di ogni livello ha richiesto secoli, anzi millenni di maturazione, come è stato il caso della civiltà egiziana e di quella mesopotamica, anche se più limitatamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il tempo di maturazione, comunque, si è andato progressivamente contraendo. Dai millenni delle prime civiltà, ai secoli dell'epoca moderna ed ai decenni dell'era contemporanea (Aron, 1961). Il livello raggiunto dipendeva dal particolare popolo storico che lo realizzava, ma nessun popolo o civiltà è mai riuscito ad aggiungere più di un livello a quelli acquisiti ontogeneticamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il processo attraverso il quale si è realizzato lo sviluppo dei livelli di struttura mentale è il seguente: il popolo, che era dotato delle energie necessarie per diventare civiltà, si presentava sulla scena del mondo come alunno che apprende tutte le conoscenze acquisite fino a quel momento, le fa sue, le imita (imitazione creatrice ) e, nel periodo della maturità, crea una nuova sintesi, dando vita ad una nuova civiltà, diversa e più matura di quella precedente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo di che, sviluppata questa sintesi fino alla massima potenzialità (fase di crescita),  non era in grado di svilupparne una nuova, pur avendo, nel frattempo, accumulato tutti gli elementi per farlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Quindi,l'organizzazione politico-sociale si irrigidiva e diventava ripetitiva (ripeteva se stessa) e sparivano sia le capacità assimilative sia la potenza creatrice e si consumava quello che si era prodotto nel passato senza nulla aggiungervi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era come se le energie vitali, che avevano prodotto quella sintesi, si fossero interamente prosciugate (Rostvtzeff, 1960: 318-19) e al loro posto fosse rimasto un vuoto orgoglio per l'alto grado di organizzazione raggiunto (alto grado di civiltà).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La crisi si palesava completamente quando si sviluppava una psicologia collettiva di superiorità rispetto al mondo esterno, che veniva definito barbaro, per cui non si era più aperti al contributo esterno e si entrava in un lungo periodo di stagnazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Si consumavano le glorie del passato. Questo è stato il caso delle civiltà dell'Antico oriente, della civiltà classica, del Rinasciemto e dell'Inghilterra del mondo contemporaneo.&lt;br /&gt;                                                           CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4968431814583723573?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4968431814583723573/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4968431814583723573&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4968431814583723573'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4968431814583723573'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/12/uno-studio-sulla-storia-delluomo-34.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (34)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6581543520952505173</id><published>2011-12-20T01:45:00.000-08:00</published><updated>2011-12-20T01:48:38.728-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (33)</title><content type='html'>LA CAPACITA’ INTUITIVA-DEDUTTIVA DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La capacità intuitiva-deduttiva è una " costruzione libera o almeno spontanea e diretta dell'intelligenza " ( Piaget, 1970: 43 ), che non richiede alcuna organizzazione. Essa, tuttavia, era una tappa obbligata per arrivare alla capacità-abilità induttiva, che richiede una organizzazione dei dati della conoscenza per arrivare dal particolare al generale, attraverso l'astrazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma un'astrazione ancora legata al mondo del reale, quella che Piaget chiama astrazione riflettente. Il pensiero formale, l'astrazione formale, si avrà solo nella fase successiva, quando non si lavorerà più su un dato o una conoscenza che viene dalla realtà, ma su un ipotesi, una congettura, un'intuizione che ci viene dalla massa delle conoscenze che abbiamo acquisito nel corso della storia, pur non essendo legata ad essa direttamente e molto spesso in contrasto con essa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La massa di conoscenza, accumulata nei millenni, è servita all'uomo per far acquisire al cervello-computer quel grado di specializzazione che lo ha messo in grado di trascendere la realà concreta per costruire la sua verità.  In altre parole, egli è passato dallo stadio della verità-scoperta ( pensiero astratto legata alla realtà ) allo stadio odierno della verità-costruita (pensiero astratto formale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Senza quella massa di conoscenza non si sarebbe mai potuto raggiungere l'attuale livello di struttura mentale. Ecco perchè il metodo sperimentale è stato una conquista che si è ottenuta per ultima. Esso non segna solo l'inizio della rivoluzione scientifica, ma fu anche, e soprattutto, una rivoluzione del pensiero ( Butterfield, 1962: 187 ): moriva un modo di pensare legato alle cose concrete e ne nasceva un altro che si sentiva libero di trascendere la realtà per superarla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo fu il risultato di uno sforzo collettivo di tutte le generazioni che si sono succedute nella storia dell'uomo, le quali hanno sviluppato lentamente, ma progressivamente, nuovi abiti mentali che " sebbene vengono assunti dagli individui non sono creati da essi: solo i grandi uomini possono indossarli con grazia e naturalezza, ma nessuno di essi è in grado di costruirne uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Essi sono il prodotto della società. Sono il lavoro di un'infinità oscura di uomini e donne, senza pretesa di conquistarsi un posto in quella che viene chiamata la storia del pensiero. Essi appartengono, in breve, a quelle rappresentazioni collettive che nessuno ha saputo descrivere meglio del sociologo francese Durkheim.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Queste rappresentazioni collettive, che costituiscono tutte le conoscenze che l'uomo possiede, sono il frutto di un'immensa collaborazione collettiva, che si estende non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Per produrle, una moltitudine di intelligenze ha associato, unito, mescolato le sue idee ed i suoi sentimenti " ( Farrington, 1950: 4-5 ). E la Rivoluzione industriale è una di queste rappresentazioni collettive, anche se sarà materialmente realizzata, nell'ultima fase, dall'Inghilterra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                  CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6581543520952505173?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6581543520952505173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6581543520952505173&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6581543520952505173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6581543520952505173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/12/uno-studio-sulla-storia-delluomo-33.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (33)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7755035959717006122</id><published>2011-12-17T07:05:00.000-08:00</published><updated>2011-12-17T07:08:58.167-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (32)</title><content type='html'>L’UOMO SI STACCA DAL RAMO DELLE SUE CUGINE SCIMMIE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'acquisizione di queste sue abilità fondamentali, che lo hanno fatto staccare per sempre dal ramo delle sue cugine scimmie,  lo ha fatto entrare nella seconda fase ( quella pre-logica o pre-operativa ) del suo sviluppo mentale, in cui egli " attribuisce a se stesso l'onnipotenza " ( Freud, 1970: 130 ). In questa fase egli sa " come è fatto il mondo, [ lo sa ] al modo stesso in cui  [ percepisce ] sè medesimo " ( Freud, 1970: 134 ): dotato di vita e di intenzionalità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; " Inizialmente è vivente qualsiasi oggetto che abbia un'attività, essendo questa essenzialmente relativa all'utilità dell'uomo... Poi la vita è riservata ai mobili e infine ai corpi che sembrano dotati di moto proprio, come gli astri e i venti. Alla vita è ricollegata, d'altra parte, la coscienza, non una coscienza identica a quella dell'uomo, ma il minimum di consapevolezza e intenzionalità necessarie alle cose per compiere le loro azioni e soprattutto per muoversi e dirigersi verso le mete loro assegnate (finalismo)... L'animismo e il finalismo esprimono una confusione o mancanza di distinzione tra il mondo interiore e soggettivo e l'universo fisico, e non un prevalere della realtà psichica interna " ( Piaget, 1967: 34-35 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         E' stata questa necessità-bisogno di capire la realtà circostante, unitamente a quella di risolvere i problemi così come essi venivano ponendosi, senza sottovalutare la necessità-bisogno di soddisfare la propria curiosità, così caratteristica dell'uomo di tutte le epoche, che hanno creato quell'attività di pensiero, senza la quale non ci può essere sviluppo, che ha consentito l'accumularsi di una massa enorme di conoscenze che, innalzando costantemente il suo livello di struttura mentale, ha dato all'uomo, nell'epoca moderna, quella onnipotenza che si era attribuita confusamente nella fase pre-logica. E questa rivendicazione di onnipotenza cosciente avverrà in Inghilterra, a partire dal XVII secolo, ad opera di Francesco Bacone, anche se gli strumenti per ottenerla saranno messi a punto da altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La confusione di pensiero tra il mondo interiore ed esteriore era la tappa obbligata per raggiungere l'abilità di dare ordine alla propria esperienza e fare una nuova sintesi che superasse la prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella fase logica concreta, l'uomo rimane ancora attaccato al mondo della natura, non più per percepirlo come animato e dotato di intenzionalità, ma per percepirlo come realtà separata dal proprio io, su cui inizia a fare delle riflessioni per  trarne tutte quelle conoscenze che gli consentiranno di avanzare ulteriormente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se nella fase precedente aveva sviluppato il pensiero intuitivo, in questa egli incomincia a sviluppare quello deduttivo. Con questo nuovo strumento (capacità intuitiva-deduttiva) interpreta il mondo del reale ed acquisisce il principio di causalità, che prima gli mancava. Anche la lingua subisce una maggiore specializzazione. Si formano strutture più complesse che lo mettono in grado di esprimere la nuova articolazione di pensiero logico-concreto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                     CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7755035959717006122?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7755035959717006122/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7755035959717006122&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7755035959717006122'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7755035959717006122'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/12/uno-studio-sulla-storia-delluomo-32.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (32)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-8718589406567411548</id><published>2011-12-10T13:22:00.000-08:00</published><updated>2011-12-10T13:25:32.140-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (31)</title><content type='html'>I LIVELLI DI STRUTTURA MENTALE DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Ogni individuo può raggiungere, teoricamente, tutti i livelli di struttura mentale che l'uomo ha maturato nella filogenesi fino a quella particolare epoca storica. Teoricamente, perchè abbiamo visto che non tutti gli individui riescono a raggiungere gli stessi livelli.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Alcuni si fermano ai livelli più bassi, altri - pur raggiungendo livelli più elevati - non vi riescono a permanere. Solo una minoranza li raggiunge stabilmente. E questo dipende da tanti fattori. Dall'ambiente socio-economico-culturale, dal sistema politico, dal sistema educativo, e, non ultime, dalle potenzialità neurologiche ( Imhelder-Piaget, 1958: 150 ).&lt;br /&gt;         Il livello di struttura mentale  dipende dalle abilità acquisite. Ogni livello rappresenta il momento culminante di ciò che si è preparato nei livelli precedenti. Nei primi livelli si acquisiscono quelle abilità-capacità che rendono possibile una nuova, diversa e più completa organizzazione dei dati della conoscenza. E questo è stato il processo attraverso il quale si è realizzato lo sviluppo dei livelli di struttura mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella storia dell'uomo, il pensiero autistico ( Piaget, 1959: 43 ) delle popolazioni primitive era una condizione necessaria per raggiungere la struttura mentale transduttiva delle prime civiltà storiche, come quest'ultimo era indispensabile per raggiungere il livello operatorio concreto delle civiltà classiche e questo, a sua volta, pose le premesse per arrivare al livello operatorio  formale  dei nostri giorni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Ma nessuna popolazione , nessuna civiltà  è stata mai in grado  di aggiu&lt;br /&gt;ngere, a livello di filogenesi, più di un livello all'evoluzione della struttura mentale dell'uomo. Come nessuna popolazione, nessuna civiltà è stata mai in grado di saltare un livello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'esperienza recente ha dimostrato che, quando l'uomo, che è in possesso di una struttura mentale logica formale, come quella dell'uomo contemporane, ha tentato di integrare al suo livello le popolazioni pre-logiche, che ha incontrato sul suo cammino, ne ha fatto dei disadattati e li ha distrutti psicologicamente, facendo loro perdere la propria identità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo sviluppo delle strutture mentali, a livello filogenetico, non può essere abbreviato. Esso è strettamente correlato alla massa di informazioni che l'organo cervello deve elaborare, e al suo grado di specializzazione. Al livello pre-logico, il suo grado di specializzazione è molto basso. La massa di informazioni che deve elaborare è esigua ( Lindberg, 1935 ), nè sarebbe in grado di elaborarne una maggiore. Per farlo avrebbe bisogno di una maggiore specializzazione, e questa si  può raggiungere solo gradatamente attraverso l'elaborazione di nuove e più avanzate conoscenze che derivino dall'esperienza( sua  e/o delle generazioni precedenti )- la sola ed unica fonte di acquisizione di conoscenze ( Newell-Shaw-Simon, 1958 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E' questa progressiva specializzazione che condurrà l'uomo all'ultima tappa ( finora ) del suo sviluppo mentale: quella  di programmatore di conoscenze. Da qui le quattro epoche pedagogiche dell'uomo: quella della verità intuita, quella della verità rivelata, quella della verità scoperta e - ultima tappa al presente - quella della verità costruita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Ma anche all'interno dello stesso livello non sono possibili salti o abbreviazioni. Le capacità intuitive precedono quelle deduttive; queste, a loro volta, precedono quelle induttive e, quest'ultime, precedono quelle sperimentali. Invertire l'ordine dei fattori, in questo caso, il prodotto cambia. Così come cambia saltandone uno. L'uomo ha iniziato la sua storia ( fase sensomotoria ) acquisendo la capacità di organizzare le sue sensazioni percettive e coordinare i suoi movimenti(kohler,1957 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                          CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-8718589406567411548?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/8718589406567411548/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=8718589406567411548&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8718589406567411548'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8718589406567411548'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/12/uno-studio-sulla-storia-delluomo-31.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (31)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5685907068390259529</id><published>2011-11-29T13:32:00.000-08:00</published><updated>2011-11-29T13:36:38.180-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (30)</title><content type='html'>L’EVOLUZIONE DELLA MENTE DELL’UOMO &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La mente dell'uomo ha bisogno di tempo per svilupparsi. Questo tempo non è elastico, ma rigido. Nell'ontogenesi esso non può essere anticipato o posticipato, a meno che non si persegua volutamente questo scopo, falsando un pò quelli che che sono i ritmi di crescita naturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ogni età ha il suo sviluppo mentale. Questo sviluppo non è legato esclusivamente a fattori neurologici, ma vi giocano un grande ruolo la trasmissione sociale e l'ambiente. Se questi due fattori sono idonei, il periodo cronologico di maturazione dei livelli nell'individuo può essere più breve e " niente impedisce che, in un futuro più o meno distante, l'età media [ di maturazione dei livelli ] subisca un'ulteriore riduzione " ( Inhelder, 1958: 337 ). Questo è ancora più vero se si tiene conto che le attuali capacità dell'organo cervello ( neocorteccia ) sono utilizzate solo per il due-tre per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La transizione tra un livello e l'altro " avviene per mezzo di due processi: l'organizzazione, che integra una struttura psicologica all'altra, e l'adattamento, che modifica le strutture psicologiche in risposta all'ambiente... L'adattamento comprende l'assimilazione e l'accomodamento , due processi complementari che sono presenti in ogni atto cognitivo. L'individuo assimila ogni nuova esperienza a ciò che già conosce, e, nello stesso tempo, accomoda ciò che conosce a ricevere la nuova esperienza.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;         " L'assimilazione e l'adattamento sono le stesse in tutte le età... molti cambiamenti della nostra vita cognitiva avvengono lentamente... ed essi avvengono in alcune persone prima che in altre. Ciononostante, raggiungiamo alcune abilità in un tempo più o meno definito ( sebbene le abbiamo costruite lentissimamente ), e poi rimaniamo fermi in quello stadio finchè non siamo pronti per passare a quello successivo " ( Ambron, 1978: 85 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il processo di sviluppo della struttura mentale che abbiamo descritto non è cumulativo, ma evolutivo. Cioè, esso non si verifica per stadi obbligati attraverso un processo ineluttabile di crescita e trasformazione dal più semplice al più complesso, ma si realizza attraverso una serie di equilibri, come abbiamo già visto, in sè conchiusi e perfetti, che vengono messi in crisi in successione, e , quindi, superati da una nuova massa di dati ( informazioni ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; " Questo significa che ogni livello superiore rappresenta qualcosa di nuovo rispetto a quello che lo precede, e non può essere compreso che nei suoi stessi termini. Il livello più primitivo non può essere derivato mediante sottrazioni di singole qualità da un livello superiore. Ogni livello, per quanto primitivo possa essere, rappresenta una totalità relativamente conchiusa, autosufficiente. Per contro, ogni livello superiore è fondamentalmente un'innovazione e non può essere ottenuto mediante semplice addizione di certe caratteristiche a quelle che contraddistinguono il livello precedente " ( Warner, 1970: 20-21 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nell'individuo le crisi vengono provocate, e risolte, o da un ambiente particolarmente favorevole o dal sistema educativo, o da entrambi. Ogni crisi è la premessa per raggiungere il livello successivo di struttura mentale , che comprende ed ingloba i livelli precedenti, ma è qualitativamente diverso, come abbiamo visto. I livelli precedenti sono preparatori dei livelli successivi ( Rey, 1930-48, I: VII ). Senza i primi non è possibile avere i secondi. " Ogni livello di struttura mentale, integrando quelli precedenti, riesce a liberare, in parte, l'individuo dal suo passato e ad inaugurare nuove attività " ( Piaget-Inhelder, 1969: 150 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                     CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5685907068390259529?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5685907068390259529/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5685907068390259529&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5685907068390259529'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5685907068390259529'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/11/uno-studio-sulla-storia-delluomo-30.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (30)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-958395380167679699</id><published>2011-11-18T14:11:00.000-08:00</published><updated>2011-11-18T14:14:23.578-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (29)</title><content type='html'>LE TRE ETA’ PSICOLIGICHE DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'individuo, nel suo sviluppo, attraversa tre età fondamentali: quella in cui prevale l'intelligenza psicomotoria, quella in cui si afferma la forma di pensiero egocentrica e quella, infine, in cui si forma il pensiero razionale. All'interno di queste troviamo i quattro livelli psicologici o di struttura mentale, di cui abbiamo già parlato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          Nel primo di questi livelli, quello sensomotorio, che va dalla nascita ai diciotto mesi, e che corrisponde alla prima età dell'uomo, si passa dai riflessi semplice alle semplici abitudini per arrivare, man mano, a comportamenti più complessi, quali il coordinamento della percezione e del movimento, l'invenzione del concetto fine-mezzo e il concetto della permanenza oggettiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel secondo, che va dai due ai sei anni e che corrisponde alla seconda età dell'individuo, non si riesce a fare una distinzione tra il proprio io e la realtà esterna, che viene vista come animata di vita propria ( animismo ) e di una propria finalità ( finalismo ) ( Piaget, 1967: 34 ). In questo livello si sviluppano l'immaginazione, il linguaggio e le facoltà percettive. La forma di pensiero è egocentrica, irreversibile, e manca del concetto di conservazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il terzo, che va dai sette agli undici anni, supera le limitazioni della stadio precedente. Il pensiero diventa reversibile e ordinato; si sviluppano le capacità logiche concrete e si acquisisce il principio di causalità. Del quarto, che va dai dodici ai sedici anni* , non abbiamo bisogno di aggiungere altro a quanto già detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Questi livelli di struttura mentale, o età psicologica, non sono fissi nel tempo. Essi sono quelli che l'individuo ha maturato nell'epoca moderna. Nelle epoche passate, e fino al XVI secolo, essi erano presenti solo fino al terzo livello, e quindi l'età cronologica corrispondente nell'individuo nei vari livelli era molto più alta di quella citata più sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Non si dimentichi che quello che per Pitagora e Archimede o per Galileo e Newton era punta avanzata del progresso, col passare dei secoli è divenuto materia d'insegnamento nelle scuole medie, perfino per alunni non particolarmente dotati" ( Laeng, 1982: 385 ). Solo pochi individui di alcune civiltà, come vedremo, riuscirono a raggiungere il quarto livello, ma non completamente.&lt;br /&gt;                                                       CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-958395380167679699?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/958395380167679699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=958395380167679699&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/958395380167679699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/958395380167679699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/11/uno-studio-sulla-storia-delluomo-29.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (29)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5098011697647117405</id><published>2011-11-12T14:33:00.000-08:00</published><updated>2011-11-12T14:39:02.958-08:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (28)</title><content type='html'>I QUATTRO LIVELLI EVOLUTIVI DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'individuo, da quando viene al mondo e fino al raggiungimento della maturità, attraversa quattro livelli evolutivi o psicologici. In ogni livello matura una struttura mentale legata ad una precisa forma di pensiero. Questo può essere figurativo o operativo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero figurativo è percettivo, imitativo e fantastico; esso comprende la realtà nella sua staticità: l'essere delle cose. Il pensiero operativo non si ferma all'essere della cose, ma opera delle trasformazioni. La conoscenza delle cose è, per il pensiero operativo, l'inizio delle operazioni che su queste può operare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il pensiero operativo, a sua volta, può essere concreto o astratto. E' concreto quando esso rimane legato all'esperienza. E' astratto quando esso trascende il dato dell'esperienza materiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'astrazione si realizza in due modi differenti. Nel primo modo si astrae dalla realtà quale essa è o si presenta ed è quindi collegata direttamente con l'esperienza. A questo tipo di astrazione sono collegate le conoscenze empiriche ( es., il bambino che ha due pesi in mano astrae che hanno pesi differenti, ecc. ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel secondo caso non si astrae direttamente dalla realtà, ma dalle operazioni compiute su di essa ( es., se prendo dieci sassolini e li metto in un certo ordine ottengo dieci, ma comunque cambio l'ordine ottengo sempre dieci; quindi compiendo queste varie operazioni sulla realtà - i sassolini - ho ottenuto una conoscenza che non è necessariamente legata ad essa, ma sulle  operazioni su di essa; in questo caso ho scoperto la proprietà commutativa; questa è un'operazione intellettuale che solo il soggetto poteva operare, anche se essa è insita nella realtà ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Piaget chiama astrazione semplice il primo tipo di astrazione e astrazione riflettente il secondo. A questa ultima definizione, tuttavia, attribuisce un doppio significato   ( Piaget, 1970: 17 ). Nel primo, che va attribuito ad un livello evolutivo ben preciso, ossia " al passaggio da un livello inferiore, dove la riflessione cosciente è assente o minima, a un livello superiore " ( Inhelder, 1982: 414 ), l'astrazione avviene operando sui dati reali della propria esperienza ( vedi il caso dei sassolini ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; " Questo processo è chiamato riflettente "   (Inhelder, 1982: 414 ). Nel secondo, si è in grado di " coordinare ed organizzare le azioni con quelle che il soggetto già possiede a questo livello " ( Inhelder, 1982: 414 ). Con quest'ultimo livello, si raggiunge il pensiero formale, che è anche il più avanzato che l'uomo abbia mai raggiunto*: la realtà viene completamente trascesa per avanzare ipotesi, costruire modelli, stabilire teorie, ecc., anche in contrasto con i dati della propria esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " E' chiaro che i processi mentali che entrano in azione nelle operazioni formali sono alquanto complessi e astratti... Essi sono, in  effetti,   alla  base  del  pensiero   scientifico ( Flavell, 1963 ) . Solo un quarto degli adolescenti e un terzo degli adulti sono in grado di raggiungere il livello delle operazioni formali ( Kuhn, Hanger, Kohlberg e Hoan, 1977 ) .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Piaget ( 1972 ) ammette che ci siano degli individui che sono incapaci di raggiungere il livello delle operazioni formali, ma preferisce credere che, ciò nonostante, la gente raggiunge quel livello in modi che sono appropriati alle loro attitudini e al campo di specializzazione professionale... Neimark ( 1975 ) conclude che quel  ' livello non è universalmente raggiunto da tutti gli individui e, nello stesso tempo, si può non averlo raggiunto in via definitiva  '.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In altre parole, può accadere che un adolescente, che ha raggiunto il livello delle operazioni formali quando, diciamo, frequenta un corso di lezioni di fisica e chimica ad alto livello, può, dopo pochi anni, dimenticare il processo logico di approccio che egli usava quando frequentava il suo corso di scienze e perciò si trova in difficoltà a ritrovarlo quando deve risolvere un problema quotidiano che richiede una attenta e meditata analisi logica "( Watron-Lindgen,1979: 128 )&lt;br /&gt;              &lt;br /&gt;                                                     CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5098011697647117405?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5098011697647117405/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5098011697647117405&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5098011697647117405'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5098011697647117405'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/11/uno-studio-sulla-storia-delluomo-28.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (28)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2248836514947606242</id><published>2011-11-04T14:38:00.000-07:00</published><updated>2011-11-04T14:41:59.119-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (27)</title><content type='html'>L’EVOLUZIONE BIOLOGICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'evoluzione biologica è il prodotto del caso e della necessità ( Jacob, 1971 ) ed appartiene al regno della biogenetica; l'evoluzione mentale è, invece il prodotto, via via sempre più cosciente, dell'uomo ed appartiene alla psicologia genetica e alla epistemologia genetica. E questo " processo di sviluppo mentale... sembra svolgersi, con un notevole parallelismo, sul piano della storia della cultura e su quello della storia dell'individuo "    ( Petter, 1971: XXIX ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia ci dice che l'uomo è passato attraverso un'evoluzione di pensiero che lo ha portato da un grado di conoscenza del tutto inesistente ad uno di grande rilievo. La storia ci dice ancora che questa evoluzione è avvenuta in milioni di anni: dall'uomo che incominciò a levigare la prima pietra      ( Eccles, 1972: 219 ) all'uomo che muove alla conquista dello spazio nell'era dell'intelligenza artificiale. Questa evoluzione all'inizio fu lentissima, quasi impercettibile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per milioni di anni, per avendo un cervello biologicamente identico a quello di oggi, l'uomo continuò a servirsi quasi esclusivamente del paleocervello e di quello sovrapposto dei primi mammiferi. La sua vita era fatta di istinti, di paure e di sentimenti allo stato primordiale. La neocorteccia, che doveva rivelarsi poi come la sede di tutto l'universo delle cose umane, era lì pronta per essere utilizzata, ma non lo era.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Solo lentamente l'uomo ha imparato ad acquisire le sue conoscenze, ad organizzarle, a razionalizzarle e crescere, per ciò stesso, nella sua struttura mentale. Questa crescita, per quel che ne sappiamo, si è accelerato negli ultimi seimila anni, da quando è comparso quello che chiamiamo l'uomo civile, l'uomo della storia, il fondatore delle prime grandi civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " Se è vero che l'individuo ancora ricapitola in miniatura la storia della razza " ( Cornford, 1932: 8 ), attraverso quale processo è avvenuta questa crescita               ( filogenesi)? Il meccanismo fondamentale è stato il seguente: una massa di informazioni, conoscenze e rappresentazioni, organizzate attorno ad una struttura mentale, crea una situazione di equilibrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma ogni equilibrio è instabile. Una nuova massa di informazioni, conoscenze e rappresentazioni, che non è assimilabile dalla struttura mentale esistente, lo mette in crisi e provoca la formazione di un nuovo equilibrio e quindi di una nuova struttura mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Questo processo può teoricamente continuare all'infinito. Ma nell'uomo, come si è storicamente determinato, ne ha prodotto finora quattro ( sensomotoria, pre operativa, operativa concreta,  operativa formale ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma lasciamo la parola alla epistemologia genetica, che si è assunta il compito dichiarato di studiare " la formazione e il significato della conoscenza [ e di vedere ] per quali vie e quali mezzi la mente umana passa da un livello di conoscenze inferiore ad uno più avanzato... [ e ] di spiegare come avviene la trasmissione tra un livello di conoscenza inferiore a uno che è generalmente giudicato essere più avanzato... Questi passaggi sono di natura storica e psicologica e, qualche volta, persino di natura biologica " ( Piaget, 1970: 12-13 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        Questo studio, tuttavia,  diventa  possibile solo se si parte " dall'ipotesi fondamentale... che c'è un parallelismo tra l'organizzazione logica e razionale [ dei dati ] della conoscenza e i corrispondenti processi psicologici formativi [ dell'uomo ]... &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Naturalmente il campo di studio più fruttuoso e più ovvio sarebbe la ricostruzione della storia umana - la storia del pensiero umano nell'uomo preistorico. Sfortunatamente, non siamo sufficientemente informati sulla psicologia dell'uomo di Neandertal o sulla psicologia dell'Homo siniensis di Teilhard de Chardin. Poichè questo campo della biogenetica ci è precluso, faremo come fanno i biologi e ci rivolgeremo all'ontogenesi. Niente potrebbe essere più accessibile dell'ontogenesi per lo studio di queste nozioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ci sono bambini attorno a noi. Ed è con i bambini che avremo la migliore possibilità di studiare lo sviluppo del pensiero logico, del pensiero matematico, del pensiero legato al mondo fisico e così via " ( Piaget, 1970: 13-14 ),&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                           CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2248836514947606242?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2248836514947606242/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2248836514947606242&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2248836514947606242'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2248836514947606242'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/11/uno-studio-sulla-storia-delluomo-27.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (27)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1807298580995021517</id><published>2011-10-27T14:05:00.000-07:00</published><updated>2011-10-27T14:08:03.086-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (26)</title><content type='html'>L’UOMO PRIMITIVO E L’UOMO MODERNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'uomo primitivo e l'uomo moderno hanno avuto anatomicamente e biologicamente le stesse potenzialità. Solo che l'uomo primitivo non poteva sfruttarle perchè non aveva i dati    ( esperienze-conoscenze acquisite ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'uomo, perciò, ha dovuto seguire questo cammino: aveva la macchina (il computer-cervello ), ma non aveva i dati. Allora, prima ha acquisito i dati ( lungo periodo storico di accumulazione e di codificazione ); poi ha imparato ad organizzarli e trasformarli; infine, ha imparato ad utilizzarli ( attraverso la trasmissione organizzata ), e solo allora ha incominciato a produrre a getto continuo ( epoca moderna, metodo scientifico ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " La trasmissione organizzata è incominciata con l'istituzionalizzazione del progresso scientifico. Il suo risultato si trova accumulato nelle nostre biblioteche scientifiche, tecniche e culturali. L'accumulazione delle conoscenze, specialmente della conoscenza scientifica nelle nostre biblioteche e nelle future banche della conoscenza computerizzate, è praticamente senza limiti. Ma questo processo di accumulazione, a tre stadi ( scientifico, tecnico e culturale ) è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la possibile continuazione dell'evoluzione biologica attraverso quella tecnologica-scientifica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Però è certamente una condizione sine qua non per l'ulteriore sviluppo dell'intelligenza " ( Leinfellner, 1983: 166).  Tuttavia, " i neurologisti hanno stimato che anche nella fase attuale... [ l'uomo ] usa solo il due o tre per cento delle potenzialità dei suoi [ circuiti ] interni " ( Koesler, 1959: 514). E questo è molto importante ai fini del suo sviluppo futuro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Ma come è avvenuto questo processo ? Noi sappiamo che, biologicamente, l'uomo è rimasto immutato da almeno diecimila anni. Sappiamo anche qual è stata la sua evoluzione. Dalla primordiale forma di pesce che vive nelle acque tiepide e salmastre di un mare  primordiale, alla forma di un anfibio, per passare poi a quella di rettile, per raggiungere, infine, quella di mammifero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia di questa evoluzione ( filogenesi ) è inscritta dentro ognuno di noi esattamente così come si è svolta. Essa si ripete ogni qual volta un ovulo viene fecondato. Nella vita del feto si riproducono, secondo la " legge di ricapitolazione "      ( Hackel, 1879, I: 6 ), le tappe dell'evoluzione ( ontogenesi ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; C'è uno stadio nello sviluppo del feto in cui si somiglia ad un pesce ( che vive nello stesso ambiente tiepido e salmastro del mare primordiale ), poi ad un anfibio e, infine, a un mammifero. Così, nell'ontogenesi, si ripercorre in nove mesi il cammino che nella filogenesi ha richiesta milioni di anni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ricerche più recenti hanno dimostrato che l'ontogenesi dell'uomo si può scrivere anche per altre strade: quella del DNA o acido desossiribonucleico. Vincent Sarich e Allen Wilson, due genetisti dell'università californiana di Berkley, hanno dimostrato, attraverso l'esame del DNA, che l'uomo differisce dalle scimmie antropoidi, dal punto di vista genetico, soltanto dell'un per cento. Questo significa non solo che il ramo evolutivo dell'uomo si è staccato di recente ( non oltre i cinque milioni di anni, essi sostengono ) da quello delle cugine scimmie,  ma anche che l'uomo, con quell'un per cento, ha saputo costruire la sua evoluzione mentale e culturale*.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                           CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1807298580995021517?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1807298580995021517/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1807298580995021517&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1807298580995021517'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1807298580995021517'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-26.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (26)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6753649078251460449</id><published>2011-10-19T14:12:00.000-07:00</published><updated>2011-10-19T14:15:15.306-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (25)</title><content type='html'>IL CERVELLO DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il cervello dell'uomo è come il computer prima di incominciare a funzionare ha bisogno di dati ( Neisser, 1967 ) e l'uomo, che usciva dalla ferinità, non li aveva. Egli non aveva nemmeno la specializzazione della massa nervosa, che dovette acquisire per gradi e lentamente ( Gerard, 1959 ). In breve, era come il neonato che " non immagina niente perchè non ha memorizzato niente " ( Laborit, 1977: 42 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per dargli questi dati ci è voluto del tempo. Tempo materiale per accumularli attraverso l'esperienza tempo per organizzarli e codificarli ( Leinfellner, 1983: 162 ). Questa maggiore quantità di conoscenze organizzate disponibili provoca un processo di maggiore specializzazione del cervello.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; A sua volta, questa maggiore specializzazione consente l'elaborazione di una maggiore quantità di dati ( conoscenze ), la quale, a sua volta, provoca un ulteriore avanzamento nella specializzazione ( Morin, 1974 ) e così si andrà avanti finché il cervello non avrà utilizzato appieno tutte le sue potenzialità. Infatti, " il cervello umano... mentre produce software, e cioè mentre esplica tutte le sue funzioni, non rimane immutato. Cambia anche nella sua struttura. Il suo  hardware, che è costituito da trenta miliardi di cellule nervose, i neuroni, cambia a causa degli innumerevoli messaggi che determinate sostanze chimiche, i neurotrasmettitori, fanno rimbalzare da una cellula all'altra. Quella  rete mirabilis, come è stata chiamata, che lega tutte le cellule in conseguenza degli stimoli esterni, si modifica e si evolve " ( Costa, 1986 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         In altri termini, il cervello dell'uomo ha funzionato, attraverso le epoche storiche, come hanno funzionato i computers moderni, la cui capacità di dare risposte ( risolvere problemi ) è strettamente legata alla loro programmazione; l'input determina l'output. Più dati si forniscono alla macchina, più questa sarà in grado di dare risposte elaborate e complesse, proprio come il cervello dell'uomo, il quale, non lo si dimentichi, ha la fondamentale abilità di ordinare, catalogare, classificare, assimilare, confrontare, selezionare, associare; in breve, ha la capacità-abilità di elaborare i dati acquisiti per estrarre da essi le informazioni di cui sono depositari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In effetti,  "l'intelligenza dell'uomo non può consistere solo nell'aumentare le proprie conoscenze, ma nel rielaborare, ricatalogare e quindi generalizzare l'informazione in modi nuovi e sorprendenti "       ( Rosenfeld, 1988: 168 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La prima generazione dei computers moderni, o intelligenza artificiale, come a qualcuno piace chiamarli, era capace di elaborare un numero ristretto di dati. " Infatti, era capace di contenere solo venti numeri " (Campbell-Kelly,1978:57 ). Anche l'uomo, all'origine, aveva pochi dati a disposizione, ma anche se ne avesse avuto di più non sarebbe stato in grado di elaborarli perchè l'elaborazione richiede la specializzazione   della massa-organo e questa stava avvenendo lentamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La seconda generazione dei computers ha ampliato le sue possibilità con l'invenzione della " core memory " ( Campbell-Kelly, 1970: 70 ), che permise  di aumentare enormemente e la capacità dell'input ( storage capacity ) e del numero di operazioni che poteva svolgere nell'unità di tempo ( più di diecimila al secondo ).  Anche l'uomo, quando ha avuto più dati a disposizione, ha dovuto avere più tempo per l'input, che è avvenuto attraverso la trasmissione organizzata del sistema educativo. Con la terza generazione*, la capacità di elaborazione dei computers è diventata praticamente infinita perchè la sua " storage capacity ( capacità di accumulazione ) supera il milione di caratteri e può svolgere le operazioni a velocità fenomenale " ( Stern-Stern, 1979: 89 ). E così per l'uomo, quando ha inventato il metodo scientifico e sperimentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                          CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6753649078251460449?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6753649078251460449/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6753649078251460449&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6753649078251460449'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6753649078251460449'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-25.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (25)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2664675562856106665</id><published>2011-10-14T14:18:00.000-07:00</published><updated>2011-10-14T14:19:58.927-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (24)</title><content type='html'>LUOMO PRODOTTO DELL’EVOLUZIONE DELLE FORME VIVENTI&lt;br /&gt;        &lt;br /&gt;L'uomo è il prodotto dell'evoluzione delle forme viventi sul nostro pianeta. Egli viene da lontano, anzi da lontanissimo, e, nella sua forma attuale, è relativamente recente ( qualche milione di anni, dice la paleontologia ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per quello che ne sappiamo, sembra che egli sia l'unico animale ad usare razionalmente la massa contenuta nel suo cranio: il cervello  (Eccles, 1970 ). Questa massa o cervello, ci dice la biologia, è anch'essa frutto dell'evoluzione, per cui esso è composto da tre strati distinti: il paleocervello o cervello ferino ( dall'essere primitivo, il rettile ), da cui discendono gli impulsi dell'aggressività e degli istinti ( istintualità ), ed è dotato di memoria corta  ( Laborit, 1977 ); il cervello dei primi mammiferi ( sovrapposto al primo ), che è dotato di memoria lunga , da cui discendono gli impulsi dell'affettività, del sentimento e della paura, e il neocervello o neocorteccia, dotata di capacità associativa, propria dell'essere umano, che trascende qualsiasi altra esperienza dei viventi ( Fromm, 1964 ) e ne fa un essere razionale ed intelligente, ma anche un essere debole.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La biologia ci dice ancora che il cervello (neocorteccia) ha cessato di crescere ed è rimasto immutato dalla metà del pleistocene ( Brace-Montagu, 1965: 328 ). Questo spiega perchè biologicamente non c'è alcuna differenza tra le varie razze esistenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'evoluzione, come ha detto qualcuno, " aveva dotato l'uomo di un organo che egli non sapeva utilizzare correttamente " ( Koesler, 1959: 513 ). La natura aveva fatto fronte a tutte le necessità immediate degli altri animali. Aveva dotato le giraffe di colli lunghi per meglio raggiungere le foglie degli alberi; aveva fornito altri animali di zoccoli duri, altri ancora di denti aguzzi; aveva ridotto il cervello di altri, allargando, però, la loro corteccia visuale ( uccelli ). Solo con l'uomo era andata al di là delle sue immediate necessità e l'aveva dotato di un        " organo di lusso e complesso..., la cui corretta e completa utilizzazione richiedeva millenni, ammesso che la specie umana imparerà mai ad utilizzarlo tutto " ( Koesler, 1959: 514 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         A stretto rigor di termini, al suo apparire, l'uomo non aveva bisogno di un organo così complesso per risolvere i suoi problemi quotidiani , ma quest'organo gli si dimostrerà utilissimo quando diventerà cacciatore. Quello che è certo è che egli non sapeva e non poteva utilizzare quet'organo in tutte le sue possibilità e potenzialità. " In breve, sembra sempre più apparente che la mente e la ragione non facevano parte dell'equipaggiamento originario dell'uomo, come le sue braccia e le sue gambe, il suo cervello e la sua lingua, ma che le abbia acquisite lentamente e le abbia costruite co sforzi enormi "      ( Britannica, 1962, V: 735 )&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                               CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2664675562856106665?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2664675562856106665/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2664675562856106665&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2664675562856106665'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2664675562856106665'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-24.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (24)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3059955341475690273</id><published>2011-10-11T14:22:00.000-07:00</published><updated>2011-10-11T14:25:37.932-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (23)</title><content type='html'>L’ANTROPOLOGIA CULTURALE (5)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L'antropologia, infine, ha fallito il traguardo ambizioso che si era prefisso: quello di fornire il modello della futura scienza della storia. I modelli forniti da Bagby non sono storici. Le critiche mosse a Spengler e Toynbee sono ingiuste.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Spengler , da storico o metastorico, se si preferisce, aveva visto le civiltà come unità e quindi aveva stabilito il suo ciclo, per quanto vero l'abbiamo già visto, di nascita, crescita, maturità e decadenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Kroeber e Bagby, invece, da antropologi, vedono le civiltà come aggregati di culture e quindi devono, come fa Kroeber, parlare di ritmo pulsazionale, perchè, all'interno della civiltà Occidentale, la leadership è passata da una nazione all'altra, intervallata da un periodo di stasi ( ecco la pulsazione ). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E " le fantasie religioso di Toynbee " ( Bagby: 6 ) costituiscono per Bagby un alibi per muovere una serie di attacchi senza provare o dimostrare nulla. In fondo, se avesse esaminato  bene, la sua comparazione della civiltà classica ed occidentale somiglia molto alla descrizione di Toynbee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Tutte queste storie mancano di una spiegazione, che sia universalmente applicabile a tutte le civiltà, perchè hanno trascurato il  vero ed unico creatore di queste civiltà: l'uomo , per andare alla ricerca di qualcosa che lo trascendesse e lo includesse nella spiegazione. Nel mondo della spiegazione storica non c'è posto per entità che sono al di fuori dalla realtà concreta ed empirica. E questa realtà è l'uomo e la natura fisica. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa eterna interazione, che ha visto, nel tempo, l'uomo identificarsi con la natura per poi percepirla come qualcosa di diverso da sè, finché raggiunse l'equilibrio di sentirsi parte della natura, ma dotato di uno strumento che era ed è capace di piegarla al proprio servizio: la sua intelligenza. " Ciò che io credo fermamente è che ciò che caratterizza l'uomo è l'estrema abbondanza della sua immaginazione che è così scarsa nelle altre specie; perciò credo che l'uomo sia una animale fantastico e che la storia universale sia lo sforzo continuo, gigantesco ed insistente di mettere, a poco a poco, un qualche ordine in questa meccanica fantasia. La storia dell'intelligenza è la storia delle tappe, attraverso le quali è avvenuta la razionalizzazione   della nostra disordinata immaginazione. Non c'è altra strada se non quella di capire come si sia prodotta, nel tempo, questo perfezionamento della mente dell'uomo " ( Gasset, 1973: 272-277 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                        CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3059955341475690273?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3059955341475690273/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3059955341475690273&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3059955341475690273'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3059955341475690273'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-23.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (23)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1549206704362912711</id><published>2011-10-07T12:51:00.000-07:00</published><updated>2011-10-07T12:55:36.925-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (22)</title><content type='html'>L’ANTROPOLOGIA CULTURALE (4)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Toynbee ha voluto far assurgere le sue generalizzazioni alla dignità di leggi storiche, ma esse non possono avere valore universale perchè troppe civiltà ( mancate, bloccate, pietrificate, ecc. ) non vi rientrano. Egli ha cercato di superare questo ostacolo introducendo delle varianti. Così sono venute alla ribalta le società mancate ( quelle che non hanno saputo rispondere alla sfida perchè era troppo difficile per le loro possibilità ), le bloccate ( quelle che hanno speso tutte le energie che avevano per rispondere alla prima sfida e poi " sono rimaste addormentate sul ciglio del precipizio " ), ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Le leggi della storia non esistono. Esistono interpretazioni e spiegazioni che possono essere valide per dare una risposta ai quesiti particolari di un'epoca particolare. Se esistessero le leggi della storia non ci sarebbe bisogno di riscriverla continuamente. Quelle che, erroneamente, si vogliono chiamare leggi, come fa Toynbee, sono delle intuizioni geniali che forniscono una chiave, una delle tante, per interpretare la storia. Una di questa è la generalizzazione della " sfida e risposta " della stesso Toynbee.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma già quando si passa alla sua seconda generalizzazione, quella del " ritiro e ritorno ", le cose vanno meno bene. Ritiro e ritorno significano poco se si vuole indicare che nel frattempo non si sono avuti contatti con altri popoli. Il ritiro dell'Inghilterra per esempio, Toynbee lo fa coincidere con il periodo della sua massima espansione, e come nazione e come potenza mondiale. Il suo ritorno cade proprio quando in realtà incomincia il suo declino. Le stesse osservazioni valgono per il Rinascimento. Durante questo periodo, che Toynbee chiama ritiro, gli uomini che posero le basi per la grandezza delle successive conquiste, ebbero contatti con tutti i popoli del presente e del passato e ne saccheggiarono la cultura per assimilarla, imitarla creativamente, e porla come fondamenta alla loro creazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'errore fondamentale di Toynbee è stato quello di credere ( o di far credere, come alcuni sostengono ) che egli stava fornendo una spiegazione scientifica della storia e che, perciò, le sue leggi erano leggi oggettive, ossia erano state ricavate dalla studio della storia ( da qui il titolo della sua opera: Uno studio della storia ), mentre, in realtà, egli stava interpretando la storia secondo un  modello a priori ( Munz, 1977: 275 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        Toynbee ha costruito il suo modello su quello Ellenico-Occidentale, le cui civiltà secondo lui si somigliano, e poi ha adattato le altre società meno conosciute a questo modello. La decadenza non può essere spiegata, come fa Toynbee, con il crollo dell'eredità sociale, se per questa intendiamo la massa di conoscenze acquisite dalle generazioni precedenti, che viene assorbita attraverso il meccanismo della trasmissione e cioè " mediante l'esempio, l'insegnamento, mediante l'istruzione, la pubblicità e la propaganda " ( Childe, 1964: 185 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La decadenza è determinata dal declino, prima, e la scomparsa, poi, della tensione ideale che aveva fatto sorgere  le energie  dei grandi costruttori della civiltà. Avere degli obiettivi da raggiungere, degli ideali da realizzare; avere coscienza di essere destinati a grandi cose ( grandezza della patria, la difesa della civiltà contro la barbaria, la conquista alla civiltà di popoli barbari, la costruzione di una civiltà migliore, ecc ), creano nell'individuo e nella massa una grande, immensa tensione ideale e morale e fanno spigionare le immense energie fisiche, intellettuali e morali, di cui è capace lo spirito umano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un individuo o una massa così motivati possono raggiungere qualsiasi obiettivo e si crea in loro un'aureola di grandezza. Ma questa grandezza la si trova soltanto nella prima motivazione ( è quello che affermava Toynbee quando diceva che nessun individuo, nessun gruppo è capace di dare una risposta ad una seconda sfida ), cioè, solo quando l'individuo o la massa nasce per la prima volta ad una grande impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La decadenza arriva quando questa tensione ideale o morale declina e muore per una serie di motivi ( avere coscienza di aver raggiunto gli obiettivi prefissati, il mancato rinnovo degli ideali, ecc. ). L'individuo o la massa demotivata difficilmente rinascono a grandi imprese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella storia mai abbiamo trovato una civiltà che abbia raggiunto lo stesso splendore una seconda volta, a meno che non si riesca a trovare una nuova e diversa motivazione che faccia risorgere le energie che giacciono in letargo. Anche l'antico splendore può essere una motivazione valida: un popolo può rinascere, ma in forma diversa e con diversi obiettivi ( vedi il Rinascimento e l'Islam ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                              CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1549206704362912711?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1549206704362912711/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1549206704362912711&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1549206704362912711'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1549206704362912711'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-22.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (22)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-8781237266930339008</id><published>2011-10-04T14:02:00.000-07:00</published><updated>2011-10-04T14:04:53.034-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (21)</title><content type='html'>L’ANTROPOLOGIA CULTURALE (3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Spengler condannò l'uomo a ripetersi in un'incessante fase di nascita, crescita, maturità e decadenza. Con la sua visione pessimistica della storia, vide le civiltà come un mondo chiuso, che nulla apprende dall'esterno e nulla trasmette. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le culture nascono dal nulla e nel nulla ritornano non appena il loro ciclo si è concluso, senza uno scopo, nè un significato. La loro è una decadenza biologica, un annientamento di tutte le loro energie, è la fine di ogni cosa. Le culture si succedono senza comunicare tra di loro. Le successive non apprendono nulla dalle precedenti. Il ciclo non è, come quello di Vico, a spirale, in cui il ricorso avviene ad un livello più avanzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Per Spengler, una nuova cultura non potrebbe accettare nulla dall'esterno, in quanto non sarebbe in grado di integrarlo. Essa può integrare solo ciò che ha prodotto di suo. In sostanza,quella di Spengler è una lettura della storia parziale, incompleta e fuorviante. Mentre è vero che tutta la storia umana si è svolta secondo delle fasi di nascita, crescita, maturità e decadenza, non è vero che le culture siano state incomunicabili tra di loro ( Borkman, 1981: 34-39 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I fatti storici ci dimostrano, e noi cercheremo di darne una spiegazione scientifica nel corso di svolgimento di questo lavoro, che ogni cultura ha prodotto, creato, sviluppato idee e conoscenze tecniche e scientifiche che sono poi state utilizzate dalla civiltà successiva per raggiungere un livello di struttura mentale più avanzato, il quale sarebbe stato impossibile senza di quelle. Ma Spengler non credeva nel progresso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La storia del mondo non è la somma di queste culture, ma è la loro sintesi. Nell'uomo dei nostri giorni, noi troviamo l'uomo delle civiltà Mesopotamiche, dell'Egitto, del mondo classico (greco-romano ) e del Rinascimento. Tutte queste civiltà coesistono in lui che utilizza forme di pensiero e conoscenze tecniche e scientifiche che ognuna di queste civiltà ha maturato dopo anni, decenni e secoli di travagli e di passione. L'uomo, a qualsiasi civiltà egli sia appartenuto, non è stato mai un nuovo cominciamento, ma è stato la crescita, la sintesi di quello che lo ha preceduto ( Kline, 1954: X-XI ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                     CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-8781237266930339008?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/8781237266930339008/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=8781237266930339008&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8781237266930339008'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8781237266930339008'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-21.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (21)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3378819439882776458</id><published>2011-10-01T14:50:00.000-07:00</published><updated>2011-10-01T14:52:43.835-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (20)</title><content type='html'>L’ANTROPOLOGIA CULTURALE (2)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Le civiltà non sono mai statiche ( Kroeber, 1963: 17 ). Esse seguono un movimento che va in una duplice direzione: verso l'alto, prima del raggiungimento del vertice ( climax ), e verso il basso, dopo il suo raggiungimento, quando " l'organizzazione tende a diventare sempre più ripetitiva e rigida " ( Singer, 1963: VI ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Tutte queste spiegazioni della storia restano  insoddisfacenti perchè non sono riuscite a delineare un modello o una legge che avesse una validità universale. Tranne che per i sociologi e per gli antropologi, che non sono interessati allo svolgimento del processo storico delle singole civiltà, ma sono interessati alla civiltà in se stessa, tutti i filosofi, che si sono occupati della storia, e tutti gli storici si son dovuti arrampicare sugli specchi per far rientrare nel loro modello un singolo popolo o una singola civiltà che, per la peculiarità della sua esperienza storica, ne rimaneva fuori. O sono ricorsi ad esclusioni di intere civiltà, o interi continenti, per non far crollare il loro edificio&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Hegel collocò intere aree geografiche, con le loro pur avanzatissime civiltà, al di fuori della storia ( i cosiddetti popoli senza storia ) e non li prese quindi in considerazione. Il suo spirito del mondo aveva vissuto per millenni senza prendere coscienza di sè nell'oriente e nell'estremo oriente. Ed egli non poteva occuparsi di ciò che non era ancora noto. Così lasciò fuori dalla sua spiegazione della storia universale non solo la Cina e l'India, ma anche le avanzatissime civiltà della Mesopotamia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La storia statica mal si conciliava col suo nodello di storia in movimento e allora pensò bene di non occuparsene. La storia cosciente per lui iniziò con i persiani, che furono i primi a creare un impero territorialmente non limitato, ma estendentesi su tutte le terre e su tutti i popoli allora conosciuti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Modello che egli costruì, per dimostrare la sua tesi ( l'autorealizzazione dello spirito del mondo ) non è scientifico, ma metafisico. Egli voleva dimostrare la superiorità del mondo cristiano-germanico, assunta come postulato, e diede allo svolgimento della storia universale un'interpretazione che dimostrasse l'assunto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Egli voleva dimostrare che la migliore forma di stato era quella prussiana, allora concluse che lo spirito del mondo realizza a pieno se stesso, nella libertà, solo sotto la monarchia. Ma questa monarchia non era costituzionale, dove il cittadino è veramente libero, ma era assoluta e allora dovette concludere, per far quadrare il tutto nel modello dello spirito-libertà, che la vera libertà del cittadino è quella di obbedire alle leggi. Forse, se avesse parlato della monarchia inglese della sua epoca, la prima monarchia costituzionale dell'epoca moderna, le cose gli sarebbero andate meglio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                        CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3378819439882776458?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3378819439882776458/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3378819439882776458&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3378819439882776458'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3378819439882776458'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/10/uno-studio-sulla-storia-delluomo-20.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (20)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-102986048386892336</id><published>2011-09-15T01:24:00.000-07:00</published><updated>2011-09-15T01:26:31.549-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (19)</title><content type='html'>L’ANTROPOLOGIA CULTURALE (1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'antropologia culturale è l'ultima arrivata nel campo della spiegazione storica a livello di civiltà o storia universale. E la sua baldanza è pari alla sua presunzione. Essa sostiene che nello studio delle società semplici, suo tradizionale campo di studio, " ha sviluppato una serie di concetti e di metodi che, con opportune modifiche e rifiniture, possono essere usati per studiare quelle società più complesse, il cui sviluppo costituisce la materia di ciò che chiamiamo storia " ( Bagby, 1958: 7 ). Ma questo non basta. L'antropologia, poichè si deve occupare di tutte le culture esistenti nel mondo, ha sviluppato alcune generalizzazioni che devono essere valide sia per la più piccola cultura come per la più complessa. In altri termini, devono avere una validità universale. " Per questa ragione, una futura scienza della storia deve, in un primo momento, contare molto sull'antropologia, sia per i concetti che per i metodi... Lo standard attuale degli antropologi ( e degli altri scienziati sociali ) sembra tanto superiore ai ragionamenti spiccioli degli storici quanto essi sono inferiori alla precisazione matematica degli scienziati della natura. Nonostante i suoi difetti, l'antropologia è già matura abbastanza per servire come guida a coloro i quali vogliono avere una comprensione razionale della storia " ( Bagby: 20 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per gli antropologi, Spengler, Toynbee, ecc., la storia non l'hanno capita. Le civiltà non si sono sviluppate secondo " un ciclo uniforme di nascita e morte, come sostenne Spengler, ma si sono sviluppate attraverso un ritmo pulsazionale, con vertici ) di crescita che tendono a raggrupparsi nel corso di periodi relativamente brevi nella vita di una civiltà " ( Kroeber, 1944: 762 ). Le civiltà non sono ventuno, come sostiene Toynbee: sono nove primarie ed hanno attorno a loro una serie di civilizzazioni secondarie o periferiche, le quali, pur avendo subito l'influenza delle civiltà primarie, hanno conservato le loro istituzioni fondamentali. Nel presente, comunque, tutte le civiltà stanno divenendo secondarie rispetto a quella Occidentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " Nè Spengler, nè Toynbee sono riusciti a vedere che sei delle civiltà primarie costituiscono delle coppie, che sono vicine nello spazio e quasi contemporanee nel tempo. Esse sono l'Egiziana e la Babilonese, la cinese e l'indiana, la peruviana e la Centroamericana. Queste coppie, inoltre, presentano delle similarità non tanto nella cultura quanto nel carattere generale e nel livello di sviluppo. Quest'ordine, che potrebbe essere chiamato il gemellaggio delle civiltà, non è stato notato dai filosofi della storia " ( Bagby: 169 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La civiltà classica e quella Occidentale hanno avuto uno sviluppo parallelo. Entrambe iniziarono la loro storia con l'invasione di popolazioni barbariche ( ionici e achei nella classica, teutonici nell'Occidente ). Queste popolazioni adottarono ( in larga misura ) gli usi ed i costumi delle civiltà esistenti e fondarono delle monarchie più o meno centralizzate ( Impero carolingio e regno Miceneo ). Poi si ricominciarono a sviluppare le città nelle zone confinanti con civiltà più antiche. " L'Italia nel primo caso e la Ionia nell'altro " ( Bagby: 206 ). In Entrambe, la cultura si estende a nuovi campi e le prime forme di espressione sono imitazioni di quelle più antiche ( classiche in Occidente, orientali nella classica ). Si passa da un'età della fede, pensiero irrazionale, ad un'età della ragione, " che raggiunge la sua maturità creativa nel XVII secolo in Francia ( l'età di Luigi XIV ) e nel quinto secolo in Atene ( l'età di Pericle ) " ( Bagby: 207 ).  Queste due età, che sono comuni a tutte le civiltà primarie, sono seguite dal " secolo di espansione ; ed ora entriamo in quello che Toynbee ha chiamato  tempo di crisi e Spengler l'era degli stati contendenti " ( Bagby: 207 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                      CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-102986048386892336?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/102986048386892336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=102986048386892336&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/102986048386892336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/102986048386892336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/09/uno-studio-sulla-storia-delluomo-19.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (19)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6887675324265989976</id><published>2011-09-08T14:40:00.000-07:00</published><updated>2011-09-08T14:42:07.473-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (18)</title><content type='html'>TOYNBEE (2)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Per Toynbee, mentre le società primitive sono statiche, le civiltà sono fortemente dinamiche. " Le società primitive, come le abbiamo conosciute attraverso l'osservazione diretta, possono essere paragonate a delle persone che giacciono addormentate sull'orlo di un precipizio sul fianco di una montagna; le civiltà possono essere paragonate a compagni di viaggio di queste persone addormentate, che, però, si sono svegliate e hanno iniziato a salire la montagna " ( Toynbee, 1934-54, II: 58 ). Questo, però, non esclude che le società primitive siano state dinamiche nella prima parte della loro storia, quando si sollevarono dalla loro condizione sub-umana. Anche le civiltà bloccate sono statiche. Quest'ultime sono quelle civiltà che per arrivare al grado di civiltà hanno dovuto affrontare una sfida al limite delle loro possibilità e, quindi, rimasero senza energie per poter proseguire la corsa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Altre società primitive, invece, non seppero fornire una risposta valida alla sfida, oppure quest'ultima era superiore alle loro forze, perciò esse furono delle  civiltà mancate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Lo sviluppo delle civiltà avviene attraverso l'azione di una minoranza creatrice, che, realizzando le proprie aspirazioni e progetti, si pone come modello per il resto della popolazione, alla quale sono riservate due alternative: ripercorrere la stessa strada della minoranza creatrice o imitarla esteriormente ( mimesis ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        L'azione della minoranza creatrice, a livello individuale, si dispiega secondo un movimento di " ritiro e ritorno ". Ritiro  allo scopo di ricercare la propria illuminazione e ritorno per illuminare i propri simili. La vita di San Paolo, di San Benedetto, di San Gregorio Magno, di Budda, di Maometto, di Machiavelli e Dante ne sono una testimonianza. Anche a livello della società, il movimento avviene allo stesso modo. Le minoranze creatrici " contribuiscono allo sviluppo della società, a cui appartengono, ritirandosi per un certo periodo dalla vita attiva della società: ne sono esempi Atene, nel secondo capitolo dello sviluppo della società ellenica; l'Italia, nel secondo capitolo dello sviluppo della Società Occidentale; e l'Inghilterra nel terzo capitolo " ( Toynbee, II: 150 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La decadenza subentra quando la minoranza creatrice, perdendo la sua creatività, si trasforma in minoranza dominante. Gli esclusi formano un proletariato interno, mentre alle frontiere preme un proletariato esterno ( gli esclusi dalla civiltà: i barbari ). Il segno tangibile della crisi è la costituzione di uno stato universale ( impero ), con il quale si pensa di aver dato una risposta alla sfida. Il proletariato interno dà vita ad una chiesa universale, la quale sarà chiamata, quando la civiltà crollerà, a salvare le conquiste più significative della civiltà stessa per trasmetterle alla nuova civiltà, che nascerà dalla forza congiunta del proletariato interno e da quello esterno.&lt;br /&gt;                                                            CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6887675324265989976?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6887675324265989976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6887675324265989976&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6887675324265989976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6887675324265989976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/09/uno-studio-sulla-storia-delluomo-18.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (18)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-900234274934725046</id><published>2011-08-30T13:48:00.000-07:00</published><updated>2011-08-30T13:50:16.630-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (17)</title><content type='html'>                     TOYNBEE (1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Toynbee apre la sua monumentale " Studio della storia " affermando che la storia diventa intellegibile soltanto se si prendono in considerazione i grandi aggregati umani o grandi sistemi di interrelazioni tra individui ( cioè, la società ). Lo studio della storia di un singolo stato o di una singola nazione, contrariamente a quello che hanno sempre pensato gli storici, non è intellegibile se essi vengono staccati dalla civiltà a cui appartengono.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia inglese, per esempio, non può essere compresa appieno se essa non viene inserita e studiata nell'ambito della cristianità occidentale.  Anche gli stessi elementi, quali il sistema di produzione industriale e il sistema di governo parlamentare rappresentativo, che più sembrano caratteristici ed esclusivi del popolo inglese, non possono essere spiegati al di fuori di questo quadro di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Attualmente i quadri di riferimento, o grandi civiltà. per Toynbee, sono cinque: quella occidentale, già citata, la cristiana ortodossa, la islamica, la indù e quella del lontano oriente. Dietro ognuna di esse stanno le civiltà originarie di cui esse sono affiliazioni.Dietro alla civiltà occidentale, per esempio, troviamo la civiltà ellenica e dietro questa, a sua volta, troviamo la civiltà minoica. In tutto le civiltà sono ventitré, sedici sono affiliazioni di civiltà precedenti e sei sorsero direttamente da società primitive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Le civiltà sorgono quando le società primitive devono rispondere ad una sfida che minaccia la loro esistenza. Questa sfida è di natura geografica-ambientale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La civiltà egiziana e quella sumerica, per esempio, dovettero rispondere alla sfida di una natura ostile che, con periodiche inondazioni dei fiume, rendeva paludoso ed inabitabile l'arido terreno circostante. Quella Maya dovette affrontare la foresta tropicale; quella  Andina il brullo altipiano costiero; la minoica la forza del mare; la Sinica, che sorse sulle rive del Fiume Giallo, dovette affrontare la stessa degli egizi e dei sumeri, anche se non lo sappiamo con certezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Le civiltà affiliate sorsero dal crollo e dalla disintegrazione di queste prime sei civiltà. La sfida, a cui esse dovettero rispondere, non era più di carattere fisico-ambientale, ma era di carattere umano-storico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;           I Greci furono chiamati a risolvere il grave problema della sovrappopolazione. Ed essi fornirono tre risposte diverse. Corinti e Calchide fondarono delle colonie oltremare. le famose colonie della Magna Grecia. Sparta conquistò militarmente il territorio circostante, sottomettendo le popolazioni locali. Atene diede vita ad una classe di artigiani e di mercanti itineranti. Le conseguenze furono che Sparta dovette militarizzarsi, rendendo lo stato una caserma. Atene dovette dare maggiore spazio politico a queste classi, abolendo la forma di governo aristocratico ed inventando la democrazia ( repubblica ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                        CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-900234274934725046?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/900234274934725046/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=900234274934725046&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/900234274934725046'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/900234274934725046'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/08/uno-studio-sulla-storia-delluomo-17.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (17)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1705218758980278906</id><published>2011-08-24T14:26:00.000-07:00</published><updated>2011-08-24T14:30:41.676-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (16)</title><content type='html'>                                SPENGLER&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia del mondo, per Spengler, non può essere confusa con la storia dell'umanità. Questa non esiste e, se esiste, è un " concetto zoologico e un nome vuoto " ( Spengler, 1957: 40 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La storia del mondo non si è svolta in senso lineare e concatenato inseguendo un fantomatico " progresso " dell'umanità, ma si è svolta secondo " un eterno formarsi e disfarsi, un meraviglioso apparire e scomparire di forme organiche... una molteplicità di civiltà possenti, scaturite con una forza elementare dal grembo di un loro paesaggio materno, al quale ciascuna resta rigorosamente connessa in tutto il suo sviluppo: civiltà, che imprimono ciascuna una propria forma all'umanità, loro materia, e che hanno ciascuna una propria idea e delle proprie passioni, una  propria vita, un proprio volere e sentire, una propria morte...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; ogni civiltà ha proprie, originali possibilità di espressione che germinano, si maturano, declinano e poi immediatamente scompaiono " ( Spengler, 1957: 40-41 ). La storia del mondo, per Spengler, è la somma di queste civiltà. Nulla di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per Spengler, " il mezzo per conoscere le forme morte è la legge matematica ", mentre " il mezzo per conoscere le forme viventi è l'analogia " ( Spengler, 1957: 14 ). E le civiltà hanno un ciclo di vita analogo a quello dell'uomo. Esse hanno  un'infanzia, una gioventù, una maturità e una vecchiaia. Nello svolgimento di questo ciclo, esse diventano prima una cultura, poi una civiltà ed, infine, una civilizzazione. La " cultura nasce nel momento in cui si desta una grande anima " ( Spengler: 45 ) e in questa fase si è nel pieno " vigore creativo, nella feconda primavera " ( Braudel, 1973: 243 ). Le culture diventano una civiltà quando si pongono delle aspirazioni e le realizzano nel pieno della maturità, ma, quando tutti i fini sono raggiunti e non si hanno altre aspirazioni, le civiltà si trasformano in civilizzazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; " La civilizzazione è l'inevitabile  destino di una civiltà. Con ciò si può raggiungere un'altezza, dalla quale si può scorgere la soluzione dei problemi ultimi e più ardui. Le civilizzazioni sono gli stadi  più esteriori e più artificiali di cui una specie umana superiore è capace. Esse rappresentano una fine, sono il divenuto che succede al divenire, la morte che segue alla vita, la finità che segue all'evoluzione " ( Spengler: 57 ). E la civiltà Occidentale ha raggiunto questo stadio, quello della civilizzazione, sin dal XIX secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                    CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1705218758980278906?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1705218758980278906/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1705218758980278906&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1705218758980278906'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1705218758980278906'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/08/uno-studio-sulla-storia-delluomo-16.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (16)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5200453187992270904</id><published>2011-08-17T02:44:00.000-07:00</published><updated>2011-08-17T02:46:22.003-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (15)</title><content type='html'>                        GLI STORICI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Gli storici, che si occuparono di storia universale in modo sistematico e con una ricerca immensa, sono due: Osvald Spengler ( tedesco ) e Arnold Toynbee ( inglese ). Tutti e due appartengono al secolo XX e scrissero la loro opera a poco distanza l'uno dall'altro, ma le concepirono entrambi nello stesso periodo: gli anni precedenti la prima guerra mondiale. Fu questo primo grande conflitto mondiale, che già si preannunciava nell'aria, che fece loro sentire il bisogno di dare una risposta ai problemi del loro tempo ed entrambi si resero conto che questa risposta non poteva venire dall'esame della storia recente, ma doveva essere ricercata in un quadro più ampio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          Osvald Spengler scrive: " nel 1911 avevo intenzione di desumere, dallo studio di alcuni fenomeni politici del tempo presente e da quel che da essi si poteva desumere per l'avvenire, qualcosa di proprio a più vasti orizzonti. La guerra mondiale, forma esteriore già divenuta inevitabile della crisi storica, era allora imminente e si trattava di comprenderla partendo dallo spirito non dei precedenti anni, ma dei precedenti secoli. Nel corso di quel lavoro, allora ristretto, dovetti convincermi che per comprendere davvero l'epoca occorreva una documentazione assai più ampia... E alla fine apparve ben chiaro che nessun frammento della storia può essere davvero chiarito se non si sia prima lumeggiato il segreto della storia mondiale in genere, più propriamente quella della storia dell'umanità superiore intesa come unità organica dalla struttura  periodica " ( Spengler, 1957: 82-83 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per Toynbee " lo scopo dichiarato dello Study ..., almeno come fu concepito all'inizio, era di mettere a confronto tutte le civiltà conosciute dall'uomo per scoprire le cause del loro sorgere e decadere. Toynbee ci dice che lo stimolo per una tale ricerca gli venne d'improvviso nel periodo immediatamente precedente la prima guerra mondiale, quando, insegnante di storia antica ad Oxford, si trovò a leggere la storia della guerra Peloponnesiaca di Tucidide con occhi nuovi, con gli occhi di uno che sta per subire la medesima esperienza. L'affinità che da allora sentì per i Greci del V secolo a.C. in contrasto con i suoi antenati europei del Medio Evo, lo portò ad intraprendere uno studio comparativo di vasta portata. Questo, egli sperava, avrebbe potuto giustificare una predizione del destino di una civiltà occidentale che stava già sperimentando un tempo di conflitti " ( Dray, 1969: 130-31 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         In apertura delle loro opere, entrambi mossero un attacco a fondo agli storici del tempo. Il primo affermò che gli storici non avevano saputo leggere la storia e, quando lo avevano fatto, " i mezzi per venire ad un serio risultato furono ignorati o inadeguatamente utilizzati " ( Spengler, 1957: 1 ). La storia, per Spengler, non può essere divisa in antica, medievale e moderna. Questo svolgimento lineare poteva essere frutto solo della miopia degli storici. In realtà, nella storia si è verificata una successione di " culture " o " civiltà ", ognuna  con la propria inconfondibile individualità, e quindi lo studio della storia deve essere lo studio comparato di queste " civiltà ".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il secondo accusò gli storici di avere una visuale limitata, incapaci di andare al di là della " storia  parrocchiale ", cioè nazionale, la quale non è intellegibile se non è inserita nell'ambito della civiltà a cui appartiene ( Toynbee, 1934-1954 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                   CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5200453187992270904?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5200453187992270904/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5200453187992270904&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5200453187992270904'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5200453187992270904'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/08/uno-studio-sulla-storia-delluomo-15.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (15)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3694231222414209855</id><published>2011-08-09T13:31:00.000-07:00</published><updated>2011-08-09T13:33:07.119-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (14)</title><content type='html'>               AUGUSTE COMTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Auguste Comte ( 1798-1854 ), nel suo corso di filosofia positiva, traccia uno sviluppo storico dell'umanità senza tenere conto della storia dei singoli popoli o delle singole civiltà, sulla scia di quanto aveva fatto Condorcet, il quale aveva visto nella storia un'unica realtà: la società e non i singoli popoli, anche se questi , con la loro esperienza, con le loro vicissitudini ed i loro travagli, avevano contribuito al suo progresso. Per Comte, l'umanità aveva attraversato tre grandi periodi ( legge dei tre stadi ): il teologico o della fantasia, il metafisico o astratto e lo scientifico o positivo. Questi tre periodi corrispondevano alle tre età dell'uomo: l'infanzia, la gioventù e la maturità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         I tre stadi, per Comte, ebbero una durata diseguale. Nel primo, quello teologico,  che va dalla prima società dell'uomo alla fine del medioevo, l'umanità, nella sua ricerca " della causa prima di tutti i fenomeni, nella sua ricerca della conoscenza assoluta " ( Comte, 1896. I: 2 ),attraversa tre età: quella del feticismo, quando la natura veniva considerata dotata di anima e quindi di vita cosciente; quella del politeismo, nella sua duplice forma di teocrazia, rappresentata dalla civiltà egiziana, e di militarismo, rappresentata da Roma, in cui si verifica la confusione dei poteri: quello spirituale e quello temporale, e si afferma la forma economica della schiavitù; quella del monoteismo, infine, che fu preparata dai Giudei, in cui si ha la separazione dei poteri: quello spirituale si dedica all'educazione e alla formazione dell'individuo e quello temporale si appropria dell'azione, nel più ampio significato del termine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel secondo stadio, quello metafisico o astratto, che rappresenta una brevissima tappa transitoria di fronte all'immensa durata del primo o all'infinità del terzo, l'umanità incomincia a darsi spiegazioni astratte della realtà che la circonda ed attribuisce tutti i fenomeni " a misteriose entità, che, nel principio, pensa siano emanazione dei fenomeni stessi, ma l'osservazione  quotidiana abitua la mente a riferirli sempre più esclusivamente all'evento prodotto " ( Comte, 1896, II: 324 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel terzo, infine, quello scientifico o positivo, si era giunti alla nuova era, che stava appena incominciando ai tempi di Comte, al punto di arrivo del lungo cammino dell'umanità. Tuttavia esso era stato già raggiunto nelle scienze fisiche con l'invenzione del metodo scientifico. Comte riservava a sè il compito di farlo raggiungere anche alle scienze sociali e, in particolar modo, alla sociologia, l'ultima delle scienze, in ordine di tempo, ma la prima in ordine di importanza, in quanto ingloba e fa suo le conquiste delle altre che l'hanno preceduta, secondo la classificazione che egli ne fa nel primo volume del suo corso di filosofia positiva .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                       CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3694231222414209855?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3694231222414209855/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3694231222414209855&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3694231222414209855'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3694231222414209855'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/08/uno-studio-sulla-storia-delluomo-14.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (14)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3458285686951380019</id><published>2011-07-28T15:09:00.000-07:00</published><updated>2011-07-28T15:10:41.140-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (13)</title><content type='html'>CONDORCET (3)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La settima epoca è l'epoca della rivolta contro l'autorità della chiesa e dell'affermazione dei diritti della ragione, che era stata mortificata per un lunghissimo periodo. Ma è anche l'epoca della diffusione della cultura attraverso l'invenzione della stampa e della rinascita della scienza, che non si era ancora liberata completamente del concetto di autorità: " una proposizione veniva accettata non perchè fosse vera, ma perchè era scritta in quel certo libro ed era stata riconosciuta in quel dato Paese... In questa modo l'autorità degli uomini aveva sostituito l'autorità della ragione. I libri venivano studiati più della natura stessa e le opinioni degli antichi erano anteposti ai fenomeni dell'universo " ( Condorcet, 1974: 140 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nell'ottava epoca lo spirito umano riconquista la sua piena libertà e la cultura si diffonde sempre di più grazie all'aumentata circolazione dei libri a stampa. " Il progresso nelle scienze fu rapido ed entusiasmante. Il linguaggio dell'algebra fu standardizzato, semplificato e perfezionato, anzi fu proprio in quest'epoca che esso divenne rigoroso. Si posero le fondamenta della teoria generale delle equazioni... e furono risolte le equazioni di terzo e quarto grado... Galileo scoprì la legge della caduta dei gravi... e quella dell'inerzia... Copernico riportò alla luce la teoria eliocentrica che era stata dimenticata ... Tre grandi uomini hanno aperto una nuova epoca nella storia dell'uomo: Bacone, Galileo e Cartesio " ( Condorcet, 1974: 152 ).&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;         La nona epoca è l'epoca in cui l'uomo lotta per conquistare le sue libertà politiche e civili. Solo l'Inghilterra garantisce al cittadino una certa libertà e la sua costituzione è stata per lungo tempo ammirata dai filosofi. Il grido di battaglia degli uomini più dotti di quest'epoca era: " Ragione, Tolleranza, Umanità ". Questa fu l'epoca delle grandi rivoluzioni, di quella americana e di quella francese, e del progresso scientifico con Newton, Huigins, Halley, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La decima epoca, infine, quella del futuro, è l'epoca in cui, secondo le tendenze  che egli aveva scorto nella storia, si abbatteranno le ineguaglianze tra le nazioni e quelle tra le classi sociali, e si assisterà ad un miglioramento delle condizioni dell'individuo e quelle della stessa natura umana, sia intellettualmente che moralmente ed anche fisicamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                             CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3458285686951380019?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3458285686951380019/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3458285686951380019&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3458285686951380019'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3458285686951380019'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/07/uno-studio-sulla-storia-delluomo-13.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (13)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2869385334428904026</id><published>2011-07-21T14:18:00.000-07:00</published><updated>2011-07-21T14:22:02.975-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (12)</title><content type='html'>CONDORCET (2)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La quarta epoca è la storia dello spirito greco, che si dispiegò libero nella sua individualità. La ricerca della verità non era più appannaggio di caste o classi sociali. Politicamente, l'uomo greco non era sottomesso ad alcun dispotismo. Egli era libero e questa sua libertà aveva un nome: repubblica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un sistema politico in cui " tutti gli uomini conservavano un uguale diritto alla conoscenza della verità. Tutti potevano cercare di scoprirla per comunicarla a tutti, e tutta intera... Tuttavia, i loro saggi, i loro sapienti, che assunsero ben presto il nome più modesto di filosofi e amici della scienza, della saggezza, si smarrirono nell'immensità del piano troppo vasto che avevano concepito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Essi vollero penetrare la natura dell'uomo e quella degli dei, l'origine del mondo e quella del genere umano. Essi provarono a ridurre l'intera natura in un unico principio, ed i fenomeni dell'universo ad una legge unica. Cercarono di racchiudere in una sola regola di condotta sia  i doveri della morale sia il segreto della felicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " Così, invece di scoprire verità, formarono sistemi, trascurando l'osservazione dei fatti, per abbandonarsi alla loro immaginazione; e non potendo difendere le loro idee con prove, cercarono di difenderle con sottigliezze " ( Condorcet, 1974: 85 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La quinta epoca, che inizia dopo la divisione della scienza nel secolo di Aristotele, vide il trasferimento del centro del sapere ad Alessandria d'Egitto ad opera dei Tolomei. Qui si verificò un grande progresso delle scienze, frutto non di osservazioni sistematiche, ma di risultanze occasionali,per cui non si potè sviluppare alcuna teoria scientifica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con i romani le scienze non fecero alcun progresso: " le scienze, la filosofia, le arti figurative, furono sempre piante estranee al mondo di Roma ... La giurisprudenza è... la sola scienza che dobbiamo ai romani " ( Condorcet, 1974: 99 ). Il sorgere del cristianesimo, il suo affermarsi e il suo trionfo finale " fu il segno della completa decadenza, sia delle scienze che della filosofia " ( Condorcet, 1974: 105 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La sesta è un'epoca di decadenza, che si manifesta più velocemente in Occidente che in Oriente. Ma è anche l'epoca in cui la ragione riprese il suo cammino per non arrestarsi più. E' l'epoca delle invasioni barbariche, in cui la società conobbe una nuova organizzazione politica e dove le guerre non furono più combattute per acquistare schiavi, ma per acquistare nuove terre e gli uomini per coltivarle.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La schiavitù sparì come istituzione e si affermò il concetto cristiano di fratellanza. La chiesa si diede una propria struttura che rivaleggiava con quella dell'impero. Ma è anche l'epoca in cui gli arabi rinacquero come civiltà e conquistarono i tre quarti del mondo conosciuto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loro cultura, figlia di quella greca, di cui avevano appreso tutto, è molto avanzata. " Durante quest'epoca disastrosa si assiste al rapido declino dell'intelletto umano, che perde tutte le conquiste che aveva fatto nel passato, e si assiste alla progressiva invadenza dell'ignoranza e, qualche volta, della crudeltà bestiale... Le sole conquiste dell'uomo furono l'aspettativa teologica e la superstizione, la sola moralità l'intolleranza. L'Europa, in lacrime e sangue, schiacciata dalla tirannia della chiesa e dal dispotismo militare, aspettava il momento in cui una nuova rinascita le avrebbe restituito la libertà e le avrebbe restituito il suo posto di erede dell'umanità e della virtù " (Condorcet, 1974: 12).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                        CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2869385334428904026?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2869385334428904026/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2869385334428904026&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2869385334428904026'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2869385334428904026'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/07/uno-studio-sulla-storia-delluomo-12.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (12)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2580481700983216421</id><published>2011-07-14T13:41:00.000-07:00</published><updated>2011-07-14T13:43:54.704-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (11)</title><content type='html'>CONDORCET (1)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per Condorcet, M.J.A.N. Caritat marquis de Condorcet ( 1743-1794 ), matematico e filosofo, non furono gli eventi politici che determinarono l'evolversi della civiltà, ma il progresso delle conoscenze. La storia dell'uomo è la storia dell'intelletto umano e dell'affermarsi della ragione. Figlio del secolo dei lumi, Condorcet vide la storia universale come la progressiva conquista di sempre nuove conoscenze, che emancipavano l'uomo dalla superstizione e dall'ignoranza  e  sviluppavano le sue capacità razionali. Pe Comdorcet, tutta la storia dell'uomo si concludeva in dieci tappe o epoche. Nove, ai suoi giorni, erano già concluse. La decina era la storia del futuro, quella che veniva dopo la sua epoca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Condorcet è poco interessato ai primi tre stadi: quello tribale, quello pastorale e quello agricolo. Nella prima epoca,egli sostiene, gli uomini incominciarono a formare le prime comunità ( tribù ), formate da più famiglie, e si diedero la prima e rudimentale organizzazione sociale con la divisione del lavoro ( l'uomo cacciatore, guerriero e politico; la donna raccoglitrice e addetta al rudimentale orticello domestico ) ed istituirono la prima e fondamentale divisione di classe, " che ha avuto sul suo cammino le più opposte influenze, accelerando il progresso dei lumi nel mentre diffondeva l'errore, arricchendo le scienze con verità nuove, ma anche precipitando popoli nell'ignoranza e nella servitù religiosa,&lt;br /&gt; facendo acquisire qualche beneficio temporaneo con una lunga ed umiliante tirannia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " Mi riferisco qui alla formazione di una classe di uomini depositari dei principi delle scienze, o dei metodi delle arti, dei misteri e dei riti della religione, delle pratiche della superstizione; spesso dei segreti della legislazione della politica. Mi riferisco alla separazione del genere umano in due classi: l'una destinata ad insegnare, l'altra fatta per credere; l'una che nasconde orgogliosamente ciò che si vanta di sapere, l'altra che riceve con rispetto ciò che ci si degna di rivelarle; l'una che vuole elevarsi al di sopra della ragione e l'altra che rinuncia umilmente alla sua e si riduce al di sotto della umanità, riconoscendo agli altri uomini prerogative superiori alla loro comune natura " ( Condorcet, 1974: 58-59 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella seconda epoca, quella pastorale, si incominciarono ad affermare le prime divisioni di censo e si introdusse il lavoro servile e la schiavitù fece la sua prima apparizione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella terza, quella agricola, le comunità si organizzarono in popolo, non più migratore, non più cacciatore, ma sedentario, grazie alla scoperta dell'agricoltura. L'organizzazione sociale diventò più complessa e si affermarono le caste o classi sociali, le quali divennero ben presto depositarie di conoscenze ed abilità che tennero gelosamente segrete e le sfruttarono per tenere soggiogato il popolo, il quale fu lasciato deliberatamente nella più profonda ignoranza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tutte le nuove scoperte ( nell'astronomia, nell'aritmetica, ecc. ) e tutte le nuove invenzioni ( la scrittura, ecc, ) non vennero utilizzate per far progredire il popolo sulla via della conoscenza, ma vennero strumentalizzate a fini di potere. Erano esse che garantivano alle classi dominanti la perpetuazione del loro potere e,paghe di questo, esse non fecero nulla per portare avanti le loro osservazioni dei fenomeni naturali allo scopo di aumentare le loro conoscenze. Per questo motivo, queste società entrarono in uno lunghissimo periodo di stagnazione e di declino finchè non si affacciò sulla soglia della storia un nuovo popolo, che doveva fondare il cammino della civiltà su nuove basi: i greci.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                    CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2580481700983216421?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2580481700983216421/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2580481700983216421&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2580481700983216421'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2580481700983216421'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/07/uno-studio-sulla-storia-delluomo-11.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (11)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-9208673425503454325</id><published>2011-07-07T14:16:00.000-07:00</published><updated>2011-07-07T14:22:09.019-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (10)</title><content type='html'>FONTANELLE, SAINT PIERRE, TURGOT&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Contro questa tesi Fontanelle ( Digression sur les ancients e les modernes ) sostenne che è pericoloso spingere le analogie sino in fondo. Per Fontanelle, biologicamente, tra l'uomo del passato e quello del presente, non c'è alcuna differenza ( Aldridge, 1973: 79 ). Se è vero che l'uomo moderno non è altro che la sintesi delle generazioni passate, che coesistono in lui, è anche vero che i periodi ( infanzia, gioventù, maturità e vecchiaia ) non corrispondono. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' arbitrario affermare, egli sostenne, che l'uomo si trovi ora nella vecchiaia. In realtà, l'umanità non conoscerà mai la decadenza, ma diventerà sempre più esperta e più saggia e rimarrà per sempre nell'età della virilità, dopo aver attraversato la fase dell'infanzia, in cui ha lottato per soddisfare i suoi  bisogni naturali, e quella della giovinezza, in cui prevalse l'immaginazione e incominciò il pensiero razionale. Quest'ultima fase l'avrebbe raggiunta prima se non fosse stato distratto dalla guerra. Ma ora, solo ora, ha rifatto ritorno alla scienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E, in questo campo, per Fontenelle, la superiorità dei moderni è indiscutibile, in quanto, a differenza delle belle arti, dove non c'è progresso nel tempo ( i moderni eguagliano gli antichi e viceversa ), essi, " a causa dell'accumulo delle conoscenze, posseggono una maggiore quantità di informazioni di almeno dieci volte rispetto a quella dei tempi di Augusto " ( Aldridge, 1973: 79 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Anche per Saint Pierre ( Discours sur la polysynodie ) l'umanità è un'unica realtà psichica ( mente, pensiero ) che cresce nel tempo ( secoli, millenni ). Ma, a differenza dell'individuo, a cui può essere paragonata, che quando invecchia perde la ragione e la felicità a causa dell'indebolimento del corpo, essa sarà sempre in grado di crescere in saggezza e benessere fino alla fine dei tempi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Turgot ( Anne Robert Jacques, 1729-81 ) fu il primo degli evoluzionisti sociali. Egli  vide la storia universale come il procedere della razza umana verso traguardi sempre più avanzati. Questo cammino, tuttavia, non fu lineare, ma tortuoso, con periodi di pace e di sconvolgimenti, e non fu uniformemente diffuso. I componenti della razza umana, proprio come i singoli individui, sono dotati di capacità diverse: alcuni hanno un talento che ad altri manca; altri hanno acquisito, grazie al proprio sforzo e alla propria esperienza storica, delle abilità che altri non hanno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E sono proprio questi che ci fanno capire che la storia umana ha avuto un principio nel tempo, chè, altrimenti, nell'infinità dell'esistenza, tutti avrebbero raggiunto lo stesso livello di maturazione. Il meccanismo che provoca questo progresso è, in parte, biologico (usando un termine che Turgot sconosceva ) e, in parte, sociale (eredità sociale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Una felice disposizione delle fibre cerebrali, una maggiore o minore velocità del sangue, queste sono probabilmente le uniche differenze che la natura stabilisce tra gli uomini: i loro spiriti, o la potenza e la capacità della loro mente, mostrano una reale disuguaglianza, di cui non potremo mai conoscere e discutere le cause. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto il resto è effetto dell'educazione, e l'educazione è il risultato di tutta la nostra esperienza sensoriale, di tutte le idee che abbiamo potuto acquisire dalla culla in poi. Tutti gli oggetti che ci circondano contribuiscono a questa educazione; le istruzioni dei nostri genitori e dei nostri insegnanti ne sono solo una minima parte " ( Turgot, 1844: 645 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nella sua esperienza storica, comunque, per Turgot, l'uomo non è stato guidato dalla ragione, ma dalle passioni e dall'ambizione. E questo fu un bene. Perchè se fosse stato ragionevole non ci sarebbe stato alcun progresso. Per conservare il proprio stato di felicità, egli sarebbe rifuggito dalle guerre e si sarebbe chiuso in comunità sempre più ristrette. Questa mancanza di scambi lo avrebbe condotto alla stagnazione più totale in tutti i campi: delle scienze, delle arti e delle idee. La competizione con altri popoli, con altre società e con altri individui è essenziale al progresso della razza umana. Dove non c'è o non c'è stata, come in Cina, il progresso si arresta e la società entra in decadenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                          CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-9208673425503454325?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/9208673425503454325/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=9208673425503454325&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/9208673425503454325'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/9208673425503454325'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/07/uno-studio-sulla-storia-delluomo-10.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (10)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-183540265412805310</id><published>2011-06-30T13:17:00.000-07:00</published><updated>2011-06-30T13:20:43.715-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (9)</title><content type='html'>GLI EVOLUZIONISTI SOCIALI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con i sociologi o, come sono più spesso definiti, gli evoluzionisti sociali (Turgot, Condorcet, Comte), si entra in un altro campo di azione. Quello che interessa a questi pensatori non è tanto il corso degli eventi storici, così come essi sono avvenuti, che è compito dello storico, ma la società, nel suo insieme, che essi fanno oggetto delle loro riflessioni e sviluppano delle generalizzazioni che definiscono leggi dello sviluppo sociale&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Ma, prima di occuparci di essi e del loro pensiero, dobbiamo rivolgere la nostra attenzione ad alcuni pensatori che, pur non occupandosi di storia, ma di letteratura, formularono alcune idee che eserciteranno una certa influenza nei secoli successivi. In effetti, essi, senza averne coscienza, davano una sterzata di 180 gradi alle concezioni della storia dell'uomo che erano prevalse fino ad allora, da quella ebraica, che, con la caduta dell'uomo, aveva fissato per sempre l'ideale di perfezione da cui l'uomo si allontanava sempre più, a quella pagana dell'Età dell'oro, che sosteneva, più o meno, la stessa tesi; da quella greco-romana che, con i suoi cicli di crescita e di decadenza, aveva condannato l'uomo a ripercorrere sempre le stesse tappe, a quella cristiana, che aveva reso l'uomo uno strumento per la realizzazione della volontà di Dio, ed introdussero, coscientemente, quel concetto di progresso, che a Vico, mancava e che farà tanta strada nel secolo successivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Ma, nel presente, essi (Jean Desmaret de Saint Sarlin, 1595-1676, Charles e Pierre Perrault, 1628-1703, 1611-1680; Charles Irenee Cartel, abbé de Saint Pierre, 1658-1745; Bernard Le Rovier, de Fontanelle, 1657-1757) mossero una vibrata rivolta contro la tradizione umanistica dei Bacone, dei Pascal e dei Boyle, i quali sostenevano che gli autori antichi erano superiori ai moderni e che l'umanità aveva subito, nel corso del tempo, un processo di invecchiamento e, quindi, di decadenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per bacone i grandi geni appartenevano solo all'età giovane del mondo e questi geni si chiamavano Aristotele, Platone, ecc. L'uomo moderno, che aveva superato gli antichi nel metodo, poteva competere con gli antichi e superarli solo indirizzandosi verso campi limitati della ricerca e del sapere (ed egli proponeva la compilazione di una storia naturale, a più mani, da cui dovevano essere inferiti, per induzione, gli assiomi fondamentali). Solo così i moderni potevano vincere la superiorità intellettuale degli antichi. E, in effetti, Bacone fu il campione della modernità, ma egli faceva una netta distinzione: intellettualmente l'individuo singolo era meno dotato (proprio a causa della teoria dell'invecchiamento della razza umana) dei giganti dell'antichità, ma collettivamente i moderni erano superiori agli antichi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                    CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-183540265412805310?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/183540265412805310/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=183540265412805310&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/183540265412805310'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/183540265412805310'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/06/uno-studio-sulla-storia-delluomo-9.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (9)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-275353919626031479</id><published>2011-06-16T14:23:00.000-07:00</published><updated>2011-06-16T14:25:59.756-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (8)</title><content type='html'>LE GRANDI CIVILTA’&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         E' con la civiltà persiana che lo Spirito del mondo prese coscienza di sè. Per Hegel, " con l'impero persiano entriamo, per la prima volta, nella continuità storica. I persiani sono il primo popolo storico; la Persia fu il primo Impero che scomparve " ( Hegel, 1956: 173 ). Il primo Impero dinamico, la cui storia conobbe grandi sconvolgimenti, grandi conquiste e, alla fine, la totale distruzione ad opera dei greci. " Qui troviamo, per la prima volta nella storia, un passaggio che non è rimasto in sè, ma che ha dato luogo all'abbattimento di un regno. Il regno cinese. il regno indiano, sono ancora quelli che sono sempre stati. Invece in Persia abbiamo col passaggio anche la distruzione; e questo è il segno dell'avvento dello spirito " ( de Ruggero, 1972: 192 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Con i greci lo spirito entra nella sua gioventù e la Grecia è la terra della giovinezza. Essa iniziò la sua storia con " Achille, il giovane ideale della poesia e la chiuse con Alessandro, il giovane ideale della realtà ( Hegel, 1956: 223 ). La storia della Grecia abbraccia tre periodi: quello della crescita, in cui il contatto con l'Oriente fu molto importante; quello della maturità, fatto di vittorie e di prosperità, quando tutte le sue energie sono dirette verso l'esterno e si incominciano a tradire i valori originari all'interno, e quello del declino, quando entra in contatto con la nazione che è portatrice di uno spirito più maturo: Roma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          Ma, pe Hegel, neanche Roma è la sede definitiva dello spirito. Essa rappresenta solo una maturità, il momento in cui si afferma la sua potenza universale e la sua supremazia sulla individualità ( Hegel, 1956: 278 ). La vera sede dello spirito è il mondo cristiano-germanico, nato dalla disgregazione dell'impero romano, dal sorgere ed affermarsi della religione cristiana e dai nuovi popoli che si affacciarono alle porte della storia: i popoli germanici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Qui lo spirito raggiunge la sua vecchiaia. non nel senso di decadenza, ma - come abbiamo visto - come il momento più alto e più completo della propria vigoria fisica e psichica. " Lo spirito tedesco è lo spirito del mondo moderno e, anche, il periodo finale della storia. In esso Dio realizza completamente la sua libertà nella storia " ( Bury, 1952: 255 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel suo movimento di autorealizzazione, lo spirito del mondo raggiunge diversi gradi di libertà umana. Nel mondo orientale solo uno era libero, il despota, e la forma tipica di governo era il dispotismo. Nel mondo greco-romano, dove , accanto ad una forma di governo democratico, vigeva l'istituto della schiavitù, solo alcuni erano liberi ( il cittadino, non l'uomo in quanto tale ), e le forme tipiche di governo erano l'aristocrazia e la democrazia. Nel mondo cristiano-germanico, dove si è affermata il principio cristiano del valore infinito della coscienza soggettiva, tutti sono liberi e la forma di governo è la monarchia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-275353919626031479?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/275353919626031479/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=275353919626031479&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/275353919626031479'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/275353919626031479'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/06/uno-studio-sulla-storia-delluomo-8.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (8)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5672166305514182773</id><published>2011-06-10T13:52:00.000-07:00</published><updated>2011-06-10T13:54:05.191-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (7)</title><content type='html'>HEGEL&lt;br /&gt;         Hegel, a differenza di Vico, che non si era interessato alle vicende di alcun popolo o nazione in particolare. prese in esame, anche se sommariamente e, alcune volte, erroneamente, tutto lo svolgimento storico delle varie civiltà che si erano succedute nel corso del tempo fino ai suoi giorni, che furono, perciò, visti come il punto di arrivo della storia del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Se per Vico la storia del mondo si svolgeva secondo un processo di corsi e ricorsi, in cui l'idea di progresso era quasi completamente assente, per Hegel essa si era svolta secondo una linea evolutiva dalla prima civiltà, che egli faceva corrispondere alla Cina, fino ai suoi giorni. Questa evoluzione era avvenuta secondo le legge dialettica (Reichenbach, 1974: 77) della tesi, antitesi e sintesi. Il passato ( tesi ) veniva negato dal presente (antitesi) e, da questa negazione, nasceva la sintesi. In base a questo concetto, "ogni periodo storico, negando il periodo precedente, ' fa suo ' tutto ciò che di significativo vi era in esso e lo conserva come l'aspetto di una realtà sociale più ricca e più completa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Così, secondo Hegel, ogni generazione successiva può considerare se stessa, allo stesso tempo, come la negazione, la custode e la perfezionatrice della cultura che essa ha ereditato dalle generazioni precedenti. La nostra stessa cultura dell'Europa Occidentale è, in parte, qualcosa di nuovo al mondo. Ma tutto ciò che di vitale vi era nelle culture della Grecia, di Roma, della Giudea e del cristianesimo medievale, non è andato realmente perduto" (Aiken, 1956: 76).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          La storia del mondo, per Hegel, è la storia della Spirito, la cui essenza è la libertà, che realizza se stesso attraverso varie tappe, analogamente a quanto avviene per l'uomo. Così esso ebbe un'infanzia, una gioventù, una maturità e una vecchiaia. Quest'ultima, per Hegel, non significa decadenza, ma rappresenta il culmine della propria vigoria fisica e psichica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Lo Spirito del mondo, per Hegel, conobbe la sua infanzia nell'antico oriente, ma senza prendere coscienza di sè. La civiltà cinese, con la quale iniziò la storia, e la civiltà indiana, con il suo panteismo dell'immaginazione, non seppero elevarsi dal mondo della materia per raggiungere il traguardo della Ragione e della Libertà*. Esse furono civiltà statiche, non soggette o mutamenti perchè "non hanno maturato quegli elementi, la cui interazione costituisce il progresso vitale" (Hegel, 1956: 116). Esse rimangono, perciò, ora come allora, al di fuori della storia del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                               CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5672166305514182773?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5672166305514182773/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5672166305514182773&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5672166305514182773'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5672166305514182773'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/06/uno-studio-sulla-storia-delluomo-7.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (7)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2487860216635159348</id><published>2011-06-02T14:40:00.000-07:00</published><updated>2011-06-02T14:42:12.785-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (6)</title><content type='html'>VICO &lt;br /&gt;         Per Vico il processo storico, iniziato con gli uomini primitivi, si è svolto secondo delle linee di sviluppo identiche a quelle della mente umana. Come questa conosce tre fasi: quella dei sensi, quella della fantasia e quella della ragione  così il divenire storico dell'uomo si è svolto secondo le tre età corrispondenti degli dei, degli eroi e degli uomini. Secondo Vico, gli uomini " prima sentono senza avvertire, dappoi avvertono con animo perturbato e commosso , finalmente riflettono con mente pura " (Vico, 1976: 91).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        Nell'età degli dei, gli uomini erano completamente immersi nei sensi, soggiacevano alle passioni più violenti ed erano dediti esclusivamente al soddisfacimento dei bisogni del corpo. La natura, per gli uomini primitivi, era dotata di anima e intesa come viva e capace di usare la propria forza. I fenomeni naturali, quali tuoni e fulmini, creavano panico e terrore e furono la causa diretta della prima spiegazione fantastica, della " prima favola divina, la più grande di quanto mai se ne finsero appresso, cioè Giove, re e padre degli uomini e degli dei, in atto fulminante " (Vico, 1976: 141).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il terrore  e il culto degli dei fecero sentire all'uomo l'esigenza di organizzare la propria vita e a darsi una prima struttura sociale che fosse gradita agli dei e contribuisse a placare la loro collera. Sorsero così gli istituti del matrimonio e della famiglia ad opera di uomini super dotati - gli eroi, appunto - che, con la loro forza bruta e l'aggressività, imposero la loro supremazia sugli elementi della propria comunità e su quegli individui estranei ( famoli ) che volontariamente si sottomettevano in cambio di protezione  L'unione di queste primitive strutture sociali e l'alleanza dei loro capi, o patres, dettero vita alle prime città e alla formazione di una classe aristocratica - i patres - che elesse nel proprio seno un re; così nacquero i primi governi aristocratici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La lotta, all'interno di questa società, dei famoli e degli altri clientes,  per la conquista di maggiori spazi e la partecipazione alla gestione della res publica, condusse alla istituzione del governo democratico, che rappresentava, per Vico, la forma di civiltà più avanzata raggiungibile nel corso storico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per Vico, tuttavia, il corso storico non si esauriva con l'istituzione del governo democratico. Quest'ultimo conteneva, irrimediabilmente, i germi della sua decadenza, per cui si creavano le condizioni per l'inizio di un ricorso storico, fatto - come il precedente - di barbarie, società eroiche e governi democratici, che Vico aveva individuato, rispettivamente, nelle invasioni barbariche del V secolo, nel feudalesimo e nell'età moderna.  Il ricorso storico, anche se simile al corso storico, non era identico ad esso. Corso e ricorso si svolgevano secondo un movimento ciclico a spirale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                             CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2487860216635159348?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2487860216635159348/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2487860216635159348&amp;isPopup=true' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2487860216635159348'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2487860216635159348'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/06/uno-studio-sulla-storia-delluomo-6.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (6)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3493049278626855668</id><published>2011-05-28T14:47:00.000-07:00</published><updated>2011-05-28T14:49:14.489-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (5)</title><content type='html'>LA SHIFTING LEADERSHIP DEGLI STATI EUROPEI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il cammino dell'uomo nella storia è sempre stato costellato da una molteplicità di stati o nazioni che, ad un certo punto della loro esistenza, hanno assunto, di fatto e di diritto, la leadership, molto spesso anche politica, del mondo conosciuto per guidarlo verso nuovi traguardi, che lo facevano avanzare nell'organizzazione sociale e politica della società. Questa leadership, nel XVIII secolo, fu assunta dall'Inghilterra ( Barone-Ricossa, 1974: 111 ) nell'ambito della civiltà europea, dopo essere passata per altre nazioni della stessa civiltà ( Kroeber, 1963 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia del mondo, a partire dall'XI secolo e fino all'inizio del secolo XX, è la storia d'Europa, che ha saputo creare una civiltà che ha permeato di sè tutti i nuovi continenti ( Bagby, 1963 ) e  si è imposta pacificamente, in virtù della sua riconosciuta superiorità ( Boas, 1962: 5 ), in tutti gli angoli del vecchio mondo. E, nell'ambito di questa civiltà, l'Inghilterra rappresenta la fase finale e culminante, dopo di che la leadership verrà assunta da un'altra nazione di una civiltà più ampia - quella Occidentale - che ingloba anche l'Europa, ma in una posizione subalterna e gregaria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         A partire dal XVIII secolo , quando si sono incominciate ad avere le prime grandi visioni sintetiche della storia ( Diltey, 1967: 45 ), si è sempre sentita l'esigenza di dare una spiegazione globale alla storia dell'uomo e delle sue civiltà per cercarne il senso ultimo, non su basi meramente intuitive e trascendentali, come avevano fatto S. Agostino ( De Civitate Dei ) e Bossuet ( Histoire Universelle ), ma su basi scientifiche, che dessero validità universale alla spiegazione, proprio come il metodo scientifico, inventato nel XVII secolo, aveva dato validità universale alla spiegazione fisica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Filosofi, sociologi, storici e, di recente, antropologi hanno cercato di determinare le leggi dello svolgimento della storia dell'uomo e delle sue civiltà. I filosofi hanno visto nella storia un disegno generale che andava al di là delle capacità umane ( Croce, 1973: 108-112 ). Per i filosofi,l'uomo, nel suo agire, attuava inconsciamente un disegno che era al di fuori e al di sopra della sua intelligenza. Il vero promotore della storia era, di volta in volta, la Provvidenza o lo Spirito del mondo che realizza se stesso, per citare solo i due più importanti filosofi che si sono occupati della storia: Vico   e Hegel.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3493049278626855668?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3493049278626855668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3493049278626855668&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3493049278626855668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3493049278626855668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/05/uno-studio-sulla-storia-delluomo-5.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (5)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3654846389948069501</id><published>2011-05-19T13:59:00.000-07:00</published><updated>2011-05-19T14:04:44.303-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (4)</title><content type='html'>L’ITALIA ESCLUSA DALLO SVILUPPO &lt;br /&gt;       &lt;br /&gt;         Che l'Italia fosse esclusa dall'ulteriore sviluppo della sua civiltà dalla scoperta del continente americano, che spostò il baricentro delle attività economiche e commerciali, è una grande favola a cui si è creduto per troppo tempo (cipolla, 1974: 288).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel XVII secolo, l'Italia perse i suoi tradizionali mercati a favore degli inglesi, dei francesi e degli olandesi, non perchè si era spostato il baricentro economico e commerciale, ma perchè le citate nazioni producevano, a prezzi inferiori, " un nuovo tipo di tessuto, più leggero, meno durevole, ma più vivace e più bello (Cipolla, 1952: 182).&lt;br /&gt;         I reali motivi dell'esclusione dell'Italia non furono i fatti geografici (che d'altronde aveva sempre superato brillantemente nel passato, raggiungendo ogni angolo della terra con i suoi traffici), ma fu il sistema politico, che non garantiva più all'individuo quel clima di libertà e di autorealizzazione, di cui aveva goduto nel periodo comunale, e che aveva promosso il suo spirito di iniziativa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questo provocò un inaridimento delle sue capacità di intrapresa, che avevano perso quello slancio inventivo e creativo, che avevano avuto nella fase di crescita, e si limitarono a gestire il presente e l'esistente. I fatti veri sono che " l'Italia ... era ricca - ne era certo Braudel almeno per la prima parte del Seicento - ma non era più pronta a rischiare i suoi capitali e, per così dire, giocava in difesa " (Pagano de Divitiis, 1986: 120).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non fu lo stretto di Gibilterra il vero ostacolo. In quello stesso periodo gli inglesi, e gli olandesi, si spingevano a Sud fino in Italia e il suo tradizionale mercato del Levante, oltrepassando lo stretto di Gibilterra (Wilson, 1957: 4). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ostacolo vero fu nella decadenza di quello spirito di intraprendenza e di apertura mentale che avevano fatto la sua fortuna. Già a partire dal XVI secolo, l'Italia aveva perduto la sua tradizionale apertura mentale ed aveva sviluppato quello spirito di arroganza che è stato, nella storia, una caratteristica di tutte le civiltà mature, per cui si sono sempre chiuse a qualsiasi contributo di idee e di conoscenze provenienti dal mondo esterno, ritenendolo inferiore (barbaro). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Cioè, quando l'Italia divenne Maestra non seppe essere anche, e contemporaneamente, alunna (come vedremo in seguito) per conservare quella duttilità mentale che consente all'individuo, come alla nazione, di essere sempre aperto all'apprendimento di nuove idee, di nuove tecniche, che sono la premessa indispensabile per la continua crescita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3654846389948069501?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3654846389948069501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3654846389948069501&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3654846389948069501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3654846389948069501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/05/uno-studio-sulla-storia-delluomo-4.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (4)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2688411149023440162</id><published>2011-05-14T07:13:00.000-07:00</published><updated>2011-05-14T07:20:14.123-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (3)</title><content type='html'>L’EUROPA CROGIOLO DI TUTTE LE IDEE PRODOTTE NEL MONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La forma di governo parlamentare rappresentativo è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con le invasioni barbariche dell'Europa del V secolo ed è il frutto di una plurisecolare lotta per il potere all'interno dello stato tra corona, nobiltà e borghesia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questa lotta, in un primo tempo, era comune a tutti gli stati europei (Felicetti, 1983), ma, nel XVI secolo, nell' Europa continentale essa si risolse a favore della corona che si affermò come potere assoluto, che governa attraverso atti della propria volontà, mentre in Inghilterra essa si risolse, nel secolo successivo, a favore della borghesia e di quella parte della nobiltà che l'aveva seguita sui campi di battaglia nello scontro frontale che essa ebbe con la corona per l'affermazione dei poteri del parlamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La Rivoluzione Industriale è il punto di arrivo di un processo storico iniziato con la civiltà sumerica (Usher, 1921) e che, attraverso alterne vicende ed alterne fortune, con periodi bui -quando tutto sembrava ritornare al punto di partenza-  e con periodi luminosi -quando l'umanità ripercorreva a tappe forzate e frenetiche tutta la strada percorsa dalle generazioni precedenti- raggiunse la sua maturità in Europa e, precisamente, nell'Inghilterra del XVII-XVIII secolo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'Europa è stato il crogiolo di tutte le idee, di tutte le tecniche e di tutte le invenzioni prodotte dalle civiltà precedenti e contemporanee e il suo prodotto finale fu superiore alle singole parti e qualitativamente diverso:  un uomo con abiti mentali più sofisticati e meglio strutturati che gli hanno consentito di raggiungere traguardi mai sognati prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non furono i fattori geografici e politici da soli che determinarono il sorgere della Rivoluzione Industriale e la forma di governo parlamentare rappresentativo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Essi furono il prodotto di quest'uomo nuovo europeo, pervaso da una grande sete di apprendere, desideroso di andare alla scuola del mondo per imparare tutto quello che si era prodotto nel passato recente e lontano e su di esso costruire il futuro, quello proprio e quello dell'umanità intera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E questo atteggiamento mentale, comune a tutti i popoli che hanno creato una civiltà (Greci, Rinascimento, ecc.), era una prerogativa, quasi esclusiva -come dimostreremo- dell'uomo inglese a partire dal XVI secolo, che -lottando sui campi di battaglia- seppe conservare, innalzandole a vette mai raggiunte prima, e le istituzioni parlamentari -scomparse nel resto d'Europa- e la libertà di autodeterminazione,del singolo individuo e dei gruppi,che quelle istituzioni garantivano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Solo in questo senso le condizioni geografiche e politiche giocarono un ruolo decisivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2688411149023440162?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2688411149023440162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2688411149023440162&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2688411149023440162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2688411149023440162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/05/uno-studio-sulla-storia-delluomo-3.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (3)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5109646236795886917</id><published>2011-05-05T13:24:00.000-07:00</published><updated>2011-05-05T13:30:15.961-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (2)</title><content type='html'>L’EUROPA DEL XVIII SECOLO  &lt;br /&gt;       &lt;br /&gt;Che cosa aveva l'Europa del XVIII secolo, della cui civiltà l'Inghilterra era la punta avanzata, che la rese capace di riuscire dove nessun'altra civiltà del passato o contemporanea era riuscita ?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Non basta dire, per rispondere alla prima domanda, che il parlamento era un istituto piuttosto diffuso nell'Europa medievale e che solo in Inghilterra trovò il terreno fertile per crescere e svilupparsi nella forma in cui lo conosciamo oggi (Toynbee, 1957, I: 237). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bisogna dire perchè, al di là dei fattori fisici e politici, questo terreno fertile si trovasse solo in Inghilterra e non anche in Spagna, dove nacque il parlamento rappresentativo, o in Francia, dove nacque il moderno esecutivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Non basta dire, per rispondere alla seconda domanda, che la rivoluzione industriale si verificò in Inghilterra perchè questa aveva un sistema politico favorevole, una favorevole posizione geografica, una grande esperienza nel commercio internazionale, una favorevole politica di libera circolazione dei beni all'interno, una accentuata crescita demografica e una relativa abbondanza di fonti di energie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Bisogna dire perchè queste condizioni, da sole, non dettero vita ad una società industriale in altre civiltà del passato remoto e recente e la crearono, invece, nell'Inghilterra del XVIII secolo&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;         Nel mondo greco-romano si avevano le stesse condizioni politiche, la stessa posizione geografica favorevole (era al centro del mondo antico, dal ricco est al selvaggio ovest), la stessa grande esperienza nel commercio internazionale, la stessa libero circolazione dei beni all'interno, la stessa crescita demografica favorevole e le fonti di energia (De Martino, 1979: 735-36) potevano essere disponibili (Sambursky, 1963: 230), eppure non si ebbe alcuna Rivoluzione Industriale. Perchè? L'esistenza di una forma di economia schiavistica da sola non è una spiegazione sufficiente, come vedremo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        Nell'Italia del Rinascimento troviamo le stesse condizioni che abbiamo trovato nella Grecia antica, ma neanche questa civiltà produsse una società industriale. Perchè? Eppure questa civiltà era molto avanti sulla via di una produzione di massa. Aveva sviluppato al massimo il lavoro artigianale, aveva dato vita a tecniche di produzione avanzatissime ed aveva creato tutti gli strumenti del capitalismo finanziario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         In sostanza, "alla fine del medioevo, l'Europa possedeva risorse tecnologiche sufficienti per una Rivoluzione Industriale. Ci si può, quindi, chiedere come mai il mondo abbia dovuto attendere così a lungo Watt e Arkwright" (The Economist, 1967: 16).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;www.franco-felicetti.it&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5109646236795886917?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5109646236795886917/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5109646236795886917&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5109646236795886917'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5109646236795886917'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/05/uno-studio-sulla-storia-delluomo-2.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (2)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1071349881148292279</id><published>2011-04-30T05:46:00.000-07:00</published><updated>2011-04-30T05:51:03.087-07:00</updated><title type='text'>UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (1)</title><content type='html'>Chiedo scusa ai miei lettori. Per molto tempo non mi sono occupato del blog perchè impegnato in qualcosa di importante. Ma, da oggi,vorrei ritornare a pubblicare con regolarità settimanale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                    LO STATO MODERNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Tutti gli stati del mondo moderno sono fondati su due strutture fondamentali: la forma di governo parlamentare rappresentativo (o struttura politica), comune a tutte le società libere, e il sistema di produzione industriale (o struttura economica), nella sua duplice forma  di capitalismo finanziario (Aron, 1961: 16), nelle società occidentali, e di Capitalismo di stato, nelle ormai decadute società del socialismo reale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La forma di governo parlamentare rappresentativo è un affare interno europeo, nel senso che essa è il prodotto originale ed esclusivo della civiltà europea. Infatti, nessun'altra civiltà del passato conobbe nulla di simile. Non la conobbero neppure i Greci, che furono gli inventori della democrazia. Essa è il legato della formazione dei grandi Stati nazionali e della conseguente necessità di far partecipare alla gestione del potere tutta la nazione, che non poteva più farlo direttamente, come nell'antica Grecia o nelle tribù germaniche, ma poteva farlo solo indirettamente, attraverso suoi rappresentanti eletti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il sistema di produzione industriale è, invece, il legato della storia dell'uomo (Garraty-Gay, 1973, II: 791-92): delle lotte e delle conquiste che egli fece dal momento in cui comparve nudo sulla terra al momento sublime ed appassionante in cui si emancipò dai falsi idoli che lo tenevano in uno stato di soggezione per librarsi libero, intellettualmente libero, sul mondo della natura per imbrigliarlo e dominarlo, dopo averne scoperto le leggi che lo regolavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Entrambe queste strutture, che hanno rivoluzionato le condizioni di vita dell'uomo, furono il prodotto finale di un'unica nazione: l'Inghilterra. Perchè furono gli inglesi a dare al mondo moderno queste due strutture e non un altro popolo europeo a lei contemporaneo, che pur partecipava della stessa civiltà?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1071349881148292279?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1071349881148292279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1071349881148292279&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1071349881148292279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1071349881148292279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/04/uno-studio-sulla-storia-delluomo-1.html' title='UNO STUDIO SULLA STORIA DELL’UOMO (1)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5238827113543311767</id><published>2011-03-04T14:16:00.000-08:00</published><updated>2011-03-04T14:19:53.505-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 6</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DEL MONDO ROMANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) IL PRAGMATISMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      I Romani privilegiarono sempre l'aspetto pratico della vita e dell'organizzazione sociale. Essi non furono mai intellettuali, come i Greci. &lt;br /&gt;      Costruire sistemi o elaborare teorie era lontano dalla loro mentalità. Essi amavano cimentarsi con i grandi problemi dell'organizzazione strutturale della società. Costruire ponti, strade, edifici pubblici, acquedotti, che migliorassero la qualità della vita, erano i problemi che li attiravano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Con i Romani possiamo dire che  è iniziata l'urbanistica: la crescita dell'area urbana secondo un progetto globale d'insieme che tiene conto  di  ogni attività (culturale, sociale, ricreativa, funzionale) che la città è chiamata a svolgere sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La speculazione filosofica fu assenta da Roma, ma fu presente l'ingegneria civile, di cui furono maestri. Essi inventarono la malta, il cemento e la soffiatura del vetro.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt; 2) IL DIRITTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Roma può essere considerata la madre del diritto. La sua preoccupazione di fare tutto secondo le regole, in ogni aspetto della vita, fosse esso familiare o pubblico, la portò a sviluppare il diritto più evoluto di tutto il mondo antico.&lt;br /&gt; La mentalità dei Romani era una mentalità legalistica e le loro scuole di oratoria erano le fucine dove si apprendevano i distinguo, i cavilli e le sottigliezze che consentivano di andare a fondo nella interpretazione del diritto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  L'interpretazione del diritto e la procedura sono stati i due elementi che hanno contraddistinto la giustizia romana fin dalle origini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  La legge da sola non era sufficiente per giudicare un caso in tribunale. Essa doveva essere interpretata per la sua corretta applicazione.  E questa interpretazione non era esclusivamente affidata al giudice. C'erano delle persone, i giureconsulti, la cui auctoritas nell'interpretazione delle leggi era universalmente riconosciuta e il loro parere era sollecitato dai giudici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Questa pratica è all'origine della moderna giurisprudenza.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5238827113543311767?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5238827113543311767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5238827113543311767&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5238827113543311767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5238827113543311767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/03/alla-ricerca-delle-nostre-radici-6.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 6'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1959864476795446045</id><published>2011-02-23T13:45:00.000-08:00</published><updated>2011-02-23T13:48:14.411-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 5</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DELLA CIVILTA' GRECA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) LA FORMULAZIONE DEL PENSIERO RAZIONALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    I Greci superarono il livello mentale delle civiltà dell' Antico Oriente. Mentre queste erano civiltà pre-logiche, i Greci raggiunsero la logica.&lt;br /&gt;    Dove le civiltà dell'Antico Oriente utilizzarono la fantasia (mito), i Greci misero la ragione. Essi costruirono gli strumenti del pensiero razionale uno per uno attraverso un'evoluzione costante durata all'incirca tre secoli.&lt;br /&gt;             &lt;br /&gt; 2) IL METODO DELLA DISCUSSIONE  E LA FILOSOFIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'uomo greco amava andare alla ricerca della conoscenza (filosofia = amore per la conoscenza) e, per farlo, si avvaleva di uno strumento che era caratteristico alla sua stirpe: la discussione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    La discussione stessa, come metodo, per i Greci era fonte di conoscenza e l'agorà era il luogo dove essa si svolgeva con il concorso di tutti gli uomini liberi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Pericle disse che tutta la loro civiltà era fondata sulla discussione. Discutere, per Pericle, non significava perdere tempo e allontanare il momento dell'azione, ma significava prendere decisioni più coscienti perchè si sarebbero esaminati i pro ed i contro di ogni azione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   I Greci pensavano che la conoscenza poteva essere insegnata.   Nelle civiltà dell'Antico Oriente erano esistite scuole dove si insegnava la tecnica della scrittura o della matematica, ma solo con i Greci troviamo scuole dove si insegna la conoscenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Che cos'è il bello, che cos'è la verità, che cos'è l'arte, che cos'è la giustizia, che cos'è l'amicizia, che cos'è la vita buona.&lt;br /&gt;Sono domande a cui i Greci tentarono di dare una risposta attraverso il metodo della discussione.&lt;br /&gt;                  &lt;br /&gt; 3) IL CONCETTO DI SCIENZA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    La scienza greca non è fondata sull'osservazione della natura, ma è  fondata sul ragionamento deduttivo. I Greci avevano imparato a sviluppare un ragionamento rigorosamente logico. Date certe premesse si raggiungeva, attraverso una dimostrazione rigorosamente logica, sempre un risultato che era coerente e consequenziale a quelle premesse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    La premessa era una verità indimostrabile (assioma), ma data per certa. Attraverso un ragionamento logico-matematico si dimostrava un risultato che era vero e certo in riferimento alla premessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Oggi sappiamo che quella greca non era vera scienza. Tuttavia, il ragionamento deduttivo è uno strumento fondamentale nella ricerca scientifica odierna.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; 4) LA DEMOCRAZIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    La democrazia è la grande conquista della Grecia classica. Solo un popolo, che aveva maturato i principi di libertà ed eguaglianza tra i cittadini e che privilegiava il metodo della discussione, come ricerca della verità, poteva svilupparla come concetto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Il principio fondamentale della democrazia è che il potere appartiene al popolo (il termine democrazia è composto da demos, popolo, e cratia, potere), che lo gestisce attraverso magistrati eletti, per un breve periodo, dall'assemblea di tutti i cittadini (Ecclesia). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Gli strumenti della democrazia sono: 1)la discussione, che consente di dibattere i problemi in modo da raggiungere la decisione più efficace con il concorso di tutti; 2)la regola della maggioranza, che garantisce ai più (la maggioranza) di affermare il proprio punto di vista e alla minoranza di aver contribuito in qualche modo, con il proprio dissenso, a migliorare la decisione ed, infine, 3) la più completa libertà di esprimere il proprio pensiero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1959864476795446045?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1959864476795446045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1959864476795446045&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1959864476795446045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1959864476795446045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/02/alla-ricerca-delle-nostre-radici-5.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 5'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1390486946922569484</id><published>2011-02-04T13:40:00.000-08:00</published><updated>2011-02-04T13:41:37.405-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 4</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DEGLI EBREI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) L'IDEA DI UN DIO UNICO&lt;br /&gt;      Gli Ebrei erano un popolo nomade e senza pace. Un popolo errante nel corso dei millenni. Nel terzo millennio a.C. lasciò la Mesopotamia, sotto la guida di Abramo, per raggiungere la terra promessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nel secondo millennio a.C. dall'Egitto, dove viveva come schiavo, fu riportato da Mosè di nuovo nella terra promessa. Verso la metà del primo millennio a.C. fu riportato, schiavo, nella Mesopotamia da Nabucodonosor (cattività babilonese). Infine, nel primo millennio d.C. sarà disperso (diaspora) dai Romani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Gli Ebrei erano un popolo errante senza pace che, però,  ha sempre avuto presente l'idea della terra promessa, ma, quando la raggiungeva  conquistandola, non si è mai prodigato abbastanza per conservarla nel tempo. La terra, in effetti, per gli Ebrei, non era un elemento fondamentale. Contrariamente agli altri popoli che avevano dèi il cui culto era legato ad un territorio specifico, essi avevano maturato l'idea di un Dio unico, che non apparteneva a questo mondo terraqueo e, perciò,  era presente in ogni luogo e, quindi, il territorio non era essenziale per il suo culto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Fu questa idea di un Dio unico, eterno, creatore di ogni cosa ed immutabile, in quanto non appartenente al mondo terraqueo, che fece del popolo ebreo un popolo eletto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1390486946922569484?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1390486946922569484/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1390486946922569484&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1390486946922569484'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1390486946922569484'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/02/alla-ricerca-delle-nostre-radici-4.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 4'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7355635951637909141</id><published>2011-01-28T12:42:00.000-08:00</published><updated>2011-01-28T12:43:53.576-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 3</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DELLA CIVILTA' EGIZIANA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) LA VISIONE OTTIMISTICA DELLA VITA&lt;br /&gt;   Gli Egiziani, al contrario delle popolazioni della Mesopotamia, avevano una visione ottimistica della vita. La natura era stata benigna con loro. Avevano un fiume che portava le sue fertilissime piene nei mesi estivi. In autunno, al tempo della semina, le acque si ritiravano e lasciavano il terreno fertilizzato pronto per la semina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Per sapere le stagioni dei lavori dei campi, essi non avevano bisogno di scrutare il cielo. Il ritiro delle acque del fiume era il segnale che il tempo della semina era arrivato ed erano sicuri che il raccolto sarebbe maturato prima della prossima piena.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   I loro dèi erano benigni. Erano dèi di giustizia. Essi avevano costituito per loro un ordine sociale immutabile nel tempo perchè giusto. Tutto era stato predisposto per rendere la loro vita più facile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  A reggere quest'ordine di giustizia c'era il faraone, che era il garante della continuità voluta dagli dèi. Il faraone stesso era figlio degli dèi e, alla sua morte, li avrebbe raggiunti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2) LE TECNICHE DELLA MUMMIFICAZIONE COME ESIGENZA SPIRITUALE&lt;br /&gt;    La morte era un elemento molto importante per gli Egiziani. La vita non finiva con la morte. Essa continuava, così come era stata vissuta in terra, in qualche luogo nell'al di là.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nel momento della morte, l'anima immortale del defunto lo lasciava per andare a fare il suo viaggio celeste, ma essa sarebbe ritornata per abitarlo per sempre se esso veniva conservato. Se non lo trovava, essa si sarebbe persa per sempre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    La conservazione dei corpi nacque per soddisfare questa esigenza di natura spirituale: dopo la morte, l'anima immortale doveva abitare in un corpo reso immortale dalle tecniche dell'uomo.&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt; 3) LA MEDICINA E LA CHIRURGIA&lt;br /&gt;    Gli Egiziani avevano raggiunto una grande perfezione nell' arte della medicina. Essi erano conosciuti in tutto il mondo antico per la loro bravura nella preparazione dei farmaci (farmacopea). Avevano una perfetta conoscenza dell'anatomia ed erano molto esperti in quella che oggi definiamo medicina specialistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Ginecologia, chirurgia e neurochirurgia erano le tre branche in cui eccellevano. La loro opera era richiestissima anche al di fuori dei confini dello Stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      Una delle più famose scuole di medicina del medioevo europeo, quella di Salerno,  fondava il suo insegnamento, in buona parte, sulla medicina egiziana. &lt;br /&gt;         &lt;br /&gt; 4) LA GEOMETRIA&lt;br /&gt;    Il fiume Nilo, con le sue piene annuali, era fonte di vita e di ricchezza. Ma creava anche dei problemi. Le sue piene non potevano essere contenute nel suo alveo naturale. Esse straripavano ed invadevano tutto, o quasi, il territorio agricolo circostante cancellando i limiti ed i confini dei campi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     La geometria è nata per rispondere a questa sfida della natura. Dopo ogni piena, i  campi dovevano essere rimisurati per  riportare i limiti ed i confini al loro vecchio posto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Ma la geometria degli Egiziani era un'attività esclusivamente pratica che esauriva il suo compito con la misurazione dei campi. Essa non raggiunse mai il livello di scienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Chi le darà un rigore logico e la eleverà al rango di scienza saranno i Greci, che, con Euclide, forniranno alle generazioni future un potente mezzo per la loro formazione intellettuale.&lt;br /&gt;                 &lt;br /&gt; 5) LA CARTA-PAPIRO&lt;br /&gt;    Le prime scritture della storia furono vergate, con uno stiletto, su delle tavolette di argilla 4x4 che poi venivano essiccate al sole. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Gli Egiziani avevano un arbusto milleusi che cresceva sulle rive del fiume Nilo. Data la sua forte resistenza, gli Egiziani avevano imparato ad utilizzarlo in tanti modi diversi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo utilizzavano anche nella costruzione delle imbarcazioni. Ma avevano anche imparato a lavorare la sua polpa per ricavarne una pasta che, stesa ed essiccata, forniva dei rotoli-carta su cui si poteva scrivere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     Questa fu la carta che fu utilizzata in Europa  per tutto il medioevo e fino a quando non fu introdotta la carta "cinese" nel XV secolo della nostra era.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7355635951637909141?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7355635951637909141/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7355635951637909141&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7355635951637909141'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7355635951637909141'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/01/alla-ricerca-delle-nostre-radici-3.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 3'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3144620485720207443</id><published>2011-01-15T13:24:00.000-08:00</published><updated>2011-01-15T13:26:24.518-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 2</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DELLE CIVILTA' MESOPOTAMICHE ALLA STORIA DELL'UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) IL DONO DELL'AGRICOLTURA&lt;br /&gt;  L'agricoltura è stata la grande scoperta dell'uomo del neolitico. Una scoperta che cambiò i destini dell'uomo e lo avviò verso la formazione delle prime grandi civiltà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      La prima forma di agricoltura organizzata che conosciamo è quella sorta nella bassa pianura della Mesopotamia, terra dei Sumeri. Essa fu un'agricoltura irrigua ottenuta attraverso uno sforzo titanico da parte dell'uomo, che imbrigliò le acque dei fiumi Tigri ed Eufrate mediante un'opera di canalizzazione, che sfidò e vinse la loro forza distruttrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Il Tigri e l'Eufrate portavano le loro fertilissime piene in primavera e creavano, con i loro straripamenti, una pianura paludosa dove le condizioni di vita erano difficili, se non impossibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'ingegno dell'uomo fu quello di vincere la sfida della natura e rendere questa pianura paludosa, ma ricca di humus fertilizzante, la culla della civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2) I PRIMI CENTRI URBANI&lt;br /&gt;    La città è stata il crogiolo della civiltà. Quando il villaggio neolitico si sia trasformato in un centro urbano organizzato politicamente non lo sappiamo. Sappiamo che nel IV millennio a.C., nella bassa pianura della Mesopotamia, esisteva una serie di città con un'organizzazione complessa a cui noi abbiamo dato il nome di Stato.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Queste città fissarono il modello di organizzazione politica e sociale che poi sarà caratteristica, con le opportune varianti, di tutte le civiltà successive.&lt;br /&gt;    Al vertice della città-stato c'era un re-sacerdote, che aveva poteri assoluti che gli derivavano non dal popolo che amministrava, ma dal dio di cui era sacerdote e che era il vero ed unico signore di tutto: uomini e cose.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'uomo, in questi centri urbani, era solo un essere vivente indistinto. Non aveva diritti. Nemmeno quello all'esistenza. La sua vita era al servizio del tempio ed apparteneva al dio della città, che lo aveva creato per svolgere questa funzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3) LA SCRITTURA&lt;br /&gt;   Con l'invenzione della scrittura l'uomo fece un grande balzo in avanti sulla strada della sua evoluzione come animale sociale. Lasciava la preistoria ed entrava nella storia. La sua memoria del passato non doveva più essere affidata al ricordo delle generazioni, che la trasmettevano oralmente da padre in figlio e da nonno a nipote, ma veniva affidata allo scritto che era più attendibile e più duraturo nel tempo e, soprattutto, garantiva l'effetto cumulo delle conoscenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Questo effetto ha consentito e garantito la tremenda evoluzione culturale dell'uomo che lo ha reso dominatore assoluto della natura e lo sta proiettando negli spazi celesti alla ricerca di quella verità sui suoi destini e di quelli del cosmo, che, inutilmente, ricercò attraverso l'intuizione e il mito quando si affacciò per la prima volta alla civiltà. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; 4) LA RUOTA &lt;br /&gt;    La caratteristica fondamentale dell' uomo è la sua capacità-abilità di risolvere problemi per rendere più agevole la sua esistenza. Questo è stato vero quando ha levigato la prima pietra ed è vero oggi quando inventa il forno a microonde.  La soluzione di un problema è stata sempre la premessa per la soluzione di quello successivo.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Quando si organizzò in comunità stabili, l'uomo incominciò a fabbricare delle terracotte per la cottura dei cibi, per la conservazione dell'acqua, ecc. Le prime terracotte furono modellate a mano, ma ben presto egli si rese conto che se utilizzava, come supporto, un pezzo di legno rotondo, e lo faceva ruotare mentre modellava la terracotta, questa assumeva una forma più perfetta e più omogenea. Fu cosi che fu inventata la ruota del vasaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   E questa fu la premessa all'invenzione della ruota del carro. Questa invenzione maturò quando nella mente dell'uomo si affacciò l'idea dell'asse che reggeva le due ruote. La ruota creò le condizioni non solo per rivoluzionare il trasporto, ma anche per sconvolgere l'arte della guerra.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt; 5) L'OSSERVAZIONE DEGLI ASTRI&lt;br /&gt;    L'osservazione degli astri celesti fu una delle prime attività dell'uomo "colto". Egli osservava gli astri non solo e non tanto per ammirarne la straordinaria bellezza e porsi le prime domande sul perchè della sua esistenza e quella del cosmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Egli li osservava perchè aveva capito che le attività agricole erano legate a dei tempi fissi che non potevano essere elusi o rivoluzionati ed egli non aveva nessuna cognizione del trascorrere del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Sapeva e vedeva che i giorni si alternavano. Sapeva e vedeva che la luna appariva e scompariva per lunghi periodi. Sapeva e vedeva che i periodi caldi e quelli freddi si alternavano. Sapeva e vedeva che se il seme veniva piantato in un certo periodo la resa era più copiosa, ma non sapeva come determinare con certezza questo periodo perchè non aveva alcun punto di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  L'osservazione degli astri nacque per soddisfare l'esigenza di trovare un punto di riferimento certo ed immutabile e dare un ordine al trascorrere del tempo  fissando le stagioni delle varie attività agricole: il tempo della semina, il tempo del raccolto, il tempo della lavorazione dei campi, ecc.&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt; 6) L'INVENZIONE DELLA MATEMATICA&lt;br /&gt;    La matematica nacque come esigenza pratica di una società che diventava produttrice di ricchezze sempre più vaste e di cui si doveva tenere conto. Le prime operazioni furono semplici addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.&lt;br /&gt;    Ma la curiosità della mente dell'uomo fece superare ben presto questo livello e si incominciarono ad elaborare operazioni molto  complesse (anche per i nostri giorni) come il teorema di Pitagora, le equazioni di terzo grado, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nello loro storia plurimillenaria, le civiltà mesopotamiche svilupparono una matematica molto avanzata, ma non seppero arrivare allo sviluppo di una scienza matematica. Dare un ordine a  tutte le conoscenze che avevano sviluppato ed accumulato in questo campo era un'operazione mentale che andava al di là della loro capacità di pensiero, che era, e rimase per millenni, pre-logico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7) LA VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA&lt;br /&gt;    L'uomo mesopotamico aveva una visione pessimistica della vita. Credeva di essere stato creato per servire gli dèi e i loro rappresentanti in terra: i re-sacerdoti.&lt;br /&gt;   Era l'ambiente stesso che lo portava a queste conclusioni. Da solo era impotente contro una natura che non era stata benigna. Ogni pezzo di suolo coltivabile era stato strappato agli straripamenti primaverili dei fiumi Tigri ed Eufrate con enormi sforzi collettivi che venivano attribuiti alla volontà degli dèi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Gli dèi avevano creato tutto sin dalle origini. Ogni oggetto, ogni attrezzo era stato creato dagli dèi. La funzione dell'uomo era quella di produrre per il tempio. Tranne i piccoli piaceri, egli non doveva aspettarsi nulla dalla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nè aveva speranza di migliorare  la sua situazione nell'al di là. La visione che gli si prospettava era un'eternità di sofferenze ancora maggiori. Gli dèi non erano benigni. Erano terribili e spietati ed avevano il più totale predominio su di lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3144620485720207443?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3144620485720207443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3144620485720207443&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3144620485720207443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3144620485720207443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/01/alla-ricerca-delle-nostre-radici-2.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI 2'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-454014993467969730</id><published>2011-01-03T13:41:00.000-08:00</published><updated>2011-01-03T13:45:41.923-08:00</updated><title type='text'>ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI</title><content type='html'>IL CONTRIBUTO DELLE CIVILTA' MESOPOTAMICHE ALLA STORIA DELL'UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 1) IL DONO DELL'AGRICOLTURA&lt;br /&gt;  L'agricoltura è stata la grande scoperta dell'uomo del neolitico. Una scoperta che cambiò i destini dell'uomo e lo avviò verso la formazione delle prime grandi civiltà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;      La prima forma di agricoltura organizzata che conosciamo è quella sorta nella bassa pianura della Mesopotamia, terra dei Sumeri. Essa fu un'agricoltura irrigua ottenuta attraverso uno sforzo titanico da parte dell'uomo, che imbrigliò le acque dei fiumi Tigri ed Eufrate mediante un'opera di canalizzazione, che sfidò e vinse la loro forza distruttrice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Il Tigri e l'Eufrate portavano le loro fertilissime piene in primavera e creavano, con i loro straripamenti, una pianura paludosa dove le condizioni di vita erano difficili, se non impossibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'ingegno dell'uomo fu quello di vincere la sfida della natura e rendere questa pianura paludosa, ma ricca di humus fertilizzante, la culla della civiltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 2) I PRIMI CENTRI URBANI&lt;br /&gt;    La città è stata il crogiolo della civiltà. Quando il villaggio neolitico si sia trasformato in un centro urbano organizzato politicamente non lo sappiamo. Sappiamo che nel IV millennio a.C., nella bassa pianura della Mesopotamia, esisteva una serie di città con un'organizzazione complessa a cui noi abbiamo dato il nome di Stato.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Queste città fissarono il modello di organizzazione politica e sociale che poi sarà caratteristica, con le opportune varianti, di tutte le civiltà successive.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Al vertice della città-stato c'era un re-sacerdote, che aveva poteri assoluti che gli derivavano non dal popolo che amministrava, ma dal dio di cui era sacerdote e che era il vero ed unico signore di tutto: uomini e cose.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    L'uomo, in questi centri urbani, era solo un essere vivente indistinto. Non aveva diritti. Nemmeno quello all'esistenza. La sua vita era al servizio del tempio ed apparteneva al dio della città, che lo aveva creato per svolgere questa funzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 3) LA SCRITTURA&lt;br /&gt;   Con l'invenzione della scrittura l'uomo fece un grande balzo in avanti sulla strada della sua evoluzione come animale sociale. Lasciava la preistoria ed entrava nella storia. La sua memoria del passato non doveva più essere affidata al ricordo delle generazioni, che la trasmettevano oralmente da padre in figlio e da nonno a nipote, ma veniva affidata allo scritto che era più attendibile e più duraturo nel tempo e, soprattutto, garantiva l'effetto cumulo delle conoscenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   Questo effetto ha consentito e garantito la tremenda evoluzione culturale dell'uomo che lo ha reso dominatore assoluto della natura e lo sta proiettando negli spazi celesti alla ricerca di quella verità sui suoi destini e di quelli del cosmo, che, inutilmente, ricercò attraverso l'intuizione e il mito quando si affacciò per la prima volta alla civiltà. &lt;br /&gt; &lt;br /&gt; 4) LA RUOTA &lt;br /&gt;    La caratteristica fondamentale dell' uomo è la sua capacità-abilità di risolvere problemi per rendere più agevole la sua esistenza. Questo è stato vero quando ha levigato la prima pietra ed è vero oggi quando inventa il forno a microonde.  La soluzione di un problema è stata sempre la premessa per la soluzione di quello successivo.     &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Quando si organizzò in comunità stabili, l'uomo incominciò a fabbricare delle terracotte per la cottura dei cibi, per la conservazione dell'acqua, ecc. Le prime terracotte furono modellate a mano, ma ben presto egli si rese conto che se utilizzava, come supporto, un pezzo di legno rotondo, e lo faceva ruotare mentre modellava la terracotta, questa assumeva una forma più perfetta e più omogenea. Fu cosi che fu inventata la ruota del vasaio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   E questa fu la premessa all'invenzione della ruota del carro. Questa invenzione maturò quando nella mente dell'uomo si affacciò l'idea dell'asse che reggeva le due ruote. La ruota creò le condizioni non solo per rivoluzionare il trasporto, ma anche per sconvolgere l'arte della guerra.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt; 5) L'OSSERVAZIONE DEGLI ASTRI&lt;br /&gt;    L'osservazione degli astri celesti fu una delle prime attività dell'uomo "colto". Egli osservava gli astri non solo e non tanto per ammirarne la straordinaria bellezza e porsi le prime domande sul perchè della sua esistenza e quella del cosmo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Egli li osservava perchè aveva capito che le attività agricole erano legate a dei tempi fissi che non potevano essere elusi o rivoluzionati ed egli non aveva nessuna cognizione del trascorrere del tempo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Sapeva e vedeva che i giorni si alternavano. Sapeva e vedeva che la luna appariva e scompariva per lunghi periodi. Sapeva e vedeva che i periodi caldi e quelli freddi si alternavano. Sapeva e vedeva che se il seme veniva piantato in un certo periodo la resa era più copiosa, ma non sapeva come determinare con certezza questo periodo perchè non aveva alcun punto di riferimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  L'osservazione degli astri nacque per soddisfare l'esigenza di trovare un punto di riferimento certo ed immutabile e dare un ordine al trascorrere del tempo  fissando le stagioni delle varie attività agricole: il tempo della semina, il tempo del raccolto, il tempo della lavorazione dei campi, ecc.&lt;br /&gt;    &lt;br /&gt; 6) L'INVENZIONE DELLA MATEMATICA&lt;br /&gt;    La matematica nacque come esigenza pratica di una società che diventava produttrice di ricchezze sempre più vaste e di cui si doveva tenere conto. Le prime operazioni furono semplici addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni e divisioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Ma la curiosità della mente dell'uomo fece superare ben presto questo livello e si incominciarono ad elaborare operazioni molto  complesse (anche per i nostri giorni) come il teorema di Pitagora, le equazioni di terzo grado, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nello loro storia plurimillenaria, le civiltà mesopotamiche svilupparono una matematica molto avanzata, ma non seppero arrivare allo sviluppo di una scienza matematica. Dare un ordine a  tutte le conoscenze che avevano sviluppato ed accumulato in questo campo era un'operazione mentale che andava al di là della loro capacità di pensiero, che era, e rimase per millenni, pre-logico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 7) LA VISIONE PESSIMISTICA DELLA VITA&lt;br /&gt;    L'uomo mesopotamico aveva una visione pessimistica della vita. Credeva di essere stato creato per servire gli dèi e i loro rappresentanti in terra: i re-sacerdoti.&lt;br /&gt;   Era l'ambiente stesso che lo portava a queste conclusioni. Da solo era impotente contro una natura che non era stata benigna. Ogni pezzo di suolo coltivabile era stato strappato agli straripamenti primaverili dei fiumi Tigri ed Eufrate con enormi sforzi collettivi che venivano attribuiti alla volontà degli dèi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Gli dèi avevano creato tutto sin dalle origini. Ogni oggetto, ogni attrezzo era stato creato dagli dèi. La funzione dell'uomo era quella di produrre per il tempio. Tranne i piccoli piaceri, egli non doveva aspettarsi nulla dalla vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Nè aveva speranza di migliorare  la sua situazione nell'al di là. La visione che gli si prospettava era un'eternità di sofferenze ancora maggiori. Gli dèi non erano benigni. Erano terribili e spietati ed avevano il più totale predominio su di lui.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-454014993467969730?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/454014993467969730/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=454014993467969730&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/454014993467969730'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/454014993467969730'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2011/01/alla-ricerca-delle-nostre-radici.html' title='ALLA RICERCA DELLE NOSTRE RADICI'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5149883685292882958</id><published>2010-12-31T00:30:00.000-08:00</published><updated>2010-12-31T00:36:00.264-08:00</updated><title type='text'>L'UOMO E IL TEMPO</title><content type='html'>IL TEMPO &lt;br /&gt;    Il tempo è un concetto relativo. Per noi terrestri, il tempo è iniziato con la formazione del nostro sistema solare.    Esso si misura in anni, mesi, settimane e giorni. L'anno non è una misura arbitraria stabilita dall'uomo. E' una misura astronomica ricavata dall'attenta osservazione delle stelle. L'anno astronomico è il tempo occorrente affinchè la terra compia un giro completo intorno al sole e si trovi nell'esatta posizione iniziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Questo tempo è stato misurato in 365 giorni e sei ore. Per questo motivo, ogni quattro anni si ha un anno bisestile di 366 giorni. Il mese è la dodicesima parte dell'anno. La settimana, la quarta parte del mese, e il giorno, di 24 ore, rappresenta il tempo occorrente affinchè la terra faccia un giro su se stessa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 9) L'UOMO E IL TEMPO&lt;br /&gt;   Da quando ha scoperto l'agricoltura, l'uomo ha dovuto prendere coscienza dell'importanza del tempo. Da esso, infatti, dipendeva tutta la sua vita sociale: il tempo della semina e il tempo del raccolto; il tempo delle inondazioni e il tempo delle piogge. Egli aveva bisogno di conoscere quando questi eventi si sarebbero verificati per meglio programmare le sue attività.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Per sua comodità, l'uomo ha diviso il tempo in:&lt;br /&gt;passato           (il tempo che non c'è più),&lt;br /&gt;presente          (quello che c'è attualmente) e&lt;br /&gt;futuro            (quello che ci sarà).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L'uomo delle prime grandi civiltà (Mesopotamia ed Egitto) aveva imparato a misurare il tempo, ma non aveva imparato a dare un ordine cronologico agli eventi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; 10) IL TEMPO CRONOLOGICO&lt;br /&gt;     L'idea di dare un ordine progressivo alle cose avvenute nel tempo (cronologia, dal greco chrònos = tempo) venne ai Greci del V secolo a.C. Essi stabilirono di prendere un punto di partenza per datare tutti gli eventi in ordine successivo (cronologia). Questo punto di partenza fu la prima edizione dei Giochi Olimpici, avvenuta nel 776 a.C.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Gli ebrei scelsero la data della creazione del mondo che, secondo la bibbia, avvenne nel 3760 a. C.  I Romani partirono dal 753 a.C., quando, secondo loro, fu fondata Roma. I Mussulmani, invece, scelsero l'anno dell'Egira  (662 d.C.), quando Maometto, il loro profeta, dalla Mecca fuggì a Medina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Il mondo cristiano, infine, fa partire tutto dalla nascita di Gesù Cristo, che viene fissato come l'anno uno. Tutto quello che si trova prima viene indicato con 'avanti cristo' (abbreviato in a.C.). Tutto quello che si trova dopo viene indicato con 'dopo Cristo' (abbreviato in d.C.), ma si usa anche 'Anno Domine' (abbreviato in A.D.).&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5149883685292882958?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5149883685292882958/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5149883685292882958&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5149883685292882958'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5149883685292882958'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/12/luomo-e-il-tempo.html' title='L&apos;UOMO E IL TEMPO'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1920542777860552686</id><published>2010-12-27T03:37:00.000-08:00</published><updated>2010-12-27T03:39:44.147-08:00</updated><title type='text'>PARLIAMONE: LA COMPARSA DELL'UOMO</title><content type='html'>3) UNA STRUTTURA BIOLOGICA RIVOLUZIONARIA: IL CERVELLO&lt;br /&gt;La massa grigia che i primi rettili avevano nella loro scatola cranica&lt;br /&gt;aveva la funzione di stabilizzatrice dell' equilibrio corporeo.&lt;br /&gt;Nell'ominide, questa massa grigia era quantitativamente superiore alle sue&lt;br /&gt;necessità biologiche ed era ancora in evoluzione. Essa era stata in continua&lt;br /&gt;evoluzione sin da quando il primo rettile era comparso sulla terra.&lt;br /&gt;Oggi sappiamo che il cervello dell'uomo è composto da tre strati: il&lt;br /&gt;paleocervello, il primo strato, che rappresenta il cervello dei primi rettili, a&lt;br /&gt;cui sono legati gli impulsi primordiali della paura e dell'aggressività; il&lt;br /&gt;cervello- mammifero, il secondo strato, a cui sono legati gli impulsi del&lt;br /&gt;sentimento, e la neocorteccia, il terzo strato, proprio dell'uomo, a cui sono&lt;br /&gt;legati gli impulsi della razionalità (fig. 46, I tre strati del cervello&lt;br /&gt;dell'uomo, da trovare).&lt;br /&gt;4) L'EVOLUZIONE BIOLOGICA DEL CERVELLO&lt;br /&gt;Quando l'uomo uscì dalla sua condizione animale aveva soltanto i primi due&lt;br /&gt;strati: il paleocervello e il cervello-mammifero. Il terzo strato, la&lt;br /&gt;neocorteccia, l'ha imcominciato a sviluppare quando ha iniziato il suo cammino&lt;br /&gt;verso la completa umanizzazione.&lt;br /&gt;Il peso del suo cervello, infatti, non è stato sempre uguale nel tempo. Il&lt;br /&gt;primo esemplare della specie Homo, l'homo abilis, di cui parleremo più avanti,&lt;br /&gt;aveva un cervello che oscillava tra i 650 e gli 800 centimetri cubici. Il&lt;br /&gt;successivo homo erectus aveva una capacità cranica di 800-1300 centimetri&lt;br /&gt;cubici.&lt;br /&gt;Solo con l'uomo di Neanderthal si raggiungono le dimensioni attuali del&lt;br /&gt;cervello, 1200-1600 cm cubici (fig. 47 Dalla figura puoi vedere l'evoluzione&lt;br /&gt;della scatola cranica del'uomo. Quella dell'homo erectus è bassa e lunga. La&lt;br /&gt;fronte poco spaziosa e le arcate sopracciliare molto massicce. In quella&lt;br /&gt;dell'uomo di Neanderthal queste caratteristiche si affinano per raggiungere la&lt;br /&gt;forma attuale con l'homo sapiens sapiens la cui calotta cranica è più alta ed&lt;br /&gt;arrotondata, l'arcata sopracciliare meno massiccia e la fronte molto più&lt;br /&gt;spaziosa).&lt;br /&gt;5) LE FUNZIONI DEL CERVELLO&lt;br /&gt;Ma a cosa serviva questa massa di materia grigia di cui la natura aveva&lt;br /&gt;dotato l'uomo? A nulla, per i suoi bisogni immediati, che erano quelli della&lt;br /&gt;ricerca del cibo, della ricerca di un riparo e della difesa dalle bestie feroci.&lt;br /&gt;Ma essa era la sede dove venivano registrate le azioni che compiva giorno dopo&lt;br /&gt;giorno e, quando ne prenderà coscienza, ne conserverà la memoria. Questo lo&lt;br /&gt;renderà capace di sviluppare la sua intelligenza e, con questo nuovo potente&lt;br /&gt;strumento, diventerà il dominatore assoluto della Terra.&lt;br /&gt;PDF Creator - PDF4Free v2.0 http://www.pdf4free.com&lt;br /&gt;Da questo momento, cioè dal momento in cui prenderà coscienza di questa&lt;br /&gt;capacità del cervello, nell'evoluzione dell'uomo si avrà una biforcazione:&lt;br /&gt;terminata la sua evoluzione biologica, con la formazione di tutti gli organi che&lt;br /&gt;ha oggi, incominciò la sua evoluzione sociale e culturale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1920542777860552686?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1920542777860552686/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1920542777860552686&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1920542777860552686'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1920542777860552686'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/12/parliamone-la-comparsa-delluomo.html' title='PARLIAMONE: LA COMPARSA DELL&apos;UOMO'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-687618260413751399</id><published>2010-08-19T14:01:00.000-07:00</published><updated>2010-08-19T14:02:59.031-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (13)</title><content type='html'>L’EVOLUZIONE MENTALE DELL’UOMO&lt;br /&gt;"Tutta la storia passata dell'uomo è un preludio alla sua capacità odierna di un pensiero logico [formale]" (Copeland, 1974: 35).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Pensiero logico che, tuttavia, l'uomo ha incominciato ad acquisire con le prime civiltà urbane, ma a livello diverso, o -se vogliamo- ad una maturità diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La storia dell'uomo è stata una successione di stati di maturità. In ogni epoca, l'uomo storico ha raggiunto la sua maturità, ma ad un livello diverso. Generalmente superiore a quello precedente. Tranne nell'epoca medievale occidentale, quando si ebbe un REGRESSO.&lt;br /&gt; In termini piagetiani,  ogni maturità raggiunta (forma), o massimo livello di struttura mentale per quell'epoca, costituiva il contenuto della forma successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E questo è il principio che ha guidato l'evoluzione mentale dell'uomo nella storia. Quando un popolo, una civiltà, o uno Stato, aveva raggiunto la sua maturità (forma), aveva preparato, per ciò stesso, il contenuto per l'uomo della civiltà successiva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Attraverso questo processo, gli stadi dello sviluppo cognitivo dimostrano un'essenziale relatività di FORMA E CONTENUTO, poichè ciò che è forma ad un livello diventa contenuto al successivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Così le strutture operative concrete sono forma rispetta al livello senso-motorio che esse soppiantano, ma sono contenuto rispetto all'operatività ipotetica-deduttiva che ancora deve venire " (Rotman, 1977: 83).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La forma delle civiltà dell'Antico Oriente (pensiero transduttivo) costituì il contenuto della forma della civiltà greca (pensiero operatorio concreto), come quest'ultima costituì il contenuto della forma della civiltà europea (pensiero operatorio formale).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Per riassumere, il concetto di maturità è relativo. Non assoluto. E questo è vero sia per l'uomo come specie, sia per l'individuo. La maturità assoluta, per l'uomo, se esiste, si avrà solo quando egli avrà imparato ad utilizzare tutte le capacità-possibilità del suo organo cervello, che ora, come abbiamo visto, utilizza solo al tre per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma anche allora, non è certo che non ci sarà un livello successivo. Se le capacità del cervello sono quelle di assimilare, organizzare, connettere, inventare, ecc., è probabile che egli troverà un modo nuovo di utilizzare questa capacità-abilità, per cui la fine potrebbe significare un nuovo cominciamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Già altre volte, l'uomo ha dimostrato di avere questa possibilità. Quando si credeva che ormai avesse raggiunto il massimo delle sue possibilità nel campo della conoscenza, c'è stato sempre qualcuno, individuo, nazione o civiltà, che ha fornito un nuovo paradigma ed il cammino è ripreso, ma su un altro binario. Non sarà questo il caso prossimo venturo?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       La civiltà europea, di cui l'Inghilterra fa parte, è figlia dell'eredità sociale dell'uomo come specie che ha realizzato se stesso nella storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nel XVI secolo dell'era moderna, in Inghilterra si erano create le condizioni per la nascita di un uomo nuovo, ma vecchio quanto la storia, che era destinato a prendere in mano i destini dell'umanità per condurla verso un nuovo ed impensabile traguardo: quello del sovvertimento totale dell'organizzazione sociale e produttiva, che era esistita sin dalla notte dei tempi (CIVLTA’ AGRICOLA), e dell'instaurazione di un nuovo sistema di produzione (CIVILTA’ INDUSTRIALE)che avrebbe cambiato il volto del mondo.&lt;br /&gt;         &lt;br /&gt;FINE&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-687618260413751399?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/687618260413751399/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=687618260413751399&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/687618260413751399'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/687618260413751399'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/08/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-13.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (13)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3975379814759000512</id><published>2010-08-13T13:24:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T13:25:46.147-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (12)</title><content type='html'>IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il passaggio da un livello di struttura mentale (o intelligenza) all'altro era " molto più complesso di una pura e semplice identificazione " (Piaget, 1967: 51). Il popolo, che aveva raggiunto l'ultimo livello, era incapace di raggiungere  il successivo.&lt;br /&gt; Per poterlo fare, esso avrebbe avuto bisogno di una maggiore capacità di rielaborazione delle conoscenze che esso stesso aveva prodotto. Questa incapacità lo rendeva non suscettibile di ulteriore sviluppo e lo faceva entrare in una fase di stagnazione indefinita..&lt;br /&gt; Il processo si bloccava finchè non si iniziava di nuovo con un altro popolo o civiltà esterna, dotata di una grande capacità ricettiva e della duttilità mentale necessaria per compiere la nuova sintesi.&lt;br /&gt;         Nel mondo classico, questo popolo era un popolo barbaro  (il proletariato esterno di Toynbee), che premeva sulle frontiere della civiltà. Nel mondo moderno, invece, era un popolo, che,  pur partecipando della stessa civiltà, era rimasta indietro nello sviluppo, ma conservava intatte le sue potenzialità per fare un nuovo balzo in avanti, come è stato il caso dell'Inghilterra nell'ambito della civiltà europea.&lt;br /&gt;         Nel mondo classico, questo processo avveniva a livello di psicologia collettiva (civiltà, nazione, stato). Nel mondo moderno, sotto i colpi incalzanti della nuova massa di conoscenze accumulate in tutti i campi  e la sua organizzazione attraverso il metodo scientifico, questo processo si verifica a livello di psicologia di gruppo (branca del sapere).&lt;br /&gt; Nel campo della scienza moderna, per fare un esempio, quando una teoria scientifica, o paradigma, non risponde più alle esigenze della ricerca, la scienza, a cui quella teoria si riferisce, entra in crisi finchè non viene fornito un nuovo paradigma.&lt;br /&gt; Tuttavia, questo nuovo paradigma, anche se anticipato da molto tempo, viene riconosciuto ed accettato solo quando il vecchio viene manifestamente ed universalmente dichiarato in crisi.&lt;br /&gt; Di solito, il nuovo paradigma non sorge fintanto che il vecchio è ancora valido in qualche modo. "Quale sia la natura dello stadio finale - come avvenga che un individuo inventi (o trovi di aver inventato) un modo nuovo di dare ordine ai dati ora raccolti tutti insieme - rimane per ora inscrutabile e può darsi che lo rimanga per sempre.&lt;br /&gt; “Possiamo notare soltanto una cosa in proposito: coloro che riescono a fare questa fondamentale invenzione di un nuovo paradigma sono quasi sempre o molto giovani oppure sono nuovi arrivati nel campo governato da quel paradigma che essi modificano.&lt;br /&gt; “Forse non c'era bisogno di rendere esplicito questo: è ovvio, infatti, che sono quelli gli uomini, i quali, proprio perchè sono solo scarsamente condizionati dalle regole tradizionali della scienza normale da parte della precedente attività, hanno una maggiore probabilità di vedere che quelle regole non servono più a definire problemi risolvibili e di concepire un altro insieme di regole che possano sostituirle "(Kuhn, 1969: 117).&lt;br /&gt;                     CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3975379814759000512?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3975379814759000512/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3975379814759000512&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3975379814759000512'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3975379814759000512'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/08/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-12.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (12)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-530661734975510363</id><published>2010-08-05T14:16:00.000-07:00</published><updated>2010-08-05T14:17:53.870-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (11)</title><content type='html'>L’UOMO SI REALIZZA NELLA STORIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       E' nella storia che l'uomo ha realizzato se stesso. Ed è nella storia che egli ha maturato i suoi livelli di struttura mentale: dal più basso, quello delle scimmie antropoidi, al più elevato, quello dell'uomo moderno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il raggiungimento di ogni livello ha richiesto secoli, anzi millenni di maturazione, come è stato il caso della civiltà egiziana e di quella mesopotamica, anche se più limitatamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il tempo di maturazione, comunque, si è andato progressivamente contraendo. Dai millenni delle prime civiltà, ai secoli dell'epoca moderna ed ai decenni dell'era contemporanea. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il livello raggiunto dipendeva dal particolare popolo storico che lo realizzava. Ma nessun popolo, o civiltà, è mai riuscito ad aggiungere più di un livello a quelli acquisiti ontogeneticamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il processo attraverso il quale si è realizzato lo sviluppo dei livelli di struttura mentale è il seguente: il popolo, che era dotato delle energie necessarie per diventare civiltà, si presentava sulla scena del mondo come alunno che apprende tutte le conoscenze acquisite fino a quel momento. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le fa sue, le imita (imitazione creatrice) e, nel periodo della maturità, crea una nuova sintesi, dando vita ad una nuova civiltà, diversa e più matura di quella precedente. &lt;br /&gt;Dopo di che, sviluppata questa sintesi fino alla massima potenzialità (fase di crescita),  non era in grado di svilupparne una nuova, pur avendo, nel frattempo, accumulato tutti gli elementi per farlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quindi,     l'organizzazione politico-sociale si irrigidiva e diventava ripetitiva (ripeteva se stessa) e sparivano sia le capacità assimilative, sia la potenza creatrice, e si consumava quello che si era prodotto nel passato senza nulla aggiungervi. &lt;br /&gt;Era come se le energie vitali, che avevano prodotto quella sintesi, si fossero interamente prosciugate e al loro posto fosse rimasto un vuoto orgoglio per l'alto grado di organizzazione raggiunto (alto grado di civiltà).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La crisi si palesava completamente quando si sviluppava una psicologia collettiva di superiorità rispetto al mondo esterno, che veniva definito barbaro, per cui non si era più aperti al contributo esterno e si entrava in un lungo periodo di stagnazione.&lt;br /&gt; Si consumavano le glorie del passato. Questo è stato il caso delle civiltà dell'Antico oriente, della civiltà classica, del Rinasciemto e dell'Inghilterra del mondo contemporaneo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Il sistema politico ha giocato un grande ruolo nella realizzazione di questo processo. Esso era favorito in quelle società che garantivano all'individuo la libertà di essere e di agire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non sorgeva, o si inaridiva, in quelle società che comprimevano (o negavano) la sua libertà di autorealizzazione. Il ruolo della potenza politica, invece, sembra sia stata irrilevante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Infatti " la cultura greca fiorì prima e dopo che le piccole città-stato ebbero la loro breve era di gloria militare. Gli italiani diedero il loro contributo quando le loro città erano lacerate dalla guerra civile ed erano in gran parte sotto il dominio di altre nazioni"(Muller,1952:70 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; L'Inghilterra lo diede quando ancora lottava per risolvere i suoi problemi istituzionali all'interno e cercava un proprio spazio all'esterno nella sua eterna lotta contro la potenza militare dominatrice dell'epoca: la Francia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-530661734975510363?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/530661734975510363/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=530661734975510363&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/530661734975510363'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/530661734975510363'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/08/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-11.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (11)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3539315409260007964</id><published>2010-08-01T14:19:00.000-07:00</published><updated>2010-08-01T14:22:26.713-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (10)</title><content type='html'>LA VERITA’ COSTRUITA&lt;br /&gt; La massa di conoscenza, accumulata nei millenni, è servita all'uomo per far acquisire al cervello-computer quel grado di specializzazione che lo ha messo in grado di trascendere la realà concreta per costruire la sua verità. &lt;br /&gt; In altre parole, l’uomo è passato dallo stadio della verità-scoperta (pensiero astratto legata alla realtà) allo stadio odierno della verità-costruita (pensiero astratto formale). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Senza quella massa di conoscenza non si sarebbe mai potuto raggiungere l'attuale livello di struttura mentale. Ecco perchè il metodo sperimentale è stato una conquista che si è ottenuta per ultima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Esso non segna solo l'inizio della rivoluzione scientifica, ma fu anche, e soprattutto, una rivoluzione del pensiero: moriva un modo di pensare legato alle cose concrete e ne nasceva un altro che si sentiva libero di trascendere la realtà per superarla. &lt;br /&gt;Questo fu il risultato di uno sforzo collettivo di tutte le generazioni che si sono succedute nella storia dell'uomo, le quali hanno sviluppato lentamente, ma progressivamente, nuovi abiti mentali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi abiti mentali "sebbene vengono assunti dagli individui non sono creati da essi: solo i grandi uomini possono indossarli con grazia e naturalezza, ma nessuno di essi è in grado di costruirne uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “Essi sono il prodotto della società. Sono il lavoro di un'infinità oscura di uomini e donne, senza pretesa di conquistarsi un posto in quella che viene chiamata la storia del pensiero. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Essi appartengono, in breve, a quelle rappresentazioni collettive che nessuno ha saputo descrivere meglio del sociologo francese Durkheim. Queste rappresentazioni collettive, che costituiscono tutte le conoscenze che l'uomo possiede, sono il frutto di un'immensa collaborazione collettiva, che si estende non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Per produrle, una moltitudine di intelligenze ha associato, unito, mescolato le sue idee ed i suoi sentimenti" (Farrington, 1950: 4-5).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; E la Rivoluzione industriale è una di queste rappresentazioni collettive, anche se sarà materialmente realizzata, nell'ultima fase, dall'Inghilterra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Queste conquiste, tuttavia, non furono costanti nel tempo. Esse furono inframmezzate da lunghi periodi di stagnazione, di regressi a livelli inferiori  e di grandi balzi in avanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Anche se finora abbiamo parlato dell'uomo, è chiaro che queste conquiste furono il prodotto finale di alcune popolazioni particolari che, per una serie di motivi, di cui parleremo più avanti, erano molto più avanzati nello sviluppo della struttura mentale.&lt;br /&gt; Basti pensare che l'età del ferro, tanto per fare un solo esempio, si ebbe nel 3000 a.C. in Mesopotamia, nel 500 a Roma e solo nel 50 d.C. nella Germania meridionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Ma, anche se avevano una velocità di circolazione piuttosto bassa, queste conquiste si propagavano dappertutto e diventavano il patrimonio di tutta l'umanità, man mano che tutti i popoli progredivano nel loro livello di struttura mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;        "Idealmente la tradizione sociale è una: l'uomo odierno è teoricamente erede di tutte le età ed eredita l'esperienza accumulata da tutti i suoi predecessori. &lt;br /&gt;“Questo ideale, tuttavia, è lungi dalla realizzazione. Oggi l'umanità non forma una società, ma è divisa in molte società distinte; tutte le prove disponibili suggeriscono che questa divisione non era minore, anzi era più grande, nel passato, per quanto lontano possa penetrare l'archeologia "(Childe, 1949:21).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3539315409260007964?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3539315409260007964/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3539315409260007964&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3539315409260007964'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3539315409260007964'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/08/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-10.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (10)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4289330417707225560</id><published>2010-07-15T13:39:00.000-07:00</published><updated>2010-07-15T13:40:35.701-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (9)</title><content type='html'>PRIMUM COGNOSCERE DEINDE PHILOSOPHARE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         E' stata questa necessità-bisogno di capire la realtà circostante, unitamente a quella di risolvere i problemi così come essi venivano ponendosi, senza sottovalutare la necessità-bisogno di soddisfare la propria curiosità, così caratteristica dell'uomo di tutte le epoche, che hanno creato quell'attività di pensiero, senza la quale non ci può essere sviluppo, che ha consentito l'accumularsi di una massa enorme di conoscenze che, innalzando costantemente il suo livello di struttura mentale, ha dato all'uomo, nell'epoca moderna, quella onnipotenza che si era attribuita confusamente nella fase pre-logica. &lt;br /&gt;E questa rivendicazione di onnipotenza cosciente avverrà in Inghilterra, a partire dal XVII secolo, ad opera di Francesco Bacone, anche se gli strumenti per ottenerla saranno messi a punto da altri.&lt;br /&gt;         La confusione di pensiero tra il mondo interiore ed esteriore era la tappa obbligata per raggiungere l'abilità di dare ordine alla propria esperienza e fare una nuova sintesi che superasse la prima.&lt;br /&gt;         Nella fase logica concreta, l'uomo rimane ancora attaccato al mondo della natura. Non più per percepirlo come animato e dotato di intenzionalità, ma per percepirlo come realtà separata dal proprio io, su cui inizia a fare delle riflessioni per  trarne tutte quelle conoscenze che gli consentiranno di avanzare ulteriormente a livello di pensiero.&lt;br /&gt; Se nella fase precedente aveva sviluppato il PENSIERO INTUITIVO, in questa egli incomincia a sviluppare quello DEDUTTIVO. Con questo nuovo strumento (capacità INTUITIVA-DEDUTTIVA) interpreta il mondo del reale ed acquisisce il PRINCIPIO DI CAUSALITA’, che prima gli mancava. &lt;br /&gt;Anche la lingua subisce una maggiore specializzazione. Si formano strutture più complesse che lo mettono in grado di esprimere la nuova articolazione di PENSIERO LOGICO-CONCRETO.&lt;br /&gt;         La capacità intuitiva-deduttiva è una " costruzione libera o almeno spontanea e diretta dell'intelligenza " (Piaget, 1970: 43), che non richiede alcuna organizzazione. &lt;br /&gt;Essa, tuttavia, era una tappa obbligata per arrivare alla CAPACITA’-ABILITA’ INDUTTIVA, che richiede una organizzazione dei dati della conoscenza per arrivare dal particolare al generale, attraverso l'astrazione.&lt;br /&gt; Ma un'astrazione ancora legata al mondo del reale, quella che Piaget chiama astrazione riflettente. Il pensiero formale, l'astrazione formale, si avrà solo nella fase successiva, quando non si lavorerà più su un dato o una conoscenza che viene dalla realtà, ma su un ipotesi, una congettura, un'intuizione che ci viene dalla massa delle conoscenze che abbiamo acquisito nel corso della storia, pur non essendo legata ad essa direttamente e molto spesso in contrasto con essa.&lt;br /&gt; CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4289330417707225560?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4289330417707225560/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4289330417707225560&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4289330417707225560'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4289330417707225560'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/07/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-9.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (9)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5669521685087350085</id><published>2010-07-08T13:40:00.000-07:00</published><updated>2010-07-08T13:41:48.248-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (8)</title><content type='html'>L’UOMO SI REALIZZA NELLA STORIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  Nella storia dell'uomo, il PENSIERO AUTISTICO (Piaget, 1959: 43) delle popolazioni primitive era una condizione necessaria per raggiungere la STRUTTURA MENTALE TRANSDUTTIVA delle prime civiltà storiche, come quest'ultima era indispensabile per raggiungere il LIVELLO OPERATORIO CONCRETO delle CIVILTA’ CLASSICHE e questo, a sua volta, pose le premesse per arrivare al LIVELLO OPERATORIO FORMALE  dei nostri giorni.&lt;br /&gt;         Ma nessuna popolazione , nessuna civiltà, è stata mai in grado  di aggiungere, a livello di filogenesi, più di un livello all'evoluzione della struttura mentale dell'uomo.&lt;br /&gt; Come nessuna popolazione, nessuna civiltà, è stata mai in grado di saltare un livello d’intelligenza. L'esperienza recente ha dimostrato che, quando l'uomo, che è in possesso di una struttura mentale logica formale, come quella dell'uomo contemporaneo, ha tentato di integrare al suo livello le POPOLAZIONI PRE-LOGICHE PRIMITIVE, che ha incontrato sul suo cammino, ne ha fatto dei DISADATTATI e li ha DISTRUTTI PSICOLOGICAMENTE, facendo loro perdere la propria identità.&lt;br /&gt; Lo sviluppo delle strutture mentali, a livello filogenetico, non può essere abbreviato. Esso è strettamente correlato alla massa di informazioni che l'organo cervello deve elaborare, e al suo grado di specializzazione.&lt;br /&gt; Al livello pre-logico, il suo grado di specializzazione è molto basso. La massa di informazioni che deve elaborare è esigua (Lindberg, 1935). nè sarebbe in grado di elaborarne una maggiore. &lt;br /&gt;Per farlo avrebbe bisogno di una maggiore specializzazione, e questa si  può raggiungere solo gradatamente attraverso l'elaborazione di nuove e più avanzate conoscenze che derivino dall'esperienza(sua  e/o delle generazioni precedenti)- la sola ed unica fonte di acquisizione di conoscenze (Newell-Shaw-Simon, 1958). &lt;br /&gt;E' questa PROGRESSIVA SPECIALIZZAZIONE che condurrà l'uomo all'ultima tappa (finora) del suo sviluppo mentale: quella  di PROGRAMMATORE DI CONOSCENZE.&lt;br /&gt; Da qui le QUATTRO EPOCHE PEDAGOGICHE dell'uomo: quella della VERITA’ INTUITA, quella della VERITA’ RIVELATA, quella della VERITA’ SCOPERTA e - ultima tappa al presente - quella della VERITA’ COSTRUITA.&lt;br /&gt;         Ma anche all'interno dello stesso livello di struttura mentale non sono possibili salti o abbreviazioni. Le capacità INTUITIVE precedono quelle DEDUTTIVE; queste, a loro volta, precedono quelle INDUTTIVE e, quest'ultime, precedono quelle SPERIMENTALI.&lt;br /&gt; Invertire l'ordine dei fattori, in questo caso, il prodotto cambia. Così come cambia saltandone uno. L'uomo ha iniziato la sua storia (fase sensomotoria) acquisendo la capacità di organizzare le sue sensazioni percettive e coordinare i suoi movimenti(kohler,1957).&lt;br /&gt;         L'acquisizione di queste sue abilità fondamentali, che lo hanno fatto staccare per sempre dal ramo delle sue cugine scimmie,  lo ha fatto entrare nella seconda fase (quella pre-logica o pre-operativa) del suo sviluppo mentale, in cui egli " attribuisce a se stesso l'onnipotenza " (Freud, 1970: 130). &lt;br /&gt;In questa fase egli sa "Come è fatto il mondo, [lo sa ] al modo stesso in cui  [percepisce] sè medesimo " ( Freud, 1970: 134 ): dotato di vita e di intenzionalità.&lt;br /&gt; “Inizialmente è vivente qualsiasi oggetto che abbia un'attività, essendo questa essenzialmente relativa all'utilità dell'uomo... Poi la vita è riservata ai mobili e infine ai corpi che sembrano dotati di moto proprio, come gli astri e i venti. &lt;br /&gt;“Alla vita è ricollegata, d'altra parte, la coscienza, non una coscienza identica a quella dell'uomo, ma il minimum di consapevolezza e intenzionalità necessarie alle cose per compiere le loro azioni e soprattutto per muoversi e dirigersi verso le mete loro assegnate (finalismo)... &lt;br /&gt;“L'animismo e il finalismo esprimono una confusione o mancanza di distinzione tra il mondo interiore e soggettivo e l'universo fisico, e non un prevalere della realtà psichica interna" (Piaget, 1967: 34-35).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5669521685087350085?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5669521685087350085/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5669521685087350085&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5669521685087350085'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5669521685087350085'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/07/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-8.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (8)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4817514022351848056</id><published>2010-07-01T13:23:00.000-07:00</published><updated>2010-07-01T13:24:20.211-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (7)</title><content type='html'>LE CRISI DI CRESCITA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il processo di sviluppo della struttura mentale, che ho descritto, non è cumulativo. È evolutivo. Esso non si verifica per stadi obbligati attraverso un processo ineluttabile di crescita e trasformazione. Dal più semplice al più complesso. Ma si realizza attraverso una serie di equilibri in sè conchiusi e perfetti, che vengono messi in crisi in successione, e , quindi, superati da una nuova massa di dati (informazioni).&lt;br /&gt; "Questo significa che ogni livello superiore rappresenta qualcosa di nuovo rispetto a quello che lo precede, e non può essere compreso che nei suoi stessi termini. &lt;br /&gt;“Il livello più primitivo non può essere derivato mediante sottrazioni di singole qualità da un livello superiore. Ogni livello, per quanto primitivo possa essere, rappresenta una totalità relativamente conchiusa, autosufficiente.&lt;br /&gt; “Per contro, ogni livello superiore è fondamentalmente un'innovazione e non può essere ottenuto mediante semplice addizione di certe caratteristiche a quelle che contraddistinguono il livello precedente " (Warner, 1970: 20-21).&lt;br /&gt;         Nell'individuo le crisi vengono provocate, e risolte, o da un ambiente particolarmente favorevole o dal sistema educativo, o da entrambi.&lt;br /&gt; Ogni crisi è la premessa per raggiungere il livello successivo di struttura mentale , che comprende ed ingloba i livelli precedenti, ma è qualitativamente diverso.&lt;br /&gt; I livelli precedenti sono preparatori dei livelli successivi (Rey, 1930-48, I: VII). Senza i primi non è possibile avere i secondi. "Ogni livello di struttura mentale, integrando quelli precedenti, riesce a liberare, in parte, l'individuo dal suo passato e ad inaugurare nuove attività " (Piaget-Inhelder, 1969: 150).&lt;br /&gt;         Ogni individuo può raggiungere, teoricamente, tutti i livelli di struttura mentale che l'uomo ha maturato nella filogenesi fino a quella particolare epoca storica. Teoricamente, perchè abbiamo visto che non tutti gli individui riescono a raggiungere gli stessi livelli. &lt;br /&gt;Alcuni si fermano ai livelli più bassi, altri - pur raggiungendo livelli più elevati - non vi riescono a permanere. Solo una minoranza li raggiunge stabilmente.&lt;br /&gt;E questo dipende da tanti fattori. Dall'ambiente socio-economico-culturale. Dal sistema politico. Dal sistema educativo, e, non ultime, dalle potenzialità neurologiche (Imhelder-Piaget, 1958: 150).&lt;br /&gt;Il livello di struttura mentale  dipende dalle abilità acquisite. Ogni livello rappresenta il momento culminante di ciò che si è preparato nei livelli precedenti.&lt;br /&gt; Nei primi livelli si acquisiscono quelle abilità-capacità che rendono possibile una nuova, diversa e più completa organizzazione dei dati della conoscenza.&lt;br /&gt; E questo è stato il processo attraverso il quale si è realizzato lo sviluppo dei livelli di struttura mentale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4817514022351848056?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4817514022351848056/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4817514022351848056&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4817514022351848056'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4817514022351848056'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/07/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-7.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (7)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2501166265324742813</id><published>2010-06-24T13:59:00.000-07:00</published><updated>2010-06-24T14:03:20.555-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (6)</title><content type='html'>LE TRE ETA’ DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         L'individuo, nel suo sviluppo, attraversa tre età fondamentali: quella in cui prevale  l’INTELLIGENZA PSICOMOTORIA, quella in cui si afferma la forma di PENSIERO EGOCENTRICA e quella, infine, in cui si forma il PENSIERO RAZIONALE. All'interno di queste troviamo i quattro LIVELLI PSICOLOGICI o di STRUTTURA MENTALE, di cui abbiamo già parlato nel post precedente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;          Nel primo di questi livelli, quello SENSOMOTORIO, che va dalla nascita ai diciotto mesi, e che corrisponde alla prima età dell'uomo, dell’uomo che usciva dalla ferinità,  si passa dai RIFLESSI SEMPLICI alle SEMPLICI ABITUDINI per arrivare, man mano, a comportamenti più complessi, quali il COORDINAMENTO DELLA PERCEZIONE E DEL MOVIMENTO, l'invenzione del CONCETTO FINE-MEZZO e il concetto della PERMANENZA OGGETTIVA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Nel secondo, che va DAI DUE AI SEI ANNI e che corrisponde alla SECONDA ETA’ DELL’INDIVIDUO, non si riesce a fare una distinzione tra il PROPRIO IO e la REALTA’ ESTERNA, che viene vista come ANIMATA DI VITA PROPRIA (ANIMISMO) e di una propria finalità (FINALISMO) (Piaget, 1967: 34).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In questo livello si sviluppano l'immaginazione, il linguaggio e le facoltà percettive. La forma di pensiero è egocentrica, irreversibile, e manca del concetto di conservazione.&lt;br /&gt;        &lt;br /&gt; Il terzo, che va dai sette agli undici anni, supera le limitazioni della stadio precedente. Il pensiero diventa reversibile e ordinato; si sviluppano le capacità logiche concrete e si acquisisce il principio di causalità.&lt;br /&gt; Del quarto, che va dai dodici ai sedici anni , non abbiamo bisogno di aggiungere altro a quanto già detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         Questi livelli di STRUTTURA MENTALE, o età psicologica, non sono fissi nel tempo. Essi sono quelli che l'individuo ha maturato nell'epoca moderna.&lt;br /&gt; Nelle epoche passate, e fino al XVI secolo, essi erano presenti solo fino al terzo livello, e quindi l'età cronologica corrispondente nell'individuo nei vari livelli era molto più alta di quella citata più sopra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; "Non si dimentichi che quello che per Pitagora e Archimede o per Galileo e Newton era punta avanzata del progresso, col passare dei secoli è divenuto materia d'insegnamento nelle scuole medie, perfino per alunni non particolarmente dotati " (Laeng, 1982: 385). &lt;br /&gt;Solo pochi individui di alcune civiltà, come vedremo, riuscirono a raggiungere il quarto livello, ma non completamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La MENTE DELL’UOMO ha bisogno di tempo per svilupparsi. Questo tempo non è elastico, ma rigido. Nell'ONTOGENESI esso non può essere anticipato o posticipato, a meno che non si persegua volutamente questo scopo, falsando un pò quelli che sono i ritmi di crescita naturali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ogni età ha il suo sviluppo mentale. Questo sviluppo non è legato esclusivamente a fattori neurologici, ma vi giocano un grande ruolo la trasmissione sociale e l'ambiente.&lt;br /&gt; Se questi due fattori sono idonei, il periodo cronologico di maturazione dei livelli nell'individuo può essere più breve e "niente impedisce che, in un futuro più o meno distante, l'età media [di maturazione dei livelli] subisca un'ulteriore riduzione" ( Inhelder, 1958: 337 ).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Questo è ancora più vero se si tiene conto che le attuali capacità dell'organo cervello (neocorteccia) sono utilizzate solo per il due-tre per cento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La transizione tra un livello e l'altro "avviene per mezzo di due processi: l'ORGANIZZAZIONE, che integra una struttura psicologica all'altra, e l'ADATTAMENTO, che modifica le strutture psicologiche in risposta all'ambiente...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “L'adattamento comprende l'ASSIMILAZIONE e l' ACCOMODAMENTO, due processi complementari che sono presenti in ogni atto cognitivo. L'individuo assimila ogni nuova esperienza a ciò che già conosce, e, nello stesso tempo, accomoda ciò che conosce a ricevere la nuova esperienza. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         " L'assimilazione e l'adattamento sono le stesse in tutte le età... molti cambiamenti della nostra vita cognitiva avvengono lentamente... ed essi avvengono in alcune persone prima che in altre. Ciononostante, raggiungiamo alcune abilità in un tempo più o meno definito (sebbene le abbiamo costruite lentissimamente), e poi rimaniamo fermi in quello stadio finchè non siamo pronti per passare a quello successivo " (Ambron, 1978: 85).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                            CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2501166265324742813?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2501166265324742813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2501166265324742813&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2501166265324742813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2501166265324742813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/06/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-6.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (6)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5642108592655693344</id><published>2010-06-17T14:01:00.000-07:00</published><updated>2010-06-17T14:02:01.129-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (5)</title><content type='html'>I LIVELLI EVOLUTIVI DELL’UOMO  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;       L'individuo, da quando viene al mondo e fino al raggiungimento della maturità, attraversa quattro livelli evolutivi o psicologici. &lt;br /&gt;In ogni livello matura una STRUTTURA MENTALE legata ad una precisa forma di pensiero:FIGURATIVO o OPERATIVO. Il PENSIERO FIGURATIVO è PERCETTIVO, IMITATIVO,  FANTASTICO. Esso COMPRENDE LA REALTA’ NELLA SUA STATICITA’: l'ESSERE DELLE COSE.&lt;br /&gt; Il PENSIERO OPERATIVO. Che può essere CONCRETO O ASTRATTO, non si ferma alle cose così come sono percepite e vissute, ma la conoscenza delle cose è presa come punto di partenze per operare delle TRASFORMAZIONI su di esse. &lt;br /&gt; E' concreto quando esso rimane LEGATO ALL’ESPERIENZA. E' astratto quando esso TRASCENDE il dato dell'esperienza materiale. E l'ASTRAZIONE, a sua volta, SI REALIZZA IN  DUE MODI DIFFERENTI. Nel primo modo si astrae dalla realtà quale essa è o si presenta ed è quindi collegata direttamente con l'esperienza.&lt;br /&gt; A questo tipo di astrazione sono collegate le conoscenze empiriche (es., il bambino che ha due pesi in mano astrae che hanno pesi differenti, ecc.).&lt;br /&gt; Nel secondo caso non si astrae direttamente dalla realtà, ma dalle operazioni compiute su di essa (es., se prendo dieci sassolini e li metto in un certo ordine ottengo dieci, ma comunque cambio l'ordine ottengo sempre dieci; quindi, compiendo queste varie operazioni sulla realtà - i sassolini - ho ottenuto una conoscenza che non è necessariamente legata ad essa, ma è legata alle operazioni che ho fatto su di essa. In questo caso ho scoperto la PROPRIETA’ COMMUTATIVA. Questa è un'operazione intellettuale che solo il soggetto poteva operare, anche se essa è insita nella realtà).&lt;br /&gt; Piaget chiama astrazione semplice il primo tipo di astrazione e astrazione riflettente il secondo. A questa ultima definizione, tuttavia, Piaget attribuisce un doppio significato. &lt;br /&gt;Nel primo significato, che va attribuito "al passaggio da un livello evolutivo inferiore, dove la riflessione cosciente è assente o minima, a un livello superiore " (Inhelder, 1982: 414), l'astrazione avviene operando sui dati reali della propria esperienza concreta(vedi il caso dei sassolini). In questo significato, l’ASTRAZIONE viene definita propriamente RIFLETTENTE.&lt;br /&gt; Nel secondo significato, l’individuo è in grado di coordinare ed organizzare le azioni con quelle che già possiede (Inhelder, 1982: 414). Quando l’individuo ha maturato questa capacità,  ha raggiunto il PENSIERO FORMALE, che è  il più avanzato che l'uomo abbia mai raggiunto.&lt;br /&gt;La realtà viene completamente trascesa per avanzare ipotesi, costruire modelli, stabilire teorie, ecc., anche in contrasto con i dati della propria esperienza.&lt;br /&gt;         " E' chiaro che i processi mentali che entrano in azione nelle operazioni formali sono alquanto complessi e astratti... Essi sono, in  effetti,   alla  base  del  pensiero   scientifico (Flavell, 1963). &lt;br /&gt;Solo un quarto degli adolescenti e un terzo degli adulti sono in grado di raggiungere il LIVELLO DELLE OPERAZIONI FORMALI(Kuhn, Hanger, Kohlberg e Hoan, 1977) .&lt;br /&gt; Ci sono degli individui che sono incapaci di raggiungere il livello delle ASTRAZIONI FORMALI, anche se alcuni possono raggiungere questo livello in modi più appropriati alle loro attitudini, come, per esempio, nel campo delle specializzazioni professionali (Piaget). &lt;br /&gt; Il livello delle OPERAZIONI FORMALI non è universalmente raggiunto da tutti gli individui. E chi lo raggiunge non ha la certezza di  averlo raggiunto in via definitiva e conservarlo (Neimark, 1975).&lt;br /&gt; In altre parole, può accadere che un adolescente, che ha raggiunto il livello delle operazioni formali quando frequentava le lezioni di fisica e chimica ad alto livello, può, dopo pochi anni, dimenticare il processo logico di approccio che egli usava e, perciò, trovarsi in difficoltà quando deve risolvere un problema quotidiano che richiede una attenta e meditata analisi logica (Watron-Lindgen,1979: 128).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5642108592655693344?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5642108592655693344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5642108592655693344&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5642108592655693344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5642108592655693344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/06/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-5.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (5)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-341711265918890467</id><published>2010-06-10T13:30:00.000-07:00</published><updated>2010-06-10T13:31:37.776-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (4)</title><content type='html'>LA STRUTTURA MENTALE DELL’UOMO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;         La storia ci dice che l'uomo è passato attraverso un'evoluzione di pensiero che lo ha portato da un grado di conoscenza del tutto inesistente (primi uomini) ad uno di grande rilievo (uomo moderno). &lt;br /&gt;La storia ci dice ancora che questa evoluzione è avvenuta in milioni di anni: dall'uomo che incominciò a levigare la prima pietra all'uomo che muove alla conquista dello spazio nell'era dell'intelligenza artificiale.&lt;br /&gt; Questa evoluzione all'inizio fu lentissima, quasi impercettibile. Per milioni di anni, pur avendo un cervello biologicamente identico a quello di oggi, l'uomo continuò a servirsi quasi esclusivamente del PALEOCERVELLO e di quello sovrapposto dei primi mammiferi. &lt;br /&gt;La sua vita era fatta di ISTINTI, di PAURE e di SENTIMENTI allo stato primordiale. La NEOCORTECCIA, che doveva rivelarsi, poi, come la SEDE DI TUTTO L’UNIVERSO DELLE COSE UMANE, era lì pronta per essere utilizzata, ma non lo era.&lt;br /&gt; Solo lentamente l'uomo ha imparato ad acquisire le sue conoscenze, ad organizzarle, a razionalizzarle e crescere, per ciò stesso, nella sua struttura mentale. Questa crescita, per quel che ne sappiamo, si è accelerata negli ultimi seimila anni, da quando è comparso quello che chiamiamo l'UOMO CIVILE, l'UOMO DELLA STORIA, il fondatore delle prime grandi civiltà.&lt;br /&gt;         "Se è vero che l'individuo ancora ricapitola in miniatura la storia della razza" (Cornford, 1932), attraverso quale processo è avvenuta questa crescita(FILOGENESI)? &lt;br /&gt;Il meccanismo fondamentale è stato il seguente: una massa di informazioni, conoscenze e rappresentazioni, organizzate attorno ad una struttura mentale, crea una situazione di equilibrio.&lt;br /&gt; Ma ogni equilibrio è instabile. Una nuova massa di informazioni, conoscenze e rappresentazioni, che non è assimilabile dalla struttura mentale esistente, lo mette in crisi e provoca la formazione di un nuovo equilibrio e quindi di una nuova struttura mentale, di una NUOVA INTELLIGENZA.&lt;br /&gt;         Questo processo può teoricamente continuare all'infinito. Ma nell'uomo, come si è storicamente determinato,  ha prodotto finora quattro tipi di intelligenze (sensomotoria, pre operativa, operativa concreta,  operativa formale).&lt;br /&gt; Ma lasciamo la parola alla EPISTEMOLOGIA GENETICA, che si è assunta il compito dichiarato di studiare "la formazione e il significato della conoscenza [e di vedere] per quali vie e quali mezzi la mente umana passa da un livello di conoscenze inferiore ad uno più avanzato... &lt;br /&gt;“di spiegare come avviene la trasmissione tra un livello di conoscenza inferiore a uno che è generalmente giudicato essere più avanzato... Questi passaggi sono di natura storica e psicologica e, qualche volta, persino di natura biologica" (Piaget, 1970: 12-13).&lt;br /&gt;        Questo studio, tuttavia,  diventa  possibile solo se si parte "dall'ipotesi fondamentale... che c'è un parallelismo tra l'organizzazione logica e razionale [dei dati] della conoscenza e i corrispondenti processi psicologici formativi [dell'uomo]...  &lt;br /&gt;“Naturalmente il campo di studio più fruttuoso e più ovvio sarebbe la ricostruzione della storia umana - la storia del pensiero umano nell'uomo preistorico. Sfortunatamente, non siamo sufficientemente informati sulla psicologia dell'uomo di Neandertal o sulla psicologia dell'Homo siniensis di Teilhard de Chardin.&lt;br /&gt; “Poichè questo campo della BIOGENETICA ci è precluso, faremo come fanno i biologi e ci rivolgeremo all' ONTOGENESI. Niente potrebbe essere più accessibile dell'ontogenesi per lo studio di queste nozioni.&lt;br /&gt; “Ci sono bambini attorno a noi. Ed è con i bambini che avremo la migliore possibilità di studiare lo sviluppo del pensiero logico, del pensiero matematico, del pensiero legato al mondo fisico e così via " (Piaget, 1970),&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-341711265918890467?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/341711265918890467/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=341711265918890467&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/341711265918890467'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/341711265918890467'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/06/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-4.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (4)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2886594147117210072</id><published>2010-06-03T13:45:00.000-07:00</published><updated>2010-06-03T13:46:14.151-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (3)</title><content type='html'>L’UOMO COSTRUTTORE DELLA SUA MENTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   L'uomo primitivo e l'uomo moderno hanno avuto ANATOMICAMENTE e BIOLOGICAMENTE le stesse potenzialità. Solo che l'uomo primitivo non poteva sfruttare queste potenzialità perchè il suo cervello era ancora allo stato grezzo. Era una lavagna dove non c’era scritto nulla perchè non aveva ancora acquisito esperienze-conoscenze. &lt;br /&gt;Il Cervello, per acquisire la sua SPECIALIZZAZIONE, e diventare MENTE, ha seguito questo processo:  un lunghissimo periodo storico di ACCUMULAZIONE e di CODIFICAZIONE delle CONOSCENZE acquisite attraverso le esperienze quotidiane (scheggiare-levigare la pietra, accendere il fuoco, ecc.); poi ha imparato ad ORGANIZZARE E TRASFORMARE queste conoscenze. &lt;br /&gt;Infine, attraverso la TRASMISSIONE ORGANIZZATA, ha imparato ad UTILIZZARE QUESTO SUO “SAPERE”. Solo quando è arrivato a questo punto (epoca moderna) ha incominciato a PRODURRE CONOSCENZE A GETTO CONTINUO con l’ausilio del METODO SCIENTIFICO.&lt;br /&gt;         "la trasmissione organizzata è incominciata con l' istituzionalizzazione del progresso scientifico.“L'accumulazione delle conoscenze, specialmente della conoscenza scientifica, è praticamente senza limiti.&lt;br /&gt; “Ma questo processo di accumulazione è una condizione necessaria, ma non sufficiente, per la possibile continuazione dell'EVOLUZIONE BIOLOGICA. Però è certamente una condizione “sine qua non” per l'ULTERIORE SVILUPPO DELL’INTELLIGENZA" (Leinfellner, 1983: 166).&lt;br /&gt; I neurologi hanno stimato che, nella fase attuale, l'uomo usi solo il due o tre per cento delle potenzialità dei NEUROTRASMETTITORI interni del cervello (Koesler, 1959: 514). E questo è molto importante ai fini dello sviluppo della sua intelligenza futura.&lt;br /&gt;         Ma come è avvenuto questo processo? Noi sappiamo che, biologicamente, l'uomo è rimasto immutato da almeno diecimila anni. Sappiamo anche qual è stata la sua evoluzione.&lt;br /&gt; Dalla primordiale forma di pesce che vive nelle acque tiepide e salmastre di un mare  primordiale (Tetide), alla forma di un anfibio, per passare poi a quella di rettile, per raggiungere, infine, quella di mammifero.&lt;br /&gt;         La storia di questa evoluzione (FILOGENESI) è inscritta dentro ognuno di noi esattamente così come si è svolta. Essa si ripete ogni qual volta un ovulo viene fecondato.&lt;br /&gt; Nella vita del feto si riproducono (ONTOGENESI), secondo la "LEGGE DI RICAPITOLAZIONE" di Hackel,le tappe dell'evoluzione dell’uomo. C'è uno stadio nello sviluppo del feto in cui si somiglia ad un pesce (che vive nello stesso ambiente tiepido e salmastro del mare primordiale), poi ad un anfibio e, infine, a un mammifero. &lt;br /&gt;Così, nell'ONTOGENESI, si ripercorre, in nove mesi, il cammino che nella FILOGENESI ha richiesto milioni di anni. Ricerche più recenti hanno dimostrato che l'ontogenesi dell'uomo si può scrivere anche per altre strade: quella del DNA o acido desossiribonucleico.&lt;br /&gt;  I genetisti hanno dimostrato, attraverso l'esame del DNA, che l'uomo differisce dalle SCIMMIE ANTROPOIDI, dal punto di vista genetico, soltanto dell'un per cento. &lt;br /&gt;Questo significa che l'uomo, con quell'un per cento, ha saputo costruire la sua EVOLUZIONE MENTALE E CULTURALE..&lt;br /&gt;         L'EVOLUZIONE BIOLOGICA è il prodotto del caso e della necessità (Jacob, 1971) ed appartiene al regno della BIOGENETICA. L’ EVOLUZIONE MENTALE è, invece, il PRODOTTO, via via sempre più cosciente, dell'UOMO ed appartiene alla PSICOLOGIA GENETICA e alla EPISTEMOLOGIA GENETICA.&lt;br /&gt;Questo "processo di SVILUPPO MENTALE... sembra svolgersi, con un notevole parallelismo, sul piano della STORIA DELLA CULTURA e su quello della STORIA DELL’INDIVIDUO"  (Petter, 1971).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2886594147117210072?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2886594147117210072/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2886594147117210072&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2886594147117210072'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2886594147117210072'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/06/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-3.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (3)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3230772272010857208</id><published>2010-05-27T15:31:00.000-07:00</published><updated>2010-05-27T15:32:07.029-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (2)</title><content type='html'>LA MENTE-COMPUTER &lt;br /&gt;         Il cervello dell'uomo, molto impropriamente, può essere paragonato ad un computer. Prima di incominciare a funzionare ha bisogno di dati. L'uomo, che usciva dalla ferinità, questi dati non li aveva. &lt;br /&gt;La sua massa-cervello era una TABULA RASA. Egli era come il neonato che "non immagina niente perchè non ha memorizzato niente" (Laborit, 1977: 42).&lt;br /&gt;I dati (CONOSCENZE), che servivano per mettere in funzione il cervello, e farlo specializzare come MENTE, dovette acquisirli per gradi e lentamente. Questo PROCESSO EVOLUTIVO richiese tempi biblici.&lt;br /&gt;Tempo materiale per accumulare i dati (CONOSCENZE) attraverso l'esperienza (informazioni memorizzate).  Tempo per organizzare queste conoscenze e codificarle.&lt;br /&gt; Man mano che acquisiva una maggiore quantità di CONOSCENZE ORGANIZZATE si verificava una MAGGIORE SPECIALIZZAZIONE del cervello. Per cui si innestava un PROCESSO VIRTUOSO che faceva crescere le capacità intellettive dell’uomo. &lt;br /&gt;E questa crescita non è destinata a fermarsi. È un meccanismo che si autoalimenta. Una maggiore specializzazione della mente consentiva, e consente, l'elaborazione di una maggiore quantità di CONOSCENZE, che, a sua volta, provocava, e provoca,  un ulteriore avanzamento nella specializzazione del cervello (Morin, 1974).&lt;br /&gt;E così si andrà avanti finché il cervello non avrà utilizzato appieno tutte le sue POTENZIALITA’, che oggi sono utilizzate intorno al 3%.&lt;br /&gt; Infatti, "il cervello umano... mentre produce software [elabora dati], e cioè mentre esplica tutte le sue funzioni, non rimane immutato. Cambia anche nella sua struttura.&lt;br /&gt; “Il suo  hardware [massa-cervello], che è costituito da trenta miliardi di cellule nervose [NEURONI], cambia a causa degli innumerevoli messaggi che determinate sostanze chimiche [NEUROTRASMETTITORI] fanno rimbalzare da una cellula all'altra.&lt;br /&gt; Questa RETE MIRABILIS [cervello], come è stata chiamata, che lega tutte le cellule in conseguenza degli stimoli esterni, si modifica e si evolve " (Costa, 1986).&lt;br /&gt;         In altri termini, il cervello dell'uomo ha funzionato, attraverso le epoche storiche, come hanno funzionato i computers moderni, la cui capacità di dare risposte (RISOLVERE PROBLEMI) è strettamente legata alla loro programmazione.&lt;br /&gt; L'input determina l'output. Più dati si forniscono alla macchina, più questa sarà in grado di dare risposte elaborate e complesse, proprio come il cervello dell'uomo, il quale, non lo si dimentichi, ha la FONDAMENTALE ABILITA’ di ORDINARE, CATALOGARE, CLASSIFICARE, ASSIMILARE, CONFRONTARE, SELEZIONARE, ASSOCIARE.&lt;br /&gt;In breve, il cervello ha la CAPACITA’-ABILITA’ di elaborare i dati (INFORMAZIONI)acquisiti per estrarre da essi le informazioni di cui sono depositari.&lt;br /&gt; In effetti, "l'intelligenza dell'uomo non può consistere solo nell'aumentare le proprie conoscenze, ma consiste, più propriamente, nel RIELABORARE, RICATALOGARE e, quindi, GENERALIZZARE LE INFORMAZIONI IN MODI NUOVI E  SORPRENDENTI" (Rosenfeld, 1988: 168).&lt;br /&gt;                              CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3230772272010857208?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3230772272010857208/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3230772272010857208&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3230772272010857208'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3230772272010857208'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/05/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-2.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (2)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2938350937055777299</id><published>2010-05-20T14:21:00.001-07:00</published><updated>2010-05-20T14:21:43.397-07:00</updated><title type='text'>L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (1)</title><content type='html'>LE DOTAZIONI BIOLOGICHE DELL’UOMO&lt;br /&gt;L'uomo è il prodotto dell'evoluzione delle forme viventi sul nostro pianeta. Egli viene da lontano. Anzi da lontanissimo. E, nella sua forma attuale, è relativamente recente (qualche milione di anni, dice la paleontologia). Per quello che ne sappiamo, sembra che egli sia l'unico animale ad usare RAZIONALMENTE la massa contenuta nel suo cranio: il CERVELLO. &lt;br /&gt;Questa massa-cervello, ci dice la biologia, è anch'essa frutto dell'evoluzione. Essa è composta da tre strati distinti: &lt;br /&gt;1) il PALEOCERVELLO o CERVELLO FERINO (dall'essere primitivo, il rettile), da cui discendono gli impulsi dell'AGGRESSIVITA’ e degli ISTINTI, ed è dotato di MEMORIA CORTA; &lt;br /&gt;2) il CERVELLO DEI PRIMI MAMMIFERI (sovrapposto al primo), dotato di MEMORIA LUNGA, da cui discendono gli impulsi dell' AFFETTIVITA’, del SENTIMENTO e della PAURA; &lt;br /&gt;3)  il NEOCERVELLO o NEOCORTECCIA, dotata di CAPACITA’ ASSOCIATIVA, che è propria ed esclusiva dell'essere umano,per cui ne fa un ESSERE RAZIONALE ED INTELLIGENTE, MA ANCHE UN ESSERE DEBOLE.&lt;br /&gt;         La biologia ci dice ancora che la NEOCORTECCIA ha cessato di crescere ed è rimasta immutata dalla metà del pleistocene. Questo spiega perchè biologicamente non c'è alcuna differenza tra le varie razze umane esistenti sul nostro globo.&lt;br /&gt;         L'evoluzione delle forme viventi "aveva dotato l'uomo di un organo che egli non sapeva utilizzare correttamente" (Koesler, 1959: 513). La natura aveva fatto fronte a tutte le necessità immediate delle altre forme viventi. &lt;br /&gt;Aveva dotato le giraffe di colli lunghi per meglio raggiungere le foglie degli alberi. Aveva fornito altri animali di zoccoli duri. Altri ancora di denti aguzzi. Aveva ridotto il cervello di altri, allargando, però, la loro corteccia visuale (uccelli).&lt;br /&gt; Solo con l'uomo era andata al di là delle sue immediate necessità e l'aveva dotato di un "ORGANO DI LUSSO E COMPLESSO..., la cui corretta e completa utilizzazione gli avrebbe richiesto millenni di apprendimento, ammesso che la specie umana imparerà mai ad utilizzarlo tutto" (Koesler, 1959: 514). Per ora ne utilizza solo il 3%. &lt;br /&gt;         A stretto rigor di termini, al suo apparire sulla terra, l'uomo non aveva bisogno di un organo così complesso per risolvere i suoi problemi quotidiani, ma quest'organo gli si dimostrerà utilissimo quando diventerà cacciatore.&lt;br /&gt; Quello che è certo è che egli non sapeva e non poteva utilizzare quest'organo in tutte le sue POSSIBILITA’ e PTENZIALITA’. Era BIOLOGICAMENTE COMPLETO, ma, per funzionare a regime, aveva bisogno di un SISTEMA OPERATIVO, che doveva essere costruito attraverso l’ ESPERIENZA ACCUMULATA(INFORMAZIONI MEMORIZZATE)di millenni.   &lt;br /&gt;Sembra sempre più apparente che la MENTE e la RAGIONE non facevano parte dell'EQUIPAGGIAMENTO BIOLOGICO ORIGINARIO DELL’UOMO, come le sue braccia e le sue gambe, il suo cervello e la sua lingua, ma che le abbia acquisite entrambe lentamente e le abbia COSTRUITE CON SFORZI ENORMI.&lt;br /&gt;                                  CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2938350937055777299?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2938350937055777299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2938350937055777299&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2938350937055777299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2938350937055777299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/05/lintelligenzalarma-vincente-delluomo-1.html' title='L’INTELLIGENZA:L’ARMA VINCENTE DELL’UOMO (1)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2791882855044701691</id><published>2010-05-16T00:20:00.001-07:00</published><updated>2010-05-16T00:20:46.582-07:00</updated><title type='text'>UN PERCORSO INTELLETTUALE</title><content type='html'>Venerdi 13/05/10 ho messo la parola fine al racconto della mia vita. Ma essa non sarebbe completa se non aggiungessi il problema principe che ha sempre dominato la mia mente lungo tutto il mio percorso intellettuale. Che io fossi un ragazzo intelligente non c’erano dubbi. Che questa mia intelligenza fosse un tantino diversa da quella di tanti altri era, ed è, fuor di dubbio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa coscienza mi creava una certa inquietudine. Mi domandavo da dove venisse questa intelligenza. Era stata la natura a darmela o avevo contribuito anch’io in qualche modo? La risposta a questa domanda, per me, era di estrema importanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se era stata la natura a darmela ero stato semplicemente un fortunato. Se, invece, avessi contribuito anch’io, in qualche modo, a farla sviluppare avrei potuto essere orgoglioso di me stesso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A questo problema, di non poco conto, ho dedicato degli studi approfonditi, che mi sono stati utilissimi per quello che io ritengo il mio libro più importante. Di difficile lettura perché frutto di una ricerca mastodontica sulle conquiste dell’Uomo nella storia. Da quando è uscito dalla ferinità fino alla sua conquista più grande e più sconvolgente perché ha cambiato il corso della sua storia: LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma questo era vero quando io ero impegnato nella ricerca. Gli anni ottanta del XX secolo. Ora non è più vero. Dagli anni novanta dello stesso secolo, l’Uomo ha dato vita ad una rivoluzione ancora più grande: quella di INTERNET, che ha messo a disposizione dell’uomo della strada, in tempo reale,  tutto il sapere che l’umanità ha prodotto e che produce quotidianamente.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mio percorso intellettuale lo pubblicherò a partire da venerdì 21 maggio. Lo farò, ancora una volta, a puntate. Così  renderò più chiara la risposta alla mia domanda iniziale, che non sarà espressa esplicitamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona lettura&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2791882855044701691?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2791882855044701691/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2791882855044701691&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2791882855044701691'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2791882855044701691'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/05/un-percorso-intellettuale.html' title='UN PERCORSO INTELLETTUALE'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7073478944429488457</id><published>2010-05-13T21:32:00.001-07:00</published><updated>2010-05-13T21:32:48.820-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (37)</title><content type='html'>IL GIARDINO DI ALLAH&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La preside partecipò ad altre due mie esperienze. La prima fu la visita al MAR NERO.  Si dovevano oltrepassare delle montagne impervie con strade non bitumate. Ma la segretaria aveva pensato a tutto. Si fece accompagnare da un suo cugino ingegnere, che in quelle montagne sperdute, su un promontorio che dominava tutta una vallata, si era costruito una mega villa tutta luce. Nel senso che le pareti esterne, che davano sulla vallata, erano di vetro blindato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In mezzo a quelle montagne, la segretaria, senza dirmelo, volle soddisfare una mia forte curiosità. Volevo sapere perché si parlava del LATTE E MIELE DEL GIARDINO DI ALLAH?.  Scese dalla macchina. Lei sola. Entrò in un bar-ristorante e ne uscì con quattro piattini di LATTE E MIELE.  Quello che si dice si trovi nel GIARDINO DI ALLAH. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un sapore deliziosissimo,  indescrivibile. Assoluto. Totale. Nulla può paragonarsi ad esso. E questo LATTE E MIELE si trovava solo tra quelle montagne. Rivolta verso di me, la segretaria disse: “HA CAPITO ORA?”.  Si, avevo capito. Le parole non avrebbero potuto descriverlo. Qualche giorno più tardi capii perché non ci fece entrare il quel bar-ristorante. Per una cosa non detta perché non percepita dagli iraniani, ma presente ovunque in Iran.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivati sul MAR NERO, la spiaggia era divisa in due da un grandissimo telone. Il reparto maschile da quello femminile. Separati. Ma non c’era gente. Era troppo presto per i bagni. La preside non volle venire in barca. Ci andammo io e la segretaria. L’ingegnere rimase  a tenere compagnia alla preside. Sulla barca ebbi un altro assaggio dell’assurdità dell’ISLAMISMO. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il barcaiolo disse alla segretaria: “SIGNORA, SE VUOLE TOGLIERSI IL FAZZOLETTO IO NON FARO’ LA SPIA. “ Il chador rimase, ma il fazzoletto, che copriva i capelli, se lo tolse.  Per rimetterlo non appena ci siamo riavvicinati alla riva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora non mi rimane che parlare dell’ultima esperienza culturale. La più importante perché sentita dentro. La visita al tempio di AHURA MASDA nel deserto. Questa non era una visita programmata dall’inizio. Fu un’occasione che colsi al volo. Un imprenditore italiano aveva messo a mia disposizione il suo aereo per andare a visitare le ROVINE DI PERSEPOLI, una delle cinque  capitali dell’IMPERO PERSIANO. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tramite la preside ringraziai, ma chiesi se era possibile fare il cambio con un SUV con autista e aria condizionata. Partimmo destinazione tempio di Ahura Masda nel deserto. A sera ci fermammo in un’oasi. Dovevamo attraversare un piccolo villaggio. Gli abitanti stavano sull’uscio di casa e ci invitavano ad entrare. La preside decise che in una di queste dovevamo entrare. Era una sorta di pedaggio che dovevamo pagare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci fecero il tè  con il SAMOVAR e ci offrirono tante cose da mangiare, tutte derivate dal latte. La preside chiese alla segretaria di sedersi accanto a me per dirmi cosa potevo mangiare e cosa no. C’erano rischi di forti infezioni. Ma, cosa più importante, feci la mia prima conoscenza della sporcizia. Ma non era ancora quella allo stato puro, che dovevo incontrare da lì a poco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivammo all’albergo dell’oasi. Al ristorante la preside mi consigliò di bere direttamente alla bottiglia. Di toccare le cose il meno possibile. Mangiammo tutti pochissimo. Ma la sorpresa fu nella mia stanza. Rimasi esterrefatto. Avevo trovato la sporcizia allo stato puro. Che più sporcizia non si può. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono detto: come farò a dormire questa notte?. Dove potrò poggiare i miei vestiti?. Come farò a farmi la doccia domattina? Era una sporcizia che ripugnava. Assoluta. Stratificata da millenni , credo. Ero disperato quando sentii bussare alla porta. Era la segretaria, “preside ho portato le lenzuola per rifarle il letto. Un tappetino per la doccia con lenzuolo da bagno e una asciugamano per coprire la sedia così potrà poggiarci i suoi indumenti”. Santa donna di una preside! Aveva pensato a tutto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mattino seguente arrivammo al tempio di ZARATUSTRA, o ZOROASTRO. Era su un promontorio recintato. Off limits per turisti. Io e la segretaria ci arrampicammo camminando a quattro zampe. Finalmente alla vetta!.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nelle stradine che erano state calpestate da ZARATUSTRA, l’uomo che aveva dato un nuovo messaggio al mondo col suo DIO UNICO e con l’IDEA DELL’ETERNA LOTTA TRA IL BENE E IL MALE (AHRIMAN). DUE CONCETTI CHE NON ESISTEVANO NEL VECCHIO TESTAMENTO E CHE SI TROVERANNO NEL NUOVO TESTAMENYO di seicento anni più tardi. AHURA MASDA ERA IL DIO DEL BENE E ZARATUSTRA  ERA IL SUO PROFETA.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’Iran mi aveva dato molto. Mi aveva fatto conoscere una civiltà diversa ed aveva saziato le mie curiosità intellettuali. La segretaria-guida aveva compiuto miracoli per esaudire tutti i miei desideri. Desideri di un uomo, un intellettuale, che si presentava al mondo dell’antica PERSIA (la sua regione di origine) come ALUNNO  e non come SACCENTE esponente della CULTURA OCCIDENTALE. Questo la segretaria l’aveva capito sin dal primo giorno. Io ero un DIVERSO. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                FINE&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7073478944429488457?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7073478944429488457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7073478944429488457&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7073478944429488457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7073478944429488457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/05/franco-felicettis-story-37.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (37)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3904040734757783301</id><published>2010-05-07T04:05:00.000-07:00</published><updated>2010-05-07T04:06:27.714-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (36)</title><content type='html'>UN FUMATORE DI OPPIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma alla mia guida chiesi di più. Volevo partecipare ad un RICEVIMENTO DELLA SOCIETA’ BENE.. E qui ho visto il DOPPIO VOLTO della civiltà islamica. All’esterno le donne erano tutte coperte dallo CHADOR, ma, all’interno, le classi agiate lo smettevano. Sotto lo chador c’erano abbigliamenti bellissimi all’occidentale. C’erano delle minigonne mozzafiato. Allora ho visto la vera bellezza delle donne iraniane. Ho capito perché ALESSANDRO MAGNO si innamorò della sua ROSSANA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vicino a me fecero sedere una ragazza di grande bellezza, un FLOWER BUD. Accanto la madre, un bellissimo  e freschissimo FLOWER. Fui presentato Io parlavo in francese o inglese a secondo della lingua conosciuta dall’ospite. Mi chiesero se volevo bere. Mi portarono un bicchiere che sembrava acqua. Ma era gin. L’alcool in Iran è proibito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Molti ospiti si esibirono facendo musica strumentale o cantando accompagnati. Uno di questi suonò il violino e cantò una sua canzone (era una autore di canzoni famose in Iran). La sua musica e la sua voce erano dolcissime e sentii il bisogno di congratularmi con lui. Ma lo feci alla loro maniera. Gli andai vicino. Mi misi la mano destra sul cuore e feci un inchino con la testa. Senza parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La padrona di casa, appartenente a una delle più vecchie famiglie nobili dell’Iran, mi fece un grande onore, così mi spiego dopo la mia guida. Venne a fare la danza del ventre di fronte a me, dedicandomela. La mia guida mi disse che la padrona di casa  era rimasta impressionata da come mi ero saputo inserire nei loro usi e costumi. Ecco perché la danza del ventre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incontrai questo violinista in una altro ricevimento qualche giorno prima di ripartire per l’Italia. Era la segretaria-guida della scuola che lo dava in mio onore. Aveva invitato tutti i docenti della scuola ed i suoi amici iraniani. Quel signore era senza violino. Lo andai a salutare e mi sono rammaricato che non avrei più sentito la sua bellissima musica e le sue canzoni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad un certo punto questo signore uscì. “Sta andando a prendere il violino”, dissi al docente della scuola italiana che mi era seduto vicino. Il docente più odioso che abbia mai incontrato. Era talmente imbevuto della superiorità della CIVILTA’ OCCIDENTALE che diventava inviso a tutti gli iraniani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel signore ritornò col violino. Si mise al centro del salone. Immediatamente si fece un gran silenzio e lui con la bacchetta del violino indicò me e disse: “POUR VOUS”.  Suonò due pezzi sublimi. Lo ringraziai alla stessa maniera della prima volta. Tutti i presenti, iraniani e italiani, batterono le mani per tutti e due. Per il musicista che ci aveva regalato due sue bellissime canzoni e per me che avevo dimostrato un grande rispetto per i costumi iraniani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi andai a risedere vicino a quell’italiano odioso. “Ecco  cosa significa essere preside”, mi disse. Allora ho chiarito brutalmente. “Lei  è un borioso con una mente piccina. Lei contesta la preside perché vuole il suo posto. Tratta gli iraniani, anche i suoi colleghi della scuola, come se fossero esseri inferiori solo perché appartengono ad una società sottosviluppata rispetto alla nostra”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Lei vorrebbe che gli iraniani si inchinassero di fronte a lei che appartiene alla superiore cultura Occidentale. E non sa che questa gente possedeva una grandissima civiltà quando noi italiani abitavamo ancora nelle capanne. Hanno simpatia per me perché percepiscono che io ho un profondo rispetto e apprezzamento per quello che hanno dato alla civiltà dell’uomo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Se solo studiasse un po’ la loro storia apprenderebbe che il loro antico DIO UNICO AHURA MASDA  e il suo profeta-sacerdote ZARATUSTRA,  hanno detto qualcosa con seicento anni di anticipo rispetto ai nostri VANGELI. Come  seicento anni dopo i VANGELI venne MAOMETTO che prese molto da questi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“ Io mi auguro che lei mantenga la promessa di cambiare il suo atteggiamento all’interno della scuola, come mi auguro che lei cambi il suo atteggiamento verso tutta la società iraniana, anche se non condividiamo la politica del suo governo attuale. Quello che noi dobbiamo rispettare è la loro storia.  È la loro civiltà. E vedrà che anche lei non avrà bisogno di diventare preside per avere i successi che ho avuto io.” Rimase in silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La segretaria-guida aveva capito benissimo il mio spirito. La mia era una sete di conoscenza. Volevo fare anche la mia esperienza  con l’OPPIO per un fatto culturale. Letterario, se vogliamo. E lei trovò il modo di farmela fare, anche se c’erano fortissimi rischi. In Iran era fortemente proibito usare oppiacei. Ma un suo amico industriale, di antica nobiltà, con la moglie,  decisero di farmela fare a casa loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per prima cosa la vestizione. Mi fecero togliere i pantaloni e mi fecero mettere dei pantaloni neri larghi che mi consentivano di sedermi sul tappeto a gambe incrociate. Il mio ospite aveva invitato un amico. Tutt’e tre stavamo per andare in un locale adiacente alla casa. Ma la moglie si oppose. Volle che rimanessimo in casa e  mise a disposizione il salotto buono con un tappeto preziosissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei preparò tutto. Le zollette di oppio. La pipa. I cuscini. Soprattutto per me, che non avrei retto molto a gambe incrociate. Ma fece anche di più. Disse che sarebbe stata la mia assistente per guidarmi in questa esperienza. Per farmi evitare le possibili conseguenze dopo la sbornia d’oppio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tanto in tanto porgeva, solo a me, dei “frutti” e mi diceva: “mangi questo”. Fumammo per quasi tre ore discutendo del più e del meno. I  “frutti” variavano, ma ero costantemente rifornito. Poi la segretaria mi informò  che funzione avevano. Evitare una presa troppo forte dell’oppio su di me. Ci riuscì. Quella notte dormii come non mai. E la mattina seguente potei svolgere la mia funzione come al solito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Una cosa devo dire. Per onestà. Tra me e la segretaria si era stabilita una certa complicità. Non tutto poteva essere detto alla preside. Non avrebbe capito. Ufficialmente, io andavo a letto presto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                                       CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3904040734757783301?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3904040734757783301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3904040734757783301&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3904040734757783301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3904040734757783301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/05/franco-felicettis-story-36.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (36)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-8879430578862294097</id><published>2010-04-29T13:38:00.000-07:00</published><updated>2010-04-29T13:39:16.446-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (35)</title><content type='html'>UN VERO ITALIANO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;TEHERAN è stata un’esperienza unica da tanti punti di vista. Come città non aveva nulla di speciale, ma era il cuore pulsante di una grande civiltà del passato: la PERSIA. Ed era uno dei centri più importanti della CIVILTA’ ISLAMICA. Il FONDAMENTALISMO ISLAMICO è nato a Teheran con la RIVOLUZIONE COMENEISTA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impatto con la città e le sue regole islamiche non fu indolore. Sin dal primo giorno ho dovuto rinnovare, in parte, il mio abbigliamento. Le camicie a mezze maniche non erano gradite alle regole islamiche e ho dovuto comprarle a maniche lunghe. Camminare solo per le strade della città si correva il rischio di cadere nei PASDARAN, i guardiani della rivoluzione,  che avevano in sospetto tutti gli stranieri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io ero in buone mani. La preside della scuola mi aveva affidato alle cure della segretaria della scuola. Una iraniana che aveva studiato a Perugia. La scuola stessa era formalmente una scuola italiana a tutti gli effetti. Aveva il proprio edificio con la bandiera italiana. Aveva la propria dirigenza e il proprio corpo docente. Questo era al 60% composto da docenti di ruolo in Italia comandati. Il 40% era stato reclutato tra i docenti locali che avevano studiato all’università di Perugina. Il superiore gerarchico della preside non era un provveditore, ma il Console d’Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola aveva dei grossi problemi interni che creavano un clima di conflittualità all’interno del corpo docente. Questo faceva perdere efficienza alla scuola, che, potenzialmente, avrebbe potuto aggregare un maggior numero di alunni provenienti da altre comunità europee locali che non avevano una propria scuola sul territorio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non parlo degli alunni perché vale quello che ho detto per le “scuole di cantiere di Abidjan e Paute”, con la sola differenza che questa scuola poteva fornire una didattica più vicina a quella delle scuole metropolitane perché fornita da tutti i sussidi didattici e le strutture necessarie: palestra, auditorium, ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La scuola aveva una potenzialità di espansione non sfruttata a causa dei contrasti all’interno del corpo docente: quello metropolitano e quello locale. La preside, vicina alla pensione, non era in grado di dare una soluzione a questo problema che angosciava anche il Console e l’Ambasciatore stesso. Era il prestigio dell’Italia che veniva coinvolto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il dovere di un Commissario d’esami è quello di presentarsi alla massima autorità italiana presente sul territorio. Io mi presentai al Console, il quale volle che conoscessi anche l’Ambasciatore. Tutte e due erano crucciati per la situazione interna della scuola. Le loro parole fecero effetto su di me. Mi avevano coinvolto senza esprimerlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho studiato la situazione per giorni dall’interno. Ebbi colloqui con tutti gli interessati, compresa la preside, che era contestata da alcuni docenti. Alla fine ho creduto di aver trovato il modo di portare pace e sviluppo dove c’era guerra e degrado. Ho tenuto un’assemblea di tutto il personale della scuola. Ho esposto le mie idee chiedendo che tutti si assumessero le proprie responsabilità: crescere in armonia, come io proponevo, o continuare nella lenta opera di degrado.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’unanimità l’assemblea votò il mio progetto, che piacque anche al Console e all’Ambasciatore.&lt;br /&gt;Prima di lasciare Teheran, il Console mi convocò all’ambasciata. Mi consegnò un libro fotografico della stupenda ambasciata italiana con i suoi tesori d’arte ed i suoi incomparabili giardini. Il libro porta questa dedica a sua firma:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “A UN VERO ITALIANO E A UN GRANDE AMICO DELLA SCUOLA ITALIANA DI TEHERAN. CON SINCERI SENTIMENTI DI STIMA, SIMPATIA E GRATITUDINE. “&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                     ETTORE FRANCESCO SEGNI, CONSOLE D’ITALIA A TEHERAN&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ad onor del vero io avevo ricevuto più di quello che avevo dato. Non come uomo di scuola, ma come uomo di cultura e come studioso della società. Io avevo vissuto un’esperienza superba all’interno della SOCIETA’ ISLAMICA, grazie alla mia guida, che apparteneva alla società bene di Teheran. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Sin dal primo contatto capì quello che volevo e si prodigò per farmelo avere. La preside, per il Commissario, aveva preparato le solite visite ai luoghi archeologici dell’antica Persia. Io, invece, volevo vivere all’interno della palpitante società islamica di quel momento. Ed ebbi tutto. Ma la mia guida tenne a precisare una cosa sin da subito: “SIAMO MUSSULMANI, MA NON SIAMO ARABI”.  In seguito capì che questa precisazione con me poteva evitarsela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giorno dopo il mio arrivo in città c’era il funerale di un notissimo personaggio, dove la mia guida, appartenente alla società bene di Teheran,  doveva andare. Colsi l’occasione per fare esperienza di un funerale mussulmano celebrato in una moschea. Tutta la famiglia della segretaria mi diede assistenza. In primis suo zio, giudice, e suo padre, un notabile persiano. Erano tutti preoccupati per le mie scarpe. Per entrare in moschea bisognava togliersele. Loro erano lì per assicurarsi che, all’uscita, avrei ritrovato le “mie” scarpe. Spesso succede che ti devi prendere quelle che ti lasciano. Io ritrovai le mie. Grazie a loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’interno della moschea, reparto uomini, mi comportai come un mussulmano. Partecipando formalmente alle loro preghiere. Avevo un grande rispetto per quel luogo di culto. Come lo ho quando mi trovo in una chiesa. Prima di uscire andai anche a dare le condoglianze ai familiari del defunto. Tutto in stile mussulmano come facevano quelli che mi precedevano. La folla era immensa. C’era tutta la città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia guida mi fece ottenere un invito ad un FIDANZAMENTO UFFICIALE e a un MATRIMONIO. Sono stato accolto bene in tutte e due le parti perché mi sforzavo di parlare la loro lingua e mi comportavo secondo le loro usanze, che mi venivano spiegate dalla mia guida prima di entrare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                      CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-8879430578862294097?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/8879430578862294097/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=8879430578862294097&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8879430578862294097'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8879430578862294097'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/04/franco-felicettis-story-35.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (35)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1934444406664964885</id><published>2010-04-22T14:13:00.000-07:00</published><updated>2010-04-22T14:14:18.005-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (34)</title><content type='html'>DAGLI APPENINI ALLE ANDE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dell’esperienza di Teheran, di gran lunga la più importante,  ne parlerò nel prossimo post. Qui mi voglio occupare della SCUOLA DI CANTIERE del FIUME PAUTE, una località a 400 km a Sud di QUITO, ECUADOR. Qui IMPREGILO, l’impresa che dovrà costruire il PONTE DI MESSINA, stava costruendo una grossa diga idroelettrica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cantiere era lontanissimo dai centri abitati. C’era solo il villaggio di BUNGALOWS dei dipendenti di Impregilo. La scuola era allogata in uno di questi bungalows. I docenti erano tutti dipendenti  dell’impresa che prestavano la loro opera anche come docenti. C’erano anche mogli di dipendenti, qualificate, che insegnavano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli alunni avevano un’ottima preparazione, anche se raggiunta con una didattica tradizionale. Ma non era questo che importava. Era stata la vita che aveva dato una maturità straordinaria a questi ragazzi.  Come Commissario non potevo non ammirarli. Anzi ho fatto di più. Sono diventato loro compagno di giochi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cantiere si trovava al centro di una foresta inestricabile, come la FORESTA AMAZZONICA, da cui non era troppo distante. Come piccoli esploratori, questi ragazzi avevano esplorato un vasto territorio tutto intorno al cantiere ed avevano tracciato dei sentieri. Io chiesi di essere uno di loro in una di queste escursioni. Le mie prestazioni, però, erano alquanto rallentate rispetto a quelle usuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma i ragazzi lo avevano capito. Era  il fenomeno dell’altitudine che mi provocava questo rallentamento. Lo avevo percepito appena sbarcato a QUITO,  la capitale dell’Ecuador sulla CORDIGLIERA DELLE ANDE,  a 3000 m. di altitudine. I primi giorni le mie gambe ne risentirono. La foresta del Paute era a 3500 m. Ecco perché i ragazzi mi potevano essere maestri per quanto riguardava i fenomeni dell’altitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In effetti, chiesero ad uno dei loro insegnanti di portarmi a quota 5000.  A quell’altitudine non riuscivo a stare in piedi. Avevo difficoltà di respirazione. L’insegnante mi fece sdraiare per terra per una ventina di minuti finchè il corpo non si è assuefatto a quella altitudine. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre stavo sdraiato per terra mi venne in mente un racconto che avevo letto da bambino: DAGLI APPENNINI ALLE ANDE, dal libro CUORE di EDMONDO DE AMICIS. Un libro che lessi molte volte. Ora questo viaggio l’avevo fatto io. Mutatis mutandi, naturalmente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Terminati gli esami, andai a salutare il direttore del campo, il quale mi chiesi quanto mi doveva per i compensi d’esami. “Nulla”, fu la mia risposta. “La missione mi viene corrisposta dal Ministero degli Esteri italiano.” Il direttore si appartò per fare una telefonata. Al rientro mi disse: “il vice direttore generale di Impregilo, in questo momento, è in Ecuador, a Quito. Vorrebbe avere il piacere di averla a cena”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivai a Quito in aereo. La cena si rivelò un disastro totale per il mio stomaco, ma divenne un’esaltazione unica per la mia persona, come dirigente scolastico e come uomo di cultura. Il mio stomaco fu stravolto, ma non ebbi il coraggio di spegnere l’entusiasmo col quale il vice direttore generale di Impregilo aveva organizzato la cena. Voleva farmi assaggiare qualcosa di unico, ma, il poverino, non pensò che non tutti hanno gli stessi gusti.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io odio l’aglio. Lui lo amava, evidentemente. Non sapevo se gli altri due commensali, suoi collaboratori, lo amassero anche loro o se si stavano adeguando come mi stavo adeguando io. Il cameriere mise davanti ad ognuno di noi un pentolino su un fornello a tre piedi alimentato da una fiammella. Nel pentolino c’era dell’olio bollente la cui superficie era coperta di agli. Aglio bollente. Al centro del tavolo mise una cesta piena di GAMBERETTI VIVI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La fiammella teneva l’olio sempre bollente. Noi dovevamo mettervi i gamberetti i mangiarceli. Questa era la prelibatezza che il vice direttore voleva farmi assaggiare. Mi domandò se gradivo. “moltissimo”, fu la mia risposta. Qualche volta nella vita bisogna saper essere ipocrita. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma ci fu un rovescio della medaglia molto lusinghiero per me. Mi confessò che lui non era solito andare a cena con persone sconosciute, ma io ero un caso particolare. Impregilo aveva preparato un bel gruzzoletto di dollari per me come compenso d’esami, ma io li avevo rifiutati. Era la prima volta che questo accadeva. Negli anni passati tutti gli altri Commissari avevano presentato il loro conto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui voleva rendersi conto se ero stato io a sbagliare o se erano stati gli altri che non erano stati sufficientemente onesti. Alla fine della serata si diede la risposta da solo. “Preside”, mi disse, “dato che lei deve fermarsi ancora per qualche giorno a Quito in attesa dell’aereo, Impregilo vuole ringraziarla per la sua correttezza offrendole un biglietto per le GALAPAGOS. LE SAREMMO GRATI SE ACCETTASSE”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come uomo di cultura sono stato felice di aver sottoposto il mio stomaco alla tortura dell’aglio. Le Galapagos è l’arcipelago, di fronte alle coste dell’Ecuador,  dove CHARLES DARWIN  elaborò la sua TEORIA SULL’EVOLUZIONE DELLA SPECIE.  Una teoria che mise in crisi, dopo millenni, la TEORIA CREAZIONISTA uscita dalla Bibbia e difesa dalla  Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non era il biglietto per le Galapagos che mi fece sentire gratificato. Quello potevo permettermelo da solo. Ma il gesto e il suo significato. Un uomo come me vive anche di queste cose.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1934444406664964885?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1934444406664964885/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1934444406664964885&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1934444406664964885'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1934444406664964885'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/04/franco-felicettis-story-34.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (34)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1259372208506076156</id><published>2010-04-15T14:03:00.000-07:00</published><updated>2010-04-15T14:04:05.550-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (33)</title><content type='html'>IL MAL D’AFRICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante la mia carriera di preside ho avuto il piacere di essere nominato, per tre volte,  Commissario per gli esami nelle scuole italiane all’estero. In tre diverse parti del mondo. In Africa, in Medio Oriente, in Sud America. Sono state tre esperienze esaltanti per tanti motivi. Prima di tutto perché i ragazzi che ho incontrato erano, in tutti i tre posti, ragazzi di prima scelta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ragazzi della vera Italia. Dell’Italia che lavora. Dell’Italia formato esportazione. Il meglio del meglio. Il confronto con i ragazzi in patria non regge. Loro hanno qualcosa in più. Qualcuno direbbe che hanno “un capello in più”. Forse è così. Questi ragazzi sanno che la vita è sacrificio, è impegno,  è dedizione. Sentono fortemente la mancanza dell’Italia, ma sanno che torneranno per occupare il loro posto nella società italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima esperienza fu in Africa. Ad ABIDJAN. Capitale della COSTA D’AVORIO. La scuola era gestita dall’Eni ai cui figli dei dipendenti era indirizzata. Il corpo docente era tutto italiano. Una parte era composto da docenti titolari di cattedra in Italia comandati all’estero. Il resto erano docenti reclutati tra i familiari dei dipendenti dell’Eni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per quanto riguardava gli esami, la vita del Commissario era di tutto riposo per due motivi. I docenti erano fortemente motivati ad ottenere risultati più che positivi. Gli alunni erano fortemente motivati ad apprendere. Dietro di loro c’erano delle famiglie che conoscevano il valore dell’istruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come COMMISSARIO-TURISTA ho fatto delle esperienze bellissime. Ho voluto conoscere la vera Africa. Quella dei villaggi dei nativi. Quella delle MISSIONI e dell’umanità che le frequenta, ancora preda dell’ANIMISMO.  Ho partecipato ad un pranzo collettivo di tutta la comunità della missione offerto da una famiglia africana del luogo. Il missionario mi ha detto che la comunità VIVEVA DI CARITA’.  Quel pranzo ne era una testimonianza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu la missione che organizzò la mia visita in un villaggio dell’interno. Già dalla macchina ho visto i guasti della CIVILTA’ OCCIDENTALE. Sul greto del fiume, che costeggiava il villaggio, c’erano delle donne intende a fare il bucato a SENO NUDO.  Appena ci hanno visto da lontano si sono coperte in tutta fretta. Questo era un dono della civiltà dell’uomo bianco: l’IDEA DEL PUDORE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I docenti italiani comandati, per la maggior parte donne,  mi hanno fatto capire, finalmente, cosa significasse il MAL D’AFRICA, di cui diventano affetti tutti i bianchi che lasciano l’Africa. Questi docenti percepivano l’indennità di missione all’estero, che significava triplicare il proprio stipendio italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il costo della vita ad Abidjan era bassissimo. I salari erano da fame. Con poche lire al mese potevi permetterti una persona di servizio per tutto il giorno. Agli inviti a cena delle insegnanti c’era un grande sfoggio di personale di servizio. C’era il cuoco, il cameriere che serviva a tavola con i guanti bianchi, la donna in divisa tuttofare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La padrona di casa era veramente la “Signora”. Avevo scoperto perché l’uomo bianco soffre di MAL D’AFRICA una volta tornato in Europa. Quelle cose, in Europa, non se le poteva consentire. Era costretto a ridiventare una persona comune.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1259372208506076156?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1259372208506076156/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1259372208506076156&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1259372208506076156'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1259372208506076156'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/04/franco-felicettis-story-33.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (33)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6109576407089385062</id><published>2010-04-09T08:53:00.001-07:00</published><updated>2010-04-09T08:53:48.072-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (32)</title><content type='html'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (32)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;             FALLIMENTO TOTALE IN POLITICA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In politica è stato un fallimento totale. Tutti quegli studi che avevo fatto si dimostrarono controproducenti. La maggior parte delle persone non entra in politica per DARE,  ma per AVERE. Vi entra chi cerca un  POSTO AL SOLE.  Chi è pronto a raggiungere qualsiasi compromesso pur di arrivare allo scopo. Chi fa sua la massima di Machiavelli: IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi resi conto che io non ero fatto per la politica. Nei miei studi di scienza politica avevo incontrato un presidente degli Stati Uniti, non ricordo più come si chiamava, che aveva detto: “la politica è shit (merda), ma a me piace affondarvi le mani”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non sono stato capace di affondarvi le mie. Se volevo restare in politica, i valori, su cui avevo fondato la mia formazione, dovevo rinnegarli. La lealtà in politica non può esistere come valore di lunga durata. Tutto deve essere finalizzato. Tutto deve essere strumentalizzato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio primo tracollo, come dirigente di partito, lo ebbi perché non seppi ritirare in tempo la mia lealtà ad un leader di medio calibro, che stava per essere fatto fuori. Il triste è che questo aveva capito che l’avrebbero fatto fuori e votò così come si vuole “colà dove si puote”, contro se stesso, salvandosi. Io votai per lui e caddi in disgrazia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;  L’amicizia nel partito non può essere un valore stabile. Deve mutare come mutano le fortune. L’amico di oggi può essere l’avversario di domani. Io questo non sapevo farlo. La correttezza per me era sacra. La dirittura morale la stessa cosa. Non ho saputo accettare il “sacro” principio, mai espresso, ma sempre imperante, MORS TUA, VITA MEA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La democrazia nel partito era una pura formalità. Ti davano la possibilità di votare, ma guai se votavi diversamente dalle direttive che erano piovute dall’alto. In  una riunione di partito, a casa del LEADER MAXIMO, mi permisi di esprimere liberamente il mio pensiero, che non  era esattamente uguale a quello del leader maximo. All’uscita fui aggredito dagli altri dirigenti, che contavano molto più di me, io ero una NEW ENTRY nel SANCTA SANCTORUM del partito. Mi gridarono: “perché lo hai fatto. Lui questi interventi non li gradisce”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo capito. Non eravamo andati ad una riunione di partito, dove maturano le decisioni. ERAVAMO ANDATI A PRENDERE ORDINI. Questo mi convinse ancora di più che ero sbagliato per la politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Diciamola diversamente. Io, durante i miei studi, avevo idealizzato la vita di partito, che non conoscevo. Non sarei dovuto entrare in politica quando la mia personalità si era fissata. Ci sarei dovuto entrare da ragazzo per crescere con valori diversi. Quella fu l’ultima riunione a cui ho partecipato. Poi sono uscito dal partito in silenzio. Nessuno mi ha mai più cercato. Io ero una persona scomoda. Una persona che aveva idee. E, guaio più grosso, le esprimeva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche anno più tardi, un partito minore venne a contattarmi in connessione al rinnovo dell’amministrazione comunale di Cosenza. La Fausto Gullo era diventata una scuola di prestigio. La popolazione di Via Popilia era tutta dietro di me. Il consenso per quello che avevo fatto era altissimo. Questi politici volevano sapere se ero disponibile per una candidatura a sindaco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Diedi il mio assenso. Non li ho più rivisti. Poi seppi che avevano portato il mio nome in una interpartitica. Ma gli altri partiti non vollero nemmeno discuterne. Motivarono il loro dissenso con queste parole: “NON E’ MALLEABILE”.  Non cercavano un sindaco. Cercavano un paravento dietro il quale continuare a fare i loro affari. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                 CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6109576407089385062?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6109576407089385062/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6109576407089385062&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6109576407089385062'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6109576407089385062'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/04/franco-felicettis-story-32.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (32)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3618391291768069601</id><published>2010-04-01T14:17:00.001-07:00</published><updated>2010-04-01T14:17:53.873-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (31)</title><content type='html'>UNA RIVOLUZIONE SOCIALE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con un corpo docente rinnovato all’80%, demmo inizio a quella che, per noi, doveva essere una RIVOLUZIONE SOCIALE ATTRAVERSO LA DIDATTICA: CONTRIBUIRE A CAMBIARE IL QUARTIERE DI VIA POPILIA ATTRAVERSO GLI ALUNNI.. I docenti più coinvolti nella vecchia gestione, quelli che avevano più contribuito a creare quella situazione di degrado, i meno motivati fecero posto a chi credeva fortemente nella funzione di EDUCATORE. Essere docente, in quella scuola, non bastava..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tre  esempi dimostrarono il grande successo di questo corpo docente fortemente motivato. Due  interni ed uno esterno alla scuola. Quelli interni sono  degli alunni delle terze classi espressi nella festa di addio alla scuola media: “quelli del mitico 94”, come si sono autodefiniti e quello degli alunni rom (1/3 degli alunni).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“A te, o Felicetti, va il nostro grazie di cuore, ti abbiamo fatto arrabbiare, ti abbiamo a volte deluso. Ci volevi più bravi nel parlare, ci volevi perfetti. Forse questo non lo abbiamo raggiunto, ma sappi che tu per noi sei una presenza importante, uno che lascia il “segno”.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROM SIM (SONO UNO ZINGARO)&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;“A nome dei Rom voglio ringraziare questa magnifica scuola, che ci ha aperto il suo cuore e in particolare il preside e tutti i professori che hanno mostrato tanta sensibilità verso la comunità gitana che vive e opera nel territorio di Via Popilia. Il nostro gruppo che per sua storia, cultura, tradizione, pratica il nomadismo e non sempre ha trovato le condizioni favorevoli per inserirsi serenamente in un nuovo tessuto sociale, ha invece in questa scuola trovato apertura mentale e amicizie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    Mi basta ricordare, a questo proposito, gli splendidi murales che parlano a tutti della nostra vita, degli affetti, del profondo sentimento religioso che lega la nostra comunità, della nostra fierezza di appartenere a un popolo misterioso e affascinante qual è quello degli zingari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;   !n un mondo che diventa sempre più intollerante, e i recenti fatti di cronaca lo dimostrano chiaramente, basterebbe tendere una mano, cosi come voi avete fatto, per aprire il cuore di noi giovani alla speranza in una società più giusta”.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Antonio Bevilacqua&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Il terzo è di Massimo Cacciari del 1996,  che ha voluto espressamente rivolgere un encomio agli alunni mio tramite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Signor preside,&lt;br /&gt;La mobilitazione per la ricostruzione della Fenice é, per così dire, universale. II mondo intero partecipa con uno slancio di grande generosità e grosse somme sono già state devolute...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;II contributo degli allievi della Sua scuola, peró, ha un sapore diverso, perché ha una storia e un significato diversi. Una storia e un significato che, sia pure sommariamente, mi sono stati riportati ed hanno riportato compiacimento, emozioni, rispetto…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non vorrei, dopo averla evitata prima, cadere nella retorica. Non posso, peraltro, non chiederle di riferire ai Suoi allievi che Venezia accetta con gioia il loro "pesantissimo" contributo, AUTENTICA PRIMA PIETRA SU CUI RISORGERA’ LA FENICE…&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I Suoi allievi, caro Preside, hanno fornito un esempio alto e nobile di coraggio e di intelligenza, che qui non sarà mai dimenticato. Ne sia fiero, come sono io fiero di porgere idealmente la mano ad ognuno di loro.&lt;br /&gt;                                             Massimo Cacciari, &lt;br /&gt;                                             sindaco di Venezia &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;1994 e 1996.  Due date molto importanti per la Fausto Gullo. La prima è l’anno in cui il Sole24Ore ha scritto che la Fausto Gullo era l’unica SCUOLA ECCELLENTE IN CALABRIA.  La seconda rappresenta l’anno in cui io ho lasciato la scuola per dimissioni volontarie e non per raggiunti limiti di età. Avevo 40 anni di servizio. Qualche anima pia mi aveva versato i contributi durante il mio lavoro giovanile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, purtroppo, quest’anno rappresenta anche l’inizio di un nuovo declino della Fausto Gullo. Era una scuola molto complessa. Aveva bisogno di una direzione forte, onnicompetente, ma i miei colleghi non seppero fornirla. Ed avvenne quello che era sempre avvenuto prima della mia direzione. I migliori alunni di Via Popilia emigrarono nelle scuole del centro città. I peggiori, quelli che non avevano una famiglia normale alle spalle, rimasero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma la cosa che mi ha bruciato di più è stato sapere che il mio successore accompagnò un capobastone  nella classe di suo figlio per parlare con prof. di religione. Appena entrato in classe, questo capobastone, di fronte agli alunni, dimostrò per cosa era venuto: ad IMPORRE LA SUA LEGGE.  Diede due schiaffi al docente, un prete, dicendo:”non ti permettere più di rimproverare mio figlio”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; “L’AUREO PERIODO FELICETTI”, come lo ha definito ROSITA PARADISO, attuale preside della Fausto Gullo, era finito per sempre. Una grande sconfitta per me, ma una grande sconfitta anche per la società che non seppe garantire la continuità.&lt;br /&gt;(chi volesse saperne di più sulla Fausto Gullo apra il post così intitolato).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                            CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3618391291768069601?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3618391291768069601/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3618391291768069601&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3618391291768069601'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3618391291768069601'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/04/franco-felicettis-story-31.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (31)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1761444564978256000</id><published>2010-03-25T14:34:00.000-07:00</published><updated>2010-03-25T14:35:40.953-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (30)</title><content type='html'>VIGLIACCO, MAI!!!!!!   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’esperienza alla Fausto Gullo di Via Popilia fece di me un preside stimato e amato da tutti i genitori, ma non da tutti i docenti. Chi non credeva nell’impegno di educatore non poteva amarmi. Poteva avere solo risentimenti contro di me. Ed era giusto che andasse a trovare fortuna altrove.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio trasferimento alla Scuola Media di Via Popilia, non ancora Fausto Gullo, non avvenne per caso. Fu voluto da me con molta determinazione. La scuola era allo sbando. La delinquenza se ne era impadronita. Quella giovanile ne aveva fatto il suo terreno di spaccio. Quella dei capibastoni  dettava la sua legge all’interno delle classi.  La preside era stata trasferita d’ufficio per incapacità dimostrata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei trasferimenti dei presidi, nessuno dei miei colleghi, che mi precedevano in graduatoria, l’aveva chiesta. Era una scuola da cui stare alla larga. Ma non per me. Io avevo sempre creduto che Via Popilia non fosse stata condannata da Dio, ma era stata condannata dagli uomini. Ed io non volevo essere uno di questi uomini. Anche perché Via Popilia mi aveva accolto da bambino.  Avevo imparato a nuotare nel fiume Crati lì vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena messo piede in quella scuola, ho iniziato la mia azione di riforma organizzativa. Il Comune non voleva saperne di quella scuola.  Ho dovuto lottare per far capire loro che non potevano criminalizzare l’istituzione scuola. Se c’era qualcuno da criminalizzare era il dirigente. Ma adesso il dirigente era cambiato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fui ascoltato da un giovane dirigente, il vice capo dell’ufficio tecnico, Franco Collorafi, con il quale facemmo un patto. Il comune avrebbe azzerato tutti i danni e tutti i guasti che la scuola presentava e la scuola si impegnava, per i successivi dieci anni, a non fare spendere al  Comune una lira per riparazioni di danni o guasti. Fummo di parola entrambi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la parte fisica della scuola era il problema meno importante. Quello umano era gigantesco. Gli atteggiamenti mentali non si cambiano facilmente. E ce ne accorgemmo il primo giorno di scuola. Il cortile esterno, non ancora recintato, era pieno di genitori, alunni e televisioni. Tutte le televisioni locali e la RAI erano lì presenti per cogliere il primo fattaccio. Come ogni anno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quell’anno non successe nulla all’esterno. L’afflusso degli alunni era stato organizzato nei minimi particolari. Ma un capobastone travolse il bidello alla porta gridando che lui sarebbe andato in classe a scegliere il posto a suo figlio. Ho cercato di farlo ragionare spiegandogli che le sue prerogative di padre terminavano alla porta di ingresso. All’interno ero io ad assumermi tutte le responsabilità verso gli alunni e verso i genitori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sembrava fosse convinto e fece finta di andarsene. Ma si girò di scatto e mi diedi un pugno in viso. I miei occhiali volarono via e lui che gridava “chi sei tu che non mi fai entrare?!” La mia reazione fu istintiva. Anche senza occhiali. Lo presi per il bavero della giacca e, mentre lo tenevo fermo, diedi ordine alla segretaria di chiamare la polizia e al bidello di chiudere le porte con le chiavi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vista la mia decisa fermezza, il capobastone dimostrò una grande verità: sono forti con chi ha paura. Diventano agnellini quando incontrano un forte. Incominciò a belare: “fammi andare via… se viene la polizia mi rovini… sono un pregiudicato”. Allentai la mia presa. Ma prima di lasciarlo andare gli chiesi di promettermi che non avrebbe mai più tentato di entrare nelle classi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I genitori assistettero alla scena dalla vetrata di entrata. E avvenne il miracolo. Il giorno successivo incominciammo ad avere trasferimenti di alunni di via Popilia che si erano iscritti alle scuole del centro. Ne avemmo molti. Tanti da farne due classi supplementari.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Anche la segretaria e l’applicata di segreteria andarono a prendere i loro figli iscritti altrove. La scuola media di Via Popilia, che ben presto diverrà la Fausto Gullo, aveva acquistato la sua prima credibilità: il polso fermo nella direzione. Gli altri sarebbero seguiti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma il prezzo che io personalmente avrei dovuto pagare era ancora da venire. La delinquenza giovanile non voleva perdere quel mercato di spaccio. Cercarono di intimorirmi in tutti i modi. Prima bucarono più volte le gomme della mia auto parcheggiata all’esterno della scuola. Poi vennero più volte sotto casa a squarciare tutte e quattro le gomme. PER TRE VOLTE HO DOVUTO CHIAMARE IL GOMMISTA PER SOSTITUIRMI LE GOMME. DUE VOLTE HO DOVUTO CAMBIARE IL PARABREZZA. UNA VOLTA IL LUNOTTO POSTERIORE.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Alla fine hanno capito che non avrei ceduto alla violenza. Vigliacco, mai! Il mercato della droga l’ha fatto sparire il figlio di un capobastone. Era un ragazzo di terza. Pulito. Non seguirà mai le orme di suo padre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Aveva visto i cambiamenti della scuola ed era uno di quegli alunni che hanno creduto in me da subito. Un giorno chiese di parlarmi. Mi fece un discorso sensato: “la droga non andrà mai via finchè c’è un mercato. Dobbiamo fare sparire il mercato. Me ne occupo io con altri compagni che condividono quello che state facendo, ma voi dovete starci accanto”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la fine dell’anno il mercato della droga era sparito completamente per non ritornare mai più. Era il dono che questo ragazzo aveva fatto alla scuola. Alla “sua” scuola, che avrebbe lasciata quell’anno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                   CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1761444564978256000?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1761444564978256000/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1761444564978256000&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1761444564978256000'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1761444564978256000'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/03/franco-felicettis-story-30.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (30)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7675866869149766986</id><published>2010-03-18T15:36:00.000-07:00</published><updated>2010-03-18T15:38:07.787-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (29)</title><content type='html'>UN DOCENTE INQUIETO E INSODDISFATTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Entrato nella scuola non era come credevo. I presidi avevano perso di vista la didattica ed erano diventati dei burocrati. Quello che interessava loro erano le “carte”. Migliorare l’insegnamento era solo un esercizio verbale da sfoderare nelle riunioni a livello provinciale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho avuto tre presidi. Tutti e tre negativi. Il primo si peccava di conoscere l’inglese perché era stato prigioniero degli inglesi durante l’ultima guerra e cercava di autogloriarsi nelle riunioni collegiali. Non si interessava della didattica,  quindi non si è mai reso conto della qualità del mio insegnamento e della mia preparazione. Si peccava di sapere l’inglese meglio di me. Alla fine ho dovuto fargli fare una figuraccia davanti a tutto il corpo docente dimostrandogli che il suo inglese era solo uno dei peggiori “slang” delle persone incolte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il secondo preside aveva in odio la cultura. Lui era solo un burocrate e ne era cosciente. Non amava i libri. Quando gli chiesi in prestito un libro della biblioteca docenti, me lo negò dicendo che i libri rovinano le persone. A lui interessava solo la massoneria, di cui era un esponente di rilievo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il terzo preside, infine, quando gli chiesi di poter utilizzare tutti i sussidi didattici di cui era dotata la scuola per creare un laboratorio linguistico,  me li negò dicendo che potevano rompersi.  Questo mi fece decidere che se volevo una scuola come dicevo io dovevo andare a crearmela da solo diventando preside. E così feci. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il primo incarico lo ebbi per la scuola media di Campana, un paese sul versante jonico della Sila. Lì feci la mia rivoluzione nell’organizzazione della scuola e nel rinnovamento della didattica. La scuola, come tutte le scuole d’Italia,  era dotata di una moltitudine di sussidi didattici per tutte le discipline, che non veniva utilizzato,  ma veniva stipata in ogni anfratto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questi sussidi didattici era possibile introdurre la MULTIMEDIALITA’ nell’insegnamento. Ma l’edificio della scuola non si prestava per istituire un laboratorio multimediale per ogni disciplina. Era una casa per abitazione civile riadattata a scuola. Gli spazi erano limitati alle aule.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli uffici erano… addirittura… allogati nell’edificio di fronte a quello delle aule. Tra i due edifici scorreva una strada comunale. Adiacente alla scuola c’erano degli spazi liberi comunali. Solo una grossa fantasia poteva immaginare che da questa situazione si potesse concepire una scuola avanzatissima nella didattica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La multimedialità non era ancora arrivata nelle scuole italiane. Vi arriverà dopo 15 anni. Ma a Campana la realizzammo quell’anno. Il primo della mia carriera di preside. A me erano state negate le ali che volevo  per volare nella didattica della mia disciplina. Se me le avessero date, forse non sarei mai diventato preside. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Da preside volevo che ogni docente avesse questo paia di ali. Dove mancavano le strutture, supplì la fantasia. Abolimmo le aule tradizionali. Al loro posto istituimmo un’aula-laboratorio per ogni disciplina fornita da tutti i sussidi didattici multimediali disponibili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa organizzazione, non era il docente che si spostava al termine dell’ora. Era la classe che si spostava nell’aula laboratorio in orario. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo esperimento è potuto nascere perché il corpo docente era giovanissimo. Quasi tutto incaricato. Aveva voglia di fare. Era ancora nella fase dell’entusiasmo. Ma aveva un grossissimo difetto. Era diviso in   Montecchi e Capuleti. Bianchi e rossi. La serenità della scuola ne soffriva.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io stesso ero un rosso, ma non del loro stampo. Io avevo instaurato un ottimo rapporto con il sindaco, un bianco. Questo sindaco era molto intelligente ed accolse tutti i miei suggerimenti per fare una scuola dignitosa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In fin dei  conti ne beneficiavano  i ragazzi del suo paese. Costruì finanche una palestra scoperta in uno spiazzo comunale adiacente alla scuola. La divisione politica dei docenti la superai drammatizzando il fenomeno. Convocai tutto il corpo docente al portone d’ingresso della scuola. Ad un bidello… un rosso… chiesi di attaccare il gancio, di cui l’avevo dotato, ad un lato del portone d’ingresso.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Rivolto ai docenti, fortemente incuriositi, dissi: “signori! Siete pregati, prima di entrare nella scuola, di appendere la vostra veste politica a quel gancio. Nella scuola dobbiamo fare politica, ma deve essere solo politica scolastica”. E,  rivolto al bidello, segretario di un partito… dissi “tu sei il primo che devi rispettare questa regola”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il provveditorato, avuto sentore di quello che stava avvenendo a Campana, mi chiese una relazione.  Quella relazione fu trasformata in un libretto con questo titolo: CAMPANA: UNA SCUOLA DIVERSA, che si trova pubblicato nel mio sito www.franco-felicetti.it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando lasciai Campana, il giornalino della  parrocchia scrisse un articolo: UNA FATA A CAMPANA. Una fata che aveva saputo creare una scuola a dimensione di alunno, dove ognuno avevo potuto raggiungere il traguardo con le proprie forze   Quando mi trasferii altrove, i docenti erano, giustamente, delusi .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Uno  mi disse: “Ora sarà duro ritornare alla scuola tradizionale senza i laboratori . Ci avete fatto illudere”. La preside, che mi sostituì, smantellò tutto nei primi giorni. Lei non credeva nella multimedialità dei laboratori. Lei credeva nel libro come unico sussidio didattico.&lt;br /&gt;   &lt;br /&gt;Questa scuola ha avuto un seguito, che si può leggere in un post di questo blog   LA SCUOLA MEDIA FAUSTO GULLO DI VIA POPILIA., che il Sole24Ore, nel 1994, definì “l’unica scuola media eccellente in Calabria”. La scuola media FAUSTO GULLO di Via Popilia è nata a Campana. Nel mio primo anno di presidenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                          CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7675866869149766986?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7675866869149766986/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7675866869149766986&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7675866869149766986'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7675866869149766986'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/03/franco-felicettis-story-29.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (29)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2985131991568648100</id><published>2010-03-11T14:55:00.001-08:00</published><updated>2010-03-11T14:55:47.585-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (28)</title><content type='html'>IL TOCCO FINALE DELL’ARTISTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Non ero a Parigi per mangiare. C’ero per studiare in un ambiente culturale unico e per diventare un uomo di esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho raggiunto tutte e due gli obiettivi, anche se, devo dire onestamente, sono stato aiutato dalla fortuna. Verso sera, prima di incontrarmi con gli amici, andavo su boulevard S. Michel, nel quartiere latino, dove si trova la Sorbona, per fare esercitazioni di psicologia della personalità. Mi mettevo sul marciapiedi col viso rivolto verso la discesa e puntavo una persona a 50/60 mt di distanza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quel tratto di strada, la passavo al setaccio psicologico per apprendere il più possibile sulla sua personalità. Funzionava. Ma una sera accadde l’imprevisto. Avevo puntato una donna e la stavo scrutinando per tutto il tragitto. Ma questa, invece  di proseguire oltre, si fermò davanti a me e disse: “so cosa  stai facendo. Stai  cercando di capire che tipo psicologico sono”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era una professoressa di storia dell’arte nell’università di Zagabria, una slava. Si trovava a Parigi per delle ricerche. Parlava tutte le lingue europee. L’italiano lo parlava alla perfezione. Aveva una diecina di anni più di me. Ma l’ETA’ CRONOLOGICA conta poco. Per stare bene insieme è l’età mentale che conta. Ed io sono sempre stato più maturo dei miei coetanei. Culturalmente le stavo alla pari. Lei diceva che questo era insolito in un giovane.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Facemmo amicizia. Lei era una gran bella donna ed aveva il calore delle donne slave. Mi fece fare un’esperienza più ricca e più matura di quella che potevo permettermi io. Ma soprattutto mi introdusse nel mondo degli adulti. Degli “arrivati”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi portò nei locali più esclusivi di Parigi. Anche in quelli più hard (osè). Voleva saziare la mia sete di esperienze in tutte le direzioni. Vedevo che al momento di saldare il conto entrava in leggera difficoltà. Mi spiegò che le dava fastidio che la gente potesse pensare che si pagasse l’amante giovane. &lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;Era sorpresa delle mia sensibilità artistica e fece di me il suo “allievo”.  Mi fece diventare espertissimo nella critica dei nudi. Lei posava per me. Assumeva tutte le posizioni tipiche dei nudi perché voleva che io imparassi a leggere un nudo da tutti gli angoli visuali. E mi ripeteva sempre: “nella fruizione di un nudo non pensare mai al sesso. Devi concentrarti sull’opera d’arte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io questo l’avevo appreso nei casinò di Las Vegas e Reno nel Nevada. Dove gli spettacoli di nudo erano famosissimi. Uno mi era rimasto impresso nella mente. Era intitolato THE FLOWER BUD (=il bocciolo). In una piscina c’era un fiore. Al suono di una musica dolcissima, lentamente, questa fiore si apriva e ne usciva una fanciulla dalle fattezze perfette. Ma la bellezza delle sue fattezze te le faceva scoprire lentissimamente con una serie di figure che disegnava col corpo. Era Arte. Vera Arte. L’idea del sesso non mi sfiorò nella mente.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt; Ma questa seconda prof. della  mia vita fece anche di  più. Mi introdusse nel mondo degli artisti parigini, nel quartiere di Montparnasse, nei cui bar era conosciutissima. Tutti gli artisti venivano a salutarla. A volte le chiedevano di sedere ai loro tavoli. Io non venivo minimamente calcolato. Ero con lei e questo bastava per accettarmi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A sera, andavamo a “leggere” pittoricamente  le strade ed i palazzi di Parigi, che, col sole al tramonto, assumevano colori cangianti. La notte andavamo alla ricerca di “piazzette”, la cui illuminazione le rendeva uniche. Il nostro era un rapporto basato sull’arte, ma anche su un  sano e robusto sesso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una notte, mentre eravamo seduti ad ammirare e descrivere (io) le bellezze di una piazzetta,  mi fece una sorpresa. Tirò fuori dalla borsa la sua ultima pubblicazione. Vi scrisse una dedica minuziosamente descrittiva di quell’attimo, con data e ora esatte. Me lo diede e disse: “così potrai rivivere quest’attimo per il resto della tua vita”. Aveva ragione. Ancora oggi, se apro quel lavoro, quell’attimo è come vivo.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I suoi amici artisti impararono ad apprezzarmi. Si erano resi conto che io li guardavo col rispetto e la sudditanza psicologica dell’apprendista verso il Maestro. Non mi considerarono più il “ragazzo” di …, ma mi considerarono per ciò che ero: un giovane affascinato del loro mondo e della loro arte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Incominciarono ad accettarmi anche senza di lei. E fu un’esperienza che capita a pochi. Mi introdussero nella magia dei colori e mi fecero assaporare la loro vita nelle famose mansarde parigine. Mi guidarono nella lettura delle opere d’arte e fecero di  me un amante dell’arte e, soprattutto, un amante  del loro stile di vita, che, credo, di applicare ora nella mia solitudine di Fiumefreddo: VIVERE CON FANTASIA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A metà giugno rientrai a Napoli in vespa, dopo aver girato tutta l’Europa per quasi un mese. E qui sbagliai i miei calcoli. Credevo che la primavera del nord Europa fosse mite ed asciutta come quella italiana. Invece  era fredda e piovosa. La vespa non era un mezzo adatto. Ed io non ero attrezzato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spesso viaggiavo sotto la pioggia. Ma ero giovane. Ricordo che sulle Alpi, alla guardia di confine, che mi chiedeva il passaporto, ho dovuto chiedergli di prenderselo nella mia tasca. Io non riuscivo a staccare le mie mani gelate dal manubrio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Arrivai fino in Norvegia. Le università erano il mio punto di riferimento. Sia per mangiare, sia per trovare compagnia: una collega che mi introducesse nei “misteri” e nei “paradisi” della città in cui mi fermavo per tre giorni. Era la vespa che faceva miracoli. Piaceva a tutte le ragazze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per la sessione a Napoli avevo preparato sette esami. Era urgente che mi laureassi. I soldi erano quasi finiti. Così, nelle due ultime sessioni ho dovuto dare sei e sette esami. Mi sono laureato in cinque anni, ma per tre ero stato all’estero. In due anni ho dovuto dare tutti gli esami. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I soldi non sono bastati. Per la discussione della tesi, ho dovuto fare un “prestito d’onore” di 50 mila lire con una banca di Cosenza con la garanzia di quel  mio amico di gioventù, che non seppe dimostrarsi uomo con la sua donna. &lt;br /&gt;                                                                                                       CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2985131991568648100?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2985131991568648100/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2985131991568648100&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2985131991568648100'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2985131991568648100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/03/franco-felicettis-story-28.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (28)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4166249118371555099</id><published>2010-03-04T14:59:00.000-08:00</published><updated>2010-03-04T15:00:25.698-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (27)</title><content type='html'>L’ULTIMO ATTO: LA VILLE LUMIERE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi era la tappa finale dei miei studi all’estero. Alla Sorbona ho frequentato la facoltà di diritto ed economia, dove studiavo “diritto internazionale” ed “economia politica” . Due discipline che non interessavano il mio piano di studio italiano. Ma anche in Canada avevo studiato “scienze politiche” che non rientravano nel mio piano di studio italiano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io avevo un progetto ben preciso per quanto riguardava la mia formazione. Avevo, ed ho, una grossa capacità di apprendimento, quindi non ho avuto difficoltà a sovraccaricarmi nello studio. Ho preso due direzioni. La prima mi avrebbe condotto alla laurea in lingue ed istituzioni europee, che rappresentava il mio lavoro futuro sicuro. L’altra riguardava la mia aspirazione a fare politica. Un mondo, questo, tutto da esplorare. Incerto. Molto incerto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo essere un politico molto preparato. Miravo in alto. Nel mio piano di studio dell’università italiana avevo inserito “diritto amministrativo”, un esame secondario gravosissimo, ma che andava nella direzione della politica.  Per conto mio ho studiato “diritto pubblico” e “urbanistica”. Da laureato, mi sono anche iscritto alla facoltà di sociologia di Trento, ai tempi in cui la frequentava anche Renato Curcio, il prima BRIGATISTA ROSSO della storia italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Da questi studi extra curriculari nacque il primo libro che ho scritto, di sociologia politica: LA STRUTTURA POLITICA DELLA SOCIETA’,  da cui nacque, successivamente, un testo di educazione civica destinato alle scuole medie superiori. Questo testo ha avuto un discreto successo, ma a me non sono mai stati corrisposti i diritti d’autore. Non ho inteso protestare. Non ho mai amato i soldi per i soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’università della Sorbona , avevamo formato un gruppetto di colleghi interrazziale. Francesi, italiano (io solo), magrebini, neri delle  Antille. Tutti ragazzi e ragazze molto responsabili. La notte andavamo in giro per Parigi. Volevamo divertirci assaporando la notte in questa città che non si addormenta mai. Ma, puntualmente, al mattino eravamo tutti a lezione. Ci andavamo  direttamente. Il dovere verso noi stessi prima di tutto. Si dormiva quando si poteva. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Parigi è stata un’esperienza fantastica. Come studioso. Come giovane assetato di esperienze di vita. Come giovane ambizioso. La GRANDEUR   a Parigi si respira con l’aria. La bevi al mattino col caffè. La senti in ogni centimetro quadrato che calpesti. Di crisi di crescenza intellettuale a Parigi ne ho avuto più d’una. Mi sentivo piccolo piccolo. Ma ogni volta riprendevo quota più forte di prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Parigi non dovevo lavorare per vivere. I soldi li avevo portati dal Canada, ma erano contati. Mi dovevano bastare per tutto l’anno scolastico. I richiami per un giovane a Parigi sono forti. Non puoi far finta di non sentirli. Un giovane deve anche saper rispondere alle sfide se vuole maturare anche come uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per me,  il fatto dei soldi si pose subito. La notte spendevamo poco, ma io quel poco non l’avevo. Dovevo rinunciare a qualcosa. Non volevo rinunciare alle nostre nottate. Sentivo che quelle erano esperienze che ti danno un’altra dimensione come uomo. Ho rinunciato alla qualità del mangiare: ho rinunciato alla mensa universitaria. Me la permettevo di tanto in tanto, quando la fame era troppo forte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per tutto il resto dell’anno ho mangiato una “baghette” di mezzo kg, con un formaggino, uno solo, come companatico per pranzo ed altrettanto per la cena. Non ero a Parigi per mangiare. C’ero per studiare in un ambiente culturale unico e per diventare un uomo di esperienza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                        CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4166249118371555099?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4166249118371555099/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4166249118371555099&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4166249118371555099'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4166249118371555099'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/03/franco-felicettis-story-27.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (27)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1073811622225131692</id><published>2010-02-25T23:26:00.001-08:00</published><updated>2010-02-25T23:26:30.374-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY   (26)</title><content type='html'>FUGGIRE DAL MONDO? &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo già tentato di ritirarmi dal mondo qualche anno prima, durante il periodo del servizio militare. Nella provincia di Pisa, dove svolgevo il servizio militare, c’era un monastero molto conosciuto. Un giorno bussai alla sua porta deciso a farmi monaco. Mi aprì il frate portinaio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla mia richiesta non fu molto sorpreso. Erano tanti i ragazzi che volevano fare questo passo. Mi  disse che avrei dovuto parlare col priore. Questo mi accolse molto amorevolmente e mi tenne a colloquio per oltre due ore. Con le conoscenze di ora capisco che mi sottopose ad una vera indagine psicologica.  Alla fine concluse dicendo: “tu devi rimanere nel mondo laico, il monastero non è per te.”  Senza spiegarmi nulla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’incontro con la clochard riportò in vita questo mio sentire confuso. Ho incontrato altri clochard a Parigi e a Londra. Con alcuni ho parlato. Altri li ho osservati da vicino. Molti erano ignoranti.  La  miseria  li aveva spinti verso  quello stato di abbrutimento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine sono riuscito a capire meglio me stesso. Il priore aveva visto giusto. Il mio non era un voler fuggire dal mondo per bisogno di una vita spirituale. Io avevo sempre amato i piaceri del mondo, in cui mi tuffavo spesso e volentieri. Il mio era un tremendo bisogno di solitudine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un tremendo bisogno anche di una vita meditativa. Un mio cognato direbbe un tremendo bisogno “DE MI RICOGLIE U CIRVIDDRU” . Lui questo bisogno non ha mai potuto soddisfarlo. Io, ora, da pensionato, credo di averlo raggiunto e soddisfatto.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Da pensionato mi sono reso conto che la città non era fatta per me. Ho capito che la vita di appartamento, per un uomo attivo come me, mi avrebbe condotto alla pazzia. L’appartamento è una prigione. Il corpo ha bisogno di aria aperta. Di spazi liberi. Non può essere costretto tra quattro mura. I romani dicevano, a ragione, MENS SANA IN CORPORE SANO. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’appartamento può essere appagante solo per chi, come la regina della casa, non cessa mai la sua attività di servizio. La casa è il suo regno. Molti uomini, da pensionati, tentano di invadere il suo campo o si propongono come principi consorte. Ma la loro decadenza psicofisica è inevitabile. Infatti, ci sono più vedove di vedovi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io amo gli ampi spazi. Amo la libertà della luce. La libertà dell’aria. Amo la MANUALITA’. Amo la bellezza di un fiore. Di un prato verde. Di un giardino ben curato. Ecco perché sono fuggito dalla “pazza folla” cittadina e dall’appartamento “prigione”.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vivo da solo in riva al mare. Nella CASA DELLA LUCE. In un ambiente ampio e spazioso. Dove i muri sono ridotti all’essenziale (solo per le camere da letto). Dove ci sono molte aperture che consentono alla luce di entrare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi sono creato, in un ambiente unico, il mio angolo studio, con apertura vista mare, da un lato. Con apertura vista ingresso, dall’altro lato. Mi sono autodefinito GUARDIANO DEL FARO. Vedo tutto quello che accade intorno a me. Una misura necessaria per la mia sicurezza. La casa, tranne che nel periodo estivo, quando arrivano i “bisonti”, è isolata. Non c’è anima viva nel  raggio di un km. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Il contatto col consorzio umano si è ridotto di molto, ma non è sparito del tutto. Nei week ends mia moglie viene a stare con me. Le mie figlie, a cui ho dedicato la mia vita, sono disperse per il mondo per lavoro, ma credo abbiano capito questo mio bisogno di solitudine, che non è mancanza di amore. Tutt’altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di tanto in tanto, mi incontro anche con qualche buono amico per una pizza e vado ai concerti, ai balletti classici e moderni, che considero la forma più alta di poesia. Tutto il mio tempo è dedicato allo studio, al giardinaggio e a lunghissime passeggiate sulla spiaggia al mattino, quando ancora i gabbiani non hanno spiccato il volo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si può dire che io abbia raggiunto quella vita monastica verso la quale avevo tentato di indirizzarmi. MUTATIS MUTANDI , si può dire che, nella mia vita quotidiana, io applichi una libera traduzione della REGOLA BENEDETTINA: ORA ET LABORA : STUDIA E LAVORA (nel giardino). &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1073811622225131692?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1073811622225131692/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1073811622225131692&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1073811622225131692'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1073811622225131692'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/02/franco-felicettis-story-26.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY   (26)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6333247935981056355</id><published>2010-02-18T14:49:00.000-08:00</published><updated>2010-02-18T14:50:41.174-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (25)</title><content type='html'>LA BUROCRAZIA DEL VECCHIO MONDO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Appena sbarcato a Napoli ho dovuto prendere atto dell’abissale differenza tra l’organizzazione della società italiana e quella americana. Quella americana si distingue per la quasi totale assenza di burocrazia. Quella italiana ne è, invece, strangolata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In america avevo tenuto tutti i rapporti (con la banca, con gli uffici governativi, datori di lavoro, ecc.) come Franco Felicetti. Quando, perciò, chiesi alla mia banca canadese di trasferire il mio “gruzzoletto” presso Il Banco di Napoli in Italia non pensai di far tramutare quel Franco in Francesco. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se non fosse stato per la mia testardaggine  avrei rischiato di perdere i miei soldi. L’impiegato di banca si rifiutò di riconoscere quei soldi come miei. Franco e Francesco sono due persone differenti in Italia. In linea di principio aveva ragione la banca. Ma io chiedevo un po’ di flessibilità mentale. Non c’è stato nulla da fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Son dovuto ricorrere al direttore generale con una mia proposta. Io avrei lasciato quei soldi in banca aprendo un mio conto come Francesco e la banca mi avrebbe erogato, mese per mese, la cifra fissa di cui avevo bisogno. Così, se si fosse fatto avanti un  Franco, la banca non avrebbe  perso molto. Il buon senso alla fine prevalse e il mio programma di studio a Parigi fu salvo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finiti i miei sette esami, la tensione che mi aveva sorretto sparì .e subentrò una stanchezza mentale che mi afflosciò Ma sapevo come ritrovare le mi forze. Mi sedevo ai gradini delle scale interne della facoltà e mi “scolavo” una bottiglia di Martini rosso. Questo metodo. per ricostituire le mie energie mentali sfruttate, l’ho usato anche a Londra, nella BRITISH LIBRARY,  dove ho scritto tutti i  miei libri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Stare sui libri per nove ore al giorno in  biblioteca creava, inevitabilmente, una stanchezza mentale, che faceva progressivamente diminuire la mia produttività. Quando questo avveniva, andavo a cenare in un PUB ed innaffiavo, abbondantemente, il rustico cibo con parecchie PINT di birra. Questa forte sbornia mi faceva dormire come un bambino fino al mattino. Era un metodo molto efficace per ritrovare intatte tutte le mie energie mentali.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Partii per Parigi due giorni dopo gli esami. Mi ero fatto precedere da una “Vespa 150” con la quale intendevo fare il giro d’Europa prima di rientrare definitivamente in Italia. Sul treno feci un incontro molto importante. Una figura che avevo spesso incontrato nelle mie letture, ma incontrarla di persona è stato rivelatore perché mi ha fatto scoprire un aspetto nascosto della mia mente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un CLOCHARD. Anzi, UNA CLOCHARD. Nel senso più alto del termine VAGABONDO. Una persona colta. Ben educata, che lascia il mondo per rifugiarsi nel proprio io. Senza fissa dimora. E che, spesso, si lascia andare ad una vita di abbrutimento. Non nascondo che ho sentito spesso questo richiamo. Ma, a quell’epoca, era latente. È stata la clochard che ne ha stimolato la maturazione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6333247935981056355?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6333247935981056355/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6333247935981056355&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6333247935981056355'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6333247935981056355'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/02/franco-felicettis-story-25.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (25)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4295312478042002200</id><published>2010-02-12T00:10:00.000-08:00</published><updated>2010-02-12T00:11:04.879-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (24)</title><content type='html'>IL RIFIUTO DELL’AMERICAN WAY OF LIFE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mondo americano era lontanissimo dalla  mia psicologia. Non condividevo nulla della sua organizzazione sociale. Al tanto decantato e pubblicizzato AMERICA WAY OF LIFE, ritenuto, a torto, dagli americani, come THE BEST IN THE WORLD, preferivo il sottovalutato ITALIAN STYLE OF LIFE.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quello che è sempre mancato a noi italiani è stato l’ORGOGLIO NAZIONALE. Quell’ORGOGLIO CHE TI DA’ UNA MARCIA IN PIU’ IN TUTTI I CONTESTI. Ma questo ormai appartiene al passato. Da qualche tempo il GENIO ITALIANO si sta affermando in tutti i campi. Da quello sportivo a quello della produzione di qualità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ai miei tempi, essere italiani significava essere figli di un dio minore. E  si veniva messi sempre in terza fila. Ora si guarda con ammirazione all’ITALIAN STYLE OF LIFE che conquista, giorno dopo giorno, nuove posizione di prestigio. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi essere italiani E’ BELLO NEL MONDO. Ma è soprattutto bello in America. I discendenti degli italiani emigrati ne sono orgogliosissimi. Mentre, ai miei tempi, cercavano di tenerlo nascosto. Eravamo TUTTI MAFIOSI.  Come oggi tutti i rumeni sono delinquenti qui in Italia..&lt;br /&gt;  &lt;br /&gt;La società americana era ed è profondamente ingiusta. Al suo interno ha profondissime contraddizioni. Basta dire che 1/3 della popolazione americana non aveva, e non ha, assistenza sanitaria. Le cliniche dei poveri erano, e sono, le cliniche clandestine, dove professano i medici falliti o grossi praticoni della medicina per pochi soldi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se devo dire, onestamente, che gli States erano, e sono, LA TERRA DELLE OPPORTUNITA’. Ma per i VINCENTI. Per i PERDENTI, c’era, e c’e, l’estrema miseria e l’abbrutimento nell’alcol degli SLUMS, le zone degradate delle città. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A me queste opportunità erano state offerte. Più volte. L’ultima quella del direttore della mia banca in Vancouver. Cercò di convincermi a restare in Canada perché la banca era disposta ad aprire una linea di credito per qualsiasi cifra io avessi chiesto. In Italia questo sarebbe stato follia sperarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La banca era rimasta impressionata dalla mia regolarità nel risparmio. Questa offerta mi ricordò il consiglio che mi aveva dato quell’italocanadese  che avevo incontrato sulla “ nave carretta” due anni prima- “Fatti conoscere” mi aveva detto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho potuto fare quel RISPARMIO SELVAGGIO, nei tre mesi di lavoro estivo, perché avevo una famiglia alle spalle. In questi tre mesi andavo a vivere a casa di mia sorella Lucia, dove abitava stabilmente anche mio fratello Peppe. Lì ero accudito di tutto punto e la mia paga poteva andare tutta in banca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mia sorella era commovente quando, tutte le sere verso le 23, mi portava un pezzo di torta e un bicchiere di coca.cola nel BASEMENT (seminterrato), dove c’era sistemata, tra le altre cianfrusaglie, la mia scrivania e la mia brandina. “Mangia”, mi diceva, “che domattina ti aspetta una dura giornata  di lavoro e devi essere forte”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Continuavo a studiare fino a mezzanotte. La mattina mi alzavo alle cinque. Erano tre mesi durissimi, specialmente per me che non avevo mai fatto lavori pesanti. Ma erano sopportabilissimi perché erano finalizzati ad un progetto che mi avrebbe garantito il mio POSTO AL SOLE. Mia sorella, al mattino,  mi preparava un’abbondantissima colazione all’inglese e mio fratello mi accompagnava al lavoro con la sua macchina-&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sia mio fratello che mia sorella, il primo anno, pensavano che io non avrei retto allo sforzo. I ritmi di lavoro americani non sono quelli italiani. La paga era buonissima, ma la tua PRODUTTIVITA’ doveva essere adeguata alla paga. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era un tour di force disumano per uno che non aveva mai fatto lavori pesanti. Ma la posta in gioco, per me, era troppo alta. Ho retto due estati  perché mi sorreggeva anche il pensiero che sarei andato a studiare a Parigi, per un anno, senza dover lavorare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Io non potevo accettare l’offerta che mi faceva il direttore di banca per aprire una mia attività economica, anche se mio fratello ha sempre temuto che io mi lasciassi attrarre dai soldi, come avevano fatto altri studenti universitari italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma io non ero un amante di Creso.  Io ho sempre privilegiato le ricchezze dello spirito. E questo spirito era europeo, italiano, calabrese, cosentino. Le mie quattro lealtà di ieri e di oggi. E  questo è stato il messaggio che ho cercato di trasmettere alle generazioni, specialmente a quelle di Via Popilia, che ho contribuito ad educare nei miei 23 anni di Preside.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                        CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4295312478042002200?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4295312478042002200/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4295312478042002200&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4295312478042002200'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4295312478042002200'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/02/franco-felicettis-story-24.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (24)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4946290851459164677</id><published>2010-02-04T14:41:00.000-08:00</published><updated>2010-02-04T14:42:56.034-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (23)</title><content type='html'>I GRANDI INCONTRI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli alberghi che potevo permettermi io, studente operaio, erano quelli della catena Y.M.C.A. (Young Men’s Christian Association). Erano sicuri e di buon prezzo. In quello di S. Louis feci un incontro virtuale particolare. Il portiere era una persona piuttosto colta, che aveva un hobby: raccogliere, in una agenda, frasi degli ospiti più importanti. Quelli che lui riteneva più importanti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io ero importante perché venivo dall’università di Napoli della lontana Europa. Questa agenda la consegnava all’ospite la sera per riprenderla il mattino successivo. Lo faceva perché voleva che il nuovo ospite leggesse le frasi di chi l’aveva preceduto. Non cercava frasi banali, ma frasi che  avessero un significato profondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sfogliando l’agenda,  ne trovai una che mi colpì. Era di un indonesiano di nome SUKARNO: “ogni giovane dovrebbe prendere come suo punto di riferimento la stella più alta. Non per raggiungerla ad ogni costo, ma per avvicinarcisi il più possibile.” Era una frase programmatica molto vera. La feci mia perché anch’io sentivo in quel modo.                                                         &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I giovani devono avere dei sogni, anche se non sempre li potranno realizzare in toto o affatto. Ma il sogno è una spinta   all’azione per trovare il proprio posto nel mondo e per dare il proprio contributo per un mondo più giusto e migliore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sukarno ebbe le capacità e la fortuna di raggiungere la sua stella più alta. Divenne un uomo politico molto importante a livello mondiale e, successivamente, divenne DITTATORE DELL’INDONESIA. Un uomo controverso, ma  rispettato in tutto il mondo per le sue indubbie capacità politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io sono rimasto lontanissimo dalla mia stella più alta. È  stato il mio fallimento più grande. Ma non rimpiango nulla. Mi ero preparato seriamente. Al di fuori del mio programma di studio per la laurea, avevo studiato approfonditamente tutte quelle discipline che ritenevo indispensabili per avere successo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo studiato diritto pubblico ed amministrativo alla mia università. Scienze politiche alla U.B.C. in Canada.  Economia e diritto internazionale alla Sorbona di Parigi. Sociologia, scienze della finanza, scienze della comunicazione, urbanistica, antropologia, psicologia applicata, e retorica per affinare il mio modo di parlare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto studio sprecato? No!, credo di no. Prima di tutto mi sono formato una cultura che mi è servita anche nel mio lavoro di dirigente scolastico. Tutte queste conoscenze avevano allargato di molto i miei orizzonti mentali. Riuscivo a vedere più lontano degli altri. Ad operare meglio degli altri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho fallito nella grande politica, ma penso che, sia pure nel piccolo, abbia dato il mio contributo al miglioramento della condizione umana. Il sogno era quello di farlo su larga scala. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La mia crescita culturale ed umana… stante le mie condizioni di partenza… non mi aveva fatto diventare arrogante. Non mi aveva fatto sentire un superuomo. Ma mi aveva fatto maturare l’idea che dovevo mettere a disposizione degli altri il mio sapere e la mia intelligenza. Doveva essere un dovere per me combattere contro le ingiustizie della società.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nessuno avrebbe dovuto più subire le mortificazioni, le umiliazioni, le discriminazioni, le frustrazioni,  che avevo subito io sin dalla tenerissima età. Ma avrei dovuto lottare per una società più giusta. Una società che avrebbe promosso e difeso le intelligenze. Ecco perché mi ero iscritto al Partito Socialista. Lo ritenevo un partito che lottasse per una società più giusta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma mi sono sbagliato. In quel partito, come in tutti i partiti del resto,  le intelligenze contavano poco. Contavano solo i rapporti di forza. Le idee erano combattute da chi deteneva il potere perché ritenute sovvertitrici dell’organigramma costituito. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bene generale era un’utopia degli illusi come me. Quello che interessava era il PROPRIO INTERESSE DI BOTTEGA: conquistare sempre più potere per promuovere il proprio interesse personale. Era la tipica mentalità di chi non aveva avuto successo nella vita e si rifaceva con la politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era la regola di MACHIAVELLI che imperava: IL FINE GIUSTICA I MEZZI. Il fine era il potere all’interno del partito. E questo fine non ammetteva tentennamenti. L’amico di oggi era l’avversario di domani. Quindi la politica diventava sotterraneamente una GUERRA DI TUTTI CONTRO TUTTI, anche se non dichiarata. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lealtà, la correttezza, l’altruismo, l’amicizia non erano valori assoluti. Erano valori relativi rapportati alla convenienza del momento. Per continuare a fare politica avrei dovuto imparare anch’io ad avere un fiore in una mano e un pugnale nell’altra. Troppo tardi. Mi ero costruito, sì! “costruito”… perché io mi sono costruito da solo, su valori che credevo universali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con questi valori non avrei mai potuto raggiungere la mia stella più alta come SUKARNO. La realtà mi concesse di farlo nel piccolo, fuori dalla politica. E questa testimonianza degli alunni della scuola media Fausto Gullo di via Popilia, una realtà degradata, che trascrivo, me ne ha dato la certezza:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;     “A TE, O FELICETTI, VA IL NOSTRO GRAZIE DI CUORE. TI ABBIAMO FATTO ARRABBIARE, TI ABBIAMO A VOLTE DELUSO, CI VOLEVI PIU’ BRAVI NEL PARLARE, CI VOLEVI PERFETTI. FORSE QUESTO NON L’ABBIAMO RAGGIUNTO, MA SAPPI CHE TU, PER NOI, SEI UNA ‘PRESENZA IMPORTANTE’, UNO CHE LASCIA IL SEGNO. GLI ALUNNI DEL MITICO ’94.”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La frase che scrissi io su quell’agenda del portiere d’albergo era una frase latina, la cui verità avevo verificato nel mio peregrinare:  “Qui trans mare currunt, coelum non animum mutant”. Io ero rimasto radicato al mio angolo europeo. Il mondo americano era lontanissimo dalla  mia psicologia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                         CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4946290851459164677?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4946290851459164677/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4946290851459164677&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4946290851459164677'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4946290851459164677'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/02/franco-felicettis-story-23.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (23)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3499609062382333091</id><published>2010-01-28T13:55:00.000-08:00</published><updated>2010-01-28T13:56:56.369-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (22)</title><content type='html'>IL MARE, LA LUNA E NOI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Le ragazze erano  uno schianto. Un’austriaca di una bellezza unica. Sembrava  fosse stata scolpita da un cesellatore sublime. Faceva colpo su tutti i maschi della classe turistica. Tutti la corteggiavano. Un prete le stava sempre dietro e lei a stento riusciva a liberarsene. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma era anche una narcisista. Voleva tutti gli uomini ai suoi piedi. Si lamentava, con la ragazza tedesca, che c’era un solo uomo che non la corteggiava. E questo le faceva rabbia. Quell’uomo ero io. Ma lei non  poteva immaginare che la ragazza tedesca me lo avrebbe riferito. Per me era solo una ICONA.  Una bellissima icona. E niente più. Di sessuale non ci vedevo nulla in lei. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sessualità c’era ed era prepotente nella seconda ragazza. Un’italo-americana. Una mora di origini siciliane che sprigionava fuoco da tutte le parti. Veniva in Italia per andarsi a sposare nella sua terra d’origine. A donne come lei non si può chiedere la fedeltà. E lei diede l’addio al nubilato con tanti trofei da portare in dono al suo futuro consorte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza era una tedesca di pura razza teutonica. Longilinea. Sul biondiccio. Leggermente lentigginosa. Non eclatante nella sua bellezza come l’austriaca. Ma fortemente positiva ed equilibrata. Io ero imbarazzato. Il mio tempo libero sulla nave era limitato. Dovevo studiare. Ero stato fermo due anni con gli esami e, se volevo recuperare, dovevo darmene sette prima di ripartire per Parigi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Un esame l’avevo proprio il giorno dell’attracco. Tra il dovere verso me stesso e il divertimento non avevo scelta. Il dovere veniva prima. Avevo studiato durante tutto il mio girovagare per l’America e dovevo continuare a farlo ora che gli esami erano vicinissimi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È vero che  ero organizzatissimo. Avevo registrato il mio studio sui singoli esami perché sapevo che durante il viaggio non avrei avuto la concentrazione per studiare. Ma ero sicuro che la stanchezza non mi avrebbe impedito la ripetizione ascoltando i nastri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La cosa aveva funzionato benissimo fino a quel punto. Mi ero trascinato dietro, per tutta l’America,  quel registratore, uno dei primissimi prodotti, che era grande quanto una valigia di media dimensione (7/8 kg). Nulla a che vedere con i registratori miniaturizzati di oggi. La mia decisione la dico in tedesco: gli ESAMI UBER ALL.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’ho detto alla tedesca perché la mia scelta cadde su di lei, la ragazza tedesca. L’unica che avrebbe potuto capirmi. Infatti, era l’unica che non avesse grilli per la testa. Nel mio tempo limitato le feci fare un’esperienza stupenda. Di sesso niente. Per tacita decisione di entrambi. Eravamo amici e basta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due notti prima dell’arrivo a Napoli,  mi prese per mano e mi intimò di non parlare. Mi portò nella zona off limits per i passeggeri, sull’estrema punta della prua della nave, che navigava lungo la scia luminosa della luna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;È stata un’esperienza che ti capita una sola volta nella vita. Il mare, la luna e noi. In un misto di poesia e passione. Ecco perché non ho visto nulla di eccezionale nella scena di Di Caprio e la sua donna nel film Titanic. Quella situazione io l’avevo vissuta. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stati giorni eccezionali. Di notte, eravamo frequentatori fissi della prima classe, il cui lusso e la grande varietà di divertimenti ci abbagliavano. La separazione delle classi era mantenuta rigidamente, ma noi due avevamo la complicità del Commissario di bordo e dell’ufficiale incaricato della sorveglianza che io avevo conosciuto il giorno dell’imbarco.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All’imbarco si era liberi di andare in qualsiasi posto della nave. La divisione di classe era abolita. Ma, presa la navigazione, ognuno doveva rientrare nella propria classe. Io ero in prima. Prendevo un coctail con una signora americana. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un ufficiale girava per invitare tutti a rientrare nella propria classe di appartenenza. Io presi a guardarlo intensamente mentre parlavo e sorridevo con la signora americana. Era una sfida psicologica la mia. Volevo che pensasse che con me avrebbe preso una cantonata. La mia giovane età, con una signora avanti negli anni, non voleva necessariamente dire che non appartenessi alla prima classe.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La psicologia funzionò. Si avvicinò a noi e disse rivolto a me: “lei si aspetta che io le chieda se appartiene alla prima classe ed io non glielo chiedo”, e stava per andarsene. Ma io lo fermai dicendo sorridendo:“farebbe bene a chiedermelo”. La signora sorrise con me. Ma lui apprezzò la mia sincerità: “no!, lei può stare in prima classe”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi aveva promosso. Il “garzone”, che fu rifiutato come marito per la sua appartenenza ad una classe sociale inferiore, veniva ritenuto degno di stare nella PRIMA CLASSE del PIU’ LUSSUOSO TRANSATLANTICO che l’Italia avesse mai varato.  La prima classe fu libera per me per tutto il viaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il mio viaggio in lungo e in largo del continente americano avevo fatto un buon tirocinio sull’appartenenza alle classi sociali. Io volevo dimostrare a me stesso che le classi sociali erano solo un paravento  per nascondere le proprie deficienze di personalità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Girovagando per gli Stati Uniti, quando mi imbattevo in un albergo di extra lusso, entravo per andarmi a sedere nella Hall. Molto spesso entravo in discussione con i presenti. Ma mai nessuno si è accorto che appartenevo ad una classe sociale che non si poteva permettere quell’albergo. Era  &lt;br /&gt;una dimostrazione che il “garzone” rifiutato aveva la personalità per poter vivere in tutti gli ambienti sociali. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma feci di più. A San Francisco, al porto, sulla banchina FISHERMAN’S WHARF, c’era il ristorante più esclusivo e più costoso della città. Che io non potevo assolutamente permettermi. Ma volevo “assaporarlo” per qualche minuto. Entrai. Il MAITRE mi venne incontro: “un tavolo, signore?”. Gli dissi che ero lì soltanto all”ADDURU”.  E mi presentai.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Venne il direttore. Mi fece visitare tutto. Anche le cucine. Mi illustrò i menu che avevano. Tre. E… man mano… mi presentava il personale. Alla fine disse: “Sir, may we have the pleasure to have  you as our special guest to-day?” Naturalmente,  non accettai. Io ero andato solo all’”ADDURU”.   E questo l’avevo avuto alla grande. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                         CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-3499609062382333091?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/3499609062382333091/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=3499609062382333091&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3499609062382333091'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/3499609062382333091'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/01/franco-felicettis-story-22.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (22)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7946897382462958107</id><published>2010-01-21T13:41:00.000-08:00</published><updated>2010-01-21T13:42:00.513-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (21)</title><content type='html'>IL GRAN TOUR AMERICANO E UNA CROCIERA DA SOGNO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli inglesi del Settecento completavano la loro formazione con il GRAN TOUR dell’Europa continentale. Io volli fare lo stesso con l’America. Prima di rientrare a Napoli, intrapresi il GRAN TOUR del continente americano. Per due mesi, grazie ai prezzi bassissimi della GREY HOUND, che mi concesse un biglietto ROAMING per studente, andai a GIROVAGARE per tutta l’America.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andai nell’”AMERICA DEL PECCATO” (le città del gioco: Reno e las Vegas). Andai nell’AMERICA DELLA FRONTIERA (California). Andai nell’”AMERICA DELLE ETNIE (DIXIE LAND)”. Andai nell’”AMERICA CONTADINA” (gli Stati agricoli della ex COTTON BELT). Andai&lt;br /&gt;nell’”AMERICA ARISTOCRATICA” (gli Stati del New England). Andai mell’AMERICA DEI GRANDI SCENARI (Gran Canyon, Yellow Stone, Cascate del Niagara).  Andai, infine, nell’”AMERICA DELLA CULTURA” (le grandi università, quelle della IVY LEAGUE, che visitai tutte lungo il mio cammino).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi imbarcai per Napoli a New York, come avevo programmato. Ero disceso da Vancouver sul Pacifico fino a New York sull’Atlantico. Avevo programmato questo viaggio con un anno di anticipo per cogliere due opportunità: avere i prezzi degli EARLY BIRDS e fare una CROCIERA DA SOGNO di otto giorni sulla nave di linea ammiraglia, che l’Italia aveva varato da poco; la LEONARDO DA VINCI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Leonardo da Vinci fu l’ultima nave di linea ad essere varata. Il trasporto aereo le aveva eliminate per sempre. Ora ci sono le navi da crociera, anche molto più belle, ma operano in aree geografiche molto più limitate. Quasi nessuna di esse attraversa l’Atlantico per arrivare fino agli Stati Uniti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al  turista odierno la vita di bordo interessa, ma non saprebbe rinunciare a visitare i luoghi dei porti che toccano. I Paesi che visitano. Sulle navi di linea transatlantiche, invece, la vita di bordo era tutto. Il resto, per 4/5 giorni, era soltanto l’immensità dell’Atlantico. Ecco perché sono morte. L’aereo, come mezzo di trasporto, le aveva rese non convenienti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sapevo che, se perdevo questa occasione, difficilmente avrei potuto fare una crociera a questo livello nella mia vita. La mia classe turistica sulla Leonardo da Vinci corrispondeva alla prima classe della “carretta” con cui avevo fatto il viaggio di andata due anni prima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma le sorprese non finirono. Il commissario di bordo della Leonardo da Vinci ero lo stesso della “carretta”. Ci salutammo calorosamente all’imbarco nel porto di New York . Era un napoletano che mi aveva in simpatia perché io ero  studente a Napoli. Era lui che assegnava le cabine e i posti a tavola per i pasti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando andai a pranzo per la prima volta non credevo ai miei occhi. Un tavolo da quattro. Tre bellissime ragazze ed io. Mi ero appena seduto quando si avvicinò il Commissario di bordo. Mi disse: “professore, le è piaciuta la sorpresa?”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Capivo l’onore che mi aveva fatto. Un tavolo da quattro in tantissimi tavoli da 10/12. Tre bellezze uniche per compagnia. Cosa rispondergli?. Ero confuso. Ho farfugliato qualcosa, ma non ricordo cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ipso facto, divenni il ragazzo più invidiato della classe turistica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                   CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7946897382462958107?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7946897382462958107/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7946897382462958107&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7946897382462958107'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7946897382462958107'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/01/franco-felicettis-story-21.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (21)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-7803706052749898702</id><published>2010-01-14T13:53:00.000-08:00</published><updated>2010-01-14T13:54:12.712-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY     ( 20)</title><content type='html'>UN CRISTIANO STORICO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo iniziato a leggere la VULGATA quando ripresi gli studi. Volevo  risolvere alcuni miei dubbi che erano nati quando frequentavo il catechismo per fare la PRIMA COMUNIONE, che non ho mai fatto sino al matrimonio. Me la feci regalare da mio fratello Gigino perchè io, a quell’epoca, non potevo permettermela.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I dubbi che avevo non li ho mai risolti. Si crede per fede e la fede non si raggiunge con la ragione. Con la ragione si può raggiungere solo il dubbio. Se la ragione viene spinta oltre i limiti si può raggiungere la “certezza” in senso negativo. Ma questo non ti dà la pienezza di te stesso. Ti crea solo un grande vuoto dentro..&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I miei studi approfonditi della BIBBIA e dei VANGELI mi avevano fatto raggiungere una grande consapevolezza che mi ha portato ad autodefinirmi un CRISTIANO STORICO. Lo sono ancora. Credo fermamente nella saggezza universale delle parole dell’uomo storico CRISTO. Il suo “discorso della montagna” è diventato il mio credo politico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma al supernaturale non riesco ad arrivarci. Ci arriverò mai? Non lo so. Altri prima di me hanno avuto l’ILLUMINAZIONE al di fuori dalla ragione ed hanno trovato la fede. Quella dell’AGNOSTICO è una posizione scomoda. I GRANDI INTERROGATIVI  ci sono tutti. Ma le risposte non possono che essere individuali.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Una cosa è certa. Tutti i miei comportamenti, pubblici e privati, sono stati, e sono, improntati sul “Suo” insegnamento. Donarsi agli altri è, secondo me, il modo giusto per raggiungere la pace interiore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se tutti i credenti, specialmente quelli che vanno regolarmente nella “Sua casa” in ogni festa comandata, TESTIMONIASSERO i “suoi” insegnamenti nella vita di tutti i giorni avremmo un mondo certamente migliore. L’amore verso gli altri è il migliore antidoto contro l’ingiustizia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La Bibbia è il libro più letto in tutto il continente Nord americano,. I Pionieri dell’Epopea del West erano ispirati dalla sua lettura. Si può dire che la conquista del West sia stata fatta con la pistola in una mano e con la Bibbia nell’altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tutti gli alberghi del continente americano, in ogni comodino, c’è una copia della Bibbia per dare all’avventore la possibilità di leggersi il suo “versetto” del mattino e della sera. La KING JAMES VERSION ha un calendario di lettura quotidiana dopo l’indice.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                       CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-7803706052749898702?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/7803706052749898702/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=7803706052749898702&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7803706052749898702'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/7803706052749898702'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/01/franco-felicettis-story-20.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY     ( 20)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4888316793543880315</id><published>2010-01-07T15:42:00.000-08:00</published><updated>2010-01-07T15:43:45.337-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (19)</title><content type='html'>LA SCOPERTA DELL’ALTRA FAMIGLIA AMERICANA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma un’altra cosa che cambiò il mio atteggiamento mentale, e mi segnò per sempre, fu la famiglia in cui abitavo a pensione completa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era una famiglia in cui la donna era una divorziata,. con due figli, risposata. L’uomo era al suo primo matrimonio. Il loro era un matrimonio MORGANATICO. Nel senso che la donna apparteneva ad una classe socialmente più elevata. L’uomo era commesso in un LIQUOR STORE. Uno spaccio di liquori, che da noi sarebbe improprio tradurre come ENOTECA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’uomo era incolto, mentre lei una certa cultura l’aveva. Io entrai in quella famiglia quando era appena nato il primo figlio della nuova coppia. I due figli di primo letto (14 e 11 anni) non avevano mai avuto un rapporto di amore con il patrigno. Ma la nascita del nuovo “fratello” li aveva resi dei subalterni, anche se cercavano di nasconderlo a se stessi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vita in famiglia girava intorno al “principino”, come lo chiamavo io. Allora ho capito chi pagava il costo più grosso di un eventuale divorzio: i figli. Quella famiglia “mista” mi fece andare con la mente anche alla mia “mista” famiglia d’origine. Con una grande differenza. Da noi non c’erano “principini”. Eravamo tutti “principini” e la solidarietà umana nella sofferenza ci fece sviluppare un grande attaccamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho detto a me stesso: non è giusto che il costo venga pagato dai figli. I figli dovrebbero essere sacri. Loro non hanno alcuna colpa in un matrimonio sbagliato. I genitori dovrebbero trovare un MODUS VIVENDI tra di loro per garantire ai propri figli un sviluppo psicofisico senza traumi fino all’età della maturità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di questa famiglia, tuttavia, conservo un caro ricordo. Non ero l’unico pensionante in quella casa. Ma io ero il preferito perché cercavo, il più possibile, di integrarmi con loro. Ero pieno di attenzioni verso tutti. Ma lo facevo all’italiana. Con molto calore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando ricorse l’onomastico della padrona di casa mandai un bouquet di fiori i cui colori richiamavano la bandiera italiana. Ricordo che la figlia più grande, tutta eccitata, corse nella mia stanza per farmelo vedere. La poverina non aveva letto il biglietto di accompagnamento.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A pranzo, la padrona di casa mi ringraziò mettendosi a piangere: “No one was ever  so kind to me as you have been, Franco!”. Di fiori di quella bellezza non ne aveva mai ricevuti. E il bouquet, in effetti, era bellissimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando lasciai la famiglia per ritornare in Italia, vollero farmi un regalo. Forse un regalo più bello e più gradito non potevano farmelo: una Bibbia. La KING JAMES VERSION. La Bibbia Anglicana, con questa dedica: “HOPING YOU WILL ACCEPT THIS WITH OUR VERY BEST WISHES FOR YOUR SUCCESS UPON YOUR RETURN TO ITALY”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevano visto che io ero un assiduo lettore della Bibbia. Nella mia stanza ce n’erano due. La VULGATA cattolica e la PROTESTANTE  di LUTERO. Mancava la BIBBIA ANGLICANA. Loro hanno colmato la lacuna.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                     CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4888316793543880315?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4888316793543880315/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4888316793543880315&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4888316793543880315'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4888316793543880315'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/01/franco-felicettis-story-19.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (19)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-6742892758100299620</id><published>2010-01-01T09:48:00.001-08:00</published><updated>2010-01-01T09:48:40.978-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (18)</title><content type='html'>UNA RIVOLUZIONE A 360 GRADI&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ero partito dall’Italia con una mentalità letteraria e mi sono scoperto, invece, di avere una mentalità scientifica. Il lavoro era alienante. Durissimo. A sera il fisico era distrutto. Non solo per me che lo facevo per la prima volta in vita mia. Ma anche per chi faceva questo lavoro da sempre e l’avrebbe fatto fino alla fine della sua età lavorativa. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un mio compagno di lavoro, molto più anziano di me, mi diceva che lui riusciva a sopravvivere, ed essere pimpante ogni mattino, grazie alla moglie che, quando ritornava dal lavoro, gli faceva dei massaggi con un unguento su tutto il corpo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non avevo una moglie. Io ho supplito mettendomi a letto a dormire per un’ora appena arrivato a casa. Dormivo quando e dove potevo. Anche sull’autobus che mi portava all’università che si trovava al capolinea (circa ¾ d’ora di viaggio). Chiedevo all’autista di svegliarmi all’arrivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dormivo perché dovevo ritrovare le mie forze il più possibile per seguire i corsi serali liberi dell’università, che erano di varia natura. Io mi ero scritto a tre di essi. Non avevano niente a che fare con i miei studi universitari italiani, ma erano su argomenti che mi interessava approfondire per conoscenza personale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ritornavo a casa verso le 22,00 e mi aspettavano altre due ore di studio. Questi non erano studi regolari o finalizzati. Erano testi di argomenti che ritenevo utili per la mia formazione. Studiavo retorica, scienze sociali, etnologia, etologia, management.. Ritenevo lo studio della retorica molto importante perché avevo scoperto che, per essere efficaci, non BASTA DIRE LE COSE, MA BISOGNA “SAPERLE” DIRE.  Ed io ero affascinato dai grandi oratori.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alle cinque mi alzavo per essere sul lavoro alle sette. Lavoravo ad una catena di montaggio, dove era impegnato solo il fisico, le mani. I ritmi di lavoro erano bestiali. Era lo sfruttamento dell’uomo da parte dell’uomo allo stato più disumano, di cui aveva parlato KARL MARX. Ma la paga era buona. In america i lavori meno usuranti sono pagati poco. Ed io avevo bisogno di guadagnare molto se volevo realizzare i miei progetti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul lavoro la mente non era coinvolta. Era libera di vagare ed io riuscivo a sopravvivere al tremendo dolore fisico tenendola impegnata in attività intellettuali. Scrivevo, mentalmente, capitoli di un mio possibile romanzo futuro. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre studiavo per il diploma magistrale in Italia avevo scoperto che, se sei una nullità nella vita sociale, puoi dire le più grandi verità di questo mondo senza che nessuno ti prenda in considerazione. Se, invece, sei qualcuno, anche se dici le più grosse stupidaggini si apre un dibattito su quello che dici. Io volevo diventare un narratore famoso per prendermi il piacere di dirle grosse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante quel lavoro disumanizzante, tenevo in esercizio la mia mente di futuro narratore. Almeno un risultato immediato lo raggiungevo. Non avvertivo il dolore fisico. Il dolore si percepisce con la mente. Se la mente è impegnata in altre attività il dolore non viene percepito. Ed io quel dolore tremendo alle spalle, che mi arrivava dopo mezz’ora di lavoro, non lo percepivo più. Oh dio, c’era, ma io dovevo arrivare alla fine della giornata ed era meglio non percepirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Funzionava. Ma questa attività “intellettuale” sul lavoro mi fece prendere coscienza che il mio desiderio di diventare un narratore non era basato su una VOCAZIONE, ma era una pura e semplice ASPIRAZIONE, che non trovava riscontro nella realtà dei fatti. Non ero VOCATO per la letteratura, ma per le scienze. Questa scoperta  della fondamentale differenza tra ASPIRAZIONE E VOCAZIONE ha cambiato la mia vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutta la narrativa inglese che avevo acquistato venne messa da parte. E mi diedi a seguire le mie tendenze naturali nelle mie letture.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                 CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-6742892758100299620?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/6742892758100299620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=6742892758100299620&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6742892758100299620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/6742892758100299620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2010/01/franco-felicettis-story-18.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (18)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1582350398341169777</id><published>2009-12-25T15:26:00.000-08:00</published><updated>2009-12-25T15:27:21.119-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (17)</title><content type='html'>LA RIGENERAZIONE DELLA MENTE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella U.B.C.  (University of British Colombia) notai sin dai primissimi giorni la profonda differenza che c’era con la mentalità italiana. Per curiosità, andai ad un dibattito che io ritenevo sciocco. “L’IMPORTANZA CULTURALE DELLA CAFETERIA (mensa universitaria).” Mi sono detto: questi sono “i cazzoni americani”. Ma il dibattito fu una cosa seria. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei giorni successivi scoprii che i “cazzoni” eravamo noi italiani. Nella mensa universitaria italiana gli argomenti di discussione a tavola di solito sono o di sesso o di calcio conditi con qualche pettegolezzo. Nella CAFETERIA gli argomenti a tavola, invece, erano sempre di natura culturale: la propria esperienza di studio della giornata. Scambiarsi le proprie opinioni su qualche argomento di interesse. Il sesso non era così ossessionante come da noi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Iscrivermi all’università non mi interessava. Le mega classi all’italiana non esistevano. Il docente conosceva tutti i suoi studenti sin dal primo giorno. Nessuno rimaneva anonimo fino agli esami, come in Italia. Perciò ho chiesto, ai rispettivi docenti, di essere ospitato nelle loro classi. Una di letteratura inglese. Una di glottologia. Una di inglese parlato e scritto. Una di scienze politiche. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono stato accettato alla pari. Da tutti i quattro docenti. Nel senso che non mi considerarono un “uditore” e basta. Mi considerarono un loro alunno di fatto. In tutto. Ed erano anche severi con me se non erano soddisfatti dei miei elaborati. In non partecipavo solo ai compiti per la valutazione ufficiale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella classe di scienze politiche ho scoperto perché ho avuto quelle sensazioni prima di sbarcare dalla nave italiana. Nelle scienze politiche, le navi, gli aerei, sono considerati un’estensione del territorio della nazione di appartenenza anche quando si trovano nelle acque territoriali o spazio aereo di un’altra nazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; In quella di inglese l’insegnante era una scozzese. Una donna rigida e ferrea, ma con un cuore d’oro. Voleva che io traessi il massimo profitto di quella esperienza. Mi affidò alla sua migliore allieva e le diede il compito di rendermi esperto nelle ricerche di biblioteca.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La loro biblioteca era tecnologicamente all’avanguardia. Era veramente un tempio della cultura. Gli studenti ne facevano un larghissimo uso. Il loro era. soprattutto, un lavoro di ricerca. Sempre. La mia guida mi istruì sulla ricerca bibliografica e su come utilizzare i libri per trovare quello che  cercavo senza perdere tempo su quello che non mi interessava.&lt;br /&gt;Ma fece anche di più. Mi  istruì sulla vita degli studenti all’interno del CAMPUS.  Mi portò a visitare alcuni CLUBS degli studenti. Per me era una cosa incredibile. Avevano dei locali in edifici completamente autonomi ed erano gestiti da propri organi eletti. Allora capii perché loro avevano una MENTALITA’ ASSOCIAZIONISTA  DEMOCRATICA che a noi italiani mancava totalmente.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine mi portò al CLUB INTERNAZIONALE . Era un edificio autonomo fornito, come ogni club,  anche di una mini (400 posti) sala polivalente per dibattiti ed altro. Lei era iscritta a quel club e mi propose di iscrivermi anch’io. Cosa che feci volentieri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E quella divenne la mia casa all’interno dell’università. Nel senso che, nel mio tempo libero, ero sempre lì per incontrare gente ed altro. Con mia grande sorprese, dopo qualche giorno, ho scoperto che il PRESIDENTE  dell’ INTERNATIONAL HOUSE, come era chiamato quel club, era il mio professore di scienze politiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma quell’insegnante scozzese volle darmi una visione completa del CAMPUS. Mi invitò a pranzo nel ristorante di facoltà (ogni facoltà ne aveva uno). Non era il solito ristorante americano. Era un ristorante all’europea con cameriere in giacca bianca che serviva. Volle anche invitarmi ad una rappresentazione teatrale nel teatro del campus. Sì, il campus aveva anche un teatro gestito dagli alunni di ARTE DRAMMATICA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non dimenticherò mai quest’insegnante. In classe era durissima con tutti. Anche con me. Voleva che i suoi alunni facessero un salto di qualità nella conoscenza della lingua. Per loro lingua madre. Per me lingua straniera. Lei sosteneva, a ragione, che la lingua è tutto. Chi la conosceva bene, acquisiva una marcia in più nella lotta della vita.   &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella  classe di letteratura ho scoperto l’abisso che c’era tra noi e loro. Per loro la letteratura era leggere le opere. Discutere sulle opere. Il docente era interessato a conoscere il giudizio del lettore-studente. La storia della letteratura, come si studiava in Italia, era lontana dalla loro MENTALITA’ PRAGMATICA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel Campus c’era anche un ufficio di collocamento per gli studenti che volevano lavorare durante la chiusura estiva dell’università. Lo fanno tutti gli studenti. Anche i figli di papà. L’ho fatto anch’io. E sul lavoro avvenne la mia rivoluzione mentale. Una rivoluzione totale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                               CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1582350398341169777?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1582350398341169777/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1582350398341169777&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1582350398341169777'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1582350398341169777'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/12/franco-felicettis-story-17.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (17)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4811901997287599876</id><published>2009-12-17T14:17:00.000-08:00</published><updated>2009-12-17T14:18:56.334-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (16)</title><content type='html'>LA SCOPERTA DEL CAMPUS UNIVERSITARIO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’università americana, per me, era una novità assoluta. In Italia non esisteva nulla del genere. Ero affascinato da questo “CAMPUS” universitario, che ancora oggi non esiste in Italia, tranne che a Cosenza. E sono orgoglioso di dire che alla sua istituzione ho dato anche il mio piccolo contributo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il “Campus” era, ed è,  una grande estensione di terreno, all’estrema periferia della città, dove si svolgeva tutta la vita universitaria. Era ed è una piccola città dove c’è tutto. Dalle casa per gli studenti alle case dei docenti. Il teatro, il cinema, i negozi, la libreria, le cafeteria (ristoranti self service). Ed era servita da un proprio pulmino interno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io ero stato attratto da una novità assoluta per me: i CLUBS UNIVERSITARI. Luoghi di ritrovo per il tempo libero degli studenti. Ogni facoltà ne aveva uno. Io mi sono iscritto a quello internazionale, di cui ancora conservo lo stemma da mettere all’occhiello della giacca.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questi clubs svolgevano anche una funzione sociale importante e fondamentale. Nel Nord America (Stati Uniti e Canada), la donna, che non trova marito prima dei 24 anni, ha paura di rimanere zitella. Ma la novità non era questa. C’era, e c’è, il costume che molte ragazze vanno all’università con l’obiettivo di scegliersi il futuro marito.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Decidono in anticipo che tipo di marito vogliono avere. Se vogliono un ingegnere, non importa quale facoltà esse frequentino, si iscrivono al club degli studenti in ingegneria. E cosi di seguito per gli avvocati, per i dirigenti d’azienda (manegement), ecc. ecc. Trovato il futuro marito si fermano al B.A. il titolo di base (biennio) delle università americane. Solo in poche proseguono fino in fondo per brillare di luce propria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A cavaliere degli anni sessanta-settanta, a Cosenza si aprì un dibattito sul tipo di università da fondare per contribuire a promuovere lo sviluppo economico e sociale della Calabria. I socialisti, ed una parte della democrazia cristiana, la volevano fortemente innovativa. Che guardasse al futuro per non farne una fabbrica di disoccupati istituendo una università di tipo tradizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il pensiero andava alle università-campus americane. Il modello era il M.I.T.  di Boston, una università tecnologica fortemente innovativa. A me fu chiesto, dai dirigenti del mio partito (socialista), di contribuire a formare una opinione pubblica favorevole, tenendo una serie di conferenze in ogni angolo della provincia cosentina e scrivendo articoli sulla “PAROLA SOCIALISTA”  per confutare le tesi di chi voleva una università di tipo tradizionale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di rientrare in Italia, avevo girato un filmino superotto che illustrava il campus e la sua organizzazione territoriale e didattica. Questo filmino ebbe un grande effetto sulle  popolazioni cosentine. Quello che colpiva era che all’interno del campus c’erano le case dei docenti, ma anche quelle degli studenti e che la vita sociale fosse organizzata come una piccola città.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’era il teatro. C’erano le librerie. I negozi. Gli snacks.  E c’erano i clubs degli studenti molto attivi nell’organizzazione del tempo libero. Io li frequentavo tutti. Ho frequentato anche un corso di ballo tenuto da uno di questi clubs.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla fine la tesi dell’ UNIVERSITA’ TECNOLOGICA prevalse, ma non senza compromessi che ne hanno un tantino modificato l’idea originaria. Ma, dopo la sua istituzione, il progetto originario fu parzialmente stravolto. Quelle facoltà, che erano state tenute fuori, irruppero con tale violenza che fu giocoforza istituirle dietro la forte spinta dell’opinione pubblica.  &lt;br /&gt;                                                                                                  CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4811901997287599876?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4811901997287599876/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4811901997287599876&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4811901997287599876'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4811901997287599876'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/12/franco-felicettis-story-16.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (16)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4535141372567964394</id><published>2009-12-10T14:59:00.000-08:00</published><updated>2009-12-10T15:01:41.493-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (15)</title><content type='html'>LA SCOPERTA’ DELL’AMOR DI PATRIA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Arrivato a Vancouver, mio fratello Peppe mi abbuonò il debito pregresso. Il primo lavoro che ho trovato è stato come “JANITOR=UOMO DELLE PULIZIE” in un grande supermercato. Era un lavoro part time che mi consentiva di frequentare alcuni corsi all’università. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo direttore mi aveva preso in simpatia. Alla fine scoprii perché. Messo da parte un certo gruzzoletto volevo frequentare l’università a tempo pieno. Avvisai il direttore del supermercato che volevo lasciare il lavoro. Questo cercò di dissuadermi. Mi disse: “noi non abbiamo mai avuto un uomo delle pulizie così efficiente come te.  Se resti ti è aperta una carriera. Puoi diventare un direttore come me”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo ringraziai, ma gli dissi che  i miei obiettivi erano altri. Con molta ironia (che lui non capì), gli dissi che io ero un fervente credente nella DOTTRINA DI MONROE, un presidente degli Stati Uniti, che, nel 1823, gridò “L’AMERICA AGLI AMERICANI”, Io ero europeo e volevo ritornare in Europa per obbedire a quella dottrina. Credo che il povero direttore non ci abbia capito nulla.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Dopo essermi sistemato, la prima cose che feci fu una visita al CONSOLE ITALIANO A VANCOUVER.  Mi misi a sua disposizione per qualsiasi cosa  io potessi FARE PER LA COMUNITA’ ITALIANA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Console, dopo qualche giorno, mi chiese  di tenere due corsi serali di inglese per i LAVORATORI ITALIANI.  Ne avevano bisogno. Il loro inglese era veramente misero. Ma era misero anche il loro italiano. Questi corsi mi impegnavano, per due ore, tutte le sere della settimana, ma io ero felice perché facevo qualcosa, GRATIS ET AMORE DEI, per quell’Italia di cui mi ero perdutamente innamorato sul suolo canadese.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo qualche anno dopo, capii che avevo agito bene, che ero nel solco della storia,  quando il neo eletto Presidente degli Stati Uniti, J.F. KENNEDY, tenne il suo DISCORSO INAUGURALE.  Egli disse agli americani: “NON DOMANDATEVI COSA L’AMERICA PUO’ FARE PER VOI, MA DOMANDATEVI COSA VOI POTETE FARE PER L’AMERICA”.  Io avevo applicato questo insegnamento con qualche anno di anticipo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quest’amore fortissimo per l’Italia mi dura tuttora  con la stessa intensità. Nella mia scuola, l’anno scolastico iniziava e terminava sempre con l’esposizione della bandiera italiana  e la riunione di tutti gli alunni nell’auditorium per ascoltare e cantare in coro l’INNO DI MAMELI. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Volevo che anche i ragazzi incominciassero a sentire questo sentimento di italianità. Specialmente per gli alunni della FAUSTO GULLO, che si rifiutavano di riconoscersi finanche come   COSENTINI. Erano POPILIANI e basta.  E non avevano tutti i torti. VIA POPILIA era stata sempre ghettizzata e criminalizzata. Tagliata fuori dalla città. C’era un RILEVATO FERROVIARIO che la isolava dal centro cittadino e, quindi, le differenze si acutizzavano.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’INNO NAZIONALE chiudeva, solennemente, anche il CONCERTO DEI VINCITORI del premio nazionale di musica “IL FLAUTO E LA CLAVIETTA D’ARGENTO CITTA’ DI COSENZA”, che la mia scuola aveva istituito. A questo Premio partecipavano, annualmente, dai 1000/1300 alunni provenienti da tutta Italia. Dopo 4/6 giorni di eliminatorie, che si svolgevano nell’AUDITORIUM della scuola, la semifinale e la finale si svolgevano nella magnifica cornice del TEATRO RENDANO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;IL CONCERTO DEI VINCITORI concludeva, alla presenza di tutte la autorità della città di Cosenza,   il Premio e l’INNO DI MAMELI lo chiudeva. solennemente.    Negli anni ottanta non c’era molto amore di Patria in giro per l’Italia.  L’INNO NAZIONALE veniva ascoltato seduti e con molta distrazione in tutta Italia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Ma non a Cosenza. Non al CONCERTO DEI VINCITORI del Premio di musica nazionale “IL FLAUTO E LA CLAVIETTA D’ARGENTO CITTA’ DI COSENZA”. A Cosenza tutti i presenti in teatro venivano invitati ad alzarsi in piede in segno di rispetto verso la PATRIA e unirsi al coro e all’orchestra degli alunni della FAUSTO GULLO per  cantare tutti insieme l’INNO DI MAMELI.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Tutto questo era possibile perché la FAUSTO GULLO aveva formato un’orchestra con  coro  di 80 elementi. .Condotti da un’insegnante di musica di rare capacità professionali, MARILENA SALERNO, giovanissima titolare di cattedra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano gli ANNI OTTANTA. Cose simili, nelle altre scuole d’Italia, si incominceranno a vedere molto tempo dopo, con la PRESIDENZA CIAMPI,  che aveva, ed ha, un fortissimo SENSO DI ITALIANITA’.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;CARLO AZELIO CIAMPI, che aveva vissuto sulla propria pelle questa mancanza di ORGOGLIO NAZIONALE all’estero, fece molto per promuovere questo SPIRITO DI ITALIANITA’.  Ma sulla sua strada ha  sempre trovato LA BECERA CULTURA INTERNAZIONALISTA,  che riportava indietro l’orologio della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Lo riportava a quel fatidico 1494, quando,  quella che oggi chiamiamo Italia non esisteva nemmeno come concetto, i Signori degli STATI REGIONALI, UBRIACHI DI LOCALISMO, invitarono lo straniero in Italia per esserne dominati.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Mi riferisco ai tragici fatti di NASSIRIA, in Iraq, Ciampi e il governo in carica, non solo  hanno fatto una grandissima COMMEMORAZIONE FUNEBRE NAZIONALE di questi eroi, che COINVOLSE ED INORGOGLI’ TUTTI GLI ITALIAI,  ma avevano posto le premesse per farne un ALTO MOMENTO UNITARIO DI AMOR DI PATRIA negli anni a venire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Consapevoli che il SENTIMENTO DI ITALIANITA’ può attecchire e crescere robusto solo se i grandi eventi, lieti o tragici che siano, sono vissuti UNITARIAMENTE DA TUTTA LA COMUNITA’ ITALIANA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il governo successivo, miope ed ottuso,  preda ancora di una CULTURA TERZOMONDISTA, ha distrutto questo disegno facendo  ricorso alla formula, che ha sempre diviso l’Italia sin dal 1494,: “OGNUNO PIANGA I SUOI MORTI”.  E non sapeva, o non voleva sapere, che in un’Italia,  psicologicamente unita, i MORTI DI UNO SONO I MORTI DI TUTTI.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La celebrazione di questi eroi, MORTI PER SERVIRE LA PATRIA, fu trasferita alle LOCALITA’ di appartenenza. Nessuno dei nuovi governanti ha pensato che questi eroi, se fossero rimasti UNITI ANCHE NELLA CELEBRAZIONE DELLA RICORRENZA, AVREBBERO CONTINUATO A SERVIRE LA PATRIA MANTENENDO ALTO E VIVO IL CONCETTO DI ITALIANITA’.  Questi eroi, ormai, non fanno più storia. Sono caduti nel dimenticatoio LOCALISTICO.  &lt;br /&gt;                                                                                                                    &lt;br /&gt;                                                                                               CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4535141372567964394?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4535141372567964394/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4535141372567964394&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4535141372567964394'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4535141372567964394'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/12/franco-felicettis-story-15.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (15)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5588264579779055468</id><published>2009-12-03T14:47:00.000-08:00</published><updated>2009-12-03T14:48:22.377-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (14)</title><content type='html'>VERSO UN MONDO NUOVO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo il diploma, l’università era una conseguenza logica. Ma non volevo farla andandomi a dare gli esami di tanto in tanto. Volevo frequentarla. La laurea, come pezzo di carta, non mi interessava. Mi interessava, e molto, crescere nella mia formazione culturale ed umana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I miei parenti in Italia non erano in grado di finanziarmi. Lo fece mio fratello Peppe dal Canada. Mi mantenne all’Orientale di Napoli finchè non si espletassero le pratiche per andare in Canada non come studente, ma come emigrante. Da emigrante perché da studente non avrei avuto la possibilità di lavorare ed io avevo bisogno di  mantenermi agli studi da solo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non volevo essere un prof. d’inglese che aveva appreso la lingua sui libri, come erano tutti i professori d’inglese che avevo conosciuto. Già la laurea in lingue era un ripiego per me. Avrei voluto prendere filosofia. Ma, a quell’epoca, non c’era la liberalizzazione degli sbocchi universitari come oggi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chi usciva dal magistrale poteva prendere solo “lettere”, “filosofia”, “lingue” e “vigilanza”.&lt;br /&gt;Ma solo le lingue mi avrebbero garantito un posto assicurato alla fine del corso di studio. Con le altre avrei soltanto ingrossato le liste dei disoccupati. A meno che non avessi fatto il concorso per la scuola elementare. Ma, allora, a che pro andare all’università?.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Feci il primo anno in Italia. Mi diedi i primi esami e partii per il Canada, destinazione Vancouver. Sulla costa del Pacifico. Il viaggio in nave durò sette giorni. Fui fortunato. Il commissario di bordo, vedendo che ero uno studente universitario a Napoli, mi assegnò ad un tavolo di tre posti. I miei commensali erano due italocanadesi, marito e moglie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui aveva fatto fortuna diventando un costruttore. Mi trattò come un figlio e mi diede alcuni consigli che si dimostrarono utilissimi. Avevo fatto amicizia con quasi tutti gli ufficiali di bordo, anche perché l’opera universitaria mi aveva rilasciato un tesserino come corrispondente del giornale della facoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Col tacito consenso degli ufficiali, avevo libero accesso a tutte le classi della nave, una vecchia “carretta” del 1929. La mia classe era una bolgia infernale. Ma io l’utilizzavo solo per i pasti e per dormire. La prima classe era tutta un’altra cosa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Su quella nave feci la mia prima esperienza culturale e psicologica che mi avrebbe mutato dentro e che avrei trovato descritta nei testi di scienze politiche. Finchè ero sulla nave mi sentivo come se fossi ancora in Italia. Ma appena si videro le coste di Terranova, sulla costa atlantica del Canada, qualcosa mi mutò dentro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sentii fortemente che stavo per lasciare l’Italia. Quello fu il momento in cui scoppiò il mio grande amore per l’Italia e di tutto ciò che era, ed è, italiano. Sentii che non ero più solo calabrese, come mi sentivo in Italia. Ero anche italiano. Una sensazione bellissima che mi dura tuttora. Ne ero orgoglioso, anche se l’Italia era una nazione povera che usciva da una guerra disastrosa. Quelle casette monofamiliari  che vedevo sulla costa mi fecero capire che stavo per entrare in un mondo diverso. Un mondo che mi avrebbe dato molto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per prima mi diede un viaggio in treno favoloso. Per sei giorni ho attraversato tutto il continente americano. Da costa a costa, come  amano dire gli americani. Dalla costa Atlantica a quella del Pacifico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vedere la regione dei Grandi Laghi, ai confini tra gli Stati Uniti e il Canada. Le immense praterie verdi. Le infinite foreste di conifere. Ma la cosa più straordinaria sono state le Montagne Rocciose. Un treno che si inerpica su per i costoni della roccia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un treno che ti dà la sensazione di essere sospeso nel vuoto. Un treno che attraversa gole strettissime e valli minuscole fiorite. Un treno che ti porta nella EVERGREEN Vancouver. Una città ed una sede universitaria che dovevano rivoluzionare il mio modo di pensare e cambiare radicalmente i miei sogni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                  CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5588264579779055468?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5588264579779055468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5588264579779055468&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5588264579779055468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5588264579779055468'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/12/franco-felicettis-story-14.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (14)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-8542731562697432645</id><published>2009-11-28T23:50:00.000-08:00</published><updated>2009-11-28T23:52:40.228-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (13)</title><content type='html'>LO STUDIO COME COMPAGNO DI VITA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo trovato un compagno che non mi avrebbe mai abbandonato, né tradito. Lo studio, da quel momento, divenne la cosa più importante per me. Avevo da percorrere un lungo cammino verso il sapere. E volevo percorrerlo tutto. Senza lasciarmi distrarre da nulla. Nemmeno dall’amore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi sono fidanzato, dopo essermi laureato, la mia fidanzata ebbe l’intelligenza di capire che sarebbe stata sempre seconda nella mia vita. Prima c’era lo studio, da cui non aveva nulla da temere fintanto che non frapponeva ostacoli. E non lo fece mai, neanche quando la lasciavo con una bambina piccola per andare a fare le mie ricerche a Londra per i tre mesi d’estate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Londra divenne la mia seconda casa, anche se non riuscì mai a soppiantare Parigi nel mio cuore. L’appuntamento con Londra divenne annuale. Lì esisteva la biblioteca più grande del mondo. Aveva 11 milioni di volumi. Non c’era notizia che non riuscissi a trovare. E poi aveva un’organizzazione efficientissima.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;THE BRITISH LIBRARY (la Biblioteca Nazionale inglese) era allogata nel BRITISH MUSEUM,  una visita obbligata di ogni turista. La Biblioteca non era aperta al pubblico. Era aperta solo agli studiosi da tutte la parti del mondo accreditati dai loro governi. Io ero stato accreditato dalla nostra ambasciata di Londra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per 25 anni Londra divenne, per me, un LUOGO DI SOFFERENZA E DI ESALTAZIONE.  Di esaltazione nelle nove ore consecutive di studio. Entravo la mattina alle 9,00 e uscivo alle 18,00. Il pranzo lo saltavo perché facevo una ricchissima prima colazione all’inglese.  Il servizio era efficientissimo. I libri che ordinavi ti venivano consegnati alla tua scrivania in pochi minuti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C’erano studiosi da tutte le parti del mondo. C’erano anche gli americani che pur hanno una grandissima Biblioteca nazionale, THE LIBRARY OF CONGRESS,  ma gli studiosi americani dicevano che quella londinese era più efficiente e la vita era meno cara a Londra che a Washington.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In questa biblioteca ho scritto tutti i miei libri, anche il più duro. Quello che mi è costato dieci anni di ricerche: IL GENIO DI UN POPOLO.  Questo libro era nato come un atto di accusa contro gli inglesi e doveva essere intitolato I DEPREDATORI DELLA STORIA. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Nella mie ricerche precedenti avevo sommariamente notato che gli inglesi avevano preso a pieni mani da tutti gli altri popoli della Terra. Ci avevano messo il loro marchio e lo avevano riesportato come prodotto tipico della civiltà inglese. Anche Shakespeare, tanto per citarne uno, aveva preso il contenuto delle sue tragedie da altri.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma, continuando ad approfondire la ricerca, ho scoperto che questo non era un demerito, ma era la loro GENIALITA’. Allora la ricerca assunse un altro significato. Non più contro gli inglesi, ma un INNO ALLA LORO GENIALITA’. Il ricercatore deve essere, innanzi tutto, intellettualmente onesto. Ed io lo sono stato.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli inglesi non hanno mai brillato per l’originalità delle idee. Tutto quello che di tipicamente inglese c’e nel mondo è stato importato da qualche parte. Ma gli inglesi hanno avuto il genio di trasformarlo e renderlo unico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giustamente possono essere orgogliosi di questa loro capacità. Anche se l’idea di fondo, il prodotto di base, sia esso un congegno tecnico o un’attività sportiva (come il Polo o il Cricket, per esempio), sono stati presi da altri, è giusto considerare il prodotto finale come una tipica ed originalissima produzione del genio inglese, pronta per essere esportato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’era di INTERNET, la RIVOLUZIONE più grande che l’UOMO abbia mai prodotto nella sua storia,  mise fine alla mia trasmigrazione estiva a Londra.  Prima di internet, se volevi fare ricerca, dovevi andare ad uno dei CENTRI DEL MONDO, che si potevano contare sulle dita di una mano. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;INTERNET ha avuto il GRANDE MERITO di aver reso ogni PUNTO GEOGRAFICO del globo, se collegato ad internet, un CENTRO DEL MONDO. Le informazioni, le notizie, i dati continuano a fluire anche se sei all’interno della FORESTA AMAZZONICA. Ecco perché mi sono potuto ritirare a FIUMEFREDDO BRUZIO senza dover rinunciare ad avere LO STUDIO COME COMPAGNO DI VITA.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                        CONTINUA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ps da venerdi riprenderò le scadenze abituali&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-8542731562697432645?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/8542731562697432645/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=8542731562697432645&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8542731562697432645'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/8542731562697432645'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/11/franco-felicettis-story-13.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (13)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-4448650204731629496</id><published>2009-11-26T12:55:00.000-08:00</published><updated>2009-11-26T13:01:00.117-08:00</updated><title type='text'>LA PERFIDA ALBIONE COLPISCE ANCORA</title><content type='html'>spiacente... ma mi trovo in edinburgo ed un computer cretino, come tutti gli inglesi, non mi consente di mettere on line la puntata di domani... lo faro` domenica al mio rientro&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-4448650204731629496?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/4448650204731629496/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=4448650204731629496&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4448650204731629496'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/4448650204731629496'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/11/la-perfida-albione-colpisce-ancora.html' title='LA PERFIDA ALBIONE COLPISCE ANCORA'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-2324665532507044779</id><published>2009-11-19T13:54:00.000-08:00</published><updated>2009-11-19T13:55:45.557-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (12)</title><content type='html'>IL PUNTO DI SVOLTA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Congedato, mi sono affidato a tre docenti. Tutti hanno creduto subito in me. Loro correvano col programma ed io mantenevo abbastanza bene il passo. Mi confermavo un FAST LEARNER. La mia preparazione non era APPICCICATICCIA, come si potrebbe pensare. Il nuovo che apprendevo si innestava in quel sostrato culturale che avevo accumulato in anni di letture ed era perfettamente digerito e rielaborato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; Uno dei miei proff.  mi chiese di fare di più. Mi chiese di aiutare un gruppo di giovani che per anni aveva tentato, inutilmente, di superare l’esame di Stato. Prima da interni, poi da privatisti. Erano sette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’unico maschietto lo stava tentando per la settima volta. La sua fidanzata era disperata. Uscivano tutti e due da una classe del magistrale. Lei aveva superato l’esame. Lui rimase. Nel frattempo lei aveva vinto il concorso per maestra e passò nei ruoli della scuola elementare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Aspettava che anche lui prendesse il diploma per sposarsi. Lui era di ottima famiglia. Una di quelle famiglie che contano nel proprio ambiente. Le altre sei, tutte femminucce, avevano ripetuto l’esame dai 3 ai 5 anni. Mi imbarcai nell’impresa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo fatto un semplice calcolo di convenienza. Se ero costretto a dare ripetizioni a loro, io sarei diventato bravissimo nella conoscenza del programma. E così è stato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sono riuscito a portare tutti alla conquista dell’agognato diploma. Al maschietto ho dovuto dare la spinta iniziale. Gli ho consigliato il tema di pedagogia e gli ho dato le indicazioni come svolgerlo. Lui in pedagogia era bravo. Superato il panico iniziale, poi lo svolgimento lo ha fatto da solo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo capito perché aveva fallito tante volte. Appena dettate le tracce dei temi ebbe un crollo psicologico. e divenne incapace di coordinare le proprie idee. Ma come lingua scritta non era male. Semplice, ma non male. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti ne sono usciti bene. Io ne sono uscito benissimo. Sono stato il secondo nella graduatoria generale di interni e privatisti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; I docenti che mi hanno esaminato sono rimasti impressionati dal mio tema di storia. Il docente di italiano e quello di filosofia mi hanno detto che avevo fatto un tema di FILOSOFIA DELLA STORIA. Avevo dimostrato di conoscere sia la storia che la filosofia. Quindi non mi interrogarono su queste due discipline. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi interrogarono sui minori della letteratura italiana. Ma noi avevamo imparato la formuletta per ricordarceli: “GUIDO CAVALCA SANTA CATERINA E PASSAVANTI”.. Quegli otto anni di programma erano stati superati brillantemente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo il diploma! Era il punto di svolta. I miei incubi notturni erano finiti. Non sarei mai più stato un “GARZONE DI BOTTEGA” o un “BARRISTA” o un “FOTOGRAFO”, come mi vedevo negli incubi.  Avevo trovato la mia strada maestra nella vita: LO STUDIO. Quegli incubi non sono mai più riapparsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Due episodi mi hanno fatto prendere coscienza della stima che mi ero conquistato. La famiglia del “maschietto” mi volle a pranzo. La tavola era stata imbandita come mai avevo visto in vita mia. Tovaglia ricamata pregiatissima. Posate d’argento. Piatti di porcellana pregiata. Bicchieri di cristallo. Dissi alla madre del mio amico: “signora, perché tutto questo?”. Lei mi prese la mano e se la tenne stretta nelle sue: “figlio! Tu meriti questo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’altro episodio accadde sempre ad un invito a pranzo. Tra le sei femminucce c’erano due sorelle. I genitori mi vollero a pranzo nel loro paese. Non erano altolocati come la famiglia del “maschietto”. Era gente comune, ma dignitosissima. La loro tavola non aveva quella sontuosità come dal “maschietti”. Ma i loro valori erano altrettanto nobili.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Durante il pranzo si rivolgevano a me sempre col “voi”. Li pregai di darmi del “tu”. In fondo ero un collega delle loro figlie. Il padre non volle. “ E’ un segno di rispetto. “Voi” siete stato il professore delle nostre figlie. Senza di “voi” forse non avrebbero mai preso il diploma”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                     CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-2324665532507044779?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/2324665532507044779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=2324665532507044779&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2324665532507044779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/2324665532507044779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/11/franco-felicettis-story-12.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (12)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-5219638385116828350</id><published>2009-11-12T14:54:00.001-08:00</published><updated>2009-11-12T14:54:53.773-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (11)</title><content type='html'>IL FIGLIO DEL GIUDICE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di partire per il militare, il fratello della ragazza del negozio, che aveva fatto le scuole medie superiori nel famoso collegio degli Scolopi di Firenze, mi fece una lettera di presentazione per uno “scolopino” di Arezzo, dove io dovevo fare il periodo di addestramento militare.. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non poteva far vedere che raccomandava un “garzone” di negozio. Mi presentò come il figlio di un giudice che non aveva voluto studiare e si era dedicato alla scuderia di famiglia. Una brutta figura non gliela avrei fatta fare. Il mio italiano ero buono. Anche le mie maniere erano buone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dalla famiglia dello “scolopino” sono stato trattato con i guanti gialli. Inviti a cena a non finire. Poverino, il figlio del giudice costretto a mangiare quel “rancio” schifoso in caserma! Una cena succulenta per ripagarlo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mi fecero visite in caserma in ogni occasione. Mi presentarono a gente che contava, compreso un ufficiale del mio reggimento. Io ero il “figlio del giudice”. Fortunatamente questa farsa finì dopo tre mesi, quando fui trasferito a Pisa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A Pisa mi resi conto che neanche la vita militare era fatta per me. Ad una cosa, però, era servita: a togliermi il vizio delle carte. Sin da ragazzo passavamo nottate intere al tavolo da gioco. Nelle camerate della caserma si era formato un tavolo da gioco. Ma io mi sono sempre rifiutato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;D’allora non ho più giocato. E questo era coerente col mio carattere. Quando una funzione è finita va eliminata per sempre. Gli inglesi direbbero: LET BYGONE BE BYGONE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sotto le armi decisi che nel mio futuro c’era solo lo studio. Potevo farcela. Gli anni da recuperare erano otto. Ma io potevo farcela. In fondo non ero un ignorante TABULA RASA. Le mie letture avevano preparato il terreno. I semi fruttificavano perché non cadevano nei rovi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ho mai preso in considerazione la possibilità di rinunciare a tutto dicendo a me stesso, come fa la stragrande maggioranza dei PERDENTI, “non ho potuto farlo io, farò in modo che l’abbiano i miei figli”. Ma io mi sentivo un VINCENTE. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sapevo che avrei potuto farcela io ed ai miei figli avrei potuto dare di più. Come, in effetti, è avvenuto. Con la posizione sociale che mi sono saputo conquistare ho dato alle mie figlie una formazione molto avanzata. Le ho potuto mandare a studiare in Inghilterra, per tre anni ciascuna, per farle diventare bilingue.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Avevo capito per tempo che l’inglese sarebbe diventato un PASSE  PARTOUT che avrebbe aperto loro qualsiasi porta. Ma, quello che mi è interessato di più è stato aprire i loro ORIZZONTI MENTALI e niente avrebbe potuto farlo meglio di un prolungato soggiorno in una delle più avanzate nazione del mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E tutte e tre sono diventate delle VINCENTI.  La prima ha una cultura paurosa. Si è letta quasi tutti i libri del mio studio. Conosce tutta la letteratura inglese e quella italiana. È laureata in lettere moderne. Ha una logica stringente e una dialettica non comune. Ha sempre vinto tutti i concorsi a cui ha partecipato. Al primo, su tremila candidati per due posti, è risultata la seconda. Ha vinto il concorso ordinario per la scuola media e quello per la scuola media superiore. Ora vuole realizzarsi nella scuola, dopo dieci anni in una amministrazione pubblica, ma sta capendo, proprio come aveva capito suo padre ai suoi tempi, che non ci riuscirà da insegnante. Per questo è destinata a vincere anche il concorso a Preside non appena avrà i requisiti per parteciparvi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La seconda ha una personalità molto equilibrata. È la più saggia delle tre. Ha un forte senso del dovere unito a una umanità ricca. Insegna lingua e letteratura inglese nelle scuole superiori a Milano. I suoi alunni la adorano perché si prodiga per portare tutti al traguardo meritatamente. Grande è la sua disponibilità verso i colleghi. È apprezzatissima dai dirigenti scolastici per la sua completa dedizione alla scuola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La terza, dopo essersi laureata in chimica in Italia, ha conquistato, vincendo una borsa di studio, il più prestigioso titolo accademico americano: un dottorato quinquennale in biochimica in una delle più prestigiose università degli Stati Uniti. Ha lavorato come TEAM LEADER in una media industria farmaceutica in Inghilterra.  Ora, giovanissima, è in Svizzera come ASSOCIATED DIRECTOR  nel mega laboratorio della terza industria farmaceutica mondiale. Ha uno stipendio da favola.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se fossi rimasto operaio, o giù di lì, tutto questo non avrebbero potuto averlo.  Sarebbero state ragazze che avrebbero dovuto arrabattarsi per raggiungere una striminzita laurea. Una mia cognata insisteva perché io facessi questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma io ero cosciente di avere una capacità di apprendimento fenomenale e feci quello che mi sentivo di fare. Mi iscrissi ad una scuola per corrispondenza. La RADIO ELECTRA di Torino. L’obiettivo era il diploma magistrale. Alcune materie mi incutevano timore. La filosofia per esempio. Pensavo di non farcela. Allora chiesi al cappellano della caserma se poteva darmi una mano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si dimostrò disponibile. La sua presenza servì solo a darmi la consapevolezza che non c’erano ostacoli che non potessi superare. Infatti, egli si limitava a farmi leggere le dispense della Electra ad alta voce. Di tanto in tanto mi chiedeva se avevo capito quanto letto e se ero in grado di spiegarglielo. Cosa che facevo senza alcuna difficoltà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mi fece rendere conto che sbagliavo strada. Io avevo bisogno di uno che desse sistematicità al mio studio. Che mi guidasse ad utilizzare sistematicamente e coerentemente tutte le conoscenze che avevo acquisito nei miei anni e anni di “letture”. Agli esami avrei dovuto portare un programma di otto anni. E avrei dovuto studiarlo in un solo anno. Insomma, avevo bisogno di proff. veri. L’Electra era un capitolo chiuso. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                     CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-5219638385116828350?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/5219638385116828350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=5219638385116828350&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5219638385116828350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/5219638385116828350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/11/franco-felicettis-story-11.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (11)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-1729181953036398425</id><published>2009-11-05T12:59:00.000-08:00</published><updated>2009-11-05T13:00:16.177-08:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (10)</title><content type='html'>LE CLASSI SOCIALI COME BARRIERA&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questa crescita culturale caotica mi provocò un forte disagio nei lavori che facevo. Li sentivo inadeguati alle mie esigenze. Nessuno di essi poteva farmi sentire appagato. Capivo che se fossi rimasto a svolgere un mestiere qualsiasi sarei stato un frustrato a vita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come titolo di studio avevo la quarta elementare, ma le mie letture mi avevano dato una maturità sociale molto più alta. Il mio italiano non poteva dirsi perfetto, ma era di buon livello. Anche la mia cultura non era da quarta elementare. Possedevo conoscenze molto più ampie.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il bar mi aveva fatto frequentare ceti sociali di classe media. Anche gli amici che frequentavo erano di classe media. Ma non ho mai rinnegato i miei amici d’infanzia. Soltanto che la via mi aveva spinto a frequentare altre persone che appartenevano alla classe media.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma fino a quell’epoca io non facevo distinzioni di classe. Comunque c’era una spinta in me che mi faceva dirigere verso persone migliori di me. Ma non di proposito. Era una cosa naturale. I miei amici d’infanzia, fintanto che si frequentava la scuola elementare, erano misti. C’era il figlio dell’impiegato, il figlio del professionista, il figlio del mio datore di lavoro, come c’era il figlio dell’operaio e c’era anche il figlio del mendicante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La separazione avvenne dopo la scuola elementare. Chi se lo poteva permettere proseguiva gli studi. Gli altri andavano nel mondo del lavoro. Ed è da questo momento che il solco tra gli amici di un tempo si incominciò ad approfondire. Chi studiava diventava sempre più maturo intellettualmente. Chi era inserito nel mondo del lavoro rimaneva culturalmente povero. Continuare a frequentarsi diventava di fatto impossibile. Le esigenze erano diverse &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io costituivo un caso a parte. Anch’io mi ero inserito nel mondo del lavoro, ma io ero un lettore appassionato. Intellettualmente io crescevo anche più velocemente dei miei compagni rimasti nella scuola. Io leggevo di tutto. Loro si limitavano alle materie di studio. Ed era questa crescita intellettuale che mi faceva sentire a disagio nel mondo del lavoro manuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non sai mai quali sorprese ti riserva la vita. Lavoravo in un negozio come FACTOTUM. Alla cassa spesso c’era una delle figlie del proprietario. Io ne ero preso. Fortemente preso. Lei lo aveva capito. L’avrei sposata volentieri. Ma il fato mi è stato benigno. Se lo avessi fatto ora sarei un negoziante. Magari ricco. Ma solo al pensarlo  rabbrividisco. Il mio io inquieto poteva essere soddisfatto solo dalla strada che ho intrapreso successivamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non l’ho fatto per merito mio. Fu lei che mi spinse inconsapevolmente sulla strada giusta. Io ancora non avevo capito nulla sulle distinzioni sociali. Anche perché io mi muovevo nella zona di confine di due classi: appartenevo alla classe operaia, ma frequentavo amici di classe media. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei era una ragazza diplomata. Figlia di un negoziante benestante e molto conosciuto. Quindi aspirava a fare un “buon” matrimonio. Che non potevo essere io, suo “garzone” di bottega. Per quanto intelligente potessi essere. E me lo confessò in un momento di ammirazione e gratitudine per me.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era stata “aggredita” verbalmente da un capitano dei carabinieri nel negozio. L’aveva fatta arrivare quasi alle lacrime. Il suo “garzone”, che lavorava nel retrobottega, senti tutto ed intervenne. Tenne testa a quel villano di capitano e lo mise talmente in difficoltà che non gli rimase che chiedere scusa alla ragazza offesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lei, piena di gratitudine per il “garzone”, che aveva saputo difenderla, si confessò. “Senti, Franco, delle volte noi abbiamo dei sentimenti, ma la nostra posizione sociale non ci consente di seguirli”. Avevo capito. Per me non c’era posto. A me toccava la figlia di un operaio, magari anche ignorante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando mi sono sposato ho fatto la controprova. Ero laureato. Insegnavo, anche se ancora non titolare. Mia moglie apparteneva ad una buona famiglia. Maestra elementare titolare. Le chiesi:“se fossi stato un “garzone” di negozio, mi avresti sposato?” “No, non ti avrei sposato”. Mi  rispose onestamente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo mi fece capire che la figlia del negoziante aveva ragione. I ruoli sociali erano importanti. L’intelligenza da sola non bastava. Almeno ai miei tempi. Non so se basta ora. Ho aspettato il servizio militare come il momento della liberazione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Volevo abbandonare la vita civile e intraprendere la carriera militare. Presi, in tutta fretta, il diploma di quinta elementare, che pensavo mi servisse per arrivare al grado di sottufficiale (maresciallo) a fine carriera.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                           CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-1729181953036398425?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/1729181953036398425/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=1729181953036398425&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1729181953036398425'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/1729181953036398425'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/11/franco-felicettis-story-10.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (10)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-9009274470454838850</id><published>2009-10-29T15:02:00.000-07:00</published><updated>2009-10-29T15:03:17.200-07:00</updated><title type='text'>FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (9)</title><content type='html'>GALEOTTO FU IL FUMETTO&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ttutto è iniziato con i fumetti. Prestissimo sono diventato un insaziabile lettore di fumetti. La LETTURA è stata la molla iniziale che mi ha portato dove sono ora. Amavo leggere i fumetti perché avevo la CURIOSITA’’ di sapere come finivano le storie raccontate dalle immagini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt; La mia, però, era una curiosità a 360 gradi. Ero interessato a tutto e di tutto volevo sapere. Ho letto i fumetti fino a 9/10 anni. Me li procuravo tra gli amici. Ero riuscito ad averne uno di mia proprietà. Era un fumetto di MANDRAKE. Era molto interessante. Lo scambiavo come potevo. Uno contro tre. Uno contro due, ma anche uno contro uno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La lettura mi appassionava. Quando rientravo dal lavoro per il pranzo, mangiavo leggendo. In casa dei poveri il cibo è molto semplice. Non hai bisogno di guardarlo per mandarlo giù. È la quantità che ti sazia. Il mio pasto era sempre una “pentola” di pasta “mischiata”. Con patate, con ceci, con fagioli, con lenticchie… ecc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se avevo ancora fame c’era un tozzo di pane duro. Il pane fresco era stato bandito dalla nostra casa perché se ne consumava troppo. Mia madre, per risparmiare, si faceva fare, al forno dei contadini, pani di due kg. Ma non lo mangiavamo mai fresco. Prima si doveva fare duro di qualche giorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco perché, quando mi sono sposato, a mia moglie, educata a non sprecare nulla, che mi voleva rifilare il pane invecchiato del giorno prima, dicevo: “io mangio solo pane di giornata”. È lei l’ha  rifilato alle figlie per qualche giorno. Poi ci sono stati panini di giornata per tutti. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non l’avevo mangiato da bambino, se non lo mangiavo neanche da adulto, quando l’avrei mangiato? Nell’al di là? Ma io so che in quel luogo non si ha bisogno di cibo. E così è stato anche per il pollo. Le cosce andavano sempre alle bambine. Ho fatto lo stesso discorso del pane fresco. Da allora in poi, mia moglie comprava sempre solo cosce di pollo per tutti.  Giustizia era fatta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tempo dei fumetti, comunque, finì. Avevano svolto la loro funzione. Mi avevano fatto appassionare alla lettura e mi avevano creato il bisogno di qualcosa di più sostanzioso e più aderente alla mia mutata situazione culturale e psicologica. Sono, perciò, passato ai giornaletti settimanali. Il preferito era “L’Intrepido”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con i fumetti è stato un taglio netto. Non ho mai più sentito la loro mancanza. E questa si doveva dimostrare una costante nella mia vita. Quando una fase si concludeva il taglio era netto. Dai giornaletti settimanali sono passato alle novelle. Dalle novelle ai romanzi e alla letteratura (che a quei tempi non sapevo cosa fosse).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho letto quasi tutte le pubblicazioni della mitica B.U.R. (biblioteca universale rizzoli). Le compravo man mano che uscivano. Tramite la B.U.R. ho letto quasi tutta la letteratura italiana. Io ero solo uno che leggeva per conoscere e capire. Non c’era nessuna finalità nelle mie letture. Né un ordine mentale. Sentivo il bisogno della conoscenza e basta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutte queste letture, però, raggiunsero un risultato importante: mi provocarono una forte voglia di esprimermi. La fantasia non mi mancava ed ero un sognatore. Ho incominciato a scrivere quelle che io chiamavo “poesie”. La metrica non sapevo cosa fosse. Non sapevo nulla di nulla. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ho scritto anche un poemetto scimmiottando la Divina Commedia. Ricordo che, durante il servizio militare, quando la mia compagnia era consegnata in caserma, organizzavo dei dialoghi alla Socrate con i miei commilitoni. Riuscivo ad interessarli tutti. Avevo una buona logica ed un’ottima dialettica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma, ero nella prima fase di una crescita culturale. Quella dell’IMITAZIONE, che mi avrebbe portato lontano. Le altre fasi, che ho attraversato progressivamente, erano quella dell’IMITAZIONE CREATRICE e quella della CREAZIONE ORIGINALE.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;                                                                                                CONTINUA&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/736252517488291992-9009274470454838850?l=francofelicetti.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://francofelicetti.blogspot.com/feeds/9009274470454838850/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=736252517488291992&amp;postID=9009274470454838850&amp;isPopup=true' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/9009274470454838850'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/736252517488291992/posts/default/9009274470454838850'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://francofelicetti.blogspot.com/2009/10/franco-felicettis-story-9.html' title='FRANCO  FELICETTI’S   STORY    (9)'/><author><name>franco felicetti</name><uri>http://www.blogger.com/profile/07149964404859822864</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='31' height='32' src='http://3.bp.blogspot.com/_VTgWDOgELdE/SK8q9CtJKsI/AAAAAAAAAA0/VkPK0NRs0LA/S220/File0047%5B1%5D.JPG'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-736252517488291992.post-3645479662381226773</id><published>2009-10-26T12:12:00.000-07:00</published><updated>2009-10-26T12:13:25.297-07:00</updated><title type='text'>BERSANI, L’ULTIMO UTILE IDIOTA?</title><content type='html'>L’utile idiota è una figura creata dal comunismo sovietico. Fu Lenin a crearla. Quando non era  politicamente conveniente apparire con la propria immagine di partito comunista, si metteva in primo piano una figura rassicurante di altra forza politica, una persona di solo facciata, che serviva a carpire la benevolenza dell’opinione pubblica in generale. Ma, dietro le quinte, i comunisti esercitavano il vero potere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se il comunismo sovietico non esiste più, la figura dell’utile idiota non è scomparsa. Le mentalità sono difficile a morire. Si può cambiare pelle, ma la mentalità rimane quasi immutata. E lo rimarrà per generazioni. Sparirà solo nel lunghissimo periodo. In gergo si dice “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nella fusione tra il Partito Democratico di Sinistra (PDS) e la  Margherita (ex democristiani di sinistra) c’erano due figure in primo piano: Massimo D’Alema , da parte del PDS, e Ciriaco De Mita da parte della Margherita. Tutti e due troppo caratterizzati  per essere messi in prima fila. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciriaco De Mita, con la sua intelligenza politica e la sua qualità caratteriale di non reggere la candela
